Concetti Chiave
- Averroè distingue tra intelletto agente, che produce intelligibili, e intelletto potenziale, che li riceve e li pensa, con il secondo considerato una pura disposizione legata alle immagini sensibili.
- L'intelletto potenziale acquista sostanzialità solo in relazione all'intelletto agente, formando una complementarietà in cui il potenziale fornisce materia all'agente, necessario per il pensiero.
- Averroè nega la sopravvivenza individuale dell'anima intellettiva dopo la morte, sostenendo che non esiste un'anima intellettiva personale già in vita.
- L'intelletto potenziale è eterno come sostanza separata, ma necessita di contenuti forniti dagli uomini per poter pensare, implicando così l'importanza della specie umana e dei filosofi.
- I filosofi sono considerati più uomini degli altri, poiché sono capaci di passare dalla conoscenza sensibile a quella intelligibile, essendo fondamentali per l'attività dell'intelletto potenziale.
Qual è la teoria dell'intelletto di Averroè?
In Averroè si ha una teoria dell’intelletto, che ha i suoi presupposti nella distinzione di Aristotele tra intelletto agente che produce gli intelligibili; e intelletto potenziale che riceve gli intelligibili e li pensa in atto. Quest ultimo sarebbe “non commisto al corpo”, perché altrimenti non sarebbe veramente “vuoto” per accogliere gli intelligibili. Ma è un’espressione ambigua: è del tutto separato dal corpo, o è in esso pur non venendo modificato dal corpo stesso? Fino ad Averroè, la teoria dominante nel mondo arabo è quella di separare l’intelletto agente (che è unico) da quello potenziale (individuale, quello con cui effettivamente si pensa).
Averroè prima di tutto crede che l’intelletto potenziale è una pura disposizione, inserita non nel corpo ma direttamente alle immagini sensibili. Quindi non è altro che la mera capacità delle nostre immagini sensoriali a trasformarsi in contenuti intelligibili. L’intelleto potenziale allora di per sé non sussiste, e nessuno sarebbe neppure in grado di autopercepirsi come realtà pensante.
Complementarietà tra intelletto agente e potenziale
In seguito, cambia la teoria: bisogna considerare l’intelletto potenziale nella sua complementarietà rispetto all’intelletto agente, congiungendosi al quale acquista una sua sostanzialità. Quindi due facce della stessa medaglia: potenziale che da materia all’agente, che a sua volta funge da forma. L’intelletto potenziale non esiste prima dell’atto di pensiero, ma si costituisce durante l’atto stesso, partecipando dell’intelletto agente.
L'intelletto potenziale come sostanza separata
Infine pone l’intelletto potenziale come una sostanza separata che è all’opera, in modo unitario e identico, ogni volta che nell’Universo c’è qualcosa che offre dei possibili contenuti da pensare, cioè immagini sensibili (fantasmi). È unico in sé e molteplice per accidente. Pensare significa così per l’uomo ricorrere all’intervento di due principi separati: astrazione (intelletto agente) e ricezione (intelletto potenziale). Il pensiero è pensiero di un intelletto separato (potenziale) in senso soggettivo, e è pensiero dei contenuti delle immagini sensibili in senso oggettivo. Dunque a pensare non è propriamente il singolo uomo, ma l’intelletto materiale separato, mentre l’uomo si limita a fornire i contenuti di tale pensiero, gli oggetti da pensare.
Conseguenze della tesi di Averroè
La tesi di Averroè implica la negazione di qualsiasi forma di sopravvivenza individuale dopo la morte del corpo: di fatto, noi non abbiamo un’anima intellettiva veramente nostra già quando siamo in vita, e non ha alcun senso ipotizzare che ne rimanga una individuale dopo la morte. È una soluzione che ha il vantaggio di risolvere il problema dell’universalità e della comunicabilità delle conoscenze. In effetti, ciò che è intelligibile dev’essere universale e identico: i contenuti di partenza sono individuali, ma la forma intelligibile corrispondente a tali contenuti è unica e universale.
Eternità dell'intelletto potenziale e ruolo dei filosofi
In quanto sostanza separata, l’intelletto potenziale è eterno, ma per poter davvero pensare, deve sempre ricevere contenuti da parte dei singoli uomini. Perciò non è solo necessario che anche la specie umana sia eterna, ma anche che vi siano sempre alcuni filosofi. Perché non tutti gli uomini infatti sono in grado di passare dalla conoscenza sensibile a quella intelligibile. Essere pienamente uomini vuol dire essere razionali, essere pensanti. Il filosofi, sono più uomini degli altri uomini.
Domande da interrogazione
- Qual è la distinzione fondamentale nella teoria dell'intelletto di Averroè?
- Come si integra l'intelletto potenziale con l'intelletto agente secondo Averroè?
- Qual è la posizione di Averroè riguardo all'esistenza dell'intelletto potenziale dopo la morte?
- In che modo l'intelletto potenziale è considerato eterno secondo Averroè?
- Qual è il ruolo dei filosofi nella teoria dell'intelletto di Averroè?
Averroè distingue tra intelletto agente, che produce gli intelligibili, e intelletto potenziale, che riceve e pensa gli intelligibili, sottolineando che quest'ultimo è una pura disposizione legata alle immagini sensibili.
L'intelletto potenziale acquista sostanzialità solo in relazione all'intelletto agente, formando una complementarietà in cui il potenziale fornisce materia e l'agente funge da forma durante l'atto di pensiero.
Averroè nega la sopravvivenza individuale dell'intelletto potenziale dopo la morte, affermando che non possediamo un'anima intellettiva individuale, il che risolve il problema dell'universalità delle conoscenze.
L'intelletto potenziale è eterno in quanto sostanza separata, ma necessita di contenuti forniti dagli uomini per poter pensare, evidenziando l'importanza della continuità della specie umana e dei filosofi.
I filosofi sono essenziali perché sono in grado di passare dalla conoscenza sensibile a quella intelligibile, rappresentando una forma superiore di umanità e contribuendo all'eterna attività dell'intelletto potenziale.