Concetti Chiave
- Il ritorno al nido familiare è caratterizzato da un'atmosfera ambigua, con elementi di disfacimento che si mescolano a segni di rinascita, rappresentata dalla figura materna.
- I simboli di morte e decadenza permeano il componimento, mentre il poeta cerca di recuperare l'innocenza perduta, promettendo un cambiamento spirituale alla madre.
- Il dialogo tra madre e figlio è unilaterale e immaginato, con il poeta che si interroga sulla comprensione della madre, la cui presenza è quasi eterea.
- Il rito di purificazione avviene attraverso l'acqua, simbolo di redenzione, e si esprime attraverso la parola, la musica e la poesia, riflettendo la ricerca di rinascita del poeta.
- Le tecniche poetiche, come il lessico colloquiale e le figure di ripetizione, creano un'atmosfera di malia, trasmettendo una sensazione di convalescenza e incanto.
Indice
Che cosa significa il ritorno al nido familiare?
Il giardino appassito, le viole sfatte, le stanze vuote, le tende scolorate (v. 53), un vecchio cembalo: sono piccole cose abbandonate ad accogliere il poeta, figliol prodigo atteso dalla madre ormai pallida e sfiorita. Una stagione ambigua e velata sembra complice di questo ritorno al nido familiare: è settembre, sì, ma l'aria ha la molle dolcezza della primavera, benché di una primavera dissepolta (v. 44) e di un april defunto (v. 40).
Simboli di disfacimento e rinascita
Ovunque campeggiano segni di morte, trame di oggetti consunti che ricordano il precipitare lento delle cose e dei ricordi verso il nulla: il recupero dell'innocenza che l'io lirico insegue, promettendo alla madre di tornare buono e pio dopo tante falsità e ipocrisie, si scontra con il dilagare della decadenza e con i simboli di disfacimento che pervadono il componimento. E possibile dunque rifiorire davvero? Ora che la città, la mondanità e le sue tentazioni sono lontane, c'è da credere alla conversione spirituale del poeta? Le allusioni religiose estetizzanti ci inducono a sospettare della sincerità di questa regressione all'infanzia: la madre assume la funzione di sacerdotessa di un rito; è lei che offre al figlio la comunione di un'ostia rigeneratrice.
Dialogo immaginato tra madre e figlio
Ma tra i due, in realtà, non c'è dialogo: il poeta, che le assicura di essere cambiato (e per questo, le chiede di non pensare più a le cattive cose, v. 26), le domanda se lo sta capendo (Di': l'anima tua m'intende?, v. 38), ascoltando (di', l'anima tua m'ascolta?, v. 41) o almeno sentendo (m'odi tu?, v. 55). In fondo, la presenza della donna è eterea, forse solo immaginata (è un'anima, v. 29, più che una creatura in carne e ossa), mentre piano piano la figura dell'io poetico, in un primo momento distanziata dalla terza persona, diventa l'unico elemento dominante (io parlo, v. 28; lo metterò, v. 31; lo vivrò, v. 33).
Rito di purificazione e rinascita
Il miracolo egli ci dice alla fine si compirà: il rito della purificazione avverrà per mezzo dell'acqua che monda i peccati, secondo una precisa simbologia liturgica e sacramentale.
Ma la cerimonia della rinascita non può che essere officiata con i soli strumenti che d'Annunzio conosce e sublima: la parola, la musica (grazie al cembalo, memoria del clima domestico che fu) e la poesia, prodotta da una grazia che sia vaga e negletta alquanto (v. 64).
Ambiguità formale e artifici poetici
Come il contenuto, anche l'aspetto formale del testo ha molto di ambiguo. L'abbassamento di tono e di registro è ottenuto attraverso molteplici espedienti: la quotidianità del lessico, il ritmo colloquiale scandito da frasi brevissime e dalla punteggiatura che interrompe il fluire del discorso, l'ossessiva presenza delle figure di ripetizione come anafore (vv. 3-5; vv. 7-13; vv. 9-10; vv. 30-32; vv. 33-37) e anadiplosi (vv. 23-24; vv. 28-29; vv. 29-30) che danno al componimento l'andamento della cantilena, la frequenza delle interrogazioni e delle forme esortative (Non pianger più, v. 1; Vieni, usciamo, vv. 3 e 5; Sogna, sogna!, v. 33;
Sogniamo, v. 45; Sorridiamo, v. 46), le forti pause che spezzano il verso in diversi periodi conferendo all'endecasillabo il ritmo modesto della conversazione.
Tecnica poetica e atmosfera di malia
Questi artifici tuttavia non sono l'effetto di una poetica spontanea o immediata: al contrario, essi sono il frutto di una tecnica finalizzata a generare una melodia estenuata che trasmetta la sensazione di una voluttuosa convalescenza. Le continue riprese, le simmetrie e i parallelismi rintracciabili nella lirica (dal pallore della madre, su cui il poeta indugia nella prima e nella sesta strofa, all'insistenza sul tema della rinascita, che innerva tutto il componimento) contribuiscono a creare un'atmosfera di malia e di arcano sortilegio: la bontà e l'innocenza sono immersi inevitabilmente nella dimensione, favolosa ma anche fittizia, della letteratura. Al potere dell'arte d'Annunzio non rinuncia neanche ora.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del ritorno al nido familiare nel componimento?
- Come si manifestano i temi di disfacimento e rinascita nel testo?
- Qual è la natura del dialogo tra madre e figlio?
- Qual è il ruolo del rito di purificazione nel processo di rinascita?
- In che modo la tecnica poetica contribuisce all'atmosfera del componimento?
Il ritorno al nido familiare rappresenta un momento di riflessione e nostalgia per il poeta, che si confronta con simboli di disfacimento e rinascita, in un contesto di ambiguità stagionale tra estate e autunno (v. 44).
I temi di disfacimento e rinascita si intrecciano attraverso segni di morte e decadenza, mentre il poeta cerca di recuperare l'innocenza perduta, promettendo alla madre una conversione spirituale (v. 26).
Il dialogo tra madre e figlio è in realtà un monologo del poeta, che si interroga sulla comprensione e l'ascolto della madre, la cui presenza appare eterea e quasi immaginaria (v. 29).
Il rito di purificazione, simbolizzato dall'acqua, è essenziale per la rinascita del poeta, che utilizza la parola, la musica e la poesia come strumenti di elevazione spirituale (v. 64).
La tecnica poetica, attraverso l'uso di espedienti formali e ritmi colloquiali, crea un'atmosfera di malia e convalescenza, riflettendo la tensione tra realtà e dimensione letteraria (v. 45).