Indice
Un capitolo ricco di dialoghi
Il capitolo è quasi interamente occupato dai dialoghi:• due dialoghi fra don Abbondio e Renzo
• il dialogo fra Renzo e Perpetua
• un breve dialogo fra Renzo e Lucia
• alcune brevi battute fra don Abbondio e Perpetua
Renzo sempre al centro dell’azione
Dal primo dialogo don Abbondio/Renzo derivano tutti gli altri. L’animatore di tutti, più o meno direttamente è Renzo. Infatti vediamo il giovanotto che si reca in canonica per concordare tutti i preparativi per il matrimonio: è tutto baldanzoso e felice, come deve essere un giovanotto di 20 anni; lo vediamo ritornare malvolentieri a casa della promessa sposa perché le deve annunciare che il matrimonio non sarà celerato. Quando scorge Perpetua, affretta il passo, poi torna indietro piano piano quindi allunga il passo e va difilato nel salotto del curato, quasi correndo. Uscito dalla canonica si dirige verso il paese preso dall’ira, a passi infuriati ed ha l’intenzione dui correre da don Rodrigo per fargliela pagare cara.Il ritratto di Renzo, più psicologico che fisico
Arrivato a casa di Lucia, lo scrittore si sofferma per farcene un ritratto. Non indugia sul suo aspetto fisico perché preferisce delineare a poco a poco il carattere, tramite le azioni e i dialoghi. Veniamo a sapere che è orfano e per questo molto legato alla madre della sua futura sposa. Fa il tessitore e, nel tempo libero, coltiva un podere, ereditato dai genitori. Ha un carattere schietto; fisicamente è robusto e pieno di vigore. A volte è impaziente e si lascia prendere la mano dall’impeto e dall’impazienza.Il ritratto di Lucia
Al suo ritratto, alla fine del capitolo corrisponde quello di Lucia. Lucia è una ragazza semplice, di modesta bellezza, sorridente e molto riservata. Nel corso del romanzo, don Abbondio la definirà “un a madonnina infilzata”. Una ragazza molto riservata, dall’animo molto delicato, di grande spiritualità che traspare da ogni atto e da ogni sua parola. Da notare che preferisce lei stessa informare gli astanti del rinvio delle nozze, invece di affidare l’incarico alla madre. Dando prova di determinazione, Lucia agisce così perché sa che la madre è pettegola e potrebbe peggiorare la situazione.Il generale tono epico-comico
Il capitolo si apre con un tono epico-comico l’imbelle don Abbondio è paragonato al principe di Condé, capo dell’esercito francese che sconfisse il nemico nella battaglia di Rocroi e che la notte della vigilia dormì profondamente. Non così succede per don Abbondio che passa una nottata insonne e in preda agli incubi. E questa giornata campale causa a don Abbondio un grosso febbrone. L’immagine pietosa di don Abbondio genera sempre ilarità: lo vediamo gemente sul suo seggiole, lo vediamo salire a stento la scala e fermarsi ogni tre scalini per compiangersi. Il tono comico scaturisce anche dalla visione di Perpetua che si fa avanti per discolparsi con il suo bel cavolo sotto il braccio.I colloqui fra Renzo e don Abbondio
Le fasi del primo colloquio sono dirette da don Abbondio: è tutto un rinviare, un dire/non dire. Egli dimostra di essere un cattivo diplomatico: nella battute del dialogo si scopre da a sè, quasi si confessa. A mente più fredda, mentre si sta avviando verso casa, Renzi mette insieme tutti gli elementi e il suo dubbio si consolida: il curato ha fatto delle battute cavillose e vuote e ha tenuti degli atteggiamenti sospetti che lasciano trasparire una forte agitazione.Fra le battute cavillose troviamo uso di espressioni giuridiche in latino, corrispondenti agli impedimenti di un matrimonio. Esse cercano anche a creare fra lui e Renzo una barriera culturale e a confondere il giovane. Abbiamo, poi, il riferimento ad adempimenti formali da sbrigare. Poi, ecco i cavilli temporali: durante l’Avvento la celebrazione di un matrimonio non è ammessa e mancano i giorni necessari per portare a termine tutte le pratiche. Fra gli atteggiamenti sospetti dobbiamo ricordare: l’accoglienza fredda, lontano dalla cordialità che ci si potrebbe aspettare da un prete prossimo a celebrare un matrimonio, lo sguardo fuggente, la mimica, ossia dei gesti inconsueti e ripetitivi (colpi di tosse, il continuo stringere le spalle (come se volesse prendere tempo prima di rispondere), la fretta nel voler congedare Renzo che spinge continuamente verso la porta. Im sintesi si può affermare che dal punto di vista teorico, don Abbondio è molto scaltro, ma dal punto di vista pratico don Abbondio è piuttosto fragile e questo fa capire a Renzo che sotto c’è qualcosa di poco chiaro che il curato gli vuole nascondere.