Concetti Chiave
- Hitler fu ispirato dalla marcia su Roma di Mussolini e tentò un colpo di stato a Monaco nel 1923, influenzato dalla figura del dittatore italiano.
- La crisi post-bellica in Italia portò a un biennio caratterizzato da tensioni tra movimenti di estrema sinistra e destra, con D'Annunzio che guidava l'estrema destra.
- Le aspettative italiane alla conferenza di Parigi furono deluse: l'Italia non ottenne la Dalmazia e Fiume, nonostante le richieste basate sul patto di Londra.
- D'Annunzio occupò Fiume in segno di protesta contro il governo italiano, utilizzando tecniche propagandistiche che influenzarono successivamente il regime fascista.
- I contadini e gli operai si mobilitarono contro il governo, occupando terre e fabbriche a causa delle promesse non mantenute di riforme agrarie e migliori condizioni lavorative.
L'influenza di Mussolini su Hitler
Hitler fece il Putsch di Monaco poiché era particolarmente affascinato dalla figura di Mussolini che nel 1922 aveva realizzato la marcia su Roma.
La crisi post-bellica in Italia
Anche in Italia, in effetti, c’era stato un momento di crisi. Si ebbe infatti un biennio, che in Italia in realtà non era stato solo rosso, ma anche nero (biennio rosso-nero), nel senso che accanto ai movimenti di estrema sinistra, c’erano anche dei movimenti di estrema destra, inizialmente guidati soprattutto da Gabriele D’Annunzio.
Prima della prima guerra mondiale, egli operava con il maggio radioso per spingere il governo italiano a entrare nel primo conflitto mondiale.
Anche dopo la prima guerra mondiale cominciò a fomentare la popolazione avanzando l’idea di una vittoria “mutilata”, incompleta: l’Italia, infatti, pur avendo vinto la guerra, non poteva raccoglierne i frutti. Ciò che le spettava di diritto non le veniva concesso (lo sforzo bellico era stato molto alto, i morti erano stati tantissimi e invece ciò che l’italia aveva ottenuto era stato decisamente scarso rispetto alle aspettative).
Le aspettative italiane alla conferenza di Parigi
Come andarono le vicende alla conferenza di Parigi per quanto riguarda l’Italia?
L’Italia era scesa in guerra con il patto di Londra che prevedeva in caso di vittoria dell’Intesa, l’annessione di Trento, Trieste e della Dalmazia da parte dell’Italia.
Tuttavia, quando fu firmato il patto di Londra non si immaginava minimamente che ci sarebbe stato il crollo dell’impero austro ungarico, non si immaginava l’intervento di Wilson e non si immaginava neanche il principio di nazionalità, ma si immaginava semplicemente che l'Austria Ungheria sarebbe stata arretrata sui propri confini e avrebbe ceduto di conseguenza alcune parti al territorio italiano, tra cui anche la Dalmazia.
L’impero austro ungarico infatti scomparve completamente, Wilson espose il principio di nazionalità, per cui ogni regione europea doveva avere un governo adeguato alla maggioranza etnica del luogo. Se Trento e Trieste erano a maggioranza italiana, la Dalmazia invece non lo era, in quanto era a maggioranza slava, motivo per cui non fu ceduta all’Italia. (l’annessione della Dalmazia all’Italia avrebbe dunque violato il principio di nazionalità imposto con i Quattordici punti di Wilson).
Inoltre, la delegazione italiana era capeggiata e rappresentata da Vittorio Emanuele Orlando. Quest’ultimo non solo richiese la Dalmazia in base al patto di Londra ma richiese anche la città di Fiume, che non era in realtà menzionata nel patto di Londra ma aveva una buona fetta della popolazione di origine italiana. Ci furono dunque una serie di manifestazioni nella città di Fiume da parte della popolazione italiana che chiedeva l’annessione all’Italia.
Dunque la posizione della delegazione italiana era piuttosto ambigua: da una parte chiedeva la Dalmazia in nome del patto di Londra, dall’altra parte chiedeva Fiume in nome del principio di nazionalità.
Naturalmente l’Italia non ottenne né la Dalmazia né la città di Fiume perché prevalse la posizione di Wilson, per cui la Dalmazia venne annessa nel periodo successivo alla Jugoslavia (stato che univa gli Slavi del sud nei Balcani) e Fiume fu nell’immediato occupata da Gabriele D’Annunzio.
La reazione di Vittorio Emanuele Orlando fu inappropriata perché decise di abbandonare la Conferenza in segno di protesta. Proprio a causa di questa decisione presa da Vittorio Emanuele Orlando, le sorti dell’Italia furono stabilite dagli altri governi rimasti nella Conferenza, per cui il governo italiano non ebbe alcun vantaggio in quanto non partecipò alla spartizione di tutti quei territori che erano stati tolti alla Germania, ossia i territori coloniali e dell’impero ottomano che furono spartiti tra l’Inghilterra e la Francia.
La delusione italiana e la reazione di D'Annunzio
Profondamente deluso dall’accaduto, D’Annunzio iniziò allora una campagna difensiva, che accusava dunque gli alleati di aver consegnato all’Italia una vittoria mutilata (l’Italia aveva infatti dato molto in termini di morti e in termini di sangue, e anche in termini economici e non aveva ricevuto quasi nulla). A quel punto l’estrema destra, e in particolare D’Annunzio, decise di avviare una propaganda contro il governo italiano.
D’Annunzio si mise dunque alla testa di un gruppo di ex arditi (che indossavano una camicia nera) e andarono a occupare la città di Fiume mettendo in gravissima difficoltà il governo italiano, questo perché a quel punto si trattava di un problema internazionale, per cui la situazione divenne tesa.
In questa occupazione, D’Annunzio cominciò a utilizzare una serie di strumenti propagandistici che saranno poi adottati dal regime fascista, ad esempio promosse le parate militari nella città, oppure i discorsi dal balcone, che ricordano i discorsi che Mussolini stesso faceva dal balcone di piazza Venezia. Quindi tutta la ritualità che il fascismo adotterà è praticamente un’invenzione di D’Annunzio che per primo la sperimentò durante l’occupazione di Fiume.
, ovviamente non dal partito socialista che è sempre stato moderato (soprattutto quando prevaleva Filippo Turati e la sua ala moderata).
Le tensioni sociali in Italia
Tra i contadini, iniziarono dunque una serie di movimenti di protesta, questo perché al momento della disfatta di Caporetto, per convincere i soldati italiani (che erano contadini) a continuare a combattere, era stata promessa la riforma agraria, cioè la divisione delle terre, perché era ancora molto diffuso in italia il latifondismo. Tuttavia ciò non accadde, quindi i contadini, a un certo punto, dato che il governo italiano non dava loro quello che era stato promesso, iniziarono ad occupare le terre sia nella pianura padana che in Puglia. I disordini che percorrevano l’Italia in quel periodo non provenivano però solo da destra, ma anche da sinistra. Dall’altra parte nacque anche la protesta all’interno del movimento operaio, perché le condizioni di lavoro degli operai erano molto dure e i salari erano bassissimi. A un certo punto si passò anche all’occupazione delle fabbriche, soprattutto nel triangolo Milano-Torino-Genova che era l’unica zona industrializzata italiana.
A un certo punto, gli operai per dimostrare di poter proseguire anche da soli la propria azione iniziarono a produrre all’interno delle fabbriche occupate, per esempio i portuali di Genova e i ferrovieri trasportavano le materie prime alle industrie, quindi ci fu una sorta di autogestione di tutto il triangolo industriale.
Si formarono così le guardie rosse, e emersero anche alcuni leader dell’ala rivoluzionaria del partito socialista tra i quali ricordiamo Antonio Gramsci che fondò il giornale “Ordine Nuovo” e sostenne il movimento delle guardie rosse che andavano a occupare le fabbriche.
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'influenza di Mussolini su Hitler?
- Cosa si intende per "vittoria mutilata" in relazione all'Italia dopo la Prima Guerra Mondiale?
- Quali erano le richieste della delegazione italiana alla Conferenza di Parigi?
- Come reagì D'Annunzio alla delusione italiana dopo la Conferenza di Parigi?
- Quali furono le conseguenze sociali della crisi post-bellica in Italia?
Hitler fu ispirato dalla figura di Mussolini, in particolare dalla marcia su Roma del 1922, che lo portò a tentare il Putsch di Monaco.
La "vittoria mutilata" si riferisce alla delusione italiana per non aver ottenuto i territori promessi, come la Dalmazia, nonostante il grande sacrificio in termini di vite e risorse durante la guerra.
La delegazione italiana, guidata da Vittorio Emanuele Orlando, richiese l'annessione di Trento, Trieste e Dalmazia, ma anche Fiume, creando una posizione ambigua che non portò a risultati favorevoli.
D'Annunzio avviò una campagna contro il governo italiano e occupò Fiume, utilizzando tecniche di propaganda che influenzarono il regime fascista, come le parate militari e i discorsi dal balcone.
La crisi portò a movimenti di protesta tra contadini e operai, con occupazioni di terre e fabbriche, e la nascita delle guardie rosse, evidenziando le tensioni sociali e le difficoltà economiche del periodo.