Assistenza al paziente chirurgico: intra e postoperatorio
Sicurezza in sala operatoria
Sicurezza in sala operatoria → Per- Perché è importante garantire sicurezza in sala operatoria? Prevenire il rischio infettivo → - Check list prevenire o ridurre un rischio, no eliminare un rischio, azzerarlo. E anche in chirurgia è impossibile che il rischio sia 0. Però possiamo introdurre una serie di elementi, strumenti, misure preventive che ci permettono di ridurre ad un livello accettabile il rischio chirurgico e questo va a salvaguardia del paziente che viene operato.
Il consenso informato deve esplicitare anche i reali livelli di rischio di un determinato intervento.
Sicurezza in sala operatoria
- Basata sulla guideline for safe surgey.
- Recepita nel 2009 dalle raccomandazioni per la sicurezza in sala operatoria.
- 16 obiettivi da perseguire.
- Uno strumento molto importante è la check list per la sicurezza in sala operatoria da applicare a tutte le procedure chirurgiche effettuate in un contesto.
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Surgical Safety Checklist: prevede una fase di check in, time out e check out.
Time out serve per chi deve iniziare l’intervento, paziente già sotto anestesia.
Posizionamento del paziente
Ha come obiettivo di facilitare al chirurgo l’approccio tecnico al campo operatorio;
- Il paziente anestetizzato non è in grado di comunicare al personale sanitario eventuali problematiche che incorrono durante l’intervento, es. dolore da posizionamento, bruciore, ecc.
- È necessario posizionare in maniera appropriata il paziente per garantire la sua sicurezza e prevenire eventuali lesioni!!
Posizionamento del paziente - obiettivi
- Posizionare il paziente sicura, prevenzioni cadute.
- Prevedere supporti imbottiti per tutte le zone d’appoggio.
- Proteggere gli occhi.
- Verificare che nessun muscolo, tendine o fascio nervoso sia “tirato” o teso.
- Assicurarsi che le linee endovenosa funzionino bene.
- Verificare che il tubo endotracheale sia correttamente posizionato e fissato e che la ventilazione sia ininterrotta;
Principali posizioni
1. Supina: più frequente, interventi addominali e toracici.
Rischi:
- Appiattimento asse vertebrale e muscoli paraspinali; che si rilassano, da anestesia.
- Dolore alla schiena dopo l’intervento → si può prevenire posizionando uno spessore, cuscino, nell’incavo lombare.
- Organi cavità addominale verso l’alto, ostacolano la posizione diaframmatica, < capacità espansione polmonare.
2. Litotomica/Dorsosacrale, interventi ginecologici, colonrettali, urologici.
Rischi: →
- Stiramento di nervi, tendini e articolazioni lussazione anca.
- Ipotensione nella fase di riposizionamento degli arti inferiori a fine intervento.
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- Aumento pressione intraaddominale < ritorno venoso al cuore e < distensioni di zone polmonari → aree atelectasiche alle basi polmonari dell’anca) →
3. Laterale, interventi toracici induzione anestesia e intubazione fatti in posizione supina.
4. Prona.
Rischi:
- Estubazione accidentale.
- Stiramento del plesso brachiale e delle sue strutture vascolari.
- Lesioni da compressione delle mammelle, donne, e dei genitali, uomini.
Quali conseguenze del posizionamento?
- Ogni posizionamento risulta in una risposta fisiologica diversa dell’organismo del paziente;
- La posizione supina abitualmente aumenta il ritorno venoso al cuore e di conseguenze aumenta l’output cardiaco, ad esempio paziente scompensato devo prevedere di alleggerire il circolo, non posso mettere in questa posizione;
- L’aumento della pressione intraddominale, es per tumori, ascite, ecc, diminuisce il ritorno venoso al cuore;
- La posizione supina riduce la capacità polmonare in seguito all’impegno del diaframma da parte del contenuto della cavità addominale;
- Ogni singolo posizionamento ha delle conseguenze peculiari per il paziente durante l’intervento chirurgico;
Mantenimento normotermia
- Il corpo umano ha una moltitudine di modalità per regolare la propria temperatura.
- Durante l’anestesia buona parte dei di regolazione della temperatura sono inibiti o compromessi, quindi i meccanismi parasimpatici non funzionano più.
- Recenti studi hanno dimostrato che anche una leggera ipotermia durante l’intervento può portare a conseguenze fisiologiche importanti, es. triplica il rischio cardiaco e le SSI.
- Importante è il concetto di Core temperature, presente negli organi vitali: cuore, reni, cervello, fegato, + flusso laminare di aria che genera ricambio d’aria → In sala operatoria 23 gradi gradiente di temperatura → fa disperdere calore al nostro organismo.
Tiroide centrale termoelettrica, ci dà la possibilità di regolare la temperatura.
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Meccanismo termoregolatore
Come si comporta durante l’anestesia
- Prima dell’intervento si ha una vasocostrizione periferica con mantenimento della temperatura core;
- Calo brusco, 1-1,5°C, nei primi 30 minuti di anestesia generale, dovuta alla preparazione del paziente sul letto operatorio;
- In seguito a induzione abbiamo una vasodilatazione periferica con rimescolamento del sangue dai distretti più caldi, core, a quelli più freddi, periferici;
- Calo successivo di ca. 0,3°C per ogni ora di anestesia generale;
Come si comporta durante l’anestesia.
Come perdiamo calore?
Durante un intervento chirurgico vi sono diversi modi per perdere calore:
- Trasferimento radiante → per semplice esposizione ad un gradiente di temperatura.
- Trasferimento per conduzione → può avvenire per contatto fra due superfici di temperatura diversa, es. cute-tavolo operatorio, sangue-infusioni a temperatura inferiore.
- Trasferimento per evaporazione → attraverso cavità aperte.
- Trasferimento per moto convettivo → legato alla presenza di flussi d’aria.
Conseguenze ipotermia
Una leggera ipotermia può:
- Influenzare i processi coagulativi, induce un difetto a livello piastrinico.
- Aumenta le perdite ematiche durante alcuni interventi chirurgici, es. artroprotesi d’anca, e le conseguenti necessità di emotrasfusioni.
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- Aumenta l’incidenza delle infezioni del sito chirurgico - la funzione immunitaria è inibita così come la perfusione a causa della vasocostrizione, = meno ossigeno ai tessuti.
- Aumenta i tempi di ospedalizzazione del 20%.
- Aumenta del 300% il richio miocardico.
- Il brivido aumenta il fabbisogno di ossigeno fino al 500%.
Interventi per contrastarla
- Il riscaldamento della cute per almeno 30 minuti prima dell’induzione limita la riduzione della temperatura core iniziale presente in tutte le anestesie.
- Utilizzo di fluidi riscaldati.
- Riscaldamento e umidificazione dei gas anestetici.
- Utilizzo di lenzuola in cotone riscaldate.
- Utilizzo di coperte riscaldabili, mediante aria calda.
Monitoraggio e valutazione post-operatoria
- Stato di coscienza.
- Funzione respiratoria.
- Funzione cardiovascolare.
- Temperatura e brivido.
- Dolore.
- Minzione.
- Drenaggi chirurgici.
- Diuresi e bilancio dei fluidi.
Dimissione dalla sala di risveglio, da recovery room a unità di degenza
- Paziente completamente cosciente, risponde alla voce e al tocco.
- Paziente in grado di mantenere libere le vie aeree e presenta un normale riflesso della tosse, FR: 10/20atti/min, SaO2 <92%.
- Paziente emodinamicamente stabile.
- Dolore e vomito controllati.
- TC>36°C.
- Scala di aldrete modificata.
- Scala di White e song.
Accoglienza in reparto
- Supporto relazionale.
- Osservazione clinica, vigilanza, brivido, medicazione.
- Posizionamento del paziente, posizione antalgica.
- Verifica della pervietà del flusso degli accessi venosi.
- Posizionamento sistemi di drenaggio e valutazione qualità/quantità drenato.
Monitoraggio post-operatorio, competenza infermieristica
- Il 30-50% dei pazienti operati presenta complicanze nelle prime 24 ore.
- Maggiore incidenza entro 4-6 ore.
- Riconoscere e prevenire l’insorgenza di complicanze post-operatorie nell’immediato postoperatorio.
Vigilanza e Sorveglianza.
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Complicanze postoperatorie domanda
- 30-50% complicanze post-chirurgiche si manifesta nelle prime 24h.
- Maggiori incidenza entro 4-6h.
- Complicanze infettive dopo più tempo.
1. Ipotensione.
2. Ritenzione urinaria.
3. Nausea e vomito.
4. Delirium.
5. Ileo postoperatorio.
A. Ipotensione
- Intendiamo una pressione <100mmHg per quanto riguarda la sistolica e <65mmHg e per quanto riguarda la diastolica.
- Paziente chirurgico: riduzione della pressione sistolica e diastolica maggiore del 20% del valore basale e la frequenza risulta essere 5-7% dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico.
Cause
- Riduzione portata cardiaca: emorragia e/o ipovolemia.
- Riduzione resistenze periferiche: interazioni farmaci, stimolazioni vagali, stato settico.
- Prima causa nel paziente chirurgico è l’ipovolemia secondaria alle perdite ematiche.
Dati
- > Frequenza cardiaca.
- < Pressione arteriosa.
- Pallore cutaneo spesso accompagnato a sudorazione algida.
- Spossatezza.
- Confusione mentale, primo sintomo.
Conseguenze
- Crea un ipoafflusso di sangue ai tessuti: < componenti risposta infiammatoria e < guarigione delle ferite;
B. Ritenzione urinaria
Incapacità di urinare dopo 8 ore dal termine dell’intervento nonostante la vescica sia piena.
Dati
- Dolore e/o discomfort del paziente.
- Agitazione del paziente.
- Rilevazione distensione addominale, globo vescicale.
Fattori di rischio per ritenzione urinaria
- Pazienti di età > 60 anni.
- Anestesia spinale.
- Durata dell’intervento, superiore a 120 minuti.
- Infusione “libera” di fluidi intraoperatori.
- Tipologia di intervento: chirurgia ortopedica, artroprotesi, chirurgia ano-rettale, chirurgia ginecologica, ernioplastica.
- Dolore.
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- Farmaci antalgici oppioidi.
- Ansia, agitazione, irrequietezza del paziente.
→ Morfina tante complicanze e quindi si preferisce usare i FANS.
Interventi assistenziali
- Favorire lo svuotamento vescicale PRIMA che il paziente scenda in sala.
- Precoce identificazione della ritenzione e prevenzione della sovradistensione nei pazienti a rischio.
- Valutare la ripresa della minzione dopo 4 ore dal termine dell’intervento chirurgico.
- Stimolazione della minzione, fare scorrere l’acqua del rubinetto e applicazione impacco caldo in zona sovrapubica.
- Favorire l’assunzione di una posizione naturale e comoda per il paziente, seduta o in piedi.
- Dolore, agitazione, inquietudine o confusione? Presenza di globo vescicale?
- Bladder scanner.
- Cateterismo estemporaneo, solo in caso di interventi non invasivi inefficaci.
→ Ricorda: prima di fare estemporaneo controllare se vi sia ipovolemia!!
C. Nausea e vomito, PONV
- Nausea: sensazione spiacevole di vomito imminente.
- Vomito o emesi è l’emissione del contenuto gastrico attraverso il cavo orale a seguito di contrazioni intestinali e della muscolatura toraco-addominale.
→ Complicanza precoce 2-8 ore post operatorio e incidenza fra il 20% e 30% pazienti operati.
PONV: origine multifattoriale domanda
Centro del vomito stimolato da aree diverse: –
- Stimoli da corteccia cerebrale superiore, stimoli olfattivi, razionale.
- Apparato gastroenterico, chirurgia, manipolazione organi, chemioterapia/radioterapia.
- Labirinto stimolazione dei chemiorecettori che provocano il riflesso del vomito.
Non è protetta dalla barriera ematoencefalica, quindi è sensibile a sostanze presenti nel sangue, anestesia e oppioidi. Se stimolati da agenti circostanti, dopamina, serotonina, istamina, muscarina. Chemorecptor trigger zone = zona chemocettrice stimolante, zona che contiene i chemiorecettori si trova nel 4 ventricolo cerebrale.
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Fattori favorenti la PONV
- Dolore.
- Assunzione precoce della posizione seduta.
- Ipotensione postoperatoria.
- Assunzione precoce di abbondanti liquidi.
- Somministrazione di oppioidi nell’intra e nel post operatorio.
- Stimolazioni olfattive o visive.
Fattori di rischio
Individuali Anestesia Chirurgia.
- Astinenza da nicotina.
- Storia di PONV.
- Donne in età fertile - Plastica.
- Storia di cinetosi - Ginecologica.
- Obesità, anestetici si depositano nel tessuto adiposo, emivita + lunga, - Anestetici volatili, isofluorano, - Maxillo-Facciale.
- Bambini, 5-16 anni, - Gas anestetici - Naso.
- Ansia-paura, protossido di azoto, - Laparoscopia.
- Pazienti con patologie che riducono la motilità gastrica - Laparatomia.
- Toracica-maggiore.
- Strabismo.
- Neurochirurgia.
- Pazienti operati a stomaco pieno o digiuno prolungato.
Classificazione del rischio di PONV
Classificazione del rischio di PONV –
PONV: trattamento farmacologico pazienti rischio medio lato: profilassi.
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Algoritmo profilassi PONV
Interventi farmacologici
Antiemetici, come il Plasil: va avanzare il bolo, effetto procinetico.
Interventi non farmacologici - pazienti rischio medio basso
- Se sete far bere piccoli sorsi d’acqua, 10-15 ml, o usare cubetti di ghiaccio.
- Evitare stimolazioni olfattive e ottiche e visive spiacevoli → garantire il ricambio d’aria nella stanza, curare comfort e igiene orale;
- Gradualità nel passaggio dalla posizione supina a quella seduta e nei movimenti, posizione sul fianco…
- Garantire l’analgesia, dolore >catecolamine>PONV.
- Tecniche di rilassamento: esercizi di respirazione profonda e ascolto della musica.
- Agopuntura e Agopressione, Punto Neiguan P6.
- Suggestione positiva.
- Incoraggiare il paziente a comunicare presenza ed intensità di nausea e vomito.
- Aromoterapia, menta, zenzero, finocchio.
D. Delirium postoperatorio
Sindrome caratterizzata da insorgenza improvvisa, andamento fluttuante, deterioramento cognitivo o grave stato confusionale non imputabile ad una demenza preesistente ad evoluzione della stessa. Insorge nelle 24h dopo l’intervento e si risolve nelle 72h.
Dati/manifestazioni
- < Capacità di concentrazione.
- Disorientamento.
- Allucinazioni visive e uditive.
- Incubi notturni.
- Insonnia.
- Agitazione, delirium iperattivo.
- Sopore, apatia, delirium ipoattivo.
Fattori di rischio
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- Età > 65 anni.
- Sesso maschile.
- Demenza/declino cognitivo.
- Polipatologie.
- Immobilità.
- Depressione.
- Infezioni.
- Anemia.
- Ipossia.
- Catetere vescicale.
- Abuso di alcool e stupefacenti.
- Disidratazione.
- Deficit sensoriali.
- Malnutrizione.
- Dolore.
- Alterazioni sonno/veglia.
- Anestesia.
- Interventi cardiochirurgici.
- Frattura femore.
Rischi e conseguenze
- Aumento tempo di degenza.
- Rischio di disidratazione, malnutrizione.
- Rischio cadute.
- Rischio di auto-rimozione catetere, drenaggi, vie infusive.
Interventi
- Garantire l’equilibrio idroelettrolitico e idratazione ottimale, Na, K, bere precoce.
- Ottimale controllo del dolore.
- Evitare procedure invasive.
- Rimozione precoce dei presidi invasivi.
- Favorire ritmo sonno-veglia, programmazione monitoraggio.
- Mobilizzazione precoce.
- Correzione deficit sensoriali: occhiali, protesi acustiche, dentarie…
- Creare un ambiente tranquillo confortevole. Evitare luce intensa e ombre, rumori intensi e silenzio assoluto.
- Mettere in sicurezza il paziente, stanza singola vicino allo stanzino infermieri, lettino ad altezza minima, evitare le contenzioni > rischio cadute.
- Favorire la ripresa del contatto con la realtà, mantenere rapporto spazio-tempo, chiamare il paziente per nome, avvicinarsi con calma, linguaggio famigliare.
- Adeguato apporto nutrizionale e funzione intestinale.
- Presenza di familiari ed amici.
E. Ileo postoperatorio
Cessazione della naturale azione propulsiva del tratto gastro-intestinale, senza blocco meccanico. Si considera normale se vi è una risoluzione spontanea tra 12- 24 ore per intestino tenue, 24-48 ore stomaco, colon fra la terza e la quinta giornata PO.
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Meccanismi determinanti
- Risposta neurogenica all’incisione cutanea ed alla manipolazione delle anse intestinali, sistema simpatico.
- Stato infiammatorio, citochine e altri mediatori dell’infiammazione < peristalsi.
- Risposta ormonale e alterazioni dell’equilibrio idroelettrolitico.
- Somministrazione prolungata di oppioidi a scopo antalgico, > 2 die.
Determinare la risoluzione dell’ileus
- Assenza di nausea e vomito.
- Auscultazione addominale per la rilevazione della peristalsi, “primo movimento intestinale”.
- Passaggio di gas.
- Tolleranza a liquidi e cibi solidi.
- Senza dolore.
- Senza sensazione di gonfiore.
- Senza nausea e vomito.
Ileo paralitico
Viene definito come la condizione in cui l’ileus non è ancora risolto dopo 72 ore dall’intervento chirurgico.
- Dolore crampiforme e distensione addominale.
- Rumori timpanici alla palpazione addominale.
- Inappetenza.
- Nausea.
- Vomito.
- Accumulo di gas e liquidi nell’intestino.
- Assenza di borborigmi.
- Assenza di passaggio.
Cause
- Risposta neurogenica: attivazione sistema simpatico in seguito all’incisione cutanea e alla manipolazione dell’intestino; inibisce rilascio di acetilcolina, neurotrasmettitore responsabile della stimolazione dell’attività intestinale;
- Risposta infiammatoria: trauma tessutale, rilascio mediatori dell’infiammazione, < motilità intestinale;
- → Risposta ormonale: intestino fisiologico produzione ormoni che stimolano la peristalsi, motilità, peptide vasoattivo intestinale; Quando invece l&
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Assistenza chirurgica, I anno
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Assistenza Infermieristica
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Assistenza al paziente infartuato, Infermieristica d'urgenza
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Assistenza ostetrica