Concetti Chiave

  • Il Cantico delle creature, scritto nel 1224, è considerato il primo testo poetico della letteratura italiana per il suo valore storico e artistico.
  • Il componimento celebra la lode a Dio attraverso gli elementi naturali, esprimendo un profondo senso di armonia tra uomo, creato e divinità.
  • La morte è descritta non come un finale, ma come un inizio di una nuova esistenza, meritevole di lode e parte dell'armonia divina.
  • Il testo si distingue per la sua struttura semplice e lineare, utilizzando ripetizioni e parallelismi per favorire la fruibilità come preghiera popolare.
  • Dio è il destinatario esclusivo della lode, rappresentato con aggettivi che ne esaltano l'onnipotenza e la bontà, evidenziando la sua centralità nel componimento.

Indice

  1. Il cantico delle creature
  2. Lode a Dio e armonia
  3. La morte e la trascendenza
  4. Invocazione e celebrazione
  5. Struttura e linguaggio del cantico

Il cantico delle creature

Il Cantico delle creature (in latino Laudes creaturarum), del 1224, scritto in volgare umbro, pur non essendo il primo scritto in volgare con finalità letterarie, per il suo rilievo storico e artistico è considerato il primo testo poetico della letteratura italiana.

Lode a Dio e armonia

Il Cantico attraverso tutti gli elementi del mondo creato (il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua il fuoco, la terra)

è sostanzialmente un inno di lode rivolto a Dio. Sono codificati nel testo anche alcuni elementi tipici della religiosità francescana: il senso di profonda armonia ,che lega l’uomo al Creato e a Dio, e di fratellanza umana basata sulla semplicità e sulla purezza dei valori evangelici originari. Nella sua semplicità, la composizione di san Francesco trasmette il sentimento di meraviglia di fronte alla scoperta della bellezza e dell’armonia del mondo, di cui anche la morte è parte integrante. Tutto vi è collocato in una dimensione di profonda serenità, destinata ad estendersi ben oltre i limiti della vita terrena, poiché per coloro che saranno nelle «sanctissime voluntati» di Dio ci sarà la beatitudine nell’aldilà. Questa gioiosa religiosità contrasta apertamente con le immagini apocalittiche dominanti in certa predicazione del tempo, per le quali il mondo era soltanto il regno del peccato e del male. A questa concezione Francesco contrappone una visione che lo spinge ad autodefinirsi “il giullare di Dio”, rimarcando in questa maniera una considerazione totalmente nuova della sfera terrena: non più regno del male e del peccato ma riflesso della volontà divina.

La morte e la trascendenza

Una tensione che sale si coglie anche nella struttura compositiva del Cantico, in cui si parte dalla considerazione del mondo sensibile, tangibile (acqua, fuoco, terra) per poi arrivare al punto di passaggio verso l’ultrasensibile: la morte. È infatti con essa che l’uomo realizza il distacco dal mondo e, con la perdita delle corporalità, si trova proiettato nella trascendenza. La morte, cioè, non è il punto finale, ma il punto iniziale di una nuova esistenza che si svolge sotto il segno dell’eternità. Perciò anch’essa merita la lode (come tutto ciò che è creato da Dio).

Non c’è nulla nella realtà che non abbia in sé l’impronta positiva della divinità. Ma anche perché è il vero punto di svolta. È una nascita nuova, un momento in cui, la possibilità di staccarsi da tutti gli altri esseri del mondo per ricongiungersi con il suo Creatore è data all’uomo. La morte stessa viene quindi privata della sua connotazione negativa e diventa un fondamentale tassello della parabola esistenziale dell’uomo, a conferma che niente accade nel mondo che non risponda al disegno d’amore di Dio.

Invocazione e celebrazione

Il componimento poetico presenta al suo interno un netto cambiamento di tono nel passaggio dalla prima alla seconda parte. L’autore inizia con una solenne invocazione a Dio – che è poi lo scopo principale della composizione – che con una citazione dai Salmi è definito nell’incipit «Altissimu». A qualificarlo sono infatti l’onnipotenza e la bontà, come segnalano i successivi aggettivi del primo verso. A Dio appartengono, proprio per le sue qualità intrinseche, le «laude», la «gloria», l’«honore» e qualunque forma di benedizione. In questa accumulazione di aggettivi, si coglie dunque, fin dall’inizio, una caratteristica saliente della composizione: il poeta concentra su Dio la massima attenzione, e con consapevole scrupolo sceglie accuratamente i termini più adatti e calzanti per focalizzare i sentimenti del lettore sull’unico destinatario della lode. E che Dio sia l’unico obiettivo a cui si deve guardare lo conferma la seconda strofa, in cui campeggia quel «solo» riferito all’unico Essere verso cui convergono le lodi dell’uomo. Questa premessa, molto densa dal punto di vista dottrinale, lascia subito dopo il passo alle strofe in cui si celebra la lode di Dio attraverso l’elencazione di tutti gli elementi visibili per l’uomo nel mondo terreno.

La ripetizione (o “anafora”) continua del termine «Laudato», posto significativamente in posizione eminente all’inizio di ogni strofa, rappresenta il motivo dominante della composizione. La lode viene giustificata, via via, dalle meraviglie offerte dalla natura e dall’universo: si parte con lo spettacolo degli astri, quindi lo sguardo scende verso la terra e si concentra sui quattro elementi tradizionali (acqua, aria, fuoco, terra). Tutto quanto esiste giova all’esistenza dell’uomo e alla perpetuazione delle immutabili leggi del Creato; ma soprattutto rimanda costantemente a Dio, che dà senso e realtà a tutto. Alla celebrazione di Dio attraverso l’evocazione degli elementi naturali segue poi la comparsa dell’uomo, con le sue passioni e i suoi limiti. Allora Dio viene celebrato perché, oltre ad avere attribuito le virtù alla Natura, ha anche instillato nell’uomo stesso la capacità di perdonare. Per tutto ciò, come si legge nella strofa finale, è giusto e bene lodare e benedire Dio per i tanti doni che Egli ha concesso agli uomini. E ciò deve avvenire, come segnala l’ultimo, importantissimo termine, ponendosi in una condizione di umiltà. In questa maniera la chiusura si salda al presupposto iniziale, là dove il santo sottolineava l’abissale distanza tra Dio e l’uomo, indegno perfino di nominarlo.

Struttura e linguaggio del cantico

La lingua del Cantico è il dialetto umbro, con frequenti latinismi sia a livello fonetico e grafico («tucte», «spetialmente », «pretiose», «sanctissime», «rengratiate ») sia a livello lessicale («laude», «gloria», «splendore», «clarite»). La lode a Dio viene espressa in forma di prosa rimata abbastanza vicina alle sequenze liturgiche latine e divisa in versetti ricchi di assonanze interne. Dal punto di vista formale, la struttura è semplice, anche in virtù della finalità pratica del testo che doveva risultare fruibile a tutti i fedeli come strumento di preghiera. La sintassi stessa è lineare, fondata sull’accumulo di proposizioni principali spesso reggenti una relativa («Laudato si’… per sor’acqua, la quale…»; «Laudato si’… per frate focu, per lo quale...»). Frequenti sono perciò le ripetizioni e i parallelismi (ad esempio le riprese sintattiche, tematiche e lessicali che legano i vv. 17- 19, relativi a «frate focu», ai precedenti vv. 6-9, riferiti a «messor lo frate sole»). Inoltre, molto ricca risulta l’aggettivazione, il che costituisce sul piano espressivo un aspetto stilistico molto innovativo. Per questi motivi il testo di Francesco è stato definito un mirabile esempio di preghiera popolare realizzata in uno stile elevato.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato principale del "Cantico delle creature"?
  2. Il "Cantico delle creature" è un inno di lode a Dio che celebra la bellezza e l'armonia del mondo creato, esprimendo un profondo senso di fratellanza umana e di connessione con la divinità (come indicato nel testo).

  3. Qual è il significato principale del "Cantico delle creature"?
  4. Il "Cantico delle creature" è un inno di lode a Dio che celebra la bellezza e l'armonia del mondo creato, esprimendo un profondo senso di fratellanza umana e di connessione con la divinità (come indicato nel testo).

  5. Come viene rappresentata la morte nel "Cantico delle creature"?
  6. La morte è vista non come un punto finale, ma come un inizio di una nuova esistenza nell'eternità, meritando anch'essa lode, poiché rappresenta un momento di ricongiungimento con il Creatore (secondo il testo).

  7. Come viene rappresentata la morte nel "Cantico delle creature"?
  8. La morte è vista non come un punto finale, ma come un inizio di una nuova esistenza nell'eternità, meritando anch'essa lode, poiché rappresenta un momento di ricongiungimento con il Creatore (secondo il testo).

  9. Qual è la struttura compositiva del "Cantico delle creature"?
  10. La composizione inizia con una solenne invocazione a Dio e si sviluppa attraverso l'elencazione degli elementi naturali, culminando nella celebrazione della lode divina, con un uso ripetitivo del termine "Laudato" (come descritto nel testo).

  11. Qual è la struttura compositiva del "Cantico delle creature"?
  12. La composizione inizia con una solenne invocazione a Dio e si sviluppa attraverso l'elencazione degli elementi naturali, culminando nella celebrazione della lode divina, con un uso ripetitivo del termine "Laudato" (come descritto nel testo).

  13. Quali elementi linguistici caratterizzano il "Cantico delle creature"?
  14. Il "Cantico" è scritto in dialetto umbro con frequenti latinismi e presenta una sintassi lineare e ripetitiva, rendendolo accessibile ai fedeli come strumento di preghiera (come evidenziato nel testo).

  15. Quali elementi stilistici caratterizzano il linguaggio del "Cantico delle creature"?
  16. Il linguaggio è in dialetto umbro, con latinismi e una struttura semplice, ricca di ripetizioni e parallelismi, rendendolo accessibile come strumento di preghiera per tutti i fedeli (come evidenziato nel testo).

  17. In che modo il "Cantico delle creature" si distingue da altre predicazioni del tempo?
  18. A differenza di altre predicazioni che vedevano il mondo come regno del peccato, Francesco propone una visione positiva, definendosi "il giullare di Dio" e celebrando la bellezza del creato come riflesso della volontà divina (secondo il testo).

  19. In che modo il "Cantico delle creature" si differenzia dalla predicazione del suo tempo?
  20. Francesco contrasta la visione apocalittica del mondo come regno del peccato, presentando invece una realtà in cui tutto è riflesso della volontà divina, autodefinendosi "il giullare di Dio" (secondo quanto riportato nel testo).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community