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Concetti Chiave

  • La visione cosmica degli Aztechi era segnata dalla precarietà, con la storia del mondo divisa in quattro ere caratterizzate da catastrofi devastanti.
  • Per prevenire una quinta catastrofe, gli Aztechi ritenevano necessario nutrire il Sole con sangue umano attraverso sacrifici umani.
  • La guerra era considerata un dovere religioso, finalizzata sia allo sfruttamento delle popolazioni conquistate che alla cattura di prigionieri per i sacrifici.
  • In assenza di guerre esterne, gli Aztechi combattevano guerre sacre tra loro per ottenere prigionieri, mantenendo viva la pratica del sacrificio.
  • Il destino individuale era visto come rigidamente determinato, con conseguenze negative per chi non si adeguava alle leggi del proprio destino, culminando nel Miotlàn, l'inferno azteco.

Qual è la visione cosmica degli Aztechi?

La concezione del mondo atzeca era caratterizzata dalla precarietà cosmica. Secondo la loro visione, la storia del mondo era passata attraverso quatto ere nel corso delle quali l'umanità aveva subito catastrofi diverse: (1) divorata dai giaguari, (2) trasformata per magia in scimmie, (3( sommersa da una pioggia di fuoco, infine (4( cancellata da un diluvio.

Per rimandare la quinta catastrofe era necessario nutrire il Sole di sangue umano.

Il ruolo della guerra e dei sacrifici

Non a caso, secondo gli Aztechi, gli obiettivi fondamentali della guerra erano lo sfruttamento delle popolazioni assoggettate e la possibilità di catturare prigionieri da sacrificare agli dei.

La guerra era quindi un dovere religioso, l'immagine della lotta cosmica tra Bene e Male. Se non vi erano guerre in corso, si combattevano guerre sacre fra gruppi di Aztechi, senza spargimento di sangue, ma sempre con la cattura di prigionieri destinati al sacrificio. Le vittime venivano condotte in cima alle piramidi sacre (teocalli) dove i sacerdoti strappavano loro il cuore, che veniva sfregato il segno di omaggio sulle statue degli dei.

Il destino individuale secondo gli Aztechi

Anche l'esistenza individuale non sfuggiva alla percezione di un destino negativo. Gli Aztechi pensavano che la vita di ogni uomo fosse rigidamente determinata, come si poteva apprendere nel Libro dei destini: un complesso calendario di 260 giorni che solo indovini specializzati erano in grado di leggere. L'uomo che non si adeguava alle leggi che regolavano il destino, sarebbe stato inviato in una sortia di inferno (il Miotlàn), il più profondo dei nove mondi che si trovavano sotto la Terra.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la concezione del mondo degli Aztechi e come influisce sulla loro cultura?
  2. Gli Aztechi avevano una visione cosmica caratterizzata dalla precarietà, credendo che il mondo avesse attraversato quattro ere di catastrofi. Per evitare una quinta catastrofe, era necessario nutrire il Sole con sangue umano.

  3. Qual è il significato della guerra nella società azteca?
  4. La guerra era vista come un dovere religioso e un mezzo per catturare prigionieri da sacrificare agli dei. Era considerata una lotta cosmica tra Bene e Male, e anche in assenza di guerre esterne, si combattevano guerre sacre tra gruppi aztechi per mantenere viva questa tradizione.

  5. Come gli Aztechi percepivano il destino individuale?
  6. Gli Aztechi credevano che la vita di ogni individuo fosse rigidamente determinata, come indicato nel Libro dei destini. Coloro che non si conformavano a queste leggi rischiavano di essere inviati nel Miotlàn, un inferno profondo e temuto.

Domande e risposte

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