Concetti Chiave
- Breznev adottò una politica repressiva e conservatrice, focalizzandosi sull'industria pesante e reprimendo qualsiasi forma di dissenso.
- Negli anni '70, l'Unione Sovietica trasse profitto dalla crisi petrolifera, diventando il principale produttore mondiale e investendo in armamenti.
- L'invasione dell'Afghanistan nel 1979 da parte dell'URSS portò a un aumento del fondamentalismo politico e contribuì a screditare l'Unione Sovietica.
- La crisi degli euromissili tra il 1978 e il 1982 generò tensioni elevate in Europa, ma si concluse senza conflitti armati.
- Dopo la morte di Breznev nel 1982, i suoi successori, Andropov e Cernenko, si trovarono ad affrontare gravi problemi economici e di leadership.
Politica repressiva di Breznev
Breznev riportò la politica sovietica su un asse più repressivo e conservatore. L’idea era quella di puntare nuovamente sull’industria pesante e di reprimere duramente ogni dissenso. La politica estera fu ambigua, perché i contatti tra Unione Sovietica e Stati Uniti continuarono, ma la rivalità si fece sempre più accesa.
Crisi economica e petrolio
Negli anni settanta Breznev approfittò della situazione di crisi dell’Occidente e prese il controllo di alcune zone dell’Africa. L’Occidente era in crisi, perché la crescita, iniziata negli anni Sessanta, si era bloccata e perché i Paesi arabi avevano sestuplicato di colpo il prezzo del petrolio che era diventato la fonte energetica primaria. L’Unione Sovietica, che era il più grande produttore di petrolio al mondo, si trovò a guadagnare moltissimo da questa situazione e spese tutti questi soldi in armamenti.
Interventi militari e dissenso
L’Occidente uscì dalla crisi negli anni Ottanta con la rivoluzione tecnologica e l’Unione Sovietica si trovò in quell'occasione spiazzata. L’errore di Breznev fu l’essere stato troppo conservatore. Nel 1968 a Praga la direzione del partito comunista cecoslovacco aveva deciso di ripristinare alcune libertà. Di fronte a questa iniziativa Breznev ordinò all’Armata Rossa di mettere Praga sotto scacco, reprimendo le manifestazioni di dissenso nel Paese satellite.
Invasione dell'Afghanistan
Nel 1979 vi fu un intervento militare anche in Afghanistan, il quale era uno Stato satellite, in cui al potere vi era un regime che stava cercando di modernizzare e laicizzare il Paese. Ciò però provocò lo sviluppo sempre più forte di un filone politico integralista. Nel 1979 ci fu quindi l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS.
Rivoluzione in Iran
Nel frattempo in Iran l’imperatore era stato rovesciato da una rivolta studentesca in nome della libertà dallo straniero, infatti, l’imperatore era considerato come un fantoccio degli Stati Uniti.
Si era inoltre affermata una forte differenza tra un élite aristocratica, benestante e che viveva sul modello occidentale e una massa di gente poverissima che veniva controllata. Questa situazione aveva dato vita a una rivolta che aveva una forte componente religiosa. Il regime venne abbattuto, ma gli Stati Uniti non intervennero, perché erano coinvolti nella guerra del Vietnam. L’URSS era soddisfatta della sconfitta riportata dagli Stati Uniti, ma la situazione dell’Iran si rivelò un boomerang, perché contagiò presto anche l’Afghanistan e molte zone dell’Asia che erano sotto il controllo sovietico.
Tensioni con l'Occidente
Le due invasioni ordinate da Breznev contribuirono tra l'altro a screditare l’Unione Sovietica. I problemi economici di quest'ultima negli anni Settanta vennero coperti attraverso la vendita del petrolio.
Crisi degli euromissili
Tra il 1978 e il 1982 la tensione tra le due superpotenze crebbe. Breznev nel 1978 fece schierare dei nuovissimi missili nucleari nei pressi della Germania. Grazie a questi missili l’Unione Sovietica avrebbe potuto distruggere l’Europa occidentale con il preavviso di qualche minuto. Questo atto, nella logica dell’URSS, avrebbe dovuto spingere gli Stati europei a rinunciare alla propria alleanza con gli Stati Uniti altrimenti sarebbero stati distrutti. La reazione degli Stati europei però fu differente, perché autorizzarono gli Stati Uniti a piazzare sui loro territori missili che avrebbero potuto distruggere l’Unione Sovietica con pochissimo preavviso. Questo episodio, noto come "la crisi degli euromissili", generò uno stato di grande tensione, ma alla fine si concluse senza lo scoppio di una guerra.
Successione dopo Breznev
Breznev morì nel 1982 e negli anni Ottanta il problema economico emerse prepotentemente. Nel 1982 divenne segretario del PCUS Yuri Andropov, il capo del KGB. Essendo a capo dei Servizi segreti, questi era consapevole dei problemi dell’Unione Sovietica e aveva già preparato un piano per superare la crisi, ma morì nel 1984. Al suo posto venne chiamato Konstantin Cernenko, che però era anziano e morì nel 1985.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali caratteristiche della politica di Breznev?
- Come influenzò la crisi economica dell'Occidente la strategia di Breznev?
- Quale fu l'esito dell'invasione dell'Afghanistan nel 1979?
- Come si manifestarono le tensioni tra l'URSS e l'Occidente durante gli anni di Breznev?
- Quali furono le conseguenze della morte di Breznev nel 1982?
La politica di Breznev si caratterizzò per un approccio repressivo e conservatore, con un forte focus sull'industria pesante e una dura repressione del dissenso, mentre la politica estera rimase ambigua nonostante la crescente rivalità con gli Stati Uniti.
Breznev sfruttò la crisi economica dell'Occidente negli anni Settanta per espandere il controllo sovietico in alcune zone dell'Africa, beneficiando dell'aumento del prezzo del petrolio, di cui l'URSS era il principale produttore, per finanziare armamenti.
L'invasione dell'Afghanistan da parte dell'URSS nel 1979, mirata a sostenere un regime in fase di modernizzazione, portò a un rafforzamento del filone politico integralista e contribuì a screditare ulteriormente l'Unione Sovietica.
Le tensioni aumentarono con il dispiegamento di missili nucleari sovietici in Germania nel 1978, che provocarono una reazione europea favorevole agli Stati Uniti, culminando nella crisi degli euromissili, che generò un clima di grande tensione ma senza conflitto armato.
Dopo la morte di Breznev, l'Unione Sovietica affrontò gravi problemi economici. Yuri Andropov, successore di Breznev, tentò di affrontare la crisi, ma morì nel 1984, seguito da Konstantin Cernenko, il cui breve mandato non portò a significativi cambiamenti.