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Laboratorio cartografico

Docente: Paola Pressenda

Sommario

  • Laboratorio cartografico .............................................................................................................................................. 1
  • Il linguaggio cartografico
  • L’inquadratura ........................................................................................................................................................... 2
  • Il punto di osservazione ............................................................................................................................................. 2
  • La selezione delle informazioni .................................................................................................................................. 3
  • L’orientamento .......................................................................................................................................................... 3
  • La riduzione in scala .................................................................................................................................................. 4
  • Le proiezioni cartografiche ........................................................................................................................................ 5
  • Simboli e segni cartografici ....................................................................................................................................... 7
  • Carte generali .......................................................................................................................................................... 7
  • Cartografia tematica ...................................................................................................................................................... 9
  • Carte tematiche a carattere qualitativo .................................................................................................................. 10
  • Carte tematiche a carattere quantitativo ............................................................................................................... 11
  • Carte topografiche ....................................................................................................................................................... 14
  • Lettura della carta topografica ............................................................................................................................... 15

Geografia Cartografia Appunti di Alessandro Antonio Vercelli

vercelli.alessandro.a@gmail.com

Mercoledì 5 maggio 2021

Il linguaggio cartografico

Tra le molteplici forme di linguaggio di cui si avvale la geografia nella sua opera di descrizione del mondo (linguaggio verbale, numerico della statistica, delle immagini), la cartografia costituisce il linguaggio più specifico della disciplina. Strumento di comunicazione dotato di grande efficacia comunicativa è quello cartografico. Ciò per alcune ragioni:

  • Sinteticità: contiene sinteticamente e simultaneamente un grande numero di informazioni e dati molto diversi per natura e caratteristiche. Il contenuto della carta può essere relativo a fenomeni molto differenti tra loro. Grande è quindi l’efficacia comunicativa;
  • Pluralità tematica
  • Spazializzazione: la carta ha il potere di spazializzare i dati. Consente di apprezzare in modo immediato la localizzazione e la distribuzione dei fenomeni raccontati o descritti con il linguaggio cartografico. La rappresentazione cartografica permette di ipotizzare relazioni spaziali degli elementi dei fenomeni descritti.

L’autorevolezza della carta è data dalla molteplicità e complessità dei saperi scientifici messi in campo per la redazione di una carta. Un lettore ritiene di essere di fronte ad un dispositivo comunicativo autorevole e di cui ci si può fidare.

L’efficacia comunicativa sta sia nell’autorevolezza del linguaggio della carta che nel fatto che l’immagine, di qualsiasi tipo, ha un fascino estetico e un potere di comunicazione importante. Il normale osservatore della carta, il normale utente, pur non essendo in grado di controllare i meccanismi di costruzione di quel documento si fida dell’esistenza tecnica di quello strumento di comunicazione.

La carta, fino all’affermazione della fotografia aerea e delle immagini da satellite, ha costituito l’unico strumento per rendere visibile e pensabile lo spazio terrestre.

La carta è stata ed è in grado di condizionare prepotentemente la nostra percezione dello spazio.

Proprio queste ragioni hanno indotto gli stessi studiosi per molti secoli ad immaginare la carta come lo specchio fedele della realtà. Questo fascino autorevole della carta geografica tende ad alimentare una visione diffusa secondo la quale la carta è lo specchio fedele della realtà. Ma è proprio così?

Le carte IGM sono varate sul terreno, realizzate a partire dall’osservazione diretta da parte degli ingegneri militari. Sono realizzate periodicamente, non tutti gli anni.

La Carta Tecnica Regionale è la carta usata dagli uffici tecnici nei piani regolatori per consentire le opere edilizie. Altra è la sua finalità e quindi si ha un dettaglio diverso delle forme degli edifici. Questo ci permette anche di distinguere tra i diversi tipi di edifici: possiamo distinguere quelli abitativi da quelli industriali.

La carta non è mai lo specchio fedele della realtà.

La carta geografica è una rappresentazione “ridotta, approssimata e simbolica” della realtà, costruita secondo precise procedure geometriche e convenzioni grafiche. 1

Geografia Cartografia Appunti di Alessandro Antonio Vercelli

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Per leggere la carta, in quanto linguaggio specifico, bisogna conoscere la grammatica di quella lingua speciale, pena una lettura ingenua, non consapevole, intuitiva ma succube del documento.

Ogni carta, più che rappresentare fedelmente una porzione di realtà, produce una certa realtà perché qualsiasi carta a qualsiasi scala implica come primo procedimento una selezione. Qualsiasi carta non rappresenta tutta la realtà ma una selezione degli elementi della realtà.

Nel momento in cui faccio una selezione, produco una certa realtà. Io scelgo una porzione di spazio che vado a descrivere prendendo in esame taluni aspetti e non altri di quell’area. Si tratta quindi di una rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della realtà.

La carta rappresenta una porzione di spazio ritagliando un determinato spazio dal continuum della superficie terrestre secondo una certa inquadratura.

L’inquadratura

Primo elemento di selezione è dunque l’inquadratura.

Nella cartografia non c’è mai un giusto e uno sbagliato, salvo errori cartografici. Si tratta sempre di scelte. Non c’è nessuna regola che definisca qual è l’inquadratura giusta di una carta, per esempio.

In cartografia abbiamo convenzioni, cosa ben diversa da regole.

  • Carta a stampa del Piemonte del 1533: è una delle prime rappresentazioni cartografiche del Piemonte che circola per mezzo della stampa. A quel tempo il Piemonte è uno stato in divenire, non è stato moderno con confini stabili e riconosciuto.
  • Planisfero. Anche nel caso del planisfero si opera una selezione. È una selezione la scelta di dove viene operato il taglio grafico nel dispiegamento sul piano della superficie sferica terrestre. Anche la realizzazione del planisfero è la produzione di una certa realtà. Questo ha influenze in chi legge la carta: chi legge la carta vede per prima cosa il centro del planisfero, l’occhio va lì per primo, e dopo di ciò va anche in altre parti.

Una lettura consapevole è una lettura nella quale ci si mette di fronte alla carta e ci si chiede quale scala è stata usata, quale porzione di spazio è stata selezionata, come è orientata…

Quando ci troviamo di fronte ad un’immagine di una carta, per prima cosa dobbiamo ricollocare i nostri riferimenti spaziali.

Nessuna scelta nella produzione del planisfero è sbagliata. Ci sono però convenzioni. Nostra convenzione, per esempio, è avere l’Europa al centro del planisfero. Ogni scelta produce una realtà, non la realtà. La realtà può essere fotografata da diversi punti di vista e a seconda di ciascun punto di vista si ottengono risultati differenti.

Inoltre un planisfero con le Americhe al centro ci mostra un oceano Pacifico enormemente più grande di quanto non facciano invece altre carte. I pesi relativi delle acque e delle terre sembrano differenti a seconda delle inquadrature.

Il punto di osservazione

Parliamo ora del punto di osservazione. La carta rappresenta uno spazio visto dallo zenit. Anche questo è il risultato di una scelta convenzionale (che non è sempre stata questa) e che rispetto ad altre scelte rende la carta 2

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più astratta. Il punto di vista frontale, con gli edifici innalzati è più realistico. Nel Sei Settecento la cartografia delle città era fatta da punto di vista frontale o a volo d’uccello (a 40°) perché più realistico. Nel giungere alla contemporaneità si è andati verso l’astrazione e questo ha portato alla rappresentazione dal punto di osservazione zenitale del territorio.

La rappresentazione zenitale di un territorio non ci permette di comprendere i dislivelli, a meno che si utilizzi una carta di estremo dettaglio e a meno che si usi una carta con scala particolare.

La selezione delle informazioni

Parliamo ora della selezione delle informazioni operata dalla carta. Qualsiasi carta inquadra una porzione di spazio ritagliato da un certo punto di osservazione e seleziona di quella porzione di spazio gli oggetti che sceglie di rappresentare. Qualsiasi carta omette la rappresentazione di certi elementi territoriali e enfatizza la rappresentazione di altri. L’enfasi è data dalla presenza sulla carta e non da una rappresentazione distorta degli oggetti.

Ogni carta, a seconda di quale sia il suo fine, opererà selezioni differenti e porrà enfasi su elementi differenti. Ci sono oggetti rappresentati e non in funzione della scala. Anche nel caso di una carta a grande scala (di dettaglio) il cartografo, in ragione delle finalità per cui la carta è realizzata sceglie di rappresentare certi aspetti e non altri.

La carta seleziona alcuni elementi e alcuni aspetti della realtà. Quella scelta è soggettiva e, in quanto tale, produce un certo esito e un certo risultato e non un altro. È una delle possibilità di rappresentazione. Essa è dettata dalle sue finalità. Le finalità della carta suggeriscono a colui che fa la carta certe scelte e non altre.

Fisicamente su una carta non ci stanno tutte le informazioni a riguardo di una data area e anche per questo si operano delle scelte.

Su una carta per mezzo delle curve di livello possiamo decodificare la conformazione morfologica del territorio. Una fotografia aerea non ci permette di fare lo stesso.

Mercoledì 12 maggio 2021

L’orientamento

L’orientamento definisce la disposizione dell’area rappresentata e degli elementi territoriali che compongono quella selezione rispetto ai punti cardinali. Convenzionalmente, nella cartografia attuale in assenza di altre specificazioni sono orientate con il nord in alto. Se una carta non ci fornisce indicazioni di orientamento noi sappiamo che il punto in alto al centro del foglio è il nord.

Si tratta però di convenzioni. Nulla vieta che una carta sia costruita orientando lo spazio rappresentato secondo altri criteri.

L’orientamento con l’est in alto è quello abbondantemente preferito in tutta la cartografia medievale elaborata nei monasteri. L’est è il luogo in cui è collocato il paradiso terrestre.

La scelta dell’orientamento può essere dettata da varie ragioni: nel medioevo la motivazione è simbolica. 3

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Le carte nautiche medievali erano meno simboliche, avevano finalità pratiche (il percorrere i mari) e per questo sceglievano come punto cardinale in alto al centro del foglio il punto finale verso cui si viaggiava. Questo principio rimane fisso fino all’Ottocento nella cartografia militare. La ragione è molto pratica: è più semplice leggere una carta se la si orienta verso il luogo in cui si deve andare. In questi casi l’ambito territoriale è circoscritto e inquadrato nel modo più funzionale per la lettura in base all’utilizzo per cui quella carta viene realizzata.

Anche nell’orientamento non c’è nulla di obbligatorio, anch’esso è una scelta convenzionale. La scelta fatta però non è ininfluente. Noi siamo abituati ad una certa rappresentazione di fronte alla quale abbassiamo la criticità della lettura perché quella rappresentazione ci sembra la più vicina alla realtà.

La carta geografica è una rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della realtà, costruita secondo precise procedure geometriche e convenzioni grafiche.

La riduzione in scala

Perché la carta è una rappresentazione ridotta?

È una rappresentazione ridotta perché la realtà è rappresentata in scala. La scala cartografica è il rapporto tra la distanza rappresentata su una carta (e su essa misurata) e la distanza reale misurata sulla superficie terrestre.

Il rapporto è dato dal confronto tra dimensioni reali e dimensioni nel disegno cartografico. Questo rapporto può essere espresso in forma numerica

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandro_Vercelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pressenda Paola.
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