Concetti Chiave
- Aristotele associa la felicità alla virtù razionale, sottolineando che essa deve essere una realizzazione duratura e non un momento fugace.
- La vera felicità per Aristotele si ottiene attraverso la contemplazione e l'esercizio della virtù intelletuale, portando a un autocompimento dell'individuo.
- Epicuro propone una visione di realizzazione personale come autodifesa, eliminando la paura e cercando un piacere moderato nella vita.
- La strategia di Epicuro evidenzia l'importanza di vivere con continenza, per gustare il piacere senza cadere nell'eccesso che porta a dispiacere.
- Secondo Epicuro, la vita può essere affrontata con contentezza se si mantiene un atteggiamento imperturbabile, consapevoli che la morte porta a una completa assenza di sensazione.
La felicità secondo Aristotele
Aristotele ritiene che la felicità stia nella vita della virtù razionale. Virtuoso è quindi l’uomo che compie la sua competenza razionale. È la realizzazione della parte migliore dell’umano che porta la felicità, la quale non è riferibile a un breve momento, ma alla vita intera: non basta un momento felice, l’uomo desidera una felicità duratura, che coincide con la virtù della razionalità e la sua esplicazione: la contemplazione che perciò porta alla vera felicità.
Il nesso tra desiderio e felicità
Ne deriva che solamente nell’esercizio della virtù intelletuale l’uomo è padrone di se stesso, è il principio di se stesso e possiede veramente se stesso. Questo implica che vi sia qualcosa che desideriamo in sé, senza altro fine, perché ci soddisfa in quanto tale e ci permette di soddisfare il nostro desiderio. Quindi in Aristotele il nesso tra desiderio e felicità è un nesso di autocompimento: l’uomo è chiamato a compiere se stesso e la pienezza si raggiunge per mezzo della contemplazione.
La visione di Epicuro sulla vita
Epicuro segue l’idea che dobbiamo costruire noi stessi, ma la realizzazione non è più concepita come un autocompimento ma come un’autodifesa. Parla infatti di tetrafarmaco: è necessario realizzare una strategia per non aver più paura degli dei, della morte, per scoprire che è facile procurarsi bene ed è facile sopportare il male e la chiave di questa strategia è identificare il movimento che rende la vita degna di essere vissuta con il piacere, che non è un’attività legata alla smodatezza. L’ideale di Epicuro infatti è di assoluta continenza: si può gustare di più il piacere se lo si prende in modiche quantità perché se sballa porta a dispiacere o nausea. Quindi tutta la vita può essere vissuta nella contentezza se l’uomo si rende imperturbabile: proprio perché l’uomo ha moderato la ricerca del piacere è pronto a distaccarsi dalla vita perché sa che non c’è niente oltre la vita: siamo la giusta misura di noi stessi, quindi, quando ci sarà la morte non sentiremo più nulla perché non ci saremo più noi.
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione di felicità secondo Aristotele?
- Come si collega il desiderio alla felicità nella filosofia aristotelica?
- Qual è la differenza tra la visione di Epicuro e quella di Aristotele riguardo alla realizzazione personale?
Aristotele sostiene che la felicità si realizza attraverso la virtù razionale e la contemplazione, non come un momento fugace, ma come un'esperienza duratura che coinvolge l'intera vita (testo).
In Aristotele, il desiderio è legato all'autocompimento; solo attraverso l'esercizio della virtù intelletuale l'uomo può raggiungere la vera felicità, realizzando se stesso (testo).
Epicuro propone un'autodifesa e una strategia per vivere senza paura, centrando la vita sul piacere moderato, mentre Aristotele enfatizza l'autocompimento attraverso la virtù e la contemplazione (testo).