Concetti Chiave
- Maria Stuart, un tempo regina di Francia e Scozia, vive ora in prigionia, privata della sua libertà e costretta a riflettere sulla sua triste condizione.
- Il destino della regina è segnato da eventi sfortunati, matrimoni infelici e ribellioni che la portano ad abdicare e cercare rifugio in Inghilterra.
- Il testo esplora il tema della precarietà del destino umano, mettendo in luce il contrasto tra il passato glorioso di Maria e la sua attuale miseria.
- Le tecniche poetiche come iterazioni e antitesi evidenziano la volubilità del destino, sottolineando la perdita della regalità e la condizione di prigioniera.
- La tragedia di Maria Stuart riflette un messaggio universale sulla mutevolezza della vita e sulla possibilità che anche i più potenti possano cadere in miseria.
Indice
La Caduta di Maria Stuart
Se c’è qualcuno nell’alterna vicenda
delle cose umane
voglia sapere come si cada o si precipiti rovinosamente
da situazioni fortunate e felici
verso abissi dolorosi
fra destini infelici e meschine,
ascolti me che parlo, e mi guardi:
mi guardi, che un tempo regina
con due corone e due scettri
che contemporaneamente governarono la Francia e la Scozia,
figlia di un re [Giacomo V di Scozia], moglie di un re potente,
discendente da una stirpe di re [casa reale degli Stuart]
e inoltre madre di un re,
[madre di Giacomo VI di Scozia e d’Inghilterra]
ora chiusa fra muri angusti, ora prigioniera,
legata alla forza degli altri e alla volontà di altri
privata, non dico della regalità
o dell’impero reale, di cui appena
mi ricordo il nome,
misera, ma privata persino
di quell’aria che la natura fornisce
per alimentare tutti gli esseri viventi
passo le notti e i giorni fra rischi e danni derivati dalla vita di prigioniera
e dal timore di essere condannata a morte.
Qual è il Destino di una Regina?
Ma se è vero che con leggi non definibili
e in modo variabile
un potere nascosto
fa avvicendare le sorti degli uomini,
come può essere che dopo un lungo periodo
di venti anni infelici, non si giunga al termine,
o almeno non venga modificata
le misere condizioni di vita? Eppure non mi è possibile,
se passo in rassegna gli affanni da cui gli esseri umani
sono abitualmente tormentati
non riesco a trovarne uno che manchi,
sì il mio affanno
non raggiunga il colmo:
[Ho sperimentato tutte le sciagure e al massimo livello, non ce n’è alcuna che sia presente in misura minore di un’altra]
regina prigioniera,
vedova sconsolata, madre
abbandonata di un figlio inutile
[Il figlio Giacomo non poté influire in alcun modo sul destino della madre]
signora di ribelli e infidi sudditi
[Gli abitanti della scozia si ribellarono a Maria Stuart dono il suo matrimonio con il conte Bothwell]
Donna che non sa che cosa fare
povera, inferma e in età avanzata
posso dire altre cose, o può la vita
riservare altre sciagure?
O [il destino] non ha altro luogo, povera me,
che me soltanto, nel quale dar corso
a nuove sciagure?
Sola di fronte al dolore
nulla, ahimè che mi renda felice!
Deh, o sole, come ruotasti
scuro e crudele, quel giorno in cui
il mio piede infausto
toccò le malvage sponde [il suolo inglese]
le malvage sponde e terra spergiura infame,
quel piede che mi portò col nome di regina
incoronata, onorata
ma con un destino scritto di schiava
rapita, messa in catene!
Povera me! dunque, sono nata,
sono nata figlia di un re, poi sono stata erede
di un regno antichissimo,
sono stata moglie di un re eminente, e sono anche madre
di un re, che da me eredita
il manto, lo scettro e la corona:
a tanto [onore] mi volle innalzare il Cielo,
affinché cadendo potessi precipitare
per non essere più padrona
nemmeno di me stessa,
e da ritenere la mia esistenza
come una concessione elargitami
dalla mano tiranna di una mia nemica.
Ahimè malvagio destino, ahimè dolore
Perché non mi spezzi il cuore?
Il Contesto Storico di Maria Stuart
Per capire il testo è necessario partire dal contesto storico.
Maria Stuart era figlia di Giacomo V di Scozia e di Maria di Guisa. Educata in Francia alla raffinata corte di Caterina de’ Medici, sposò il re di Francia Francesco II. Quando il marito morì, essa ritorno in Scozia di cui assunse la corona. Essa, però, aveva anche dei diritti sul trono inglese, su cui trono, illegalmente era salita la futura Elisabetta I. Il suo secondo matrimonio con un nobile di religione cattolica, lord Darnley la rese invisa ai sostenitori della riforma protestante. Quando in terze nozze, il marito fu sospettato di avere ucciso lord Darnley, in Scozia scoppiò una rivolta che la costrinse ad abdicare e a trovare rifugio in Inghilterra, contando sulla protezione della cugina Elisabetta. Qui, però, la sua presenza infastidiva Elisabetta I poiché Maria Stuart era di religione cattolica e per di più pretendente al trono inglese. Per questo fu messa sotto controllo e spostata da un castello all’altro. Coinvolta in un complotto finalizzato ad assassinare Elisabetta I, fu accusata di alto tradimento e decapitata.
Tecniche Poetiche e Temi
Nell’opera il testo è collocato dopo il prologo. Si tratta di un lungo dialogo con la fidata cameriera, con cui la regina descrive la sua misera condizione di prigioniera e nel contempo essa trae spunto per delle riflessioni sulla mutevolezza e la precarietà del destino umano, un tema di fondo presente anche nelle altre tragedie di Federigo Della Valle ed esemplificate ne La Reina di Scozia.
Le iterazioni e le antitesi sono tecniche poetiche, tipiche della poesia barocche, che sui ritrovano frequentemente in questo testo. Occorre però precisare che esse non sono un puro e semplice artificio retorico, bensì rispondono ad una necessità espressiva e con una scopo ben preciso
Alcune interazioni sono: “di re… di re… da regi…. E di re”, “nacqui, nacqui figlia di re”, “d’eccelso re… moglie, madre dire”. Queste iterazioni sono giustificate dal fatto che proprio la perduta regalità è ora la condizione di Maria Stuart sulla quale serve richiamare l’attenzione, anche come prova significativa della volubilità del destino umano. La condizione di perduta regalità viene anche sottolineata dall’antitesi reina/prigioniera, che diventa quasi un ossimoro e da signora/rubella gente oppure quella fra coronata/onorata/catenata (in questo caso si ha anche la figura retorica dell’omoteleuto, cioè di parole che terminano nello stesso modo). Come in tutte le tragedie del Della Valle, anche in La Reina di Scozia il destino di morte sovrasta la protagonista, senza alcuna via di uscita. Un riscontro di tale visione del modi si ha con la presenza della prigione, sia in senso proprio che in senso indiretto. Tutte le eroine, compresa Maria Stuart si collocano in antagonismo con il potere dispotico e con la ragione di Stato. ed esso la regina di Scozia oppone la fedeltà alla propria religione, pur essendo in possesso della lucida consapevolezza che da tale situazione ne uscirà sconfitta.
Domande da interrogazione
- Qual è il destino di Maria Stuart secondo il testo?
- Come viene rappresentata la condizione di Maria Stuart nel contesto storico?
- Quali tecniche poetiche vengono utilizzate per esprimere il tema della precarietà del destino umano?
- Qual è il messaggio principale riguardo al potere e al destino nel testo?
- In che modo la figura di Maria Stuart rappresenta la lotta contro il potere dispotico?
Maria Stuart, un tempo regina di Francia e Scozia, si ritrova prigioniera e privata della sua regalità, vivendo in una condizione di miseria e paura, come descritto nel testo: "ora chiusa fra muri angusti, ora prigioniera".
Il testo evidenzia che Maria Stuart, dopo aver sposato nobili e aver rivendicato diritti sul trono inglese, affronta una serie di eventi sfortunati che la portano a essere prigioniera in Inghilterra, dove infastidisce Elisabetta I e viene infine decapitata.
Il testo utilizza iterazioni e antitesi per enfatizzare la condizione di Maria Stuart, come nel contrasto tra "reina/prigioniera" e "coronata/onorata/catenata", evidenziando la volubilità del destino umano.
Il testo suggerisce che un potere nascosto e inafferrabile governa le sorti degli uomini, come afferma Maria Stuart: "un potere nascosto fa avvicendare le sorti degli uomini", sottolineando l'imprevedibilità del destino.
Maria Stuart si oppone al potere dispotico e alla ragione di Stato, mantenendo la sua fedeltà alla religione, consapevole della sua sconfitta imminente, come evidenziato nel testo: "tutte le eroine... si collocano in antagonismo con il potere dispotico".