Concetti Chiave
- Il governo della destra storica in Italia si caratterizzava per un parlamento bicamerale, ma non era una vera democrazia, con solo una minoranza della popolazione che esercitava il potere.
- La destra affrontò gravi sfide economiche, puntando al pareggio di bilancio, ma dovette affrontare le conseguenze di spese militari elevate e debito estero.
- Nel 1868, l'introduzione della tassa sul macinato provocò ampie proteste e tumulti, in particolare nella pianura Padana, creando malcontento tra la popolazione.
- La piemontesizzazione nel sud Italia generò un forte senso di invasione tra le popolazioni meridionali, che si opposero al governo centrale e darono origine a rivolte armate.
- Il fenomeno del brigantaggio fu represso attraverso l'invio di 120.000 soldati, causando un elevato numero di vittime, ma riuscendo a schiacciare le ribellioni dopo il 1870.
Sfide economiche e sociali
I problemi più gravi affrontati dalla destra furono economici e sociali: lo stato era sull’orlo della bancarotta dal 1862. il pareggio del bilancio divenne l’obbiettivo prioritario della destra e fu perseguito soprattutto dal ministro delle finanze Quintino Sella. L’Italia non riuscì a diminuire le spese militari ma anzi si trovò in guerra con l’Austria nel 1866 e con lo stato pontificio nel 1870. Per coprire il disavanzo i governi ricorsero a presiti all’estero ma in occasione della guerra austriaca i creditori richiesero rimborso immediato per paura della bancarotta. Il 1866 fu l’anno più negativo: dopo le sconfitte di Custoza e Lissa il governo ricorse al corso forzoso ovvero ad emettere carta moneta svalutata non convertibile in oro. Inoltre si procedette con le vendite di proprietà demaniali e ecclesiastiche. Il peso del risanamento fu scaricato sui cittadini mediante le imposte indirette sui beni di largo consumo: nel 1868 venne introdotta la tassa sul macinato (proporzionale alla quantità di cereali trasformata in farina), odiata dal popolo e rinominata tassa sulla fame. Nel 1869 la pianura Padana soprattutto fu teatro di numerosi tumulti diretti contro questa tassa. I disordini contro questa tassa ebbero origine spontanea ma il alcuni casi, da parte di democratici e repubblicani, si cercò di trasformare questi moti in rivoluzioni contro la monarchia, talora si inneggiava al papa o al governo austriaco.
Tensioni e rivolte nel sud
Nel sud la lotta armata contro lo stato non fu una semplice esplosione di collera ma durò per circa 10 anni. I governi della destra estesero subito e senza modifiche la legislazione del regno di Sardegna nel sud (piemontesizzazione) inviando al sud molti funzionari del Nord con il risultato che le popolazioni meridionali non ebbero l’impressione di un processo di unificazione nazionale ma si sentirono vittime di un’invasione straniera. Tra queste legge vi era anche quella del libero scambio e la circoscrizione obbligatoria. Il libero scambio permise l’ingresso nel paese dei manufatti britannici a basso costo rovinando molti artigiani del sud. La protesta contro il governo “straniero” e la povertà si incanalò nella direzione della rivolta armata, che le autorità cercarono di squalificare con l’uso del termine brigantaggio, presentando il fenomeno, che era una vera e propria guerra civile, come un fenomeno di criminalità. Molte bande di briganti furono finanziate dal governo Borbonico in esilio a Roma (fino al 1870). L’invio di 120000 soldati in meridione portò a più vittime rispetto a quelle di tutte le guerre del Risorgimento insieme, ma riuscì a schiacciare il brigantaggio dopo il 1870.
Domande da interrogazione
- Quali erano le caratteristiche del governo della destra storica in Italia?
- Quali sfide economiche affrontò il governo della destra?
- Come reagirono i cittadini alle politiche fiscali del governo?
- Quali furono le conseguenze della piemontesizzazione nel sud Italia?
- In che modo il governo gestì la rivolta armata nel sud?
Il governo della destra storica, sotto Cavour, era un sistema liberale con un parlamento bicamerale, ma non rappresentava una vera democrazia, poiché solo una minoranza della popolazione esercitava il potere (2% nel 1870) e non esistevano partiti moderni, ma un sistema di clientele.
Il governo della destra affrontò gravi problemi economici, tra cui il rischio di bancarotta dal 1862, l'alto debito pubblico e le spese militari, che portarono a misure drastiche come l'emissione di carta moneta svalutata e l'introduzione di imposte indirette, come la tassa sul macinato.
Le politiche fiscali, in particolare la tassa sul macinato, provocarono forti malcontenti e tumulti, specialmente nella pianura Padana, dove la popolazione si oppose a queste misure, che venivano percepite come oppressive e ingiuste.
La piemontesizzazione portò a una percezione di invasione straniera da parte delle popolazioni meridionali, che si sentirono oppresse dalle leggi del nord, come il libero scambio, che danneggiò gli artigiani locali e alimentò la rivolta armata contro il governo.
Il governo rispose alla rivolta armata nel sud con l'invio di 120.000 soldati, che causarono un alto numero di vittime, ma alla fine riuscirono a schiacciare il brigantaggio dopo il 1870, presentando il fenomeno come un problema di criminalità piuttosto che una guerra civile.