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A1 – Deontologia: il significato dei termini

Chi è stato l'infermiere?

Durante l’epoca pre-mansionaria il ceto che in Italia ha fatto più assistenza è stato quello religioso. Nacquero numerose congregazioni e il Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio a Milano. San Camillo de Lellis fondò l’Ordine dei Ministri degli Infermi, ed è il protettore degli infermieri ed iniziò a convogliare un gruppo di persone per indirizzarle all’assistenza.

Florence Nightingale, nata a Firenze, è stata un personaggio importante, che ha pensato in maniera scientifica come adoperarsi per curare le persone e come dovevano essere gli infermieri. Ha formato delle scuole che, partendo dalla Gran Bretagna, si sono allargate a tutto il mondo.

Nel 1954 necessità che ci sia un collegio per l’assistenza infermieristica e viene fondato il Collegio degli Infermieri Professionisti, degli Assistenti Sanitari e delle Vigilatrici d’Infanzia (IPASVI). Nel 1960 ci fu l’emanazione del primo codice deontologico.

Legge 1971, estensione al personale maschile all’esercizio della professione di infermieri professionali. Scuole per infermieri sono accessibili con biennio di scuola superiore con età minima di 17 anni. Nel 1973 ci fu l’Accordo di Strasburgo e oggi non c’è più il mansionario, nel 1990 ci fu l’istituzione del DUSI, Diploma Universitario Infermieristico.

Nel 1994 ci fu l’istituzione del profilo infermieristico (DM 739/94), dove l’infermiere è responsabile dell’assistenza generale infermieristica, precisa la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni con gli altri operatori, gli ambiti professionali di approfondimento culturale ed operativo, le cinque aree di formazione specialistica.

A seguito di questa emanazione è stato tolto il termine di professione sanitaria ausiliaria, legge 42/99, la professione infermieristica è attiva e completa e si ottiene con una formazione universitaria. Nel 2001 c’è l’istituzione di laurea triennale, master di primo livello, laurea specialistica, dottorato di ricerca è la tappa che la completa.

Si identificano i tre criteri guida per la professione sanitaria: la formazione di base e post base, profilo e codice deontologico e due criteri limite che sono l’atto medico e il rispetto delle competenze delle altre professioni sanitarie. I principi sono ancora alla base dell’agire dell’infermiere.

Etica e morale

Etica e morale sono le motivazioni dell’agire dell’uomo. Il termine etica deriva dal greco ethos e significa comportamento, condotta e costume, è un comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e dei valori giusti che si dovrebbero seguire in ogni circostanza. Dà una giustificazione sull’attività dell’uomo, inoltre si interessa agli standard di comportamento e del giudizio morale, studia la vita morale dell’uomo e il suo libero agire. È lo studio delle norme di comportamento alla luce dei valori e ideali universali. Riflessione, indagine, somma di principi morali che determinano il comportamento dell’individuo.

La morale deriva dal latino mos moris e significa costume, consuetudine. Come atteggiamento etico fondato su valori religiosi ed etica fondata sulla ragione. Insieme delle norme, regole che guidano l’agire di una persona o anche di una società. Norme e ideali del comportamento di gruppi di persone in un tempo e in uno spazio, non sono dunque universali ma cambiano a seconda delle circostanze. Le norme di tipo morale non sono universali come quelle etiche, ma sono relative ad un determinato spazio e tempo.

Etica ed infermieristica

L’etica nella sua accezione più concreta non è teoria ma la scelta dell’azione che valuta cosa è bene e cosa è male. L’etica infermieristica consiste in un’applicazione dell’etica generale. Alla luce di quest’ultima si può comprendere le problematiche con cui l’infermiere deve rapportarsi. La disciplina infermieristica ha come oggetto di studio delle proprie attività, l’uomo con il suo bisogno di assistenza.

L’etica personale, sono i valori morali individuali, deriva dalla propria formazione e dal proprio ambiente mentre l’etica collettiva è l’etica professionale, descritta dal codice deontologico. Insieme di standard e comportamenti concordati descritti dal codice deontologico di una professione. L’operato degli infermieri è orientato a riconoscere come valore assoluto la persona. Essendo l’infermiere un professionista con la sua azione è in grado di acquisire un metodo, metodo scientifico, individuare una strada e chiarire problematiche. L’infermiere professionista è in grado di pensare, scegliere, decidere e fare.

L’etica personalistica pone al centro della sua riflessione la persona umana. Quindi se il bene di un’azione consiste nella promozione della persona ne consegue che è eticamente positivo tutto ciò che è finalizzato al suo benessere. Gli elementi caratteristici dell’etica personalistica sono: valore, come ideale o realtà conosciuta come tale che comprende l’universalità, nessuna persona può essere esclusa da questi valori, gerarchia dei valori, non esiste in maniera assoluta ma solo personale o collettiva (partigiani) e orientamento positivo; la norma, stessa cosa di una legge, richiama sempre il valore, è modificabile e ha diverse codificazioni e la situazione che prende in considerazione la natura di un atto e l’intenzione di un atto.

La coscienza è la capacità dell’uomo di essere in grado di individuare valori, conoscere le norme e valutare le situazioni, quali possono essere i risultati che una determinata azione mi può dare e quali sono accettabili e infine agire, con condizione di causa. La responsabilità deriva dalla conoscenza dell’azione, infatti permette l’analisi dell’eticità di un atto, è composta da conoscenza del valore in gioco, in relazione all’atto che si sta per compiere, la volontà di compiere un atto e la libertà, senza condizionamenti provenienti da altri soggetti.

Criteri di discernimento

  • Bene maggiore: Se devo fare un’azione che non mi garantisce il bene per me stesso, allora metto in atto l’azione che mi garantisce il bene maggiore.
  • Male minore: Di fronte ad un male devo comunque compiere un’azione, quindi anche se non ci sono azioni che mi garantiscono il bene, metto in atto l’azione che mi garantisce il male minore.
  • Bene presunto: Quando ho azioni che non garantiscono né il bene né il male, devo mettere in atto un’azione che mi garantisca il bene presunto, cioè ciò che possa essere giusto in base alla mia esperienza.

Il duplice effetto è causato da una sola azione che può dare vita a due effetti solitamente contrari tra loro, effetto positivo voluto, calmante ha effetto di rilassare, effetto negativo conseguenza associata al positivo, calmante che può provocare altre reazioni e effetto positivo sempre superiore al negativo, però era comunque importante calmare la persona.

L’esenzione della norma, è una situazione in cui nonostante la presenza di una norma che regola l’azione, la coscienza della persona non riesce ad accettare l’atto e quindi si può in condizioni specifiche, essere dispensati dal porre in essere l’azione in questione come l’impossibilità di tipo materiale, non si riesce a mettere in atto un’azione perché non si ha i requisiti necessari e impossibilità morale si giudica l’azione in base alle proprie convinzioni ed è tipica dei governanti.

L’epicheia deriva dal greco e significa letteralmente equità è il principio interpretativo che non tiene conto di una legge quando nel singolo caso il suo adempirsi risulti immorale, consiste quindi nella possibilità di non osservare la legge, come l’ambulanza che passa con il rosso.

L’obiezione di coscienza è prevista nella codificazione della norma, ed è il rifiuto di sottostare ad una normale dell’ordinamento giuridico, ritenuta ingiusta perché in contrasto con un’altra legge fondamentale della vita umana, come ad esempio l’aborto.

Bioetica

Ideata dall’oncologo Potter, che coniò il termine e lo inserì in due articoli negli anni 70. Studiando le cellule tumorali, si accorse che l’uomo si comportava come esse, cioè l’uomo distrugge ciò che gli sta attorno. Pensò quindi alla necessità di una disciplina che mettesse insieme l’ambito scientifico all’ambito umano, una nuova disciplina che combinasse la conoscenza biologica con la conoscenza del sistema di valori umani.

La radice storica del termine bioetica risiede nel codice di Norimberga 1947, condanna ogni tipo di sperimentazione sull’uomo senza il suo consenso. Nel 1945/1946 ci fu il processo di Norimberga contro i crimini nazisti, processi ai dottori, in particolare contro il medico Karl Brandt, medico di Hitler. È un documento in 10 punti, un testo imprescindibile nel sancire il principio del consenso informato nelle ricerche biomediche. Il codice di Norimberga divide la sperimentazione lecita dalla tortura. In questo codice troviamo: nel corso dell’esperimento il soggetto umano dovrà avere la libera facoltà di porre fine ad esso se ha raggiunto uno stato fisico o mentale per cui gli sembra impossibile continuarlo e durante l’esperimento lo scienziato responsabile deve essere pronto a interromperlo in qualunque momento se indotto a credere che la continuazione dell’esperimento comporterebbe lesioni, invalidità o morte per il soggetto umano.

Nel 1948 con la dichiarazione di Ginevra, si ha la rivisitazione del giuramento di Ippocrate in chiave deontologica. Ci furono diverse definizioni di bioetica:

  • 1978: Lo studio sistematico della condotta umana, nell’ambito delle scienze della vita e della salute esaminata alla luce di valori e principi morali.
  • 1995: Lo studio sistematico delle dimensioni morali inclusa la visione morale, le decisioni, la condotta, le linee guida delle scienze della vita e della salute, con l’impiego di una varietà di metodologie etiche in un’impostazione interdisciplinare, nel 2003 ci fu sempre la stessa.

In Europa si cominciò a parlare di bioetica a Londra e in Spagna, poi negli anni 80 anche a Parigi. Successivamente anche in Italia con l’Università del Sacro Cuore. Nel 1990 la Presidenza del Consiglio istituisce il Comitato nazionale per la Bioetica. L’oggetto della bioetica sono gli interventi dell’uomo sulla vita umana, resi possibili dalle scoperte scientifiche e che hanno come protagonista l’uomo. La scienza ha però dei limiti, infatti la conoscenza scientifica non esaurisce la conoscenza sull’uomo, in particolare sul valore e sulla sua essenza.

I limiti dei progressi scientifici in campo bioetico, bisogna fare in modo che l’ambito scientifico sia valido per tutti. Per quanto riguarda l’ambito sanitario si è voluti andare alla radice delle malattie, inoltrandosi nel campo della biologia molecolare che va conosciuta e dominata, nonché all’occorrenza manipolata, ciò comporta dei limiti da rispettare se si vogliono salvaguardare le generazioni future. L’insufficienza delle norme giuridiche, in quanto sono inadeguate, mutevoli e relative alle leggi che registrano le situazioni di fatto e la socializzazione della medicina, se questa è per tutti, nasce un problema di costi, di programmazione e di allocazione delle risorse, c’è un problema di politica sanitaria.

Deontologia

Il termine fu coniato da Jeremy Bentham nel 1834 e con questo termine intendeva quel settore dell’arte e scienze che ha per oggetto il fare in ogni occasione ciò che è giusto e conviene fare. Bentham voleva fondare una morale universale giustificata dalla natura o dalla ragione, non da un’autorità religiosa, questa morale autonoma non doveva essere appendice di altro e non imposta da nessuna autorità esterna, perché poneva le basi della convivenza universale e della libertà in quanto solo una morale che chiede di obbedire solo a sé stessi è degna di uomini liberi e non schiavi. Le scelte giuste devono nascere dall’uomo stesso.

In seguito il termine deontologia è stato utilizzato in riferimento alle professioni, infatti per deontologia professionale si intende l’insieme delle norme e delle regole della condotta professionale, espressione dei valori propri di una professione, generalmente raccolte in un codice deontologico, vero e proprio dettato normativo o raccolta di indicazioni dell’agire del professionista. La deontologia è quindi l’insieme dei doveri del professionista, degli obblighi cui egli deve rispondere nel suo agire professionale. Il dovere è una sorta di obbligatorietà morale, il professionista non agisce per eseguire un ordine esterno o per evitar...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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