Concetti Chiave
- L'arte figurativa rappresenta la realtà in modo somigliante, mentre l'astrattismo si distacca da questa rappresentazione a favore di linee, forme e colori che esprimono interiorità.
- Kandinsky, con il suo tratto infantile, ha innovato l'astrattismo mostrando come la pittura possa esprimere la realtà interiore e le sensazioni primarie dell'artista.
- L'arte del disgusto, se autentica, può stimolare una riflessione profonda su temi esistenziali, ampliando la nostra consapevolezza e conoscenza del mondo.
- Il libro di Willem Worringer, "Astrazione e empatia", pubblicato nel 1908, ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del movimento astrattista.
- Secondo il filosofo Aurel Kolnai, il disgusto serve a liberarci da ciò che ci repelle e a riconoscere la nostra condizione esistenziale, un tema ricorrente nell'arte.
Fino a questo momento abbiamo parlato di arte figurativa, ovvero di un tipo di pittura che rappresenta una figura riproducendola in modo più o meno somigliante a come questa appare nella realtà che vediamo.
Con il movimento dell’Astrattismo invece la situazione cambia: la realtà non viene più rappresentata così come la vediamo. Attraverso l’uso di linee, forme e colori gli artisti intendono rappresentare una condizione di totale libertà ed espressione di interiorità.
Un ritratto astratto, per esempio, rappresenta un viso non usando la realtà come fonte di ispirazione, ma il concetto di quel viso e le sensazioni che si producono nell’artista che lo dipinge. Ciò che interessa al pittore astratto è l’essenza delle cose, non il loro aspetto.
Il movimento astrattista si sviluppa in conseguenza della pubblicazione del libro di Willem Worringer: Astrazione e empatia, del 1908.
Nel 1910 Kandinsky dipinge Il primo acquerello astratto
Il ruolo di Kandinsky nell'astrattismo
Già a partire dalla sua prima opera astratta Kandinsky utilizza un tratto infantile, simile allo scarabocchio, per mostrare un nuovo significato dato alla pittura: ovvero quello di esprimere, attraverso le linee e il colore, la realtà interiore del soggetto (ovvero i pensieri, le fantasie, le sensazioni, i concetti) in modo completamente libero. La tela diventa allora il mezzo per fare emergere e manifestare sensazioni primarie e spirituali, capace di far affiorare un rapporto di empatia fra artista e mondo.
L'arte del disgusto e la sua funzione
Quando tali operazioni non sono pretestuose o create con il semplicistico fine di impressionare il pubblico, l’arte del disgusto ha il merito di scalfire la nostra sensibilità e i luoghi comuni, di metterci a contatto con temi esistenziali o tabù come la morte, la sessualità e il rapporto con il corpo, espandendo così la nostra consapevolezza e conoscenza del mondo. Per questo motivo, tante delle cose che nell’immediato ci respingono nei musei e nelle gallerie, possono rappresentare in realtà preziosi momenti di riflessioni all’interno della nostra esperienza di spettatori. Già nel 1929, il filosofo ungherese Aurel Kolnai aveva analizzato nel suo saggio Il disgusto, questo particolare meccanismo di percezione e comprensione di ciò che appare come “ripugnante”, indicandone lo scopo: da un lato il liberarci da ciò che è nauseante, superando la condizione di degrado che invade il nostro spazio, per riconquistare una condizione di purezza iniziale e, dall’altro, il constatare che quella dimensione abietta, disgustosa e materica costituisce la nostra condizione esistenziale, quella che ci riguarda più da vicino, e quella che ancora oggi l’arte non smette mai di mostrarci.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra arte figurativa e astrattismo?
- Qual è il contributo di Kandinsky all'astrattismo?
- In che modo l'arte del disgusto può influenzare la nostra sensibilità?
- Qual è il significato del saggio di Aurel Kolnai sul disgusto?
L'arte figurativa rappresenta la realtà in modo somigliante, mentre l'astrattismo si distacca da questa rappresentazione, utilizzando linee, forme e colori per esprimere l'interiorità e la libertà dell'artista (come descritto nel testo).
Kandinsky, con la sua prima opera astratta, utilizza un tratto infantile per esprimere la realtà interiore del soggetto, rendendo la tela un mezzo per manifestare sensazioni primarie e spirituali (come evidenziato nel testo).
L'arte del disgusto, se non creata per impressionare, può scalfire la nostra sensibilità e metterci in contatto con temi esistenziali, espandendo la nostra consapevolezza e conoscenza del mondo (come spiegato nel testo).
Il saggio di Kolnai analizza il meccanismo di percezione del disgusto, evidenziando come possa liberarci da ciò che è nauseante e farci riconoscere la nostra condizione esistenziale, che l'arte continua a mostrare (come riportato nel testo).