Concetti Chiave
- Cristóbal de Molina, noto come "El almagrista" o "El Chile", era uno scrittore religioso spagnolo del XVI secolo attivo in Cile e Perù.
- Le sue esperienze in America iniziarono nel 1532, con un periodo di permanenza a Santo Domingo e Panama prima di stabilirsi in Perù.
- Molina denunciò le crudeltà subite dagli indigeni durante la conquista, esprimendo la sua indignazione in un'opera scritta nel 1552.
- La sua narrazione esplora la storia di Manco II e l'impatto della conquista spagnola, con particolare attenzione alla civiltà incaica.
- Tra le opere perdute di Molina c'è una mappa che tracciava il percorso tra Túmbez e il fiume Maule, inviata al Re di Spagna, ma nessuna traccia è rimasta.
Cristóbal de Molina (Leganiel de 1494 Santiago del Cile, 1580) era uno scrittore religioso e spagnolo.
Il soprannome di "El almagrista" o "El Chile" ha dovuto essere portato dagli storici moderni per distinguerlo dall'omonimo contemporaneo, invece di essere chiamato "el cusqueña", che era anche religioso, e anche dalle cose che lo scrittore inca e, d'altra parte, che viveva allo stesso tempo.
Viaggi e esperienze in America
Molina, il cui padre era un certo Mateo Hernández e sua madre una certa Catalina Sánchez, acquistarono ordini religiosi, prima nelle Fiandre e poi in Italia. Nel 1532 approvò le Americhe e si stabilì per un certo periodo a Santo Domingo e Panama e poi, nel 1535, nel Perù appena conquistato.
Superò alcune difficoltà che lo costrinsero a tornare a Panama e l'anno successivo tornò nella terra degli Incas per entrare in una stabile unione a Diego de Almagro con il quale condivise le esperienze della spedizione cilena.
Denuncia delle crudeltà verso gli indigeni
L'avventura nelle terre del sud del continente sudamericano impressionerebbe Molina con la crudeltà verso gli indiani che, non potendosi fermare, sarebbe ancora ampiamente denunciata.
Nel 1537 fu sacerdote della parrocchia del Sagrario di Lima e nel 1552 scrisse il disco che lo avrebbe reso famoso e avrebbe dato libero sfogo alle lacrime che avevano turbato la sua coscienza.
Più tardi ritornò in Cile con l'invio di Garcia Hurtado de Mendoza e vi rimase, evangelizzando gli indigeni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1580, quando si è saputo che aveva già 84 anni. Elenco delle tante cose di Piru"
Il manoscritto, datato 1552, è anonimo e solo recentemente gli esperti di storia inca hanno accettato di attribuirlo a Cristobal de Molina.
Altri due effetti religiosi avevano viaggiato in Cile con Almagro e avrebbero potuto essere i relatori della sua spedizione, ma morì prima del 1552 e l'altro non era accreditato per le capacità letterarie.
La storia delle raffigurazioni parte dalla prima apparizione degli spagnoli in Perù ed esamina tutti gli aspetti della conquista concentrandosi in particolare sugli eventi di
Prosegue poi con il dispaccio approda a Quito e si distingue dagli altri conti dell'epoca per la quantità di notizie che trascrive la crudeltà esercitata nei confronti degli indigeni.
Questa denuncia di molestie nei confronti degli indigeni è la caratteristica principale dell'opera di Molina, che sembra aver utilizzato i fatti storici indicati dalla trama per descrivere le crudeltà dei suoi connazionali, tanto che Las Casas ha dovuto chiamare la sua opera "Conquista e popolazione o meglio distruzione del Perù".
Storia della conquista e delle sofferenze
Continuando la sua storia, Molina racconta in dettaglio la storia di Manco II e le sue difficoltà, sia con gli spagnoli che con i suoi rivali nativi di Cusco, e poi racconta ai suoi lettori la spedizione in terra cilena. Non prima, però, di aver esaminato gli aspetti taglienti della civiltà incaica così come gli è giunta e di aver informato, in modo molto interessante, sulle leggende e sulla storia dell'etnia dominante.
Cronaca della campagna cilena
Infine, è la storia della campagna cilena che domina la scena, con le terribili sofferenze degli spagnoli attraverso le terre innevate e i deserti delle Ande, ma anche e soprattutto con la tragedia degli indigeni che li accompagnavano incatenati come portatori e uccidevano migliaia di persone.
Molina ha dettato anche la notizia originale, come la scoperta di un rifugiato spagnolo, che Barrientos, che aveva preferito avanzare, da solo, in Cile, invece di affrontare i suoi connazionali che, a Cusco, lo avevano condannato a tagliarsi le orecchie.
La cronaca continua con il ritorno in Perù, dove la ribellione di Manco era stata spezzata e, dopo la conquista di
Opere perdute di Molina
C'è un'altra opera di Molina che è andata perduta. È una mappa disegnata dall'uomo religioso che comprendeva la strada tra Túmbez e il fiume Maule, il confine estremo dell'impero inca nel sud del continente. Sappiamo che è stato inviato, da Lima, al Re di Spagna, ma tutte le tracce sono scomparse.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del soprannome "El almagrista" attribuito a Cristóbal de Molina?
- Quali esperienze formative ha avuto Molina prima di stabilirsi in America?
- In che modo Cristóbal de Molina ha denunciato le crudeltà verso gli indigeni?
- Quali aspetti della civiltà incaica ha esplorato Molina nella sua opera?
- Qual è la sorte delle opere di Cristóbal de Molina?
Il soprannome "El almagrista" è stato dato dagli storici moderni per distinguere Cristóbal de Molina da un contemporaneo omonimo, il religioso "el cusqueña", evidenziando la sua identità unica nel contesto della storia religiosa e coloniale.
Molina, figlio di Mateo Hernández e Catalina Sánchez, ha acquisito ordini religiosi nelle Fiandre e in Italia prima di approdare nelle Americhe nel 1532, stabilendosi inizialmente a Santo Domingo e Panama.
Molina ha denunciato le atrocità subite dagli indigeni attraverso il suo manoscritto del 1552, esprimendo le sue preoccupazioni morali e documentando le violenze perpetrate dai conquistatori spagnoli.
Nella sua narrazione, Molina ha esaminato la storia di Manco II e le difficoltà con gli spagnoli, fornendo anche informazioni sulle leggende e la cultura dell'etnia dominante, arricchendo così la comprensione della civiltà incaica.
Oltre al manoscritto del 1552, un'altra opera di Molina, una mappa che tracciava il percorso tra Túmbez e il fiume Maule, è andata perduta, nonostante fosse stata inviata al Re di Spagna, lasciando solo tracce della sua esistenza.