Dante e la grande triade
Sicuramente nel 300 gli autori che appartengono alla grande triade sono: Petrarca, Boccaccio. Nella memoria dantesca si riconosceva una memoria simbolica che andava al di là dell'inferno, purgatorio e paradiso, quella chiarissima, cioè chiaro che il viaggio nell'aldilà è già di per sé stesso un viaggio in un luogo che non esiste sulla terra.
La divina commedia e la simbologia dei numeri
Il primo che ha notato che nulla della Divina Commedia è costruito a caso ma con un preciso richiamo alla memoria personale e collettiva del suo tempo è stato uno studioso inglese, anglotedesco che si chiamava Walrich, che scrive un libro negli anni '90 sulla memoria di Dante di un libro che mette insieme una grande verità. Noi sappiamo che la Divina Commedia è divisa in tre canti, che parla del viaggio nell'aldilà di Dante e i canti sono complessivamente 100. Di solito numeriamo dal primo al 34esimo i canti dell'inferno. Poi dall'1 al 33 il purgatorio e dall'1 al 33 il paradiso però, dice Walrich, questa numerazione, fatta in questo modo, non ci restituisce una simbologia precisa.
Per Dante, la forza simbolica dei numeri è un'ossessione tanto è vero che nel suo romanzo-diario “La vita nuova” dove si racconta dell'esperienza con Beatrice, della visione salvifica. Innanzitutto il numero perfetto per eccellenza è il 3: il 3 è la Trinità (padre, figlio e spirito santo), 3 è il numero della costruzione della Commedia (1+33+33+33=100) ma pensiamo alla terzina dantesca, le tre guide (Virgilio, Beatrice e S. Bernardo), i tre regni, le tre fiere. Il tre è fortemente ricorrente e simbolicamente il tre è equivalente a Dio (la trinità).
Ancora più significativo è il 9 perché è il quadrato di tre, il numero divino. È il numero di Beatrice: il primo incontro a 9 quando lei ha quasi 9 anni. E se si volesse fare il conto di quante volte la descrive Dante, quanti mesi ha vissuto Beatrice arriveremmo al calcolo di 100 mesi che equivalgono al numero perfetto che è 100 perché è il quadrato di 10, numero perfetto. L'inferno è costituito da 9 cerchi (3 fiere e 3 fiumi) e il paradiso da 9 cicli.
Il 10 è perfetto non solo per l'idea istologica di Dante perché 1 è Dio e 0 si annulla ma 10 è anche il numero della totalità del mondo, l'idea pitagorica. Il 10 è perfetto perché contiene in sé il 2, 3 e 4 rappresentato come una piramide con alla base il 4 (per i pitagorici, i primi filosofi naturalisti il 4 corrisponde agli elementi costituivi del cosmo: aria, acqua, terra e fuoco). 100 che è il quadrato di 10 è un numero perfetto come 10 perché contiene 10 per 10 e quindi si spiega poi la costituzione della divina commedia come 100 canti che equivale all'1 e a Dio.
Numeri simbolici e la visione di Dante
Non dimentichiamo che ci sono anche i 10 comandamenti della Bibbia, le leggi fisiche che corrispondono nella visione biblica alle leggi delle 12 tavole. La visione di Dante è comunque una visione cosmologica di tipo cristiana come ad esempio San Tommaso d’Aquino, il quale è il filosofo medievale che riprendendo Aristotele lo declina in senso cristiano e ci consegna una visione del mondo che restituisce al logos Dio ma che di fatto è una visione aristotelica come quella di Dante.
A coronare la tabella dei numeri simbolici c’è anche il 7. Intanto nel purgatorio ci sono 7 cornici ed è molto significativo poiché 7 sono le virtù (3 teologali che sono quelle che ci vengono direttamente da Dio - fede, speranza, carità; 4 cardinali quelle che possiamo esperire attraverso la terra - giustizia, temperanza, prudenza e fortezza). 7 sono i vizi capitali ovvero gola, accidia, superbia, avarizia, invidia, ira e lussuria. 7 sono i doni dello spirito santo e quindi sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio. 7 sono le opere di misericordia corporale e quelle di misericordia spirituale.
Il simbolismo di Beatrice e l'amore in Dante
Dante disperato perché l'amore che ha provato era enorme e quindi si era dovuto chiudere in una stanza a riflettere sulla passione amorosa, erotica probabilmente ma anche sulla grande nobilitazione che questo amore come gli provocava dentro. Dopodiché questa situazione si ripropone quando Beatrice muore, quando sa che muore si ripropone la data 9 non solo la data. Questo 9 ricorre per un complesso nuovo calcolo di Dante finché Dante conclude “ella era 1-9”.
E dice che 9 è un numero perfetto perché è la radice quadrata di 3 che è il numero perfetto per eccellenza. Questo è l'ambito simbolo logico che Dante stesso ci spiega nella vita nuova per farci entrare nella sua opera e nell'interpretazione della sua opera. Se uno è un 9 e quindi è la radice di 3 e quindi lei è la perfezione quindi simbolicamente rappresenta la vicinanza dell'uomo a Dio, quasi rappresenta la rappresentanza di Dio sulla terra. Naturalmente tutto ciò non può che essere confermato nella Divina Commedia che è un'opera successiva rispetto a questa sorta di diario che chiamiamo prossimetro perché è un misto di prosa e versi che è la vita nuova.
È il primo diario della nostra letteratura, forse il primo “diario” dell'intera umanità. Lui ci descrive come sono andate le cose, la sua passione amorosa. Primo diario perché è la prima volta che troviamo nella nostra letteratura occidentale qualcuno che dice “io”. Persino nella letteratura antica Cesare diceva “Cesare ha fatto” parlava di sé in terza persona, come un altro da sé. Anche quelli che parlavano di io nei dialoghi, Platone stesso non rappresenta se stesso ma rappresenta un altro da sé, che è Socrate. Nella letteratura antica a parte i Memorabilia di Marco Aurelio, quelle opere che arrivano nella tarda antichità, a parte le confessioni di Sant'Agostino che hanno molto a che fare con le nostre opere è difficile che uno parli di sé. E anche nelle confessioni di Sant'Agostino l'autobiografismo serve sempre ad approdare al percorso di rinnovamento, spirituale e filosofico che lo conduce alla conversione.
La conversione in Dante
Invece con Dante ci troviamo di fronte a una conversione assai particolare perché Dante non ci racconta un’esperienza di rinnovamento che lo porta a diventare un altro, che viene attraverso l'esperienza del peccato ma l'esperienza del rinnovamento ci viene raccontata a partire dall'incontro con Beatrice. Perciò la Vita Nuova è un’opera molto contemporanea, vicina a noi, molto comprensibile che ci presenta un autore che parla di sé e del suo amore e delle conseguenze che su se stesso il sentimento amoroso provoca.
Che in questo riferimento ci sia una simbologia è chiaro perché Dante ce lo spiega in questa opera innovativa. Come questo riferimento si manifesti della Divina Commedia è presto detto che basta fare un tipo di calcolo, cioè basta riordinare la materia in un altro modo. Sono tre le cantiche ma i canti non sono 34 + 33 + 33 = 100 ma sono 1 + 33 + 33 + 33. Questo semplice scorporamento ha un significato assai diverso da 34 + … perché 1 è Dio, 3 è sempre Dio perché la Trinità, 3*3 accostati fanno 9 che ricorre nella simbologia dantesca come il numero della perfezione. E poi soprattutto 1 + 33 + 33 + 33 fanno 100 che è la radice quadrata di 10, altro numero della perfezione per il mondo medievale e del mondo conosciuto.
0 per gli uomini del Medioevo non esiste quindi ogni volta che uno vede 10 vede una moltiplicazione di un 1 e siamo nell'ambito del 3 e del 100. Tutti questi numeri 10, 100, 1, 3, 9 rappresentano la stessa cosa, cioè Dio. Questa è la base per la comprensione delle corrispondenze nel Medioevo dell'opera di Dante e questa costruzione di Dante è accuratissima che peraltro anche all'interno degli stessi canti delle tre cantiche ha tutta una serie di corrispondenze.
Nel senso che Dante oltre ad avere questa fissazione del numero all'interno dei suoi canti anche nella terzina che capita alla stessa posizione nelle tre cantiche presenta per esempio il personaggio. Tutta questa cosa è fatta scientificamente non casualmente, cioè con la consapevolezza di fornire un parallelismo che il pubblico deve subito capire, il lettore della Divina Commedia deve ricostruire questo mondo parallelo di simboli, soprattutto numerici. Questo tipo di numerazione nel 1o canto della Divina Commedia diventa il canto che introduce tutto il viaggio. Quindi il 1o canto è quello introduttivo.
Confronto con il canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio
Se osserviamo il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio sembrano così diverse da quella dantesca. Ci troviamo di fronte alla stessa ideologia simbolica e allegorica, parallela a quella di Dante. Anche qui osserviamo delle differenze. Nel Canzoniere di Petrarca sono i componimenti, sonetti, canzoni, poche ballate, qualche madrigale che costituiscono quest'opera unica. Il Canzoniere per la prima volta ci presenta un ordinamento tematico della produzione lirica di un autore (le rime di Dante, le rime di Cavalcanti non ci sono presentate in un ordinamento) invece Petrarca lavorò tutta la sua vita su questo suo manoscritto di liriche per arrivare a definire posizione e contenuto delle sue liriche e arrivò al numero complessivo di 366 componimenti.
È un numero che apparentemente sembra dire niente e invece dice ben altro se lo scorporiamo: 1+365. 365 sono i giorni di un anno. Anche qui siamo di fronte ad una simbologia. Qualcuno dice che il Canzoniere di Petrarca se lo analizziamo in questo senso finisce per diventare una sorta di libro delle ore laico. Il libro delle ore è il libro delle preghiere giornaliere che ciascun cristiano in una vita cristiana ideale dovrebbe fare giornalmente. Aver scorporato il 375 con l'uno che è il primo sonetto che è veramente introduttivo. Infatti Petrarca dice “o voi che ascoltate in rime sparse il suono…”. Quel sonetto sappiamo che è stato scritto quando lui era arrivato alla fine di questo percorso di poesie. Si prende l'introduzione e si aggiunge l'introduzione al proprio disegno complessivo.
Tutto il resto è ordinato come un libro di preghiere laico perché poi nel canzoniere anche Petrarca ci descrive intanto tutto il travaglio terreno che riguarda il suo amore, da quando ha conosciuto Madonna Laura e la terza lirica secondo l'ordinamento ma sarebbe poi la seconda, è il secondo giorno che lui ci dice che cosa è successo con Madonna Laura e dopodiché ci descrive diciamo prima di tutto questo travaglio che gli viene provocato dalla passione amorosa. In questo caso non c’è subito il distacco del sentimento amoroso rispetto alla propria biografia, dopodiché la morte di Laura provoca tutta la revisione spirituale sia del percorso della propria autobiografia, sia del percorso dell'amore fino all'approdo spirituale che è la canzone alla Vergine Maria, l'ultimo componimento col numero 366.
Ma sappiamo che effettivamente il numero 365, l'ultimo, il compimento, la visione della vergine che in realtà rappresenta il vero tramite tra la Terra e il cielo. Il vero tramite in veste femminile. È un fattore simbologico, allegorico molto importante che l'ultimo canto della Divina Commedia, il 33esimo del Paradiso si apre con la preghiera alla Vergine. Una sorta di Ave Maria, dell'annunciazione dell'Angelo no che va a dare la lieta Novella alla vergine, cioè tu avrai il figlio di Dio. La Madonna è l'unico elemento terreno ma veramente contemporaneamente indispensabile perché la divinità possa compiere la sua vita terrena. Quindi 33o canto del Paradiso, l’ultimo canto, si apre con l’invocazione alla vergine e con la canzone alla Vergine si chiude il Canzoniere.
La terza opera fondante della nostra tradizione letteraria ma anche estremamente rappresentativa del mondo medievale è il Decameron di Boccaccio. Boccaccio in realtà rappresenta la storia e la novella, nel senso puro del termine, come se fosse una sorta di notizia. Le novelle che si raccontano nel Decameron sono di fatto notizie prese da luoghi disparati e hanno una differenza rispetto al racconto normale: sono brevi racconti.
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