Concetti Chiave
- La contrattazione collettiva ha subito un decentramento dagli anni sessanta, con un passaggio da un unico livello nazionale a contratti aziendali specifici.
- La rappresentanza dei lavoratori è stata trasformata, sostituendo le commissioni interne con delegati di linea scelti senza appartenenza sindacale e revocabili dai loro elettori.
- La scadenza del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici ha segnato la fine dell'«autunno caldo» e l'inizio di nuove sfide nelle relazioni industriali.
- Gli industriali hanno cercato di limitare la contrattazione aziendale, proponendo un ritorno al modello del 1962, proposta che non è stata accettata.
- I sindacati continuano a sostenere la libertà di rinegoziare a livello aziendale, ritenendo che la firma del contratto nazionale non implichi una tregua sindacale.
Qual è l'evoluzione della contrattazione collettiva?
Fino agli anni sessanta del XX secolo, la contrattazione collettiva si articolava su un unico livello: quello nazionale. Negli anni, però, questo meccanismo venne gradualmente decentrato: era sempre più frequente che i CCNL prevedessero rinvii su materie specifiche nei confronti dei contratti aziendali. I sindacati, inoltre, cominciarono a impegnarsi, con apposite clausole di tregua, a non promuovere rivendicazioni rivolte a modificare i contratti stipulati ai vari livelli durante la loro vigenza.
Rappresentanza e prerogative dei lavoratori
Fu rivoluzionata anche la rappresentanza dei lavoratori. Le commissioni interne e le sezioni aziendali furono sostituite dai delegati di linea o di reparto, scelti al di fuori di ogni appartenenza sindacale e revocabili dallo stesso gruppo che li aveva eletti.
Ai lavoratori, inoltre, furono riconosciute maggiori prerogative: gli scioperi continuavano ad essere decisi dalle federazioni industriali (Fion, Fim, Uilm), ma le intese raggiunte venivano sottoposte ai rappresentanti per approvare la gestione delle opere di sciopero.
Fine dell'autunno caldo e nuove sfide
Negli stessi anni, infine, cadeva la scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici: quest’evento determinò la fine della stagione denominata «autunno caldo». Contestualmente, quest’evento segnò l’inizio di una nuova fase delle relazioni intercorrenti fra gli industriali: essi chiedevano di porre nuovamente dei limiti alla contrattazione aziendale.
Proposte e resistenze nella contrattazione
In particolare, gli aziendali erano fautori della necessità di porre delle limitazioni al secondo livello della contrattazione, cosicché fosse possibile ritornare al modello di contrattazione articolato del 1962. La proposta non fu accettata e da allora non venne mai più riavanzata.
Dal canto loro, le associazioni sindacali continuarono a rivendicare la piena libertà di rinegoziare a livello aziendale su qualsiasi materia regolata dal contratto nazionale. Pertanto, essi ritennero che la firma del contratto nazionale non implicasse nessuna tregua sindacale.
Domande da interrogazione
- Qual è stata la principale evoluzione della contrattazione collettiva dagli anni sessanta?
- Come è cambiata la rappresentanza dei lavoratori nel tempo?
- Quali sfide hanno affrontato le relazioni industriali dopo la fine dell'autunno caldo?
La contrattazione collettiva si è evoluta da un unico livello nazionale a un sistema decentrato, con contratti aziendali che prevedevano rinvii su materie specifiche, e sindacati che si impegnavano a non promuovere rivendicazioni durante la vigenza dei contratti (testo).
La rappresentanza dei lavoratori è stata rivoluzionata con l'introduzione di delegati di linea o di reparto, scelti al di fuori di appartenenze sindacali e revocabili dal gruppo che li ha eletti, aumentando così le prerogative dei lavoratori (testo).
Dopo la fine dell'autunno caldo, gli industriali hanno cercato di limitare la contrattazione aziendale, ma le associazioni sindacali hanno continuato a rivendicare la libertà di rinegoziare a livello aziendale, ritenendo che la firma del contratto nazionale non implicasse tregua sindacale (testo).