Concetti Chiave
- Il dadaismo, nato nel 1916, criticava i valori culturali attraverso l'ironia e la provocazione, negando ogni sistema di valori esistente.
- I fondatori Tristan Tzara e Marcel Janco scelsero il termine “dada” per rappresentare la rivolta e l'assenza di significato nell'arte, enfatizzando il linguaggio artistico.
- Marcel Duchamp sfidò le convenzioni artistiche con opere come “Fontana”, sostenendo che oggetti comuni potessero essere considerati arte a seconda del contesto e dell'intento dell'artista.
- Il movimento dadaista si diffuse in Germania e negli Stati Uniti, culminando nella sua unificazione a Parigi, e influenzò la nascita del Surrealismo dopo il 1924.
- “Il nudo che scende le scale” di Duchamp rappresenta una critica al cubismo, esplorando il movimento e l'assenza di identità attraverso un linguaggio visivo innovativo.
Indice
Origini del dadaismo
Il dadaismo nacque come movimento artistico letterario nel 1916 con l’intento di criticare radicalmente i valori della cultura usando l’ironia e la provocazione. Questa corrente artistica si sviluppò contemporaneamente in Svizzera e negli Stati Uniti. La parola d’ordine dei dadaisti fu “nihil” cioè niente: nulla doveva essere conservato, tutto andava distrutto. Questo movimento si propose come la negazione radicale di ogni sistema di valori, vennero radicalizzate tutte le premesse polemiche delle precedenti Avanguardie portando le loro critiche alle estreme conseguenze, rappresentando un momento di passaggio fondamentale per la cultura del novecento. La negazione dadaista fu totale e assoluta, con l’obiettivo di combattere tutti i valori, i pregiudizi e le convenzioni su cui si fondava la società dell’epoca. Era necessaria la distruzione della cultura borghese, dei suoi canoni estetici e di tutte le regole che riguardavano la produzione di immagini. Il dadaismo negò all’opera d’arte il suo valore culturale e acquistò un nuovo significato: essa divenne, intesa come oggetto, gesto e processo.
Fondatori e diffusione
I fondatori del gruppo dadaista svizzero furono il poeta rumeno di lingua francese Tristan Tzara e il pittore rumeno Marcel Janco, i quali si riunivano a Zurigo insieme ad altri artisti. Essi identificarono un nuovo movimento artistico di cui si fecero propugnatori, scelsero come nome “dada” che ha come significato cavalluccio nel linguaggio infantile francese. Questa totale assenza di significato del termine relativo al movimento artistico esprimeva l’inutilità della scrittura nella creazione poetica. “dada” era quindi solo un simbolo di rivolta e negazione proprio come i collages, le pitture e le sculture simboliche dadaiste esaltavano l’importanza attribuita al linguaggio artistico e non al valore dell’opera d’arte in quanto tale. Il gruppo dadaista continuò la sua attività fino al 1919, in seguito numerosi componenti si trasferirono in Germania dove portarono le influenze dadaiste: nacque il gruppo di Berlino e il gruppo di Colonia. Il dadaismo si sviluppa anche negli Stati Uniti, in particolare a New York, grazie ad artisti quali Marcel Duchamp e Man Ray i cui quadri, oggetti e foto sperimentali costituiscono gli esempi più significativi della produzione artistica dadaista. Il movimento newyorchese e quello di Zurigo si unificarono nel movimento di Parigi e questo fu l’ultimo atto della storia dadaista che determinò poi, a partire dal 1924 la nascita del Surrealismo. Il dadaismo, infatti, non poteva ripetersi così come l’oggetto dadaista, nato per scandalizzare i borghesi non dove essere musealizzato. Quando il dadaismo divenne un’arte impegnativa e non più solo uno strumento di lotta essa venne interrotta.
Duchamp e le sue opere
La visione che Duchamp aveva dell’opera d’arte e le sue provocatorie creazioni scatenarono l’ira della critica che denunciò di spacciare per arte alcuni oggetti comuni. L’operazione di Duchamp era probabilmente troppo evasiva per i tempi. Vi parlo della Gioconda coi baffi: l’artista ha disegnato barba e baffi ad una riproduzione della Gioconda. Il suo intento non era quello di creare un capolavoro ma il suo fu solo un atto di protesta dissacratoria contro il concetto sacrale dell’opera d’arte contestando la venerazione che viene attribuita dal pubblico. Il titolo è un rebus francese la cui traduzione è “lei ha caldo al sedere”.
Vi parlo anche della “Fontana” di Duchamp, il suo più famoso ready-made. Si tratta di un orinatoio in ceramica bianca acquistato a New York che l’artista si limitò a capovolgere e a firmare, intenzionato di esporlo alla mostra della: “Society of Indipendent artists”. Duchamp firmò quest’opera con lo pseudonimo “R. Mutt”. La giuria rifiutò di esporre questo pezzo, in seguito Duchamp volle difendere l’artista spiegando che ha presentato un articolo ordinario della vita di tutti i giorni, creando un nuovo modo di pensare nuovo di quell’oggetto. L’originale di Fontana è andato disperso, probabilmente fu buttato poco dopo la mostra. Duchamp non rimase deluso, spiegò infatti che l’oggetto qualsiasi diventa “oggetto d’arte” durante l’esposizione per decisione dell’artista e al termine di essa può andare distrutto. Opere come queste hanno cambiato il corso della storia dell’arte dando l’avvio all’arte contemporanea. Quest’opera lasciò il pubblico disorientato: non vi è nessun colore, emozione, artificio o sensibilità. Lo spettatore rimarrà deluso e indignato; tuttavia Duchamp non aspirò mai a essere all’altezza dei più grandi artisti come Leonardo e Michelangelo. Duchamp sosteneva infatti che le capacità tecniche e manuali di un artista avevano un valore relativo, egli riteneva che le opere d’arte fossero espressione del suo pensiero. Con quest’opera, l’artista voleva far riflettere il pubblico su come tutto sia relativo e dipenda dal contesto in cui si svolge.
Il nudo che scende le scale
Un’altra opera di Duchamp che mi ha particolarmente colpito è “Il nudo che scende le scale n 2”, un olio su tela conservato oggi a Philadelphia. Con quest’opera l’artista si mise in netta contrapposizione con i cubisti, il nudo è infatti difficilmente percepibile. La figura principale assomiglia maggiormente ad un manichino di legno, è priva di identità, carattere e individualità. Il movimento va da sinistra verso l’alto e da destra verso il basso, le zone scure del quadro si trovano a sinistra che tendono verso l’alto, le parti più chiare mettono in evidenza le parti del nudo in movimento. I colori principali sono l’ocra e il giallo e i contorni sono segnati da linee nere. Il dipinto si articola con una sovrapposizione della figura con lo sfondo, la figura è più dinamica e sembra avanzare verso lo spettatore slanciandosi verso l’alto, mentre lo sfondo, statico, tende ad arretrare. Senza un titolo, saremmo stati lasciati soli davanti ad un quadro classificabile come astratto e privo di soggetto: Duchamp aveva l’obiettivo di rappresentare il movimento reale in un’opera d’arte.
Domande da interrogazione
- Qual è l'intento principale del dadaismo?
- Chi sono i fondatori del movimento dadaista?
- Qual è il significato dell'opera "Fontana" di Duchamp?
- In che modo Duchamp ha influenzato la percezione dell'arte?
- Qual è la caratteristica distintiva dell'opera "Il nudo che scende le scale n 2"?
Il dadaismo nacque nel 1916 con l'intento di criticare radicalmente i valori della cultura attraverso l'ironia e la provocazione, negando ogni sistema di valori e proponendo la distruzione della cultura borghese (testo).
I fondatori del gruppo dadaista svizzero sono Tristan Tzara e Marcel Janco, che si riunirono a Zurigo e scelsero il nome "dada" per esprimere l'inutilità della scrittura nella creazione poetica (testo).
"Fontana" è un orinatoio capovolto e firmato da Duchamp, presentato come un ready-made, che sfida il concetto tradizionale di arte e sottolinea come un oggetto ordinario possa diventare arte in un contesto espositivo (testo).
Duchamp ha cambiato il corso della storia dell'arte, sostenendo che le opere d'arte sono espressione del pensiero dell'artista e che il valore tecnico è relativo, invitando il pubblico a riflettere sul contesto in cui l'arte viene presentata (testo).
"Il nudo che scende le scale n 2" si distingue per la rappresentazione del movimento e la difficoltà di percepire la figura principale, che appare priva di identità, in contrasto con i cubisti, e utilizza colori e linee per enfatizzare il dinamismo (testo).