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Anatomia 5-11-2013

Organo

Organo: unità morfologica e funzionale unitaria ben definita. Ogni organo fa capo a se stesso.

Vi sono due schemi costruttivi degli organi.

  • Parenchimatoso (fegato, rene, polmone, ecc.)
  • Cavo (trachea, esofago, laringe ecc.)

Organi parenchimatosi

Si distingue:

  • Parenchima: di consistenza elastica, molliccia, spugnosa (tipicamente epiteliale, esempio ghiandola), rappresenta il tessuto nobile dell'organo ovvero ciò che lo caratterizza e che svolge funzione principale in quell'organo.
  • Stroma: impalcatura tipicamente di tessuto connettivo (come capsula renale o epatica) con funzione di sostegno, isolamento, nutrizione e mediazione.

Dalla capsula si dipartono prolungamenti che si approfondano nel parenchima chiamati setti.

I setti delimitano lobi, che a loro volta sono suddivisi in lobuli delimitati da lamine di tessuto connettivo.

Ilo: porta dell'organo attraverso il quale penetrano vasi, nervi, arterie, vene.

Ricordare che lo stroma è il mezzo attraverso il quale vasi e nervi si innestano nel parenchima e portano nutrizione e funzione trofica all'organo: ciò conferma la natura trofomeccanica del tessuto connettivo.

Il parenchima è quindi disposto tra i setti e diviso in lobi e lobuli.

Unità morfofunzionale

L'unità morfofunzionale di un organo è un piccolo segmento di organo, composto da cellule, che svolge interamente la funzione tipica di quell'organo: ogni unità morfofunzionale è autonoma rispetto alle altre e svolge autonomamente la funzione.

Esempio: rene, nefrone; fegato, lobulo epatico!

Organi cavi

Il fatto che abbiano una cavità è secondario! La vera caratteristica peculiare è la loro divisione della parete in strati.

Dal più interno al più esterno:

  • Mucosa. Epiteliale di rivestimento mucosa, non vascolarizzato, media i rapporti con ciò che sta dentro all'organo cavo ed è relativo alla funzione dell'organo cavo, ad esempio intestino = assorbimento. Membrana basale, fibroproteica, base di appoggio per l'epitelio, media il passaggio sangue/epitelio. Tonaca propria della mucosa o corion: tessuto connettivo denso vascolarizzato, contiene vasi e nervi, consente nutrizione, funzione trofomeccanica, non sempre presente.
  • Muscolaris mucosae: tessuto muscolare liscio, consente alla mucosa di scorrere e muoversi parzialmente sulla sottomucosa; utile ad esempio quando viene ingerito un corpo contundente, chiodo: la variazione di forma della mucosa indotta dalla contrazione della muscolaris mucosae consente di non ferirsi.
  • Sottomucosa: connettivo lasso, consente il movimento parziale della mucosa, molto meno denso della tonaca propria della mucosa.
  • Muscolare: muscolare liscio con due parti. Interna: muscolare circolare, o trasversale. Esterna: muscolare longitudinale. È responsabile del movimento peristaltico!
  • Tonaca più esterna, o avventizia, semplice connettivo trofomeccanico, ove presente sierosa, quando l'organo è intrasieroso.

Vasi

I vasi, e il cuore che è un vaso modificato, presentano una struttura differente.

  • Tonaca intima: endotelio, ha caratteristiche a sé stanti, più lamina sottoendoteliale. Endotelio + lamina sottoendoteliale = tonaca intima.
  • Tonaca media: muscolare liscio + tessuto elastico.
  • Tonaca avventizia: connettivo.

L'integrità dell'endotelio è fondamentale per impedire coagulazione del sangue.

Anatomia 7-11-2013

Apparato locomotore

Apparato locomotore. Composto da:

Organi:

  • Ossa
  • Muscoli

Strutture anatomiche:

  • Articolazioni

Il termine osso è diverso da tessuto osseo.

Osso è un organo che comprende anche il tessuto osseo.

Il tessuto osseo è un particolare tessuto ricco di sostanza intercellulare inorganica che fa parte e caratterizza l'osso organo.

L'abbondanza di sostanza intercellulare inorganica mantiene la forma dell'osso per molti anni: questo non vuol dire che il tessuto osseo sia immobile e statico; al contrario è un tessuto sottoposto a un continuo ricambio e una continua modificazione strutturale.

  • La frattura viene riparata molto velocemente: tessuto vivo.
  • Un'ipertrofia di un tessuto all'interno dell'osso modifica l'osso stesso, così come una ipertrofia muscolare modifica l'inserzione ossea del muscolo.

Funzioni dell'apparato scheletrico

  • Strutturale
  • Inserzione di masse muscolari
  • Contenimento, esempio neurocranio
  • Difesa/offesa
  • Riserva di ioni inorganici, calcio e fosfato
  • Midollo osseo: funzione emopoietica

Tessuto osseo

Tessuto osseo: possiede abbondanza di sostanza intercellulare composta da collagene + inorganica, amorfa.

Tipi di cellule:

  • Osteoblasti: precursori cellule dell'osso; producono sostanza intercellulare sulla quale vengono poi deposti sali calcio e fosfato, quando la sostanza si calcifica gli osteoblasti rimangono intrappolati nella sostanza intercellulare e si trasformano in osteociti, cellule in pausa o riposo.
  • Osteociti: improduttive in pausa, quando muoiono lasciano spazi definiti lacune ossee, ramificate a ragno, e canalicoli ossei. Al microscopio si evidenziano lacune ossee e canalicoli.
  • Osteoclasti: grosse cellule polinucleate deputate all'assorbimento tramite enzimi litici del tessuto osseo.

Vi sono due tipi di “vetrini” per lo studio osseo:

  • Metodo del fissaggio con soluzione chelante e fissante e colorazione: evidenzia osteociti colorati.
  • Preparato per usura: evidenzia lacune ossee ma non cellule colorate, sono morte!!!

Struttura microscopica

La struttura ossea è di tipo lamellare.

L'unità fondamentale è la lamella, 5-10 mM: associazione ordinata di osteociti e sostanza intercellulare.

In lamelle vicine l'orientamento delle fibre collagene della sostanza intercellulare è opposto.

Nell'adulto la struttura si organizza in osteoni: le lamelle si dispongono a formare cilindri concentrici, notare che la struttura resta lamellare ma è organizzata in osteoni. L'osso è fortemente vascolarizzato!!

Livello macroscopico

Notare che la struttura a lamelle resta valida parlando di microscopico!!!

  • Tessuto osseo compatto
  • Tessuto osseo spugnoso: struttura formata da trabecole ossee che si incrociano lasciando cavità che contengono midollo osseo rosso, emopoietico.

Le trabecole seguono un orientamento preciso che segue le linee di forza alle quali l'osso è sottoposto, le quali si possono modificare, esempio postura errata del femore.

Tipi di ossa

Le ossa si dividono in:

  • Piatte: corpo interno di tessuto osseo spugnoso rivestito di due segmenti di tessuto osseo compatto, sterno, costole.
  • Corte: centro di tessuto osseo spugnoso rivestito di lamina di tessuto osseo compatto.
  • Ossa lunghe: struttura caratteristica: una diafisi di osso compatto che delimita un canale centrale chiamato cavità diafisaria o astuccio diafisario e due epifisi di tessuto osseo spugnoso rivestito da lamina di tessuto osseo compatto.

Le epifisi ovviamente hanno struttura trabecolare nelle cui lacune è contenuto midollo osseo rosso, mentre nell'astuccio diafisario è contenuto nel bambino midollo osseo rosso che si trasforma nell'adulto in accumulo di grasso: midollo osseo giallo.

L'osso organo è molto vascolarizzato da vene, arterie, capillari e in particolare possiede vasi che collegano il midollo osseo rosso, emopoietico, al circolo sistemico per riversare nuove cellule ematiche.

L'osso è quasi sempre rivestito da una membrana di tessuto connettivo detto periostio che si prolunga con lamine connettivali nel tessuto osseo e lo vascolarizza.

La parte più interna del periostio si definisce cambio, di Ollier, e contiene osteoblasti che hanno funzione osteogena.

Ossificazione

Due tipi:

  • Diretta: a un certo punto compaiono osteoblasti in un tessuto connettivo che creano tessuto osseo.
  • Indiretta: prima si crea uno “stampo” cartilagineo, non vascolarizzata ialina, che in seguito viene ossificato, in seguito a comparsa di vascolarizzazione.

Nelle ossa lunghe: dapprima parte un nucleo di ossificazione diafisario, la diafisi è ovviamente di cartilagine ialina, che procede verso le epifisi. In seguito compaiono nuclei di ossificazione epifisari che procedono verso la diafisi.

La linea di congiungimento tende a essere chiusa e ossificata: essa è cartilaginea, ialina, ed è cartilagine di accrescimento o cartilagine metafisaria o metafisi; fino a che esiste consente ancora l'allungamento dell'osso: quando viene ossificata e resta la linea di ossificazione l'osso non può più allungarsi, può inspessirsi.

Per le sue caratteristiche ovviamente l'osso è bersaglio di ormoni e può avere squilibri ormonali, GH: nanismo e gigantismo.

Anatomia 12-11-2013

Articolazioni

Articolazioni. Non sono organi, coinvolgono più organi, ma strutture anatomiche: sono rapporti fisici e funzionali tra due ossa.

Macrodivisione

Distinzione per struttura e non per mobilità, errore!!

  • Sinartrosi: rapporto di continuità fisica.
  • Diartrosi: rapporto di contiguità fisica.

Tenere presente che: la più mobile delle sinartrosi è più mobile della più fissa delle diartrosi.

Sinartrosi

Divise in base al tessuto di collegamento tra due capi ossei.

Sindesmosi, collegamento di tessuto connettivo fibroso:

  • Armoniche: lineari.
  • Dentate: con interdenti tra i due capi.
  • Squamose: in cui una “squama” si interseca nell'altra.
  • Schindilesi: a cuneo che si infila in un capo.
  • Gonfosi: articolazioni tra dente e mandibola.

Le suture sono particolari sindesmosi craniche.

Sincondrosi: collegamento di tessuto cartilagineo ialino.

Sinostosi: collegamento di tessuto osseo, spesso derivano da sincondrosi ialine che si ossificano nell'adulto.

Esempi:

Sinfisi pubica: tessuto di connessione fibrocartilagineo; in gravidanza mediante ormoni si carica di acqua e consente di cedere leggermente alla cartilagine in modo da aumentare diametro del bacino di 1 cm, favorire fuoriuscita del bambino.

Articolazione fra corpi vertebrali: è una particolare sinartrosi, sindesmosi; la colonna vertebrale nel suo insieme gode di una certa mobilità dovuta a minima mobilità tra singoli corpi vertebrali, T1-T2-L1-L2 ecc.

Ciò è dovuto a:

  • Interposizione di un disco intervertebrale che connette i corpi vertebrali composto da:
  • Anello fibroso, connettivo fibroso con fibre collagene disposte a fasci.
  • Nucleo polposo, connettivo centrale molto lasso che si comporta come una biglia fluida incomprimibile e permette motilità particolare tra corpi vertebrali.

Ernia: fuoriuscita di nucleo polposo che va a spingere sull'anello fibroso determinandone una fuoriuscita che può essere frontale, posteriore, lesione spinale, laterale: compressione di nervi, ernia comune, soprattutto lombare.

Diartrosi

Si dividono per struttura e non per tessuto, la struttura base è sempre uguale; in particolare sono divise per forma dei capi articolari che la compongono.

  • Artrodie: due superfici piatte, unico movimento concesso, articolazione sacro iliaca.
  • Enartrosi: un capo sferico si inserisce in una cunetta di un altro sferico: movimento totale rotatorio e circumdescrittivo, esempio spalla.
  • Condiloidee: sezione ovale, come palla da rugby.
  • Ginglimi: laterali, cardine porta, esempio radio sull'ulna in movimento di pronazione; angolari, ulna e omero.
  • A sella, forma di una sella.
  • Coindiloartrosi: ad esempio la temporo mandibolare, temporo-discale-discomandibolare.

Struttura comune delle diartrosi

Composte da:

  • Superfici articolari ossee, non rivestite da periostio ma da cartilagine articolare ialina, priva di vasi viene nutrita da osso e capsula che sono vascolarizzate.
  • Capsula articolare: connettivo fibroso denso che riveste le estremità articolari, può contenere segmenti consistenti ossei che prendono il nome di ossa interarticolari.

Non può esserci separazione, diastasi, tra superfici articolari. Non può esserci assenza di cartilagine articolare: non ci sarebbe articolazione!!

  • Membrana sinoviale: riveste la parte interna della capsula articolare e le ossa interarticolari; crea pressione negativa che mantiene ancorati a contatto i segmenti; produce e riassorbe liquido sinoviale.

Anatomia 14-11-2013

Ossa sesamoidi

Ossa sesamoidi: sono ossa che si sviluppano dai tendini, ossificazione diretta. Si trovano spesso come ossa sovrannumerarie ma nulla implica che lo siano sempre. La rotula è un osso sesamoide non sovrannumerario.

Spesso le patologie coinvolgono le diartrosi.

Riepilogo

  • Cartilagine articolare: cartilagine ialina non vascolarizzata né innervata. Il nutrimento quindi deriva da osso, margini della membrana sinoviale, liquido sinoviale. Ovviamente non è rivestita da pericondrio.
  • Capsula articolare: connettivo fibroso, può inserirsi subito vicino alle cartilagini articolari, poco margine di movimento, o a distanza, grande margine di movimento, ed essere tesa o meno tesa.
  • Membrana sinoviale: connettivo lasso. Riveste ossa intraarticolari. Riveste componenti intraarticolari.

Può essere tesa o a pieghe. Può capitare, sia a livello fisiologico sia a livello patologico, che le pieghe fuoriescano dalla capsula articolare formando borse all'esterno della capsula spesso in comunicazione con la cavità articolare e ripiene di liquido sinoviale: spesso sono soggette a problemi e infezioni.

Elementi accessori

  • Legamenti di tessuto fibroso: sono il rinforzo tra capi articolari. Esistono legamenti propri che si inseriscono strettamente tra i due capi articolari e legamenti interarticolari che legano le ossa a distanza, ad esempio membrana interossea fibrosa radio ulnare.
  • Dischi intraarticolari: dischi di tessuto fibrocartilagineo; si interpongono tra le cartilagini articolari nel caso in cui le due estremità articolari non siano complementari perfettamente: stabilizzano le estremità rendendole più armoniche. Di lato sono ancorati alla membrana sinoviale e attraverso questa alla capsula articolare. I dischi talvolta isolano le due estremità delle articolazioni facendo sì che si identifichi una parte e un'altra. Esempio: articolazione temporo discale e disco mandibolare.
  • Menischi: tessuto fibrocartilagineo; si interpongono ai lati di estremità ossee articolari come le condiloidee, ginocchio, rendendo più piane le estremità articolari: più armoniche e ampie.

Muscolo

Il muscolo è un organo composto prevalentemente da tessuto muscolare ma anche da connettivo e tutti gli altri: non confondere muscolo con tessuto muscolare.

Il muscolo deriva embrionalmente dal mesoderma.

Il tessuto muscolare ha cellule differenziate che enfatizzano la capacità di contrarsi: eccitabilità.

Tre tipi di tessuto muscolare:

  • Fibre muscolari striate scheletriche: muscoli scheletrici solitamente volontari composti da fibre, sincizi polinucleati derivati da unione di più cellule.
  • Cellule muscolari striate cardiache: tessuto muscolare cardiaco costituito da cellule in stretto contatto fra loro, ma non sincizi!!!!!!
  • Cellule lisce: tessuto muscolare organi cavi, visceri, solitamente involontario.

Attenzione: parliamo di fibre come unità fondamentali per il muscolare scheletrico perché sono insiemi di cellule mentre gli altri due tessuti hanno come unità fondamentale la cellula.

Attenzione: i plasmodi sono cellule che effettuano mitosi ma non citodieresi, ormai scarsamente utilizzato come nome.

Muscolo striato scheletrico

Divisione:

Muscolo → fibra → miofibrille → miofilamenti.

Unità fondamentale: fibra.

La fibra contiene i nuclei in posizione periferica ed è occupata centralmente dalle miofibrille striate grazie alla precisissima disposizione ordinata dei miofilamenti di actina e miosina: il bandeggio è dovuto alla posizione precisa spaziale dei miofilamenti, miofibrille perfettamente equalizzate.

Il muscolo è composto da connettivo

Dal più esterno al più interno:

  • Epimisio: grossi fasci di fibre.
  • Perimisio: fasci più piccoli di fibre.
  • Endomisio: minuscoli fasci o singole fibre.

Il connettivo è di fondamentale importanza in quanto è vascolarizzato e si prolunga a formare i tendini.

I tendini hanno due punti su cui si scarica la massima forza:

  • Il punto muscolo-tendine.
  • Il punto tendine-osso.

Muscolo-tendine: non può rompersi perché fa parte del corpo stesso muscolare, epimisio, perimisio, endomisio.

Tendine-osso: non può rompersi perché il tendine si inserisce nello stesso osso che viene ossificato a partire da quello stesso tessuto connettivo! La “rottura” del tendine non è il tendine che si rompe ma una frattura ossea del punto in cui il tendine si inserisce nell'osso.

Anatomia 19-11-2013

Muscoli

Forme muscolari.

  • Fusiformi: sembrano avere due tendini alle estremità e che le fibre li percorrano interamente; non è detto che le fibre vadano da una parte all'altra; possono essere unipennati o bipennati. Fibre più corte, maggiore forza di contrazione.
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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eugenio.micheli.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Basi di morfologia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Robecchi Maria Giuseppina.
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