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Concetti Chiave

  • Dal Duecento si verifica un cambiamento politico con la sostituzione dei Comuni da parte delle signorie, che diventano stati regionali dominati da un signore autoritario.
  • Il mecenatismo caratterizza il ruolo degli intellettuali nelle corti, dove celebrano la magnificenza del signore e definiscono i valori dell'élite, rischiando però il servilismo.
  • La visione culturale si evolve da una prospettiva teocentrica a una antropocentrica, ponendo l'uomo al centro e celebrando la bellezza del corpo e dell'arte.
  • L'imitazione classica diventa un principio fondamentale del Rinascimento, con intellettuali che reinterpretano le opere e i valori dell'età classica per adattarli alla nuova realtà.
  • Il periodo del Quattrocento e Cinquecento segna un slancio economico, con i mercanti che investono nell'agricoltura, influenzando la struttura sociale e posizionando i funzionari di corte al vertice.

La trasformazione politica e sociale

Le basi politiche, economiche e sociali della storia culturale del Quattrocento(XV secolo) e Cinquecento(XVI secolo)

Dal Duecento(XIII secolo) la forma di governo è generalizzata. La forma politica di governo cambia rispetto a prima: non ci sono più i Comuni perché al loro posto si formano le signorie che hanno allargato il loro dominio fino a diventare degli stati regionali; tale passaggio di potere è causato dalle lotte di potere. Il potere è dunque di uno solo, il signore, di tipo ereditario e autoritario: soltanto egli prende le decisioni e ha poteri in politica interna, estera, economica, culturale e di amministrazione della giustizia. Il signore è colto e si circonda di artisti e funzionari che facevano la sua volontà, costituivano la corte e col tempo diventarono sudditi. Grazie alla sua corte, il signore resta separato dal resto della società.

Il ruolo degli intellettuali e la corte

Era diffuso il mecenatismo, termine che deriva da Mecenate che era il ministro di Cesare Augusto, secondo cui gli intellettuali a corte vantavano il prestigio di sviluppare le arti, la cultura, ecc.(e la proteggevano) facendosi mantenere dal signore il quale così in cambio riceveva il consenso. Dunque il signore mantiene gli artisti, intellettuali nella corte finché possano dedicarsi alle loro opere; la cultura si consuma all’interno della corte. Quest’ultima crea cultura dalla quale può trarne vantaggio soltanto la corte stessa: il resto della società continua a vivere nell’ignoranza.

Il ruolo degli intellettuali diventa importante perché da un lato costoro celebrano la magnificenza della corte e dall’altro definiscono ed esprimono i valori condivisi dall’elite della corte stessa. Nella realtà dei fatti, però, la vocazione dell’intellettuale è più quella di servire il signore(vi era il rischio di cadere nel servilismo) piuttosto che creare cose, opere nuove. La figura dell’intellettuale cambia: nel Medioevo egli è legato alla vita del suo Comune(es. Dante sta sempre a Firenze) mentre ad es. Petrarca è un cosmopolita ovvero si sposta da un luogo all’altro. Petrarca è un intellettuale pienamente cortigiano perché accetta la signoria, ha nella corte la funzione di dare consigli e fama ai principi; egli evita il servilismo a differenza di molti degli intellettuali, conservando così la propria autonomia. Il Petrarca, come gli altri intellettuali del Rinascimento, seleziona la realtà nobile, sublime escludendo gli elementi della quotidianità; egli entra in crisi per la sua incertezza.

La corte era diversa dal resto della società sotto diversi aspetti, anche per lo stile di vita, improntato all’edonismo: la ricerca del piacere inteso in senso generico come ad esempio il ricercare piacere in una bella scultura; ricerca attuabile vivendo nel lusso, eleganza, seguendo un modo di vivere raffinato. La ricerca del piacere può essere attuata anche attraverso l’ozio.

L’economia ha un periodo di slancio, dapprima in tutta Europa e in seguito anche in Italia, e si crea la tendenza dei ricchi mercanti a operare anche nel settore agricolo, essendo che la proprietà terriera è la base del potere economico.

Nel ‘400 e ‘500 la società era formata nel seguente modo: al vertice della piramide troviamo i funzionari(membri della corte del signore) seguiti dalla grande borghesia, i nobili e al fondo della società troviamo i contadini.

La visione culturale e l'antropocentrismo

La visione culturale(del mondo, uomo, la natura) propria della classe borghese

Nel Medioevo la vita era concepita come un passaggio alla vita vera, nell’aldilà; l’uomo è un essere debole, debole dell’uomo è in particolare il corpo che non sa resistere alle tentazioni dell’uomo. La visione diffusa è quella teocentrica(Dio al centro di tutto) mentre in seguito la visione diventa di tipo antropocentrico: è l’uomo ad essere al centro del mondo.

Nella nuova concezione non vi è separazione tra corpo e spirito, il primo viene celebrato nelle opere, nella cultura per la propria bellezza. L’uomo ora può controllare i propri impulsi, per poter creare un equilibrio armonico; l’uomo si realizza nella vita terrena e non è ateo(che non crede in Dio) in quanto continua a credere nella realizzazione anche nell’aldilà. L’uomo decide di condurre una vita dignitosa, elegante, di circondarsi di cose belle e della bellezza dell’arte.

Nasce il concetto di naturalismo, una nuova concezione della natura: agli elementi naturali viene attribuito un senso in sé compiuto, non più di tipo allegorico. Questa visione era presente già nell’antichità, in particolar modo nell’età classica: essa emerge come modello da seguire, ed è anche da questo fattore che inizia il Rinascimento. Per età classica si intende l’età greco-romana, dove per greca quella che fece da modello a quella latina, ovvero quella romana.

Il Rinascimento e l'imitazione classica

Avvengono dunque in questo periodo storico dei cambiamenti di una certa portata; gli studiosi danno delle interpretazioni della realtà: per certi aspetti al Rinascimento viene attribuita una connotazione negativa in quanto l’uomo di tale periodo considera inferiore la mentalità medievale, mentre per altri aspetti gli studiosi, così come gli intellettuali del Medioevo, si rendono conto che la mentalità è cambiata e interpretano la realtà considerando il Rinascimento suddiviso in due fasi(quella del ‘400 chiamata Umanesimo e quella del ‘500 chiamata Rinascimento).

La fase di formazione della nuova visione culturale avviene nell’Umanesimo e nei primi decenni del Cinquecento; già con Boccaccio e Petrarca si delineano dei cambiamenti che porteranno alla formazione della nuova mentalità.

Un principio fondamentale è l’imitazione, attiva e creativa, in tutti gli aspetti, delle opere, valori e cultura dell’età classica: vengono condivisi gli stessi valori e ci si ispira ad essi sia per riportarli alla loro forma originale sia per reinterpretarli, adeguarli, alla realtà del presente allo scopo di comprenderne il significato, dato che i bisogni dell’uomo cambiano dall’età classica al Rinascimento. Questo principio dell’imitazione comporta la ricerca e la lettura di tutte le opere classiche: veniva presa la verità scritta in tali opere e la si considerava assoluta ed eterna. Negli uomini del Quattrocento si crea un senso storico e la ricerca dei classici venne fatta anche dagli intellettuali: Boccaccio e Petrarca studiarono anche il greco.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il principale cambiamento politico avvenuto dal Duecento al Cinquecento?
  2. Dal Duecento, la forma di governo si evolve da Comuni a signorie, con un potere centralizzato nelle mani di un signore autoritario e ereditario, che prende decisioni in vari ambiti, come politica ed economia.

  3. Qual è il ruolo degli intellettuali nella corte durante il Rinascimento?
  4. Gli intellettuali, sostenuti dal mecenatismo del signore, celebrano la magnificenza della corte e contribuiscono alla cultura, ma spesso rischiano di cadere nel servilismo, come evidenziato dalla figura di Petrarca, che mantiene la propria autonomia.

  5. Come cambia la visione culturale dall'epoca medievale al Rinascimento?
  6. La visione passa da una concezione teocentrica, incentrata su Dio, a una antropocentrica, dove l'uomo diventa il fulcro della realtà, celebrando la bellezza del corpo e dell'arte, e cercando un equilibrio tra impulsi e dignità.

  7. Qual è il significato del naturalismo nel contesto rinascimentale?
  8. Il naturalismo rappresenta una nuova concezione della natura, attribuendo agli elementi naturali un senso compiuto, in contrasto con le interpretazioni allegoriche precedenti, e si ricollega ai modelli dell'età classica.

  9. In che modo l'imitazione dell'età classica influisce sul Rinascimento?
  10. L'imitazione attiva e creativa delle opere e dei valori classici è fondamentale nel Rinascimento, poiché gli intellettuali cercano di reinterpretare e adattare tali valori alla realtà contemporanea, contribuendo alla formazione di una nuova mentalità.

Domande e risposte

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