Concetti Chiave
- L'aristocrazia temeva che Cesare aspirasse a diventare sovrano assoluto, minacciando l'ordine repubblicano e le loro proprietà.
- Le preoccupazioni furono amplificate dalla sua relazione con Cleopatra, dalla quale aveva avuto un figlio, creando sospetti di ambizioni monarchiche.
- Cesare era osteggiato anche da alcuni repubblicani, che lo consideravano un usurpatore della libertà di Roma.
- La congiura contro Cesare fu orchestrata da un gruppo di cospiratori, tra cui Marco Giunio Bruto, suo figlio adottivo.
- Il 15 marzo del 44 a.C., Cesare fu assassinato in Senato, pronunciando l'iconica frase "Tu quoque, Brute, fili mi!" prima di morire.
L'aristocrazia e il timore di Cesare
All’aristocrazia non interessava il fatto che nel giro di un solo anno la pace e l’ordine sarebbero state raggiunte e che si sarebbero ristabilite le condizioni per la creazione di un governo più efficiente: Cesare aveva tentato di non inimicarsi eccessivamente la classe senatoria, garantendo che le sue proprietà terriere sarebbero state toccate e aveva mantenuto la promessa, ma gli optimates temevano che Cesare aspirasse a diventare sovrano assoluto, instaurando una monarchia di tipo orientale. Si diceva, tra l’altro, che a spingerlo verso questa strada fosse Cleopatra alla quale egli era ancora legato e dalla quale aveva avuto un figlio di nome Cesarione. Inoltre Cesare era odiato anche da alcuni repubblicani, convinti che egli avesse privato Roma della libertà.
La congiura contro Cesare
In questo clima maturò la congiura che avrebbe portato alla sua morte, segretamente decisa da un gruppo di persone di cui faceva parte anche Marco Giunio Bruto, figlio adottivo di Cesare. Il 15 marzo del 44 a.C – secondo il calendario romano, le “Idi” di marzo – Cesare si recò in Senato, nonostante fosse stato avvertito dell’esistenza del complotto; qui si trovò il passo sbarrato da un manipolo di congiurati, capeggiati da Bruto e da Cassio (già seguace di Pompeo e poi passato dalla parte di Cesare). Tra i suoi nemici vi fu il figlio adottivo e Cesare si rese conto che più lui era veramente finita. Dopo aver pronunciato l’ultima delle sue frasi passate alla storia (Tu quoque, Brute, fili mi!, “Anche tu , Bruto, figlio mio!”), si tirò la toga sul capo, offrendo così la sua vita agli dei e cadde sotto ventitré colpi di pugnale.
Domande da interrogazione
- Quali erano le paure dell'aristocrazia riguardo a Cesare?
- Chi erano i principali congiurati nella congiura contro Cesare?
- Qual è stata l'ultima frase pronunciata da Cesare prima della sua morte?
L'aristocrazia temeva che Cesare aspirasse a diventare sovrano assoluto, instaurando una monarchia orientale, nonostante lui avesse cercato di non inimicarsi la classe senatoria e mantenuto le sue promesse riguardo alle proprietà terriere (testo).
I principali congiurati erano Marco Giunio Bruto, figlio adottivo di Cesare, e Cassio, già seguace di Pompeo, che si unirono per porre fine alla vita di Cesare il 15 marzo del 44 a.C. (testo).
Prima di morire, Cesare pronunciò la celebre frase "Tu quoque, Brute, fili mi!", esprimendo il suo stupore e dolore per il tradimento del suo figlio adottivo Bruto (testo).