Concetti Chiave

  • Il capitolo XXXVII segna l'avvicinamento alla conclusione del romanzo, dove i protagonisti, tutti umili, ritrovano dignità rispetto ai nobili, che escono di scena.
  • Renzo, dopo aver trovato Lucia, vive una pioggia simbolica che lo libera da paura e odio, simboleggiando un nuovo inizio e un ritorno alla normalità.
  • Agnese riflette sulle vie della Provvidenza, realizzando che, nonostante le perdite subite, il destino ha provveduto con nuovi doni materiali.
  • Lucia si trasferisce con la ricca vedova, e insieme scoprono il destino della Monaca di Monza, condannata per i suoi crimini a un convento di clausura.
  • Il capitolo illustra la sopravvivenza degli umili alla peste e la caduta dei potenti, enfatizzando la forza della fede e della solidarietà cristiana.

Indice

  1. Introduzione al tema
  2. Renzo
  3. Agnese
  4. Bartolo
  5. La ricca vedova e Lucia
  6. Donna Prassede e don Ferrante
  7. Significato globale del capitolo

Introduzione al tema

Con il capitolo XXXVII, il romanzo si avvia verso la conclusione
I protagonisti sono tutti persone umili, o quanto meno non appartenenti alla classe nobiliare predominante: Renzo, l’amico d’infanzia, Agnese, il cugino Bortolo, Lucia, la ricca vedova.
Alcuni nobili di alto rango sono citati soltanto perché escono di scena: don Ferrante, donna Prassede, la Monaca di Monza. Ad essi, Manzoni non riserva molte parole
Un posto a parte, occupa padre Cristoforo: si viene a sapere che è stato falciato dalla peste

Renzo

Uscendo dal lazzaretto dove aveva ritrovato Lucia, Renzo si trova nel bel mezzo di una pioggia purificatrice, simbolo dell’azione della Provvidenza che rimette ordine nella storia, Renzo l’accoglie con gioia, come se, tramite l’acqua avesse il potere catartico di toglierli di dosso la paura, l’odio e tutte le sofferenze conosciute. Sotto la pioggia e bagnato fradicio ritorna al suo paese natale dove arriva all’alba. Viene ospitato per la seconda volta dal suo amico d’infanzia, con la solita disponibilità. I due amici passano un po’ di tempo chiacchierando, cucinando, scherzando e facendo dei piccoli lavori. L’amico, questa volta appare meno rassegnato e più speranzoso in un futuro migliore.
Successivamente, Renzo decide di recarsi a Pasturo dove sapeva che aveva trovato rifugio Agnese. I due personaggi si incontrano e si mettono a fare progetti per il futuro. Renzo è in continuo movimento. Dopo essere rientrato a casa dell’amico, riparte per il paese adottivo che trova Bortolo quasi del tutto rimesso dalla peste. Quindi si rimette in viaggia alla volta di Pasturo per riportare Agnese nel paese natale

Agnese

Accompagnata dal futuro genero, la donna rientra al paesello. Felice di aver trovato ogni cosa come l’aveva lasciata si dà da fare per organizzare l’accoglienza della ricca vedova, a cui riserva la migliore stanza. Una volta predisposta ogni cosa, Agnese non resta inoperosa: va a cercare della seta da avvolgere all’aspo per formare poi una matassa. Il Manzoni le fa fare delle riflessioni che denotano un cambiamento nel modo di pensare che in sintesi sono le seguenti: spesso le vie della Provvidenza con coincidono con quella immaginate dalla provvidenza umana. Agnese, infatti pensa che si era adoperata per preparare il corredo a Lucia, ma tutto il materiale era stato trafugato durante la calata dei Lanzichenecchi; tuttavia la Provvidenza è intervenuta con il dono di un altro corredo da parte dell’Innominato e della ricca vedova.

Bartolo

Il cugino, sempre disponibile ad aiutare Renzo, ha superato ormai il contagio e anche nel bergamasco la situazione generale sta migliorando. Renzo gli promette che quando sarebbe ritornato con Agnese e Lucia, si sarebbe rimesso al lavoro. Da persona molto accorto, egli cerca una casa nuova e l’arreda interamente, creando così le basi del previsto trasferimento

La ricca vedova e Lucia

Una volta uscite dal lazzaretto, Lucia si trasferisce a Milano in casa della ricca vedova. Parlando delle vicissitudine trascorso, la conversazione delle due donne cade sulla Monaca di Monza. La vedova era venuta a sapere che Gertrude era stata riconosciuta colpevole di tutti delitti commessi. Il cardinale Federigo era intervenuto e l’aveva fatta rinchiudere in un convento di clausura di Milano dove stava espiando volontariamente tutte le colpe di cui si era macchiata

Donna Prassede e don Ferrante

Si viene a sapere che sono stati falciati dalla peste. Alla donna Manzoni riserva soltanto una riga “Di donna Prassede, quando si dice ch’era morta, è detto tutto”. Si dilunga un po’ di più su don Ferrante di cui riporta il ragionamento che sta alla base della sua negazione della peste. Mure inamovibile nella sua convinzione è il Manzoni se ne serve per fare una satira della falsa scienza e del sapere vuoto che rifiuta ogni confronto con la realtà. I suoi libri, esposti sui muretti dei venditori di libri vecchi è un esempio lampante dell’inutilità del sapere che l’uomo ha curato mentre era in vita.

Significato globale del capitolo

Molti personaggi umili si sono salvati dalla peste pur essendone stati contagiati. Non è così per i potenti che soccombono uno dopo l’altro: don Rodrigo, il conte Attilio, il conte Zio, donna Prassede, don Ferrante. Questo particolare ha una portata simbolica ed esistenziale. La peste li travolge, la storia li rilega ai margini oppure il Manzoni li fa scomparire (come don Gonzalo de Cordoba in fuga da Milano). In uno scenario simile, gli umili, fino ad ora privati dei propri diritti, ritrovano la dignità e il temporale acquista quindi il valore di un battesimo purificatore. In questo senso, Renzo che fa la spola contento fra Pasturo, il paese natale e il paese adottivo (luoghi simbolo della quiete domestica) incarna la rivincita della gente comune. Lo scrittore ci vuol insegnare che non sono i potenti in grado di salvare il mondo, bensì la fede, il perdono e la solidarietà cristiana nei confronti dei simili: si tratta di virtù che i personaggi umili del romanzo praticano sempre. E se gli umili con l’aiuto della Provvidenza riescono a ridare un senso all’esistenza umana, i potenti lasciano un modo in cui continuano a prevalere, l’orgoglio, l’ingiustizia e la superbia

Domande da interrogazione

  1. Qual è il simbolismo della pioggia che Renzo incontra uscendo dal lazzaretto?
  2. La pioggia rappresenta l'azione purificatrice della Provvidenza, che rimette ordine nella storia e libera Renzo dalla paura e dall'odio, simboleggiando un nuovo inizio.

  3. Come si manifesta il cambiamento nel pensiero di Agnese?
  4. Agnese riflette sul fatto che le vie della Provvidenza non coincidono sempre con quelle umane, riconoscendo che, nonostante la perdita del corredo di Lucia, la Provvidenza ha provveduto attraverso l'aiuto dell'Innominato e della ricca vedova.

  5. Qual è il destino della Monaca di Monza secondo la conversazione tra Lucia e la ricca vedova?
  6. La Monaca di Monza, Gertrude, è stata riconosciuta colpevole dei suoi delitti e, grazie all'intervento del cardinale Federigo, è stata rinchiusa in un convento di clausura a Milano per espiare le sue colpe.

  7. Come viene rappresentata la figura di don Ferrante nel capitolo?
  8. Don Ferrante è descritto come un uomo che muore a causa della peste, inamovibile nelle sue convinzioni errate, e Manzoni lo utilizza per criticare la falsa scienza e il sapere vuoto che ignora la realtà.

  9. Qual è il significato globale del capitolo riguardo ai personaggi umili e potenti?
  10. Il capitolo sottolinea che molti personaggi umili sopravvivono alla peste, mentre i potenti soccombono, simboleggiando la rivincita della gente comune e l'importanza della fede, del perdono e della solidarietà cristiana.

Domande e risposte

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