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Botanica generale (B) – Rottoli (2007-2008)

Lo schema non è completo! Manca la parte sui pollini.

Legni e carboni, semi e frutta, fibre tessili, fitoliti

Xilologia e antracologia

Xilologia (xilos = legno) e antracologia (anthracos = carbone).

Introduzione: rapporto uomo-vegetazione (p. 115-16 studiosi).

Reperti archeologici:

  • Semi;
  • Frutta;
  • Legno: sezioni, tipologie e composizione (p. 117); contesto archeologico (manufatti, oggetti, edilizia, resti organici nei siti quali rametti o altro, ecc.) o naturale (resti organici in strati geologici: alluvioni, frane, ecc.);
  • Carbone: contesto archeologico (combustioni da fonte di calore: focolari, forni per vasellame, incendi, ecc.), in area ristretta (focolare) o dispersi (strati archeologici).

Formazione:

  • Dispersione: attività antropiche.
  • Trasporto: acqua, vento, animali;
  • Deposito: sedimentati casuale o intenzionale.
  • Inclusione: matrice ingloba (modalità diverse provocano conservazioni differenti); matrice organica o minerale dei suoli;
  • Deposizione: cause naturali o antropiche.

Trasporto: naturale: in sito o trasportati dall’uomo o agenti naturali; antropico: perdite o frammentazione reperto possibile.

Deposizione: naturale: attività artificiali: antropiche (pozzi, latrine, ecc.).

Fattori costitutivi: sono le modalità in cui vengono a trovarsi assieme nello stesso deposito i reperti:

  • Naturali;
  • Antropici.

Archeocarpologia

Archeocarpologia: studio semi e frutti in siti (dal Paleolitico), evoluzione antropica (dieta, medicina, ecc.).

(p. 148-9 studiosi)

Abbondanti nei siti:

  • Semi;
  • Frutta;
  • Annessi floreali;
  • Strutture algali e funghine (alcune specie);
  • Reperti domesticati: caratteri distintivi: la specie coltivata differenzia morfologicamente da quella selvatica, soprattutto nelle dimensioni.

Cenosi: insieme di semi e frutti nei singoli strati formano un assemblaggio carpologico, rappresentano un determinato tipo di ambiente, in base al fattore prevalente esistono due tipi di cenosi:

  • Naturale, paleobiocenosi: all’aperto, insieme dei resti carpologici prodotti dalle piante di una determinata area, rappresentano la vegetazione del punto di campionamento quando si è formato il deposito;
  • Naturale o antropico, tanatocenosi: all’aperto o al chiuso, rappresentano l’attività o la frequentazione umana di un’area.

I due fattori possono coesistere all’aperto.

Tessili

Tessili: reperti in fibra sottoposti a lavorazione che ottiene assemblaggi di fibre per produrre tessuti, corde, intrecci, ecc. (p. 201 studiosi).

Sono due i principali processi tecnologici di filatura e tessitura utilizzati dal Neolitico e che sono stati rinvenuti fino ad ora nei siti:

  • Intreccio: percentuale maggiore di ritrovamento nei siti rispetto alla tessitura, lavorazione manuale senza strumenti specifici; probabilmente precedente alla tessitura;
  • Tessuti: stoffe eseguite con strumenti specifici (telaio) intrecciando l’ordito (fili longitudinali, installati sul supporto e tesi, più solido e sottile rispetto al filo della trama) con la trama (fili trasversali, inseriti fra lo spazio definito dall’ordito); il tipo di lavorazione definisce l’armatura del tessuto (tela, saia, ecc.).

Importante riconoscere il tipo di torsione impartiti agli elementi di un singolo capo (filo semplice) o più capi (filo ritorto), può essere:

  • “Z”: da dx a sx;
  • “S”: da sx a dx.

Nei siti archeologici il loro reperimento è molto difficile e dipende da condizioni climatiche ed ecologiche.

Depositi: in generale le condizioni standard di sedimentazione non garantiscono la conservazione di questi reperti nei depositi archeologici, destinato a degradarsi rapidamente (attacco microrganismi).

Fitoliti

Fitoliti: corpi minerali che si formano all’interno delle cellule vegetali e anche intorno ad esse, presenti in ogni parte del vegetale.

In base alla loro composizione chimica si distinguono:

  • Fitoliti di silice: silice idrata;
  • Fitoliti di ossalato e carbonato di calcio.

I componenti chimici sono stati assorbiti durante la vita del vegetale, sono presenti nell’acqua del suolo e si depositano nelle cellule dei tessuti vegetali.

Caratteristiche:

  • Durabilità;
  • Morfologia: distinguere i taxa d’appartenenza (limite = stessa forma in più di un taxon o nello stesso taxon ci sono più forme);
  • Produzione abbondante nel vegetale;
  • Applicabilità a diverse discipline nel loro studio.

I fitoliti si liberano dopo la disgregazione del vegetale ed entrano a far parte dei sedimenti come microfossili.

  • Silice: depositi amorfi, raramente cristallini;
  • Ossalato e carbonato di calcio: depositi cristallini, raramente amorfi.

Conservazione e reperti

Dipende dallo stato in cui arriva il reperto e dalle trasformazioni durante la permanenza nello strato.

Dipende da diverse condizioni:

  • Stato in cui arriva al deposito;
  • Natura dello strato in cui si sono inclusi;
  • Trasformazioni subite.

Solo in particolari modalità di conservazione il materiale tessile si conserva:

  • Diretta:
  • Carbonizzazione:

L’ambiente ideale per la conservazione è legato alla loro composizione chimica:

  • Fitoliti silicei: ambiente acido (pH -7);

Diretta: (buona conservazione: assenza d’aria o conserva, varie tipologie:

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Scienze biologiche BIO/01 Botanica generale

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