Concetti Chiave
- I sindacati della logistica e del trasporto hanno tentato di estendere la contrattazione collettiva ai riders, proponendo un inquadramento giuridico specifico per questa categoria di lavoratori.
- Le piattaforme digitali hanno rifiutato di adottare la proposta di inquadramento dei riders, nonostante il tentativo dei sindacati di regolamentarne le condizioni di lavoro.
- Le differenze giuridiche tra i vari paesi influenzano le sentenze riguardanti la gig economy, con soluzioni che variano significativamente da nazione a nazione.
- Il tribunale di Valencia ha considerato i ciclofattorini come lavoratori subordinati, contrariamente al tribunale di Torino che ha sancito la loro autonomia lavorativa.
- C'è un crescente interesse giuridico per l'economia digitale in Europa, con molti tribunali che si stanno occupando del tema e producendo sentenze diverse negli ultimi anni.
Tentativi di contrattazione collettiva
I sindacati rappresentativi della logistica e del trasporto hanno tentato di estendere la contrattazione collettiva al mondo dei riders (ciclofattorini).
La contrattazione collettiva ha tentato di assorbire la forma di lavoro regolamentata ex art. 2.1 d.lgs. 81/2015. In particolare, essa ha previsto di regolare le condizioni giuridiche dei riders, definiti come lavoratori da inquadrare nel livello contrattuale della logistica.
Nonostante questo tentativo, le piattaforme digitali non hanno voluto fare propria questa forma di inquadramento proposta dalle associazioni sindacali.
Divergenze giuridiche tra paesi
La gig economy è ampiamente diffusa e utilizzata non solo in Italia, ma da moltissimi Paesi europei e non solo. Negli ultimi anni sono state collezionate numerosissime sentenze relative a tale tema: la situazione giuridica analizzata è la stessa, ma le soluzioni proposte sono state fra loro molto diverse.
Sentenze contrastanti in Spagna
Quasi negli stessi giorni in cui il tribunale di Torino sanciva la completa autonomia dei ciclofattorini, il Tribunale di lavoro di Valencia, in Spagna, ha proposto una soluzione radicalmente diversa: mentre nel nostro ordinamento è stato ritenuto che l’attività posta in essere dalla piattaforma digitale rientra in una mera attività di coordinamento, il tribunale di Valencia ha affermato che, pur ammettendo la possibilità di rispondere anche negativamente alla chiamata della piattaforma, in concreto sussistono le caratteristiche della dipendenza e dell’alienità del risultato della prestazione. Secondo il tribunale spagnolo, il risultato raggiunto dai ciclofattorini risponde al mero interesse della piattaforma, la quale peraltro stabilisce anche la retribuzione e le modalità organizzative della prestazione. Per questo motivo, il tribunale di Valencia ha considerato i riders lavoratori subordinati.
Ancora più interessante è una successiva sentenza del tribunale del lavoro di Madrid, intervenuto un anno dopo rispetto a quello di Valencia.
Interesse crescente per l'economia digitale
In definitiva, è possibile notare l’interesse graduale ma in costante crescita che, negli anni recenti, l’inquadramento giuridico dell’economia digitale ha suscitato presso i tribunali non solo dell’Italia, bensì di gran parte degli Stati europei. Lo stesso si può affermare in relazione a quanto avvenuto nell’ambito della giurisprudenza degli altri continenti.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il tentativo dei sindacati riguardo ai riders?
- Come si differenziano le sentenze sui riders tra Italia e Spagna?
- Qual è l'andamento dell'interesse giuridico verso l'economia digitale?
I sindacati della logistica e del trasporto hanno cercato di estendere la contrattazione collettiva ai riders, proponendo di regolarne le condizioni giuridiche e inquadrarli nel livello contrattuale della logistica, ma le piattaforme digitali hanno rifiutato questa proposta.
Mentre il tribunale di Torino ha riconosciuto l'autonomia dei ciclofattorini, il tribunale di Valencia ha considerato i riders come lavoratori subordinati, evidenziando la dipendenza dalle piattaforme e il controllo sulle modalità di lavoro.
Negli ultimi anni, si è registrato un crescente interesse da parte dei tribunali europei per l'inquadramento giuridico dell'economia digitale, con un'attenzione particolare alle questioni legate ai lavoratori della gig economy.