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Concetti Chiave

  • L'OPEC ha imposto nel 1973 un aumento del prezzo del petrolio del 300%, provocando una recessione e la prima riduzione della produzione industriale dopo la Seconda Guerra Mondiale.
  • Negli anni successivi, si sono alternati periodi di recessione, stagnazione e ripresa economica, con differenze regionali significative, specialmente tra USA e Giappone.
  • La crisi ha avuto conseguenze sociali profonde, con un aumento della disoccupazione in Europa occidentale, che è passata dal 1,5% nel 1961-1965 al 10% nel 1990.
  • La richiesta di manodopera è diminuita, indebolendo la posizione dei sindacati e arrestando la crescita dei salari a causa dei tagli ai costi da parte delle aziende.
  • I governi hanno ridotto le spese sociali, compresi i servizi sanitari, l'istruzione e le pensioni, contribuendo alla crisi dello Stato assistenziale in vari Paesi.

L'impatto dell'OPEC negli anni Settanta

Lo sviluppo degli anni Cinquanta e Sessanta venne bruscamente interrotto quando l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio, l’OPEC, impose un forte aumento (300%) del prezzo del petrolio greggio (1973). Poiché il petrolio era la fonte di energia più utilizzata, all’aumento del prezzo seguì una forte recessione (crisi), che negli anni 1974-1975 portò, per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale, ad una riduzione della produzione industriale. Inoltre l’aumento del costo del petrolio provocò una crescita generalizzata dei prezzi e diede inizio ad un lungo periodo di forte inflazione.

Negli anni successivi vi fu un alternarsi di brevi periodi di recessione, tra cui quello legato alla seconda crisi petrolifera (1979), di stagnazione (arresto della crescita) e di ripresa economica. Negli anni Ottanta l’inflazione fu frenata e in seguito ebbe inizio un nuovo periodo di sviluppo in Europa, negli Stati uniti e in Giappone, con differenze regionali e fluttuazioni (variazione nel tempo): gli anni Novanta ad esempio furono un periodo di forte sviluppo per gli USA, in crisi nel periodo precedente, e di crisi per il Giappone, fino ad allora in piena crescita.

Conseguenze economiche e sociali

La crisi ebbe profonde conseguenze sociali e a causa degli alti costi del lavoro, gli imprenditori cercarono di ridurre il personale, adottando quelle innovazioni che permettevano di risparmiare manodopera. Molti operai non specializzati persero il posto di lavoro, molti giovani non riuscirono a trovare un’occupazione: mentre la disoccupazione nel periodo precedente era stata un fenomeno marginale in Europa (meno dell’I,5% nel periodo 1961-1965), nel 1980 salì nell’Europa occidentale al 5,5% e la ripresa non modificò la tendenza: nel 1990 la disoccupazione era del 10%. Il problema venne aggravato dalla scelta di diverse aziende di trasferire molte attività nel Terzo Mondo.

Questa situazione, in cui la richiesta di manodopera era molto inferiore all’offerta, portò ad un indebolimento della posizione dei sindacati e la crescita dei salari si arrestò.

Riduzione delle spese sociali

Inoltre la crisi economica e l’aumento del debito pubblico (il debito dello Stato) spinsero alcuni governi a cercare di ridurre le spese, in particolar modo quelle sociali: in diversi Paesi, tra cui anche gli Stati Uniti e l’Inghilterra, si ebbero tagli al servizio sanitario, all’istruzione, alle pensioni ed entrò in crisi lo Stato assistenziale.

Domande da interrogazione

  1. Qual è stato l'impatto dell'aumento del prezzo del petrolio da parte dell'OPEC negli anni Settanta?
  2. L'aumento del prezzo del petrolio del 300% imposto dall'OPEC nel 1973 ha causato una forte recessione, portando a una riduzione della produzione industriale e a un periodo di inflazione elevata, segnando un cambiamento significativo nell'economia globale.

  3. Come ha influito la crisi economica degli anni Settanta sulla disoccupazione in Europa?
  4. La crisi ha portato a un aumento della disoccupazione in Europa, che è passata dall'1,5% nel periodo 1961-1965 al 5,5% nel 1980, raggiungendo il 10% nel 1990, a causa della riduzione del personale da parte delle aziende e della delocalizzazione delle attività.

  5. Quali misure hanno adottato i governi per affrontare la crisi economica degli anni Settanta?
  6. I governi, spinti dall'aumento del debito pubblico, hanno cercato di ridurre le spese sociali, attuando tagli ai servizi sanitari, all'istruzione e alle pensioni, contribuendo alla crisi dello Stato assistenziale in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti e Inghilterra.

Domande e risposte

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