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Concetti Chiave

  • Il brigantaggio nel Meridione nasce come fenomeno di criminalità politica, sostenuto dai Borbonici e alimentato da miseria e sfiducia nel nuovo Stato.
  • La rivolta iniziò nel 1861 in Basilicata e si diffuse rapidamente in altre province meridionali, con bande prevalentemente composte da ex soldati borbonici.
  • La repressione governativa, guidata da Enrico Cialdini, coinvolse oltre centomila soldati e si caratterizzò per metodi spietati come arresti di massa e distruzione di villaggi.
  • La legge Pica del 1863, che proclamò lo stato d’assedio, rappresentò un punto di svolta decisivo nella lotta contro il brigantaggio, consentendo l'uso della forza militare.
  • Le azioni repressive furono estremamente violente, con migliaia di briganti uccisi e atrocità segnalate in eventi storici come gli eccidi di Casalduni e Pontelandolfo.

Le origini del brigantaggio

Tra le cause che facevano parlare dell’ esistenza di due civiltà, una delle più importanti fu senza dubbio la nascita del brigantaggio nelle regioni meridionali. Il Brigantaggio viene definito come un fenomeno di criminalità politica, alimentato dai borbonici sia dall’esterno, con denaro e con ufficiali che addestravano i briganti e sia dall’ interno.

Fu definito come una sorte di guerriglia condotta da bande di >, una vera e propria lotta confusa e spesso efferata con i galantuomini liberali che avevano monopolizzato il potere. Il grave fenomeno, alimentato da un’infinita miseria e dalla sfiducia nel nuovo Stato, coinvolse contadini, galeotti fuggiti dal carcere, ex soldati borbonici sbandati.

La rivolta ebbe inizio in Basilicata nell’aprile del 1861 e si estese poi a quasi tutte le altre provincie meridionali. I briganti operavano in bande, spesso guidate da uomini che erano appartenuti all’esercito borbonico. Il governo affidò il compito di reprimere il brigantaggio all’esercito, comandato da Enrico Cialdini, ma il fenomeno si allargò. Egli seppe rafforzare il partito sabaudo, arruolando militi del disciolto esercito meridionale di Garibaldi e perseguendo il clero e i nobili legittimisti.

« Questa è Africa! Altro che Italia! I beduini, a riscontro di questi cafoni, sono latte e miele. »

(Enrico Cialdini, luogotenente del re Vittorio Emanuele II a Napoli[3].)

tesina sul brigantaggio

La repressione del brigantaggio

Nel Meridione furono inviati oltre centomila soldati e nei combattimenti furono uccisi più di cinquemila briganti. La lotta fu molto sanguinosa: i briganti si comportavano con ferocia, ma anche la repressione fu spesso spietata. Un ufficiale dell’esercito cosi descrisse in che modo fu soffocata una rivolta a Pontelandolfo, dove la popolazione si era schierata con i briganti: >.

In una seconda fase, comandò una dura repressione messa in atto attraverso un sistematico ricorso ad arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di casolari e masserie, vaste azioni contro interi centri abitati: fucilazioni sommarie e incendi di villaggi in cui si rifugiavano i briganti erano all'ordine del giorno, restano famigerati il cannoneggiamento di Mola di Gaeta, poi inglobata da Formia, del 17 febbraio 1861 nonché gli eccidi di Casalduni e Pontelandolfo nell'agosto 1861.

La legge Pica e la fine

A cavallo degli anni 1862-66 le truppe dedicate alla repressione vennero aumentate sino a 105.000 soldati, circa i due quinti delle forze armate italiane del tempo, quindi il generale Cialdini poté riassumere l'iniziativa, giungendo a eliminare le grandi bande a cavallo con i loro migliori comandanti: difatti furono sgominate le colonne militari di Crocco e quelle pugliesi comandate da Pasquale Romano nella zona di Bari e Michele Caruso nella zona di Foggia. Romano, nativo di Gioia del Colle, era un ex tenente dell'esercito borbonico ed era considerato un abile stratega: la sua morte in battaglia rappresentò la fine della guerriglia organizzata militarmente in Puglia.

Nel 1863 fu approvata la legge Pica, dal nome del deputato che l’aveva proposta, Giuseppe Pica, con la proclamazione dello stato d’assedio. Così soltanto con le armi fu possibile mettere fine alle azioni militari dei briganti.

per approfondimenti vedi anche:

Ricerca sul brigantaggio

Brigantaggio nella seconda metà dell'Ottocento - Tesina per scuola media

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le cause principali del brigantaggio nel Meridione?
  2. Il brigantaggio nacque come fenomeno di criminalità politica, alimentato dai borbonici e dalla miseria diffusa, coinvolgendo contadini, galeotti e ex soldati borbonici sbandati.

  3. Come si manifestò la repressione del brigantaggio?
  4. La repressione fu estremamente violenta, con oltre centomila soldati inviati e più di cinquemila briganti uccisi, accompagnata da arresti di massa, esecuzioni sommarie e distruzione di villaggi.

  5. Chi era Enrico Cialdini e quale ruolo ebbe nella lotta contro il brigantaggio?
  6. Enrico Cialdini, luogotenente del re Vittorio Emanuele II, comandò l'esercito nella repressione del brigantaggio, rafforzando il partito sabaudo e perseguendo i legittimisti.

  7. Quali furono le conseguenze della legge Pica?
  8. La legge Pica, approvata nel 1863, proclamò lo stato d'assedio e permise di porre fine alle azioni militari dei briganti attraverso l'uso della forza.

  9. Quali furono le fasi principali della lotta contro il brigantaggio?
  10. La lotta si sviluppò in diverse fasi, iniziando con la guerriglia nel 1861, seguita da una repressione sanguinosa e culminando con l'approvazione della legge Pica nel 1863.

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