Concetti Chiave
- Roma espanse le proprie mire verso gli Stati ellenistici dopo la seconda guerra punica, rispondendo alle richieste di aiuto di Pergamo e Rodi contro Filippo V e Antioco III.
- Nel 197 a.C., Roma sconfisse Filippo V a Cinoscefale, costringendolo a consegnare la flotta e liberare le città greche, segnando un punto di svolta nelle guerre macedoniche.
- Dopo la vittoria contro Antioco III nel 189 a.C., la pace di Apamea nel 188 a.C. stabilì la cessione di territori e indennità di guerra a favore di Roma.
- La Macedonia fu dichiarata provincia romana nel 146 a.C. dopo la sconfitta di Perseo, portando alla distruzione della città di Corinto da parte dei Romani.
- La Terza guerra punica culminò con la distruzione di Cartagine nel 146 a.C., con Scipione l’Emiliano che espugnò la città, trasformandola in provincia d'Africa.
Indice
Espansione romana verso gli Stati ellenistici
Con la fine della seconda guerra punica, Roma orientò le proprie mire espansionistiche verso gli Stati ellenistici. Il Regno di Pergamo e la città di Rodi chiedono aiuto a Romani nella guerra contro Filippo V di Macedonia e Antioco III di Siria (antico rivale di Roma): occasione offerta ai romani per aprire le ostilità.
Conflitti con Filippo V e Antioco III
I nuovi ceti imprenditoriali e gli uomini politici erano favorevoli alla guerra; d’altro canto, però, c’erano coloro che temevano che la guerra rovinasse l’agricoltura e l’economia italica.
200 a.C.: dopo svariate discussioni si decide di dichiarare guerra solo a Filippo V (inizio seconda guerra macedonica)
Guerre macedoniche e la pace di Apamea
197 a.C.:a Cinoscefale, sotto la guida del console Tito Quinzio Flaminino, le legioni romane ebbero uno scontro decisivo contro Filippo V che fu costretto a consegnare la flotta, pagare una pesante indennità di guerra e liberare tutte le città greche.
Le città greche erano ostili ai Romani, e chiesero aiuto ad Antioco III che sbarcò con un contingente militare in Grecia.
191 a.C.: i Romani, affiancati da molte città greche, sconfiggono Antioco III presso le Termopili. Il Senato decide di voler affrontare il nemico sul territorio, e quindi manda in Asia delle legioni comandate dal console Lucio Cornelio Scipione.
189 a.C.: Lucio Cornelio Scipione sconfigge Antioco presso la città di Magnesia.
188 a.C.: viene firmata “pace di Apamea”, che stabiliva:
i territori conquistati dai Seleucidi fuori dalla Siria fossero dati a Rodi e a Pergamo;
Antico doveva rinunciare alla flotta e agli elefanti, e pagare una pesante indennità di guerra;
Antioco doveva consegnare ai Romani Annibale, che però decise di recarsi verso la Prussia, e nel 183 a.C. preferì uccidersi che finire nelle mani dei Romani.
Conquista della Macedonia e distruzione di Corinto
Dopo la morte di Filippo V, il potere passò al figlio Perseo; al quale i Romani dichiararono guerra.
168 a.C.: il console Lucio Emilio Paolo sconfigge l’esercito macedone a Pidna; la Macedonia fu smembrata in quattro repubbliche assoggettate a Roma, e costrette a versarle un tributo.
149 a.C.: Andrisco, personaggio che si spacciava figlio di Filippo V, attacca i Romani a sorpresa.
146 a.C.: scontro decisivo a Pidna, dove vincono i Romani che dichiarano la Macedonia una provincia romana.
146 a.C.: il console Lucio Mummio soffoca le rivolte della Lega Achea; distrugge la città di Corinto e vende i cittadini come schiavi.
Terza guerra punica e distruzione di Cartagine
195 a.C.: Cartagine riesce a pagare la pesantissima indennità di guerra imposta dai Romani, il che impensierisce i Roma che inizia ad pianificare un piano di distruzione della città. Una delle condizioni di pace imposte da Roma a Cartagine alla fine della Seconda guerra punica, era che la città non poteva dichiarare guerra senza prima chiederlo a Roma; il re della Numidia fu indotto a provocare la guerra con Cartagine usando il pretesto della contesa sui confini.
149 a.C.: i Cartaginesi rispondono a Massinissa con le armi, scoppia così la Terza guerra punica. Cartagine consegna la flotta e le armi, ma Roma vuole comunque radere al suolo la città.
Conquista di Numanzia e espansione romana
146 a.C.: Scipione l’Emiliano espugnò e rase al suolo Cartagine, che divenne provincia d’Africa
133 a.C.: Scipione riuscì ad espugnare la capitale nemica, Numanzia, e anche la Soagna divenne provincia romana.
Domande da interrogazione
- Quali furono le motivazioni che spinsero Roma a espandersi verso gli Stati ellenistici?
- Quali furono le conseguenze della vittoria romana su Filippo V di Macedonia?
- Come si concluse il conflitto con Antioco III?
- Quali furono le conseguenze della guerra contro la Macedonia?
- Quali furono gli eventi che portarono alla distruzione di Cartagine?
Dopo la seconda guerra punica, Roma cercò di espandere il proprio dominio verso gli Stati ellenistici, rispondendo alle richieste di aiuto del Regno di Pergamo e della città di Rodi contro Filippo V di Macedonia e Antioco III di Siria.
La vittoria a Cinoscefale nel 197 a.C. costrinse Filippo V a consegnare la flotta, pagare un'indennità di guerra e liberare le città greche, segnando un importante passo nella dominazione romana in Grecia.
Dopo diverse battaglie, tra cui la vittoria di Lucio Cornelio Scipione a Magnesia nel 189 a.C., si giunse alla pace di Apamea nel 188 a.C., che impose pesanti condizioni a Antioco III, inclusa la consegna di Annibale ai Romani.
La sconfitta di Perseo nel 168 a.C. portò alla smembramento della Macedonia in quattro repubbliche soggette a Roma, e nel 146 a.C. la Macedonia divenne ufficialmente una provincia romana dopo la vittoria decisiva a Pidna.
La Terza guerra punica scoppiò nel 149 a.C. quando Cartagine rispose militarmente a Massinissa. Nonostante la consegna della flotta e delle armi, Roma decise di radere al suolo la città, culminando nella sua distruzione nel 146 a.C. per mano di Scipione l’Emiliano.