Età dei Giulio-Claudii: Da Tiberio a Nerone
Il principato di Tiberio, 14-37 d.C.
Riguardo la politica interna, Tiberio cercò di seguire il solco tracciato da Augusto sia per quanto riguardò l’impiego di forze armate sia per il mantenimento di un ottimo rapporto con il Senato, anche se lui fu meno fortunato.
Destinatio Augustea
Tiberio cercò di mantenere intatta la pratica della destinatio Augustea, cercando per altro di rafforzare il numero delle centurie senatorio-equestri con l’aggiunta di 5 centurie dopo la morte di Germanico e di altre 5 dopo quella di Druso. I suoi tentativi tuttavia non gli fecero guadagnare la stima sperata e questo favorì la crescita dei dissensi nei suoi confronti. Riuscì tuttavia a rimpinguare le casse dello stato limitando al limite il dispiegamento di forze armate laddove superflue, limitando moltissimo gli interventi esteri.
Politica estera
Riguardo la politica estera, i suoi interventi furono mirati solo a sedare eventuali rivolte e rafforzare i confini dello stato. Nelle campagne estere, che vennero realizzate in realtà Tiberio non partecipò direttamente, ma attraverso dei sottoposti ovvero Druso minore, suo fratello, e Germanico, il nipote. Tra le operazioni più importanti ricordiamo:
- Intervento di Druso nel territorio della Pannonia e della Germania alla rivolta di truppe legionarie dopo la morte di Augusto sedate con successo;
- Intervento di Germanico sul fronte gallico per lo stesso motivo detto sopra riuscendo anche a vendicare le spoglie di Varo e a conquistare il territorio della foresta di Teutoburgo ottenendo poi il potere proconsolare maius su tutte le province;
- Annessione della Cappadocia a provincia nel 17 d.C. e risoluzione di una crisi dinastica in Tracia;
- Operazioni in Armenia guidate da Germanico, che riuscì a risolvere una crisi dinastica e affidò il governo a Zenodoto, figlio di Polemone ex re del Ponto; in seguito Germanico decise di gestire anche gli affari relativi all’esportazione di grano in Egitto, avvalendosi di quel potere proconsolare di cui era stato insignito, ma questo gli valse la morte, poiché Tiberio sostenne di non aver concesso il suo benestare;
- Lo stesso Druso morì nel 23 d.C. con il sospetto di avvelenamento.
23 d.C.
Sul fronte interno, proprio nel 23 d.C., cominciò a farsi strada, acquisendo sempre più potere, il prefetto del pretorio Seiano, il quale operò per eliminare qualsiasi pretendente al trono, in modo da essere lui il favorito di Tiberio; cercò di avvicinarsi alla stirpe del sovrano con un matrimonio con la cognata Livilla, ex moglie di Druso, ma Tiberio glielo negò.
26 d.C.: Lasciare definitivamente Roma
Nel 26 d.C., Tiberio decise di lasciare definitivamente Roma poiché i sospetti su di lui stavano cominciando a gettare fango sulla sua persona, come quelli relativi all’uccisione di Druso e Germanico, che non vennero mai chiariti; decise allora di trasferirsi a Capri nella sua Villa Iovis, da dove cercò di gestire la politica interna di Roma, ma con esiti fallimentari, poiché così lasciò grande possibilità di azione a Seiano. Successivamente, convocato a Capri uno dei tre figli di Germanico, Caio, che decise di porre sotto la sua protezione, venne informato dei tentativi di colpo di stato di Seiano e decise allora, tornando a Roma di farlo processare ed uccidere per eliminare definitivamente la sua minaccia.
Gli ultimi anni del governo di Tiberio (35-37 d.C.)
Gli ultimi anni del governo di Tiberio furono caratterizzati da alcuni provvedimenti tra cui:
- Risoluzione di una crisi creditizia dovuta al fatto che molti si erano indebitati vendendo alcune delle loro proprietà ad un prezzo più alto rispetto al valore effettivo e tentarono di risolvere tale problema con la vendita di terreni. Tiberio allora stanziò 100 milioni di sesterzi a mutuo triennale senza interessi;
- In Armenia, con la scomparsa di Zenodoto, ripresero nuovamente i conflitti, che furono alla fine conclusi con un’alleanza con i Parti: infatti nel 37 d.C. si decise di mantenere sul trono di Armenia un principe filoromano Mitridate e di mantenere sul trono partico Artabano III.
Nello stesso 37 d.C. Tiberio morì lasciando come suo successore Caio Giulio Cesare Germanico, uno dei tre figli di Germanico, detto Caligola.
Il principato di Caligola, 37-41 d.C.
Il principato di Caligola iniziò alla morte di Tiberio con l’intercessione da parte del prefetto del pretorio Macrone, che convinse i pretoriani a votare a suo favore. Caligola venne accolto con un grande consenso popolare e militare poiché sia nella plebe che nelle legioni egli veniva identificato come il vendicatore della figura del padre Germanico fatto fuori da Tiberio e il cui ricordo era ancora vivo. Il Senato invece non si mostrò particolarmente felice e cercò spesso di ostacolarlo e questo fu anche uno dei motivi per cui il suo principato ebbe breve durata.
Politica interna
Sul fronte interno fece grande uso della lex maiestatis, attraverso cui eliminò quelli che potevano essere i suoi avversari o usurpatori politici; non perse occasione per l’autocelebrazione con l’introduzione di caratteri tipicamente orientali come il culto dello stesso principe, la proscinesi o la divinizzazione di membri della sua famiglia come la sorella. Tra i progetti di politica interna ci fu la costruzione di un porto a Reggio, utile per l’approvvigionamento di grano dall’Egitto, e la costruzione di un ponte di navi da Pozzuoli a Bauli.
Politica estera
Riguardo la politica estera, rispetto ai suoi successori, Caligola fu di gran lunga più aggressivo e propenso a cambiamenti:
- In Oriente infatti decise di adottare la tecnica degli stati cuscinetto affidati a re clienti di Roma già impiegata da Marco Antonio;
- Scoppiata in Egitto una rivolta tra Greci ed Ebrei, non se ne curò particolarmente, se non per l’eliminazione di Avilio Flacco, che fu esautorato dalla sua carica ed ucciso;
- Nel 39 d.C. si recò poi in Germania dove sospettava lo scoppio di una congiura, ordita da Gentulico, il quale venne catturato e ucciso e tentò anche delle operazioni in Britannia, mai portate a termine;
- Nel 40 d.C., per motivazioni poco chiare, forse per appropriarsi delle sue ricchezze ingenti, fece uccidere Tolemeo di Mauretania, uno degli ultimi figli di Antonio;
- Entrò in conflitto con gli Ebrei poiché volle introdurre una sua statua d’oro nel Tempio di Gerusalemme, cosa che dagli Ebrei venne considerato un gesto sconsiderato e irrispettoso tanto che si ribellarono; sia il governatore della provincia che lo stesso legato di Siria, Publio Petronio, cercarono di dissuaderlo e alla sua opposizione Caligola gli ordinò di uccidersi, cosa che poi non avvenne poiché l’imperatore venne ucciso nel frattempo.
Il regno di Caligola ebbe fine con una congiura ordita da una componente senatoriale, liberta ed equestre che lo aggredirono nel 41 d.C., decretando non solo la sua, ma anche la morte della moglie e della figlia.
Il principato di Claudio, 41-54 d.C.
Fratello di Germanico rimasto in disparte per molto tempo, zio di Caligola, acclamato come successore al trono dai pretoriani. Claudio cercò di razionalizzare il governo efferato di Caligola anche attraverso una conciliazione con il Senato.
Politica interna
- Riforma amministrativa: centralizzazione dell’amministrazione non più in domus private a capo delle quali venivano poste dei liberti soprattutto, ma in uffici amministrativi, detti scrinia, sotto il controllo dello stato; ne furono creati ben 4, di cui uno era il segretariato generale e gli altri 3 erano uno ab rationibus (per le finanze), ab epistulis per le suppliche e la corrispondenza ufficiale e a libellis per l’istruzione dei procedimenti da tenersi davanti l’imperatore;
- Accentramento del potere giudiziario nella mani dell’imperatore che si occupava solo di alcuni crimini più gravi e per questo si cominciò a parlare di una procedura intra cubiculum principis;
- Costruzione del porto di Ostia per far arrivare direttamente a Roma le derrate cerealicole trasportate dalle navi granarie anziché effettuare lo sbarco a Pozzuoli e successivamente organizzare lo smercio con piccoli battelli, che risalivano il Tevere;
- Costruzione di 2 acquedotti: l’Aqua Claudia e l’Anio Novus e bonifica della piana del Fucino per aumentare la superficie coltivabile in Italia;
- Politica di integrazione operata sia all’interno del territorio italico che orientale attraverso, ad esempio, la fondazione di colonie in Britannia, Germania, Mauretania e la concessione della cittadinanza ai membri delle truppe ausiliarie.
Politica estera
- Nel 42 d.C. fine del conflitto in Mauretania con la creazione di altre due province che erano Mauretania Cesariense ad est e la Mauretania Tingitana ad ovest;
- Annessione della Tracia alla morte del re Remetalce III divisa in due, una parte aggiunta alla Mesia, un’altra divenne provincia procuratoria;
- Nel 43 d.C. annessione della Britannia meridionale come provincia;
- Nel 49 d.C. espulsione degli Ebrei da Roma con la creazione delle colonie nel territorio orientale che garantivano i diritti di questa minoranza e che furono separati dalle poleis greche.
Problemi di successione
Claudio nell’arco del suo impero si sposò in terze nozze con Valeria Messalina, la quale cercò di eliminare i possibili successori di Claudio e alcuni membri di impaccio per i suoi piani della famiglia tra cui ad esempio Giulia Livilla, sorella di Claudio, coinvolta in uno scandalo con il filosofo Seneca. In seguito cercò degli appoggi presso i liberti di Tiberio Claudio Cesare, detto Britannico. Claudio come Narcisso per far salire al trono il figlio dato all’imperatore. Messalina però fece l’errore di unirsi pubblicamente con un certo Caio Silio, console futuro, cosa le costò l’assassinio.
Agrippina, la nuova moglie di Claudio diventò la sua stessa nipote consigliatagli anche da liberti fedeli, come Pallante, e Lucio Vitellio suo funzionario. Ella era già madre di un certo Lucio Domizio Enobarbo, che cercò in tutti i modi di far adottare a Claudio, per poter aspirare al potere, cosa che avvenne nel 50 d.C., assumendo il nome di Nerone Claudio Cesare Druso Germanico. L’adozione fu completata con il matrimonio con una delle figlie di Claudio, Ottavia. Nel 53 d.C. Claudio morì prescrivendo nel testamento come suoi successori Tiberio detto Britannico e lo stesso Nerone.
Il principato di Nerone, 54-68 d.C.
Nerone giunto al potere ancora giovanissimo, non poté subito assumere il potere che di fatto venne conferito in reggenza alla madre Agrippina. In questo periodo l’educazione e la preparazione alla vita politica del giovane fu affidata a due personaggi in particolare ovvero il prefetto Burro e il filosofo Lucio Anneo Seneca. Quando poi fu in possesso dell’età minima per la reggenza, Nerone continuò a farsi guidare dai due fino al 59 d.C., in quel periodo detto anche quinquennio felix. In seguito ci fu una degenerazione di quelle tendenze tiranniche ed egoistiche che fino a questo momento erano rimaste in latenza che si riversarono poi in un malgoverno e in gesti efferati.
Tra di questi dobbiamo ricordare il ripudio della moglie Ottavia, che tracciava una linea di successione con Claudio l’imperatore precedente, a favore invece con una relazione con Poppea Sabina, donna subdola e opportunista, da sempre vista malamente da Agrippina; proprio Agrippina inoltre fu vittima di una congiura ordita proprio dallo stesso figlio per via della sua presenza quasi opprimente nei suoi confronti.
Nel 62 d.C. la morte di Burro portò ad una svolta decisiva nella politica di Nerone anche per l’influenza di due nuovi prefetti del pretorio Fenio Rufo e Caio Ofonio Tigellino; Seneca abbandonò così la sua posizione presso la corte del princeps.
Congiure e fine di Nerone
Il principato di Nerone fu caratterizzato dalla nascita di numerose congiure poiché il sovrano cominciò ad essere inviso al popolo; la prima fu quella ordita dai Pisoni nel 64 d.C., repressa nel sangue, seguita qualche anno dopo da quella di Vindice che chiese l’appoggio di P. Sulpicio Galba; la rivolta finì con il suicidio dello stesso Vindice, ma dopo questo suo gesto ci furono tutta una serie di sollevazione da parte di altri legati, lo stesso Senato lo considerò nemico pubblico e perse l’appoggio da parte dei pretoriani. Nel 68 d.C. a Nerone non restò che suicidarsi.
Politica interna
Nel 56 d.C. al praefecti aerarii viene attribuita una riforma dell’amministrazione.
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