Concetti Chiave
- L'editto di Costantino del 313 segnò l'inizio di una convivenza tra cristiani e pagani, permettendo ai cristiani di praticare pubblicamente il loro culto.
- La Chiesa cristiana trasse vantaggio dalla società pagana ereditando ordinamenti, arte e cerimoniali, utilizzando anche la filosofia classica per chiarire la propria dottrina.
- Concili come quelli di Nicea e Costantinopoli stabilirono dogmi fondamentali sulla Trinità, mentre Efeso e Calcedonia affermarono l'unità delle due nature di Cristo, condannando diverse eresie.
- Nel IV e V secolo, la Chiesa si consolidò come un'istituzione stabile, mentre l'Impero Romano iniziava a disgregarsi sotto la pressione barbarica, mantenendo una certa autorità sociale.
- Il vescovo di Roma emerse come capo dei vescovi nel V secolo, sostituendo l'autorità imperiale e giocando un ruolo cruciale nella protezione di Roma durante le invasioni barbariche.
La convivenza tra cristiani e pagani
Con l’editto di Costantino, dal 313 in poi si stabilì invece la convivenza. L’impero avrebbe tollerato che i cristiani erigessero le loro basiliche e praticassero pubblicamente il loro culto; ed i cristiani, secondo il precetto evangelico, avrebbero dato a Cesare quel che è di Cesare:
i tributi, i servizi, la vita, ma non il pensiero e l’intimo sentimento, non l’anima, che è di Dio. E così convissero nel secolo IV due società con leggi e ideali quanto mai diversi, anzi opposti: la società pagana, secondo la legge del mondo, orientata verso i beni del mondo (intelligenza e potenza), e la società cristiana, secondo la legge di Dio, orientata verso i beni intimi dell’anima (buona volontà e mansuetudine). E i cristiani attinsero alla società pagana insegnamenti utili per dare uno stabile ordinamento esterno alla loro Chiesa, mentre l’impero cercava nella Chiesa cristiana un appoggio politico e tentava di ridurre i vescovi al proprio servizio.
Eredità culturale e dottrinale
La Chiesa ereditò dalla società pagana gli ordinamenti (ad es., la divisione in diocesi), l’arte, che vedi ancora splendere a Roma in San Paolo, in Santa Maria Maggiore e nelle altre grandi basiliche del tempo di Costantino, e perfino il cerimoniale delle corti imperiali, che sopravvive, almeno in parte, nelle grandi cerimonie liturgiche.
Di più ancora: dalla filosofia classica la Chiesa prese il linguaggio e il metodo per ordinare in forma sistematica la propria dottrina e stabilire in termini chiari i punti basilari di fede. Nel secolo IV, a Nicea e a Costantinopoli, solenni assemblee di vescovi stabilirono con precise enunciazioni (dogmi) il concetto di Dio nella dottrina trinitaria, e condannarono il prete Ano di Alessandria che negava l’uguaglianza del Figlio col Padre, presentando Cristo come un profeta o una creatura eccezionale e non come il figlio di Dio disceso in terra a riscattare l’umanità e mutare la faccia del mondo.
Definizione della dottrina cristologica
Nel secolo V, sempre in Oriente, a Efeso e a Calcedonia, venne poi stabilita la dottrina cristologica, con la quale si affermò l’unità nella persona di Cristo delle due nature divina ed umana; e vennero condannate l’eresia di Nestorio, che scindeva in Cristo umanità e divinità, come se in Cristo coesistessero due persone diverse, e la eresia di Èutiche, che in Cristo vedeva solo la divinità e riduceva il Cristo uomo ad una semplice parvenza. Venne ribadito cioè vigorosamente il concetto cristiano dell’incarnazione e della redenzione, ossia della riconciliazione dell’uomo con Dio in quella stretta congiunzione che è appunto il rapporto di figlio e padre.
L'ascesa della Chiesa cristiana
L’impero del sec. IV, pacificato dagli imperatori illirici, era ancora un maestoso edificio, con le sue leggi e i suoi funzionari; ma anche la Chiesa era diventata ormai una grande costruzione, con la sua dottrina e i suoi vescovi. Si dette il caso che grandi magistrati romani (come s. Ambrogio) e letterati (come s. Agostino) e militari (come s. Martino) divenissero vescovi cristiani. E nel sec. V, quando, sotto la pressione barbarica, l’ordinamento dell’impero comincerà a sfasciarsi, l’organizzazione della Chiesa resterà in piedi, anzi, si consoliderà. Proprio allora, nel 445, il vescovo di Roma fu riconosciuto come il capo dei vescovi, padre o papa di tutte le Chiese; ed era un grande papa, Leone I, che si sostituì all’impero ormai inesistente ed affrontò prima Attila, sul Mincio (452), e lo indusse a retrocedere, e poi i ,Tandali di Genserico, nel 455, persuadendoli a risparmiare la popolazione di Roma.
Il potere della Chiesa nel mondo romano
Di vivo, duraturo, forte, nel mondo romano non rimaneva altro che l’organizzazione della Chiesa cristiana. I barbari che invadevano le città romane restavano allibiti di fronte ai solenni paramenti del vescovo cristiano, nel quale vedevano riassunta la maestà di Roma imperiale. Gli imperatori, che avevano tentato di servirsi della Chiesa per i loro scopi politici, ora chinavano la testa davanti all’autorità religiosa; e in Oriente si appassionavano addirittura per le questioni teologiche.
Infine, l’imperatore d’Oriente Giustiniano quando, nel 532, fece raccogliere nel Corpus iuris tutto il complesso delle leggi, sentenze e dottrine giuridiche romane, coronò l’opera con l’invocazione alla santissima Trinità. Quel Corpus fu venerato sugli altari, e si parlò allora di un impero romano cristianizzato
Domande da interrogazione
- Qual è stato l'impatto dell'editto di Costantino sulla convivenza tra cristiani e pagani?
- In che modo la Chiesa cristiana ha ereditato elementi dalla società pagana?
- Quali sono stati i principali sviluppi nella definizione della dottrina cristologica nel secolo V?
- Come si è evoluto il potere della Chiesa cristiana nel contesto dell'impero romano?
- Qual è stata la reazione degli imperatori romani nei confronti della Chiesa cristiana?
L'editto di Costantino, emanato nel 313, stabilì la tolleranza per i cristiani, permettendo loro di erigere basiliche e praticare il culto pubblicamente, mentre i cristiani si impegnarono a rispettare le leggi romane senza compromettere la loro fede (testo).
La Chiesa ha ereditato dalla società pagana ordinamenti come la divisione in diocesi, l'arte e il cerimoniale delle corti imperiali, utilizzando questi elementi per strutturare la propria dottrina e le cerimonie liturgiche (testo).
Nel secolo V, a Efeso e Calcedonia, si affermò l'unità delle due nature di Cristo, divina e umana, condannando le eresie di Nestorio ed Eutiche, e ribadendo il concetto di incarnazione e redenzione (testo).
Con la crisi dell'impero nel V secolo, la Chiesa si consolidò come unica grande organizzazione, con il vescovo di Roma riconosciuto come capo dei vescovi, sostituendo l'autorità imperiale e affrontando le minacce barbariche (testo).
Gli imperatori, inizialmente tentati di utilizzare la Chiesa per scopi politici, finirono per riconoscere l'autorità religiosa della Chiesa, mostrando rispetto e interesse per le questioni teologiche, culminando nell'opera di Giustiniano che cristianizzò il diritto romano (testo).