Concetti Chiave

  • L'incontro di Dante con l'iracondo Filippo Argenti avviene nella palude dell'Inferno, simbolo di rivalità e piccole angherie fiorentine.
  • Virgilio difende Dante dall'aggressione dell'iracondo, lodando il suo atteggiamento e sottolineando l'importanza di un'ira considerata necessaria.
  • L'odio di Dante verso Filippo Argenti appare eccessivo rispetto al peccato di quest'ultimo, sollevando interrogativi sulla giustificazione di tale sentimento.
  • Si ipotizza un odio personale di Dante per Argenti, legato a conflitti familiari e sociali con i potenti Adimari, che rappresentano le umiliazioni subite dal poeta.
  • Dante utilizza la punizione di Filippo Argenti come una forma di vendetta contro le ingiustizie subite, conferendo alla sua reazione un significato religioso e di giustizia.

Indice

  1. L'incontro nella palude
  2. Virgilio e l'iracondo
  3. Il giudizio di Dante
  4. L'odio privato di Dante
  5. Il contesto familiare e sociale

L'incontro nella palude

L'incontro che Dante immagina di fare nella palude, che traversa sulla barca diventata pesante per la presenza del suo corpo vivo (ricordo della virgiliana barca di Caronte), ci riconduce a Firenze; ma non alla Firenze delle grandi passioni politiche e dei grandi mali, ma una Firenze minore, di piccole angherie e rivalità e borie. Improvviso, si fa innanzi un iracondo tutto lordo di fango; gli domanda chi egli sia; Dante risponde subito brusco; altre battute di concitato dialogo, troncato d'un tratto dal manesco spirito, che tenta di rovesciare la barca.

Virgilio e l'iracondo

Virgilio interviene energico, respinge, rimbrotta sprezzante il dannato; poi, abbraccia e bacia il discepolo; lo loda con entusiastica solennità, con implicazioni addirittura religiose, del suo atteggiamento verso l'iracondo: "Alma sdegnosa, / benedetta colei che 'n te s'incise!". Non basta: Dante esprime il desiderio di vedere o spirito attuffare in quella broda; il maestro gli risponde che presto godrà dello spettacolo d'un'ulteriore punizione dell'avversario; e infatti le fangose genti ne fanno strazio incitandosi a vicenda "'A Filippo Argenti!"; Dante dice che ancora, oggi che scrive, loda e ringrazia Dio d'avergli concesso di vedere ciò. Filippo è solo contro tutti, non può sfogar la sua ira impotente che contro sé stesso: "in sé medesmo si volvea co' denti".

Il giudizio di Dante

Tutti i commentatori, antichi e moderni, hanno notato nell'episodio un che di eccessivo, di disarmonico. C'è sproporzione tra il peccato dell'Argenti nella vita, l'iracondia, il suo contegno qui nell'Inferno, che in fondo non consiste in altro che in uno scatto d'ira (Dante stesso definisce l'Argenti uno spirito bizzarroo, cioè, come chiarisce il Boccaccio, pronto all'ira, a passare alle vie di fatto per qualunque menoma cagione), e l'odio di Dante, clamorosamente approvato da Virgilio, caso unico in tutto il poema.

Quello che sconcerta non è vedere Dante così duro e persino crudele: lo sarà anche con Vanni Fucci (If XXIV), con Bocca degli Abati (If XXXII), con frate Alberigo e Branca Doria (If XXXIII): c'è per lui, accanto all'ira mala, un'ira necessaria, non solo non peccaminosa ma lodevole. E' che l'odio non è giustificato da ciò che la Commedia ci presenta; l'Argenti appare bersaglio troppo meschino per uno sdegno così altamente lodato. Dante dal suo canto non sembra meritare l'elogio: ha semplicemente rimbeccato un dannato, gli ha buttato sul viso la sua soddisfazione d'averlo riconosciuto e visto in quello stato; insomma non ha fatto nulla di spiritualmente eroico, tale da giustificare l'intervento del maestro, cioè, insomma, il plauso di Dante a sé stesso.

L'odio privato di Dante

C'è dunque nell'episodio qualcosa che resta al di sotto della pagina. I più dei moderni ammettono cìun odio privato di Dante per l'Argenti; gli antichi ci parlano d'uno schiaffo che Filippo avrebbe dato all'Alighieri; raccontano che gli Adimari, la consorteria a cui Filippo apparteneva, si opposero sempre al richiamo del poeta; che uno di essi s'impadronì dei beni dell'esule. Siano pure notizie non vere, fiorite sul testo stesso della Commedia; ma appunto questo importa: che anche per gli antichi il testo dantesco non bastava, che ne cercavano la spiegazione fuori di esso, nella biografia.

Il contesto familiare e sociale

Non si tratta peraltro di odio di uomo a uomo. Intanto, lo sprezzo di Dante è per tutta la casata degli Adimari, come ci dice un altro luogo del poema: essa è oltracotata schiatta che s'indrica / dietro a chi fugge, e a chi mostra 'l dente / o ver la borsa, com' agnel si placa: una famiglia superba, arrogante e civile. Dante qui nell'Inferno mostra il dente a un Adimari e lo sconfigge, anche se non lo placa. E' possibile che nei versi di questo canto bruci un'umiliazione inflitta a Dante dai suoi potenti vicini di casa; e infatti il poeta insiste sul lato umiliante della pena a cui l'Argenti è condannato, sul sudiciume che lo lorda tutto. Ma c'è anche senza dubbio il riflesso delle umiliazioni a cui Firenze semplici cittadini o anche piccoli nobili, come erano gli Alighieri, erano esposti da parte di certe famiglie magnatizie; una vendetta a cui il poeta, trasferendola nell'oltretomba, conferisce un crisma religioso; e del resto, come dice il Toffanin, "nell'animo di chi lo prova il furor di vendetta è sempre furor di giustizia": le due parole nella Commedia sono spesso sinonime.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'incontro di Dante con l'iracondo nella palude?
  2. L'incontro di Dante con l'iracondo rappresenta una Firenze minore, caratterizzata da piccole rivalità e angherie, piuttosto che dalle grandi passioni politiche. L'iracondo, sporco di fango, incarna l'ira e la vendetta, elementi centrali nel dialogo tra Dante e Virgilio.

  3. Come si comporta Virgilio durante l'incontro con l'iracondo?
  4. Virgilio interviene con energia, respingendo l'iracondo e lodando Dante per il suo atteggiamento. La sua reazione sottolinea l'importanza della giustizia e della dignità, mentre Dante esprime il desiderio di vedere l'ulteriore punizione dell'iracondo.

  5. Qual è il giudizio di Dante su Filippo Argenti e perché è considerato eccessivo?
  6. Il giudizio di Dante su Filippo Argenti è considerato eccessivo perché l'ira dell'Argenti, pur essendo un peccato, non giustifica l'odio di Dante, che appare sproporzionato rispetto al peccato stesso. Questo porta a interrogarsi sulla natura dell'odio privato di Dante.

  7. Qual è la natura dell'odio privato di Dante verso Filippo Argenti?
  8. L'odio privato di Dante verso Filippo Argenti è legato a una rivalità personale e a umiliazioni subite dalla sua famiglia, gli Alighieri, da parte della casata degli Adimari. Questo odio si riflette nella condanna dell'Argenti, che diventa simbolo di una vendetta più ampia.

  9. Come si collega l'odio di Dante a un contesto sociale più ampio?
  10. L'odio di Dante non è solo personale, ma rappresenta anche il risentimento verso le famiglie magnatizie di Firenze, come gli Adimari, che esercitavano potere e arroganza. La vendetta di Dante, trasferita nell'oltretomba, assume un significato di giustizia sociale, evidenziando le ingiustizie subite dai cittadini comuni.

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