Arboricoltura
Introduzione
La differenza delle colture erbacee da quelle arboree risiede innanzitutto nel fatto che gli alberi da frutto e da legna occupano il suolo e lo spazio per più anni essendo colture poliennali. Questo, quindi, rende inevitabile che le colture siano soggette a periodi di stress durante tutto il ciclo vitali. Un’altra differenza risiede nel fatto che gli assimilati devono percorrere una strada nettamente più lunga rispetto ad una pianta erbacea, comportando una maggiore autonomia tra i diversi organi e un tempo maggiore tra l’assimilazione e l’utilizzazione dei carboidrati.
Dal punto di vista biologico, le prestazioni di un albero risiedono molte volte anche nelle condizioni prevalenti negli anni precedenti. Stress o pratiche agronomiche durante la stagione di crescita protraggono i loro effetti anche negli anni successivi. Le colture arboree come olivo, mandarino, pistacchio, mandorlo o alcune cultivar del melo e ciliegio, tendono all’alternanza delle produzioni di anno in anno. È un altro chiaro esempio delle complesse relazioni che risiedono tra ciclo annuale e poliennale.
Uno degli obiettivi principali nelle colture arboree è quello di mantenere un equilibrio tra accrescimento vegetativo ed attività riproduttiva. Infatti, all’insorgere dell’alternanza di produzione risiede il fatto che processi come la fioritura solitamente si estendono a due stagioni di crescita durante le quali possono instaurarsi fenomeni di competizione degli assimilati tra i frutti, meristemi vegetativi e riproduttivi.
Gli alberi hanno sviluppato capacità adattive, come il riposo vegetativo invernale e la necessità di soddisfare fabbisogni in freddo e caldo per il germogliamento primaverile, come risposta all’esposizione a condizioni di temperature diverse durante il ciclo annuale.
Dal punto di vista della propagazione, le colture arboree sono costituite prevalentemente da cloni, quindi moltiplicati per via vegetativa. La motivazione alla base della scelta della propagazione agamica in queste specie risiede nell’elevata eterozigosità degli individui ottenuti per seme, diversi poi anche dalla pianta madre. Quindi, per ottenere uniformità genetica, importante nei sistemi arborei, si utilizzano tecniche di propagazione agamica in vivaio. Queste colture però presentano uno stadio giovanile molto più esteso rispetto alle colture erbacee, motivo per il quale i processi di miglioramento genetico sono onerosi sia in termini di tempo che economici.
La durata del frutteto non dipende solo dalla longevità della specie, ma anche dal carattere produttivo, questo porta ad ottenere cicli anche più brevi rispetto al ciclo vitale della specie. Il carattere poliennale di queste colture fa sì che pratiche agronomiche, come concimazioni, possano non avere degli effetti immediati; pertanto, anche stress ed errori nella gestione possono ripercuotersi sulla coltura anche a distanza di tempo.
Orientamento della frutticoltura mondiale
Negli ultimi 20 anni è in aumento la produzione di:
- 56% frutta secca;
- 57% per i frutti temperati;
- 58% per i frutti tropicali;
- 77% per gli agrumi.
L'Asia è il continente con maggiore produzione dei quattro gruppi commerciali, seguita da Europa per frutti temperati, e su America per agrumi e frutti tropicali. Inoltre, vi è un aumento generale della globalizzazione della commercializzazione della frutta fresca, con un aumento del numero di paesi competitori e una progressiva destagionalizzazione dei consumi.
Frutticoltura in Italia
Pur essendo in diminuzione il PIL agricolo rispetto al PIL Italiano, quello delle sole produzioni di frutta sfiora il 30% dell’intero PIL agricolo e quindi rappresenta un peso di rilievo e per questo la frutticoltura viene considerata uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana.
L’Italia detiene il primato mondiale nella produzione vitivinicola e di actinidia, è seconda per la produzione di olive, nocciolo, pesche nettarine e pere ed è terza per la produzione di mandorle e quarta per la produzione di albicocche e ciliegio. Inoltre, ha l’esclusiva sulla produzione di cedro, bergamotto e arancia pigmentata.
La distribuzione delle superfici dipende dalle conformazioni del territorio, dalle condizioni pedoclimatiche e dai profili storici e sociali delle singole regioni. In linea di massima, la vite la troviamo in tutte le regioni. L’olivo da olio lo troviamo in tutte le regioni eccetto la Valle d’Aosta, mente le olive da tavola sono diffuse soprattutto in Sicilia, Puglia, Lazio e Marche. Gli agrumi sono diffusi solo nelle regioni del Sud e troviamo: in Sicilia limone, arancio e mandarini mediterranei. Limoni anche per la costiera di Amalfi e Sorrento. In Calabria si trovano aranci e mandarini. La melicoltura, invece, si trova per il 75% in Trentino-Alto Adige. L’actinidia è presente nel Lazio principalmente, ma anche in Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. La Romagna è tra le principali aree di frutticoltura a livello mondiale e può dirsi motore di sviluppo della frutticoltura moderna, lì troviamo: pesco, pero, melo, ciliegio, albicocco e susino. Drupacee minori come albicocco, ciliegio e susino le troviamo anche in Toscana, Campania e Basilicata. Lungo tutto l’appennino, invece, troviamo il castagno, che rappresenta più una specie importante per lo straordinario contributo dal punto di vista della tutela del territorio e del paesaggio.
Innovazioni della frutticoltura italiana
- Produzione integrata
- Produzione biologica
- Marchi comunitari di origine (IGP → Indicazione geografica protetta, DOP → denominazione di origine protetta, BIO...)
- Valorizzazione dei mercati di nicchia (presidi slow food, chilometro zero)
- Innovazione varietale: ampliamento del calendario di maturazione (Albicocche, Ciliegie, Pesche e Nettarine e Susine)
- Innovazione portinnesti: aumentata gamma di portinnesti per molte specie
Problematiche della frutticoltura italiana
- Nuovi problemi fitosanitari (Sharka delle drupacee, fuoco batterico delle pomoidee, moria del nocciolo, batteriosi dell’actinidia, cinipide galligeno del castagno, xilella in Puglia, coniella granati)
- Incremento produttivo di frutta da parte dei “competitors” tradizionali (Spagna, Turchia) ed emergenti (Cile, Sud Africa)
- Carenza di manodopera
- Necessità di meccanizzazione per le operazioni colturali del frutteto
Meridionalizzazione della frutticoltura italiana
- Nuove cultivar a minor fabbisogno di freddo
- Migliori condizioni climatiche (freddo invernale, gelate primaverili, piogge estive, grandine)
- Maggiore disponibilità di manodopera
Esportazioni
Per quanto riguarda le esportazioni di frutta italiana, si sono avuti dei notevoli aumenti negli ultimi anni che riguardano l’esportazione di prodotti di quarta gamma; quindi, frutta fresca alla quale dopo la raccolta vengono effettuati trattamenti non invasivi che mantengono la qualità e le proprietà nutrizionali del prodotto fresco (ad esempio frutta in scatola e tagliata). L’Italia è un forte esportatore di prodotti BIO e il made in Italy mantiene una certa importanza nel mercato europeo e mondiale, ma negli ultimi anni Spagna e Turchia si stanno sostituendo all’Italia nelle esportazioni, perché più competitive con i prezzi.
Importazioni
In aumento le stesse importazioni dalla Spagna per quanto riguarda soprattutto gli agrumi.
Consumi
Dal 2003 al 2011 sono risultati in calo i consumi di mele, pere e uva da tavola, arance e anguria. Mentre sono risultati in aumento i consumi di nettarine, kiwi, clementine, fragole e meloni. Stabile, invece, il consumo di pesche ed albicocche.
Per quanto riguarda la distribuzione dei canali per l’acquisto di ortofrutta, l’evento più evidente è il cedere il passo dei mercati rionali e della vendita ambulante a vantaggio dei supermercati; i primi, infatti, non più di 10 anni fa rappresentavano il 36% delle quote, mentre oggi sono scesi al 23%, viceversa il podio lo guadagnano i supermercati con il 35% delle quote attuali (nel 2003 → 26%). Gli ipermercati invece mantengono una situazione stabile pari al 12%. La situazione di instabilità economica delle famiglie è uno dei probabili motivi per il quale i discount acquisiscono, dopo 4 anni di stabilità, un ulteriore punto percentuale delle quote, attestandosi all’8%.
La distribuzione moderna, in termini di volumi, segue un andamento di costante crescita: nel 2003 rappresentava il 41%, nel 2012 ha raggiunto il 57%. In questa sintesi estrema, che non tiene conto del calibro, confezionamento, provenienza, si evince come, in ambito frutticolo, l’aumento dei prezzi medi sia significativo. Escludendo kiwi e susine che hanno subito un decremento dei prezzi. Le altre specie vedono un incremento dei prezzi al kg che varia dal +2% dell’uva al +11% per i limoni.
L’offerta di frutta fresca incide per più del 7% sulla produzione della branca agricoltura, configurando un comparto con un tasso di autoapprovvigionamento superiore al 100% e necessariamente orientato all’esporto. Nonostante il forte orientamento al consumo fresco, l'industria della trasformazione della frutta ha una sua rilevanza, pesando per il 21% sul fatturato dell’industria di trasformazione dei prodotti ortofrutticoli nel complesso che, comunque, si traduce in un’incidenza piuttosto bassa, inferiore all’1%, sul fatturato dell’agroalimentare. Esistono tuttavia realtà locali dove l’attività di trasformazione della frutta assume un rilevo non trascurabile.
Gestione del frutteto per una produzione di qualità
- Scelta della specie (clima; mercato)
- Scelta del luogo (suolo; clima)
- Scelta della cultivar (tipo di azienda; clima; mercato)
- Scelta del portinnesto (terreno; cultivar)
- Forma di allevamento, sesto, distanza d’impianto
- Gestione del suolo (lavorazione; inerbimento; diserbo)
- Concimazione (analisi del terreno; analisi fogliare; distribuzione)
- Irrigazione (evaporato di classe A; distribuzione)
- Potatura (allevamento; produzione; “secca”; “verde”)
- Diradamento dei frutti (chimico; manuale)
- Fitoregolatori (controllo vegetazione; accrescimento frutti)
- Raccolta (indici di maturazione; manuale; meccanizzata)
Qualità della frutta
- Caratteristiche estetiche (esterne):
- Colore ed altre caratteristiche della buccia
- Forma
- Dimensione
- Presenza di eventuali sostanze estranee sulla buccia
- Caratteristiche interne:
- Proprietà nutritive (zuccheri, acidi, vitamine, Sali minerali, pectine; antociani, carotenoidi, polifenoli)
- Sapore
- Aroma
- Tessitura della polpa (consistenza, succosità, croccantezza)
Capitolo 1 - Struttura dell’albero
L’albero è una pianta perenne, dotata di: apparato epigeo che comprende un tronco o fusto legnoso, una chioma composta da branche e rami, gemme, foglie, fiori e frutti; e di apparato ipogeo, che si sviluppa al di sotto del terreno, composto da radici di vario tipo.
Apparato radicale
In breve: La porzione terminale della radice è “la caliptra” o “cuffia radicale” ed ha il compito di proteggere la regione apicale contenente le cellule meristematiche che ne assicurano il rinnovo e l’allungamento. La parte apicale invece, è la parte più attiva dell’intero apparato radicale perché soggetta a continuo rinnovamento ed intensità metabolica. Nel corso del suo sviluppo tende ad andare sempre più in profondità nel suolo e di conseguenza va incontro a vari tipi di strati diversamente penetrabili. Per facilitare la penetrazione, a livello della cuffia viene secretato un liquido (natura peptinica) che prende il nome di mucigel.
Un’altra funzione della cuffia è quello del geotropismo verticale, infatti, al suo vertice vi è la “columella” (che contiene dei particolari amiloplasti detti statoliti) che mandano un segnale alla radice e gli fanno mantenere una posizione verticale. Le radici si distinguono in primarie e secondarie.
Le piante che si sviluppano da un seme sviluppano un’unica radice detta fittonante, che penetra in profondità (elevato geotropismo positivo); da lei poi si svilupperanno le radici secondarie con andamento orizzontale. Le piante ottenute con tecniche di propagazione invece (micropropagazione, talea, margotta), vi sono presenti soltanto radici avventizie ( con orientamento plagiotropo) in quanto queste sono prodotte da organi epigei.
La radice è ricoperta dall’epidermide dove vi saranno i peli radicali (il cui aspetto varia da specie a specie); questi hanno il compito di stabilire una stretta connessione tra suolo e pianta e di assorbire l’acqua e Sali minerali nelle loro vicinanze, hanno breve durata (sostituiti da nuovi quando la radice si allunga). Svolge funzioni fondamentali per la vita della pianta e la produttività del frutteto.
Funzioni delle radici
- Assorbimento di acqua ed elementi nutritivi → funzione principale che poi continua con la traslocazione dell’acqua e dei Sali minerali in essa disciolti a tutti gli organi epigei della pianta. L’assorbimento è svolto dalle radici fibrose, in struttura primaria, attraverso i peli radicali. Una quota dell’assorbimento può essere svolta anche dalle radici più vecchie. Una quota ancora più bassa e molto meno importante dell’assorbimento è effettuata dagli organi epigei, questa però può assumere importanza ed essere sfruttata nelle tecniche colturali. Il trasporto è acropeto, quindi dal basso verso l’alto, ed è necessario sia per il trasporto dei fitoregolatori prodotti o convertiti negli apici radicali che per quello dei carboidrati ai meristemi epigei durante la ripresa vegetativa in primavera.
- Accumulo di carboidrati ed altre sostanze → Durante il corso dell’anno nelle cellule di vari tessuti radicali, prevalentemente parenchimi midollari e corticali, si accumulano carboidrati che poi possono essere dislocati e trasportati alla chioma. Questa attività di accumulo è maggiormente concentrata in autunno dopo la raccolta dei frutti e la riduzione o cessazione della competizione della parte epigea. Alla ripresa vegetativa, poi, le radici soddisfano la richiesta di carboidrati della parte epigea alimentando un flusso di linfa zuccherina che viaggia maggiormente per via floematica e in misura minore per via xilematica. Spesso le riserve non si annullano mai del tutto.
- Metabolismo degli assimilati e bioregolatori → le radici svolgono diverse attività biosintetiche tra cui:
- Trasformazione di ioni azotati in aminoacidi e altri composti organici dell’azoto;
- Conversione degli zuccheri semplici provenienti dalla chioma in amido e la riconversione di questo in zuccheri semplici a primavera;
- Gli apici radicali sono attivi nella produzione di fitoregolatori quali citochinine e acido abscissico e nella conversione della GA in GA191
- Ancoraggio al terreno → impedisce all’albero di cadere. Obiettivo della tecnica colturale nei primi anni è quello di permettere uno sviluppo radicale in profondità.
Morfologia dell’apparato radicale
- Radici primarie e secondarie → L’unica radice primaria che si sviluppa nelle piante originarie dal seme, chiamata fittone, penetra verticalmente il terreno e si ramifica producendo delle radici secondarie, tutte avventizie. Le radici secondarie poi si ramificano più volte in base alle condizioni che trovano nel terreno. Le radici che si sviluppano ortogonalmente rispetto all’asse della radice preesistente prendono il nome di radici laterali.
- Fittone → Generalmente non è presente nelle piante adulte coltivate per diversi motivi tra i quali abbiamo il fatto che non si origina nelle piantine provenienti da talea e margotta. Anche nei portainnesti da seme l’espianto o la ripicchettatura comporta l’eliminazione del fittone e sono quindi stimolati a sviluppare più radici laterali che prendono il sopravvento. Anche nelle piante derivanti da seme il fittone perde presto il ruolo di radice principale cedendolo alle radici laterali che prendono il sopravvento perché trovano un ambiente favorevole sviluppandosi in vicinanza della superficie del suolo.
Anatomia delle radici
- Apice radicale → I meristemi iniziali della radice danno origine a una serie di cellule dalle quali si differenziano tutti i tessuti che formeranno la struttura definitiva della radice. L’apice è ricoperto da una cuffia che degenera a causa dell’avanzamento nel terreno e continuamente riformato.
- Zona di assorbimento → L’epidermide rappresenta il tessuto della struttura primaria, è di breve durata, si distacca facilmente e viene sostituita. L’epidermide porta i peli radicali, presenti fino a oltre 400 per mm2 ed hanno la funzione di stabilire un intimo contatto con il terreno ed assorbire acqua e Sali minerali in essa disciolti. Hanno una durata breve, solitamente qualche giorno, man mano che la radice si allunga essi degenerano e si riformano subito dietro la cuffia dell’apice radicale.
- Struttura primaria → All’interno dell’epidermide si ha una stratificazione di cellule che formano il parenchima corticale, attraverso questo i liquidi assorbiti arrivano al cilindro centrale per via apoplastica o simplastica. Subito dopo questa corteccia troviamo l’endoderma che circonda il cilindro centrale. Il cilindro centrale è composto partendo dall’esterno verso l’interno da: periciclo, uno strato di cellule in alcune radici e in altre invece va a costituire anche raggi maggiori.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.