Concetti Chiave
- La decolonizzazione è il processo di abbandono dei possedimenti coloniali da parte delle potenze europee, che ha portato alla nascita di nuovi stati indipendenti.
- Le origini della decolonizzazione sono legate alla Prima guerra mondiale e all'affermazione del principio di autodeterminazione delle genti.
- Il nazionalismo tra le popolazioni coloniali ha spinto le lotte per l'indipendenza, con la borghesia coloniale e gli intellettuali come principali sostenitori.
- La Seconda guerra mondiale ha accelerato il processo di decolonizzazione, stimolando l'evoluzione delle economie locali e ampliando le basi dei movimenti nazionalisti.
- Il Giappone rappresenta un'eccezione nel processo di decolonizzazione, grazie alla sua espansione economico-militare che ha ridotto la presenza europea nel sud-est asiatico.
Il processo di decolonizzazione
Quando parliamo di decolonizzazione ci riferiamo al processo di abbandono dei possedimenti coloniali da parte delle potenze europee e alla nascita di decine di nuovi stati indipendenti.
Questo processo globale si accompagnò a un radicale mutamento delle relazioni internazionali ed ebbe, come causa e risultato, la fine della centralità europea nella storia mondiale.
Perciò la decolonizzazione venne intesa soprattutto come segno del declino dell’Europa.
Le origini storiche
Le origini della decolonizzazione affondano nella Prima guerra mondiale e nei trattati che la chiusero. Le popolazioni delle colonie di Francia e Regno Unito avevano partecipato al conflitto, fornendo il proprio apporto economico e combattendo insieme alle truppe della madrepatria: era venuta così in contatto con culture e idee politiche europee, come il nazionalismo (ideologia o prassi ispirata all'esaltazione del concetto di nazione).
Gli stessi governi avevano poi affermato il principio di autodeterminazione delle genti che sancisce l'obbligo a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l'indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico.
Il ruolo del nazionalismo
Tutte le lotte locali per l’indipendenza, da allora in poi, in Asia e Africa, si sarebbero fondate sul principio di autodeterminazione e sul mito del nazionalismo.
Il nazionalismo dei popoli coloniali nasceva dal desiderio d’ascesa sociale e politica delle comunità locali che dovevano lottare contro le amministrazioni coloniali. Per questo motivo, creatori e primi sostenitori dell’ideologia nazionalista furono nei Paesi sottomessi gli esponenti della borghesia coloniale e gli intellettuali.
Tale borghesia espresse però a lungo un nazionalismo che non contemplava il rigetto assoluto dell’ordine esistente ed era tutt’altro che ostile ai compromessi con la potenza coloniale dominante. Nei territori sottoposti al loro governi, le potenze europee avevano infatti costruito un forte tessuto sociale ed istituzionale di collaborazione con le élite locali. Agli occhi di questo, l’evidente sfruttamento economico operato dalla madrepatria veniva compensato da indubbi vantaggi (costruzione di infrastrutture, creazione di scuole ecc.). l’alleanza si ruppe quando alla consapevolezza dei propri diritti e della propria forza sia aggiunse una profonda incertezza sulle prospettive di sviluppo economico, sociale e politico. Le potenze europee si mostrarono infatti incapaci di varare piani di crescita che permettessero alle società locali di passare da un’economia essenzialmente agricola a un’economia avanzata, tale da sostenere l’enorme incremento demografico dei popoli sottomessi. In questo quadro politico gli stati dominanti cominciarono a introdurre misure per avvicinare le popolazioni coloniali all’autogoverno amministrativo e politico.
La spinta della Seconda guerra mondiale
In un secondo momento, la decolonizzazione ricevette un’ulteriore spinta decisiva dalla Seconda guerra mondiale, alla base della quale si posero decisivi fattori economici.
L'evoluzione economica e sociale
Territori e popolazioni vennero chiamati durante la guerra dell’Europa alla mobilitazione intensa delle risorse. Questo processo favorì l’evoluzione delle economie locali: nuove industrie nacquero per esempio in India, mentre l’Africa compiva un passo avanti e veniva attirata nell’orbita degli scambi monetari internazionali. La modernizzazione e l’arricchimento realizzati in agricoltura consentirono il passaggio delle élite rurali agli investimenti urbani, e generarono una fusione di interessi tra ceti ricchi delle città e delle campagne, tutti desiderosi di ascesa sociale. Ma i risvolti negativi dell’economia di guerra, come l’inflazione, causarono l’inquietudine della piccola borghesia, rendendo difficile l’accesso delle masse ai generi di largo consumo.
L’insieme di tali fattori incrinò la collaborazione tra Europa e popolazione delle colonie, e permise ai movimenti nazionalisti di allargare le proprie basi. Le stesse potenze coloniali si resero conto che lo sfruttamento diretto delle risorse locali diventava controproducente: esse non erano in grado di sostenere i costi legati al governo e al controllo dei territori. Mentre la mancata crescita economica e sociale delle colonie di ritorceva inesorabilmente, attraverso lo sviluppo degli indipendentismi, contro gli occupanti.
Eccezione di questo processo fu il Giappone. Infatti la rapida espansione economico militare di Tokio, e la creazione di una grande sfera di > che inglobava l’intero sud-est dell’Asia, allontanarono o addirittura cancellarono la presenza europea.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "decolonizzazione"?
- Quali eventi storici hanno influenzato l'inizio della decolonizzazione?
- Qual è il ruolo del nazionalismo nel processo di decolonizzazione?
- In che modo la Seconda guerra mondiale ha accelerato la decolonizzazione?
- Quali erano le conseguenze economiche della guerra per le colonie?
La decolonizzazione si riferisce al processo di abbandono dei possedimenti coloniali da parte delle potenze europee e alla nascita di nuovi stati indipendenti, segnando un radicale cambiamento nelle relazioni internazionali e il declino della centralità europea nella storia mondiale.
Le origini della decolonizzazione risalgono alla Prima guerra mondiale e ai trattati che la chiusero, durante i quali le popolazioni coloniali entrarono in contatto con idee politiche europee, come il nazionalismo e il principio di autodeterminazione.
Il nazionalismo ha giocato un ruolo cruciale nelle lotte per l'indipendenza in Asia e Africa, fondandosi sul desiderio di ascesa sociale e politica delle comunità locali contro le amministrazioni coloniali, con i borghesi e intellettuali locali come principali sostenitori.
La Seconda guerra mondiale ha fornito una spinta decisiva alla decolonizzazione, poiché la mobilitazione delle risorse ha favorito l'evoluzione economica e sociale delle colonie, aumentando l'inquietudine tra le popolazioni locali e rafforzando i movimenti nazionalisti.
La guerra ha portato a una modernizzazione delle economie locali, ma anche a risvolti negativi come l'inflazione, che ha creato difficoltà per le masse e incrinato la collaborazione tra Europa e colonie, alimentando il desiderio di indipendenza.