Indice

  1. Catilina, lo sfacciato nemico della patria (Catilinarie, 1,1-6)
  2. La retorica al servizio del ritratto
  3. L’ironia contro i senatori
  4. L’autodifesa del console
  5. La miglior difesa è l’attacco
  6. Un uso tendenzioso della storia
  7. Gli exempla di sediziosi puniti

Catilina, lo sfacciato nemico della patria (Catilinarie, 1,1-6)

La prima Catilinaria costituisce una violenta invettiva rivolta a Catilina, presente in senato; l’orazione viene pronunciata dopo che un decreto eccezionale, il senatus consultum ultimum, aveva proclamato lo stato di emergenza e aveva affidato a Cicerone poteri eccezionali per reprimere la rivolta: in seguito al vigoroso attacco di Cicerone, Catilina è costretto a lasciare Roma.

La retorica al servizio del ritratto

La continua alternanza di ritmi e registri, la commistione di minacce e appelli ironici, allarmismo e sarcasmo, la creazione di incisivi ritratti umani fanno dei primi paragrafi dell’orazione un capolavoro del genere: gli artifici retorici sono dispiegati con sapienza e messi al servizio dell’invettiva con risultati di grande impatto. L’exordium dell’orazione parte senza preamboli e si concretizza subito in un violentissimo attacco a Catilina. Direttamente a lui Cicerone rivolge un’implacabile sequenza di interrogative retoriche, rafforzate dallo stile concitato e patetico. Il loro scopo è caratterizzare fin dalle prime battute il suo avversario come un folle avventuriero: un concetto marcato dalla variatio dei soggetti, che concentra l’attenzione dell’uditorio sul furor e l’audacia di Catilina, e ribadito dalla climax al paragrafo 5 tam improbus, tam perditus, tam tui similis («così corrotto, così allo sbando, così simile a te»). In modo simile, la successiva anafora di nihil e l’accento posto su moverunt dalla collocazione enfatica a fine periodo sottolineano l’insensibilità di Catilina di fronte a tanti e diversi segni di preoccupazione. Le frasi finali del paragrafo 1, costruite su uno stretto parallelismo, suggeriscono che Catilina è ormai in trappola e non ha via di scampo.

L’ironia contro i senatori

Ma questo apparente vantaggio delle forze dello stato sull’eversore rischia di tramutarsi in uno smacco, a causa della debolezza (o connivenza) dei senatori che permettono a Catilina di agire indisturbato. A tale situazione si riferisce la celebre esclamazione patetica O tempora, o mores! («Che tempi! Che costumi!»), che dà l’avvio a una nuova sezione, rivolta contro l’inerzia di chi dovrebbe difendere lo stato ma non lo fa. Non potendo usare contro i senatori il tono aggressivo riservato a Catilina, Cicerone adotta le armi dell’ironia: per esempio la sarcastica definizione fortes viri (Cicerone intende dire l’esatto opposto) o la ripresa a effetto di vivit (epanastrofe), con la successiva correzione (Vivit? Immo vero … venit, fit … notat; «Vive? Non solo, ma anzi viene … partecipa … prende nota») volta a sottolineare il paradosso di Catilina che, pur universalmente riconosciuto come nemico pubblico, non solo vive, ma viene in senato e minaccia.

L’autodifesa del console

A questo punto, Cicerone abbandona l’invettiva per procedere a un’esposizione più piana della propria strategia, mutando registro a favore di un ritmo più lento e adottando una sintassi più grave e complessa, dopo i paragarfi iniziali in cui l’uso prevalente della coordinazione aveva reso incalzante e nervoso il discorso. Adattando ai fatti una precisa coloritura retorica, Cicerone si presenta come l’esatto opposto di Catilina: uno strenuo difensore dello stato, finora impedito nell’esercizio delle sue funzioni dai colleghi indecisi o complici del ribelle, ma finalmente deciso a fare tutto il necessario per ripristinare la sicurezza, anche a patto di pagarne personalmente le conseguenze. Un nodo concettuale di nuovo marcato dalle figure di parola (come la ripetizione di fuit e nos al par. 3) e figure di pensiero (la metafora della spada trattenuta nel fodero, simbolo di uno stato che non ha il coraggio di servirsi dei suoi legittimi strumenti di difesa a causa della debolezza della classe dirigente).

La miglior difesa è l’attacco

Il tono di Cicerone lascia intendere che Catilina fosse stato ormai colto in flagrante e non avesse più possibilità di difendersi. In realtà, va tenuto conto che il console pronunciò il suo attacco senza disporre di prove materiali, ma basandosi sulle voci riferitegli dalla sua rete di informatori e su diffusi sospetti. Nonostante la rilettura retorica dei fatti data nell’orazione, Catilina aveva tutto il diritto di presentarsi in senato, in qualità di senatore non sottoposto ad alcuna inchiesta ufficiale. In assenza di una base solida per accusare Catilina, Cicerone scelse dunque di sorprenderlo, passando all’attacco quando e dove il suo avversario meno se lo aspettava, nella speranza che ciò lo spiazzasse e lo inducesse a tradirsi in qualche modo: una strategia che si rivelò vincente.

Un uso tendenzioso della storia

Per lo stesso motivo, l’invettiva di Cicerone non include accuse troppo circostanziate, ma si limita ad accenni generici sulla vita squalificata di Catilina e sui suoi intenti criminali. Il poco spazio destinato all’esposizione delle colpe di Catilina è bilanciato dall’ampia rassegna degli strumenti concessi allo stato per difendersi e dalle diffuse critiche rivolte a chi esita a usarli: lo scopo è appunto spingere l’uditorio, con un discorso di grande impatto emotivo, ad applicare misure repressive senza interrogarsi troppo sull’effettivo demerito dell’imputato. A tal fine, Cicerone conduce una sistematica demonizzazione dell’avversario, accostato a celebri figure storiche di sediziosi.

Gli exempla di sediziosi puniti

Cicerone propone infatti quattro exempla tratti dalla storia romana di cittadini puniti per aver tramato contro lo stato:
-l’uccisione di Tiberio Gracco commessa nel 133 a.C. per impedirne la ricandidatura al tribunato della plebe;
-l’uccisione di Spurio Melio (439 a.C.) cavaliere su cui gravava il sospetto di aspirare al regno da parte di Servilio Ahala;
-il senatus consultum ultimum del 121 a.C. sulla base del quale il console Lucio Opimio represse nel sangue l’attività di Gaio Gracco (che dopo la morte del fratello ne proseguiva la battaglia per l’approvazione della riforma agraria) e di Marco Fulvio Flacco (autore della proposta di estendere la cittadinanza romana agli italici);
-l’intervento del console Gaio Mario (100 a.C.) sempre in ottemperanza a un senatus consultum ultimum contro Lucio Apuleio Saturnino e Gaio Servilio Glaucia suoi sostenitori che avevano iniziato a condurre una politica fortemente demagogica e aggressiva.
Tanta profusione di precedenti storici mira a convincere il senato della necessità di prendere i dovuti provvedimenti e di stroncare con la forza i tentativi di Catilina.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto storico e politico della prima Catilinaria di Cicerone?
  2. La prima Catilinaria è un'invettiva pronunciata da Cicerone contro Catilina in senato, dopo che il senatus consultum ultimum aveva dichiarato lo stato di emergenza, conferendo a Cicerone poteri eccezionali per reprimere la rivolta di Catilina.

  3. Quali strategie retoriche utilizza Cicerone nel suo discorso contro Catilina?
  4. Cicerone impiega una varietà di strategie retoriche, tra cui interrogative retoriche, climax, anafora e ironia, per dipingere Catilina come un avventuriero folle e per sottolineare l'inerzia dei senatori.

  5. Come Cicerone si difende dalle accuse di inattività contro Catilina?
  6. Cicerone si presenta come un difensore dello stato, ostacolato dai colleghi indecisi, ma determinato a ripristinare la sicurezza, anche a costo di conseguenze personali, utilizzando metafore come quella della spada nel fodero per criticare la debolezza della classe dirigente.

  7. Qual è la strategia di Cicerone nel suo attacco a Catilina, nonostante la mancanza di prove concrete?
  8. Cicerone sceglie di sorprendere Catilina con un attacco improvviso basato su sospetti e informazioni non ufficiali, sperando di spiazzarlo e indurlo a tradirsi, una strategia che si rivela vincente.

  9. In che modo Cicerone utilizza la storia per sostenere la sua posizione contro Catilina?
  10. Cicerone cita esempi storici di cittadini puniti per sedizione, come Tiberio Gracco e Spurio Melio, per convincere il senato della necessità di agire con forza contro Catilina, enfatizzando la legittimità delle misure repressive.

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