Indice

  1. L'oste e il suo dilemma
  2. Il ruolo del cancelliere penale
  3. La folla come salvezza

L'oste e il suo dilemma

Mentre Renzo, vittima dei fumi dell’alcool è sprofondato in un profondo sonno, assistiamo alle mosse dell’oste e del notaio “criminale” cioè del cancelliere penale. In una notte, che è ancora una volta ricca di inganni, i due personaggi sono posti in primo piano per comporre la loro trama. Dapprima lil Manzoni studia l’oste nei suoi diversi rapporti: con Renzo, con la moglie, con se stesso e con il cancelliere. Egli adempie perfettamente e in modo formale i suoi doveri nei confronti dell’insolito avventore: assiste Renzo, lo aiuta a coricarsi, si assicura il guadagno senza intascare più di quanto non gli sia dovuto, esegue alla lettera tutte le prescrizioni, nel rispetto puntuale di una legalità che, però, è ben lontana dalla vera giustizia.

Il ruolo del cancelliere penale

Il cammino dell’oste verso il cancelliere è accompagnato dal suo brontolio interiore contro Renzo. Egli deve giustificare di fronte alla propria coscienza il passo che sta per compiere con una certa riluttanza; giunge a mettere l’innocente sotto accusa, con un crescendo di ira (Testardo di un montanaro…… pezzo d’asino….. bestia) In sostanza, l’oste riversa su Renzo il proprio disagio morale e cerca di farne il suo nemico, ovvero il primo responsabile dell’attentato al suo sistema di vita. In sostanza, tramite la coscienza dell’oste, riappare il problema dell’ingiustizia che si apre un varco attraverso le leggi, quelle leggi a cui Renzo affidava la vera difesa dei deboli In questo senso è significata la parte del discorso dui Renzo riportata nel capitolo XIV “….Non dico che deve andare lui in giro, in carrozza (si riferisce a Ferrer) ad acchiappare tutti i birboni, prepotenti e tiranni: sì, ci vorrebbe l’arca di Noè. Bisogna che lui comandi a chi tocca, e non solamente in Milano, ma per tutto, cha faccian le cose conforme dicono le gride: e formare un processo addosso a tutti quelli che hanno commesso di quelle bricconerie; e dove dice prigione, prigione; dove si dice galera, galera; e dire ai podestà che faccian davvero; se no, mandarli a spasso, è metterne de’ meglio: e poi, come dico, ci saremo anche noi a dare una mano….”. Invece, le leggi in mano ai potenti diventano strumento di offesa. Ancora più attivo nell’inganno è il cancelliere penale, a caccia di un reo buon uomo, mentre l’oste è il complice riluttante e, tutto sommato superfluo poiché è stato già preceduto dalla spia, che agisce senza ostilità, ma unicamente in difesa dei propri interessi.

Il cancelliere penale si colloca al vertice della gerarchia che accusa Renzo, poiché l’oste era sottoposto alla spia e la spia all’autorità del cancelliere. Esso rappresenta il colmo dell’equivoco che porta l’innocente, due volte denunciato, essere arrestato. Mai Renzo è stato così frainteso, benché già più volte gli sia stato attribuito il ruolo di individuo violento: proprio lui, l’oppresso che ha sognato un’alleanza non violenta in difesa della legge, è accusato dall’autorità legale di aver sostenuto pubblicamente il ricorso alla forza e di aver rubato. In realtà, la violenza e l’inganno sino dalla parte dei suoi accusatori e traspaiono, riuniti, dalla durezza del comportamento degli sbirri e dalla funzione del “notaio criminale”.

La folla come salvezza

Chi Salva Renzo è proprio quella folla di cui egli ha sperimentato le possibilità opposte nel giorno del tumulto e dell’assalto al forno delle grucce: violenta e cieca nella sua lotta per il pane, essa mette ora in atto il suo genuino senso di giustizia e di solidarietà. Sconfitta dall’autorità vivile nel capitolo XIII, la folla prende ora la sua rivincita, salvando Renzo dal “notaio criminale” e dagli sbirri, e in sostanza dalla morte; strappandolo dall’apparato della “giustizia” che in realtà è ingiustizia, finalmente la folla è essa stessa a fare giustizia.

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