Concetti Chiave
- Andrea del Castagno, nato nel Mugello nel 1421, riflette il clima instabile della Firenze del Quattrocento, influenzato dalla crescita della famiglia Medici.
- Il suo affresco dell'Ultima cena, realizzato nel 1447, utilizza una prospettiva innovativa e un'interpretazione moderna della sala da pranzo romana.
- La parete di fondo dell'affresco presenta pannelli di marmi policromi, creando un'illusione visiva che attira l'attenzione sui protagonisti.
- Giuda è rappresentato isolato, con tratti distintivi che lo differenziano dagli altri apostoli, le cui espressioni sono più serene e devote.
- I contrasti tra luce e ombra nell'affresco conferiscono tridimensionalità alle figure, richiamando lo stile scultoreo di Donatello.
Andrea del Castagno e il contesto fiorentino
Andrea del Castagno (1421 circa-1457), nato nel Mugello, fu uno degli artisti che colsero con maggiore sensibilità il clima confuso e instabile della Firenze della metà del Quattrocento, in cui acquisì sempre più peso la famiglia dei Medici, a scapito della repubblica democratica che ormai esisteva solo sulla carta. L’artista fu anche il grande interprete in pittura delle idee dell’ultimo, tormentato Donatello, del quale sviluppò fino all’esasperazione il linearismo e la ricerca in senso espressivo, supportata quest’ ultima dall’esaltazione del colore.
L'Ultima cena e l'innovazione prospettica
Queste tendenze sono già visibili nelle opere giovanili, come il celebre affresco raffigurante l’Ultima cena (1447), dipinto nel refettorio del Convento fiorentino di Sant’Apollonia. La scena è ambientata in un edificio rettangolare provvisto di tetto a spioventi coperto da tegole (interpretazione moderna della sala da pranzo degli antichi romani, basata forse sulla descrizione che ne fa Leon Battista Alberti nei suoi trattati), privo della parete anteriore per permettere di assistere all’evento sacro. La stanza è eseguita con una prospettiva non molto profonda, evidenziata ai lati dallo scorcio delle pareti e delle panche su cui sono seduti due apostoli e in alto dalla serrata successione dei riquadri del soffitto. Il rigore prospettico non attenua tuttavia la fantasia del pittore: si notino, per esempio, la varietà e l’intensità cromatica delle vesti degli apostoli, come le bizzarre e magnifiche sfingi poste in primo piano ai margini della scena, palese omaggio al mondo classico tanto amato dalla cultura umanistica. Ma è nella parete di fondo che Andrea raggiunge i risultati più illusionistici: l’artista finge infatti che essa sia ricoperta da vivacissimi pannelli in marmi policromi, dipinti con eccezionale padronanza tecnica, che catturano lo sguardo fino quasi a sovrastare i protagonisti.
Dettagli e simbolismo nell'affresco
Gesù e gli apostoli sono seduti dietro una tavola coperta da una bianchissima tovaglia, che taglia orizzontalmente quasi tutta la composizione. Soltanto Giuda, secondo una precisa tradizione iconografica, è posto al di qua, isolato, i tratti del volto deformati dal risentimento e dall’odio, lo sguardo cupo e il naso adunco: il traditore deve mostrarsi subito all’occhio dello spettatore e distinguersi dagli altri apostoli, che hanno invece espressioni devote o dolenti e pose pacate e solenni. Tra di essi, san Giovanni sembra essersi addormentato accanto a Cristo, che lo guarda dolcemente.
La forza del segno pittorico, con forti contrasti tra la luce (che giunge dalle due finestrelle laterali a destra, ma viene riflessa dalla macchia bianca della tovaglia) e l’ombra, rende queste figure tridimensionali e intense come i rilievi a stiacciato di Donatello.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico in cui si inserisce l'opera di Andrea del Castagno?
- Quali innovazioni prospettiche si possono osservare nell'affresco dell'Ultima cena?
- Come viene rappresentato Giuda nell'affresco dell'Ultima cena?
- Qual è l'importanza del contrasto tra luce e ombra nell'opera di Castagno?
Andrea del Castagno operò nella Firenze della metà del Quattrocento, un periodo caratterizzato dall'ascesa della famiglia dei Medici e dalla crisi della repubblica democratica, come evidenziato nel testo.
Nell'affresco dell'Ultima cena, Castagno utilizza una prospettiva non molto profonda, evidenziata dalle pareti e dalle panche, ma raggiunge risultati illusionistici con pannelli in marmi policromi sulla parete di fondo, mostrando una padronanza tecnica eccezionale.
Giuda è isolato dalla tavola, con tratti del volto deformati e uno sguardo cupo, per distinguerlo dagli altri apostoli, che mostrano espressioni devote, secondo una tradizione iconografica precisa.
Il contrasto tra luce e ombra conferisce tridimensionalità e intensità alle figure, simile ai rilievi a stiacciato di Donatello, creando un effetto visivo potente e coinvolgente.