Laboratorio di arti visive
Le lezioni vertono sulla tematica della cultura visiva, basata sull’osservazione. Le arti visive in particolare si occupano dell’esperienza personale dell’osservatore, come ad esempio le sue reazioni emotive. Le immagini hanno infatti un valore fondamentale, senza di esse noi non potremmo fare conoscenza del mondo, come il corpo umano o lo spazio, ed esse hanno la capacità di arrivare dove altre forme non arriverebbero mai (Immaginario = immagini impresse nella memoria). Le immagini sono così prestigiose da avere una scienza che si occupa direttamente di loro, ovvero l’iconologia.
Oggigiorno, le immagini sono sfruttate dal mercato, dalla politica e dai media in generale al fine di condizionare indirettamente il pubblico. Questi enti non cercano più di imporre un pensiero specifico, bensì provano a dire cosa sentire (sensologia). Le immagini mostrate sono legate solo da una lontana somiglianza, non da un concetto (Diplopia = osservatore ha due sguardi).
Spesso, noi trattiamo le immagini come se fossero dotate di vita ed esigessero un rispetto particolare. Con esse instauriamo un rapporto che va oltre la vista, talvolta anche eccessivo, trasformandosi in iconofilia, ossia idolatria verso le immagini. Questo fenomeno è avvenuto con il manuale Salterio, la sua impeccabile conservazione cattura subito l’occhio, tuttavia una sola pagina, raffigurante il volto di Cristo, appare consumata. Il danneggiamento dell’elemento cromatico è una causa immediata della fede che nei secoli ha portato diversi cristiani a baciare l’icona.
Le immagini hanno inoltre la capacità di provocare sensazioni fisiche e di rievocare traumi passati, e ciò fa comprendere l’immenso potere che viene riposto in chi controlla l’impero delle immagini e di conseguenza la sfera sensoriale.
Cos’è realmente un’immagine?
Un’immagine è la rappresentazione visiva di una realtà effettiva, immaginativa e astratta. Ogni immagine è formata da due componenti:
- Image: Contenuto visivo che permane tra una picture e un’altra, rappresentazione potenziale del concetto visivo.
- Picture: Attualizzazione materiale in un medium.
Opere d'arte e loro interpretazione
“Ritratto di un giovane” di L. Lotto (1506); il quadro risponde al canone tradizionale del ritratto riportando il primo piano e lo sfondo neutro.
“Giovane che guarda Lorenzo Lotto” (1967) di G. Paolini; il quadro non è altro che una fotocopia A4 in bianco e nero dell’opera di Lotto. I fattori interessanti:
- Titolo, avviene uno spostamento di prospettiva.
- Colori, il bianco e nero causano un appiattimento dell’immagine.
- Image, Paolini mantiene la image, in quanto il soggetto è riconoscibile anche se in un altro formato.
“One and Three Chairs” (1965) di J. Kosuth; il numero tre si riferisce alla foto (rappresentazione visuale), alla descrizione (rappresentazione verbale) e alla concretizzazione della sedia (presentazione), mentre uno si rifà allo stesso soggetto che viene ripetuto nei tre oggetti, ossia la “chair”.
Cultura visuale e fotografia
La nostra mente funziona visualmente, essa lavora infatti per immagini che mutano in base all’esperienza personale del soggetto (io ho un’immagine di un cane diversa da altre persone), ma in ogni caso tende al concetto astratto. L’immagine non è dunque solamente un rimando mentale, ma concretizza l’idea della presenza fisica al referente, giocando su due concetti:
- Assenza: Il soggetto dell’immagine non è necessariamente presente.
- Presenza: Il referente percepisce comunque la presenza del soggetto.
La cultura visuale nasce propriamente con la fotografia, la quale rivoluzionò il nostro rapporto con le immagini:
- Aumenta la produzione di immagini.
- Aumenta il numero di autori di immagini.
- Aumenta la tipologia di immagini.
- Cambia il rapporto della fotografia con la realtà, essa riproduce infatti un momento reale il cui avvenimento è certificato dall’immagine stessa.
- La fotografia è un’esperienza condivisa, non è mai solo dell’autore, ma anche del soggetto e dei fruitori.
È facile notare tuttavia come il desiderio di catturare un pezzo del mondo reale esistesse ancora prima della nascita della fotografia. “Canal Grande davanti a Santa Croce” (1740-50) di B. Bellotto circa e “Maschera mortuaria” di L. Van Beethoven.
Le immagini possono essere descritte come icone ma al tempo stesso come indici: la prima indica segni che non presentano un rapporto di continuità fisica (ritratti), a differenza della seconda definizione, la quale si può riferire ad impronte. “The Pencil of Nature” (1844) di W. Fox Talbot. La fotografia è sia icona che indice, in quanto la natura lascia impronta di sé su un materiale sensibile.
Teorie sulla cultura visuale
Fu Walter Benjamin a definire e teorizzare la cultura visuale. A suo parere il vedere non rappresenta una facoltà astratta, bensì un’attività dotata di una storia grazie a tutti i mezzi che garantiscono la visione. Mentre Alois Riegl in “Industria artistica tardoromana” propose delle associazioni visive che andavano a dimostrare come diversi stili figurativi potessero cambiare in base al modo di vedere, modificando inoltre gli stimoli sensoriali. Egli inoltre distingue tra:
- Immagine Ottica
- Immagine Aptica: Attraverso la vista si arriva ad una stimolazione tattica (Food Photography, Arturo delle Donne).
- Simulazione: Un quadro come “Number 2” di Franz Kline potrebbe scaturire un meccanismo tale da ripetere i gesti, simularli appunto.
Lo sguardo e la visione
La cultura visuale, come già specificato, si fonda sullo sguardo, un atteggiamento attivo e consapevole che implica una partecipazione energica. Lo sguardo viene descritto da Petrosino come una freccia che si dirige dagli occhi all’oggetto, a differenza della visione, che si presenta come una ricezione diretta al cervello. Lo sguardo provoca quindi un’esperienza visiva più approfondita, infatti riguarda l’oggetto viene direttamente modificato dai nostri occhi.
“Ritratto di Jules Appleby” (1927) di Gyorgy Kepes; l’inquadratura classica ritrae una donna il cui occhio destro è stato rimpiazzato con quello di un pavone. L’autore dimostra la differenza tra sguardo e visione, ma anche il fatto che uno non implichi necessariamente l’altro (siamo guardati da entrambi ma visti solo da occhio umano).
Reazioni alle immagini
Esistono vari tipi di sguardi e di reazioni istintive alle immagini: attrazione, repulsione, dirottamento e voyeurismo (contrasto tra voler e non voler guardare).
“Agente 007-Licenza uccidere” (1962); dal primo momento siamo indirizzati a guardare l’oggetto su cui focalizzeremo la nostra attenzione per tutto il film, ossia l’agente 007.
“Attilio Regolo” (1837) di Joseph Turner; Attilio fu un soldato romano, condannato per tradimento con il taglio delle palpebre. Turner decide di rappresentare una luce abbagliante, proveniente dal punto di fuga, che impedisce di scorgere altri dettagli spaziali. Questa tecnica è una strategia di attrazione per focalizzare la nostra attenzione lì. Inoltre, lo spettatore viene accecato e si mette di conseguenza nei panni di Attilio Regolo.
Donald Judd, “Stack” (1967); l’opera non chiede di essere osservata, sembra sia parte integrante dell’architettura museale.
“Dati: 1.cascata d’acqua 2.illuminazione e gas” di Marcel Duchamp, (1966); l’artista rappresenta una porta fuori contesto rispetto alla mostra e inserisce dei fori in cui si può scorgere un’opera pittorica che ritrae una donna nuda. L’osservatore viene quindi coinvolto, sentendosi in imbarazzo nello scoprirsi invadente.
“La corte suprema” (1986-7) di Kienzgolz; l’autore rappresenta una macchina in uno spazio vuoto, al suo interno si riscontrano delle sculture satiriche riguardanti la Corte Suprema.
“VB23” (1996) di Vanessa Beecroft; l’artista impose nel centro della mostra alcune modelle semi nude, istruite a comportarsi come semplici spettatrici ma si dimostrano ostacoli allo spettatore, indeciso sul comportamento da intraprendere.
Lo sguardo nell’immagine
“Il ritratto” (1935) di R. Magritte; pittore belga legato al surrealismo, in particolare per la rappresentazione dell’inconscio. In questa opera dimostra l’idea di sentirsi osservati dal mondo, il soggetto diventa ciò che è guardato ma che al contempo guarda l’osservatore. Una tecnica popolare è dotare oggetti quotidiani di occhi (casa con finestre, macchine con fari), con i quali interagiamo nello stesso modo in cui interagiamo con le immagini.
Propaganda per il reclutamento di volontari nell’esercito (1917) di J.M. Jagg; immagine propagandistica che ritrae lo zio Sam per richiamare l’attenzione dell’osservatore. L’immagine pubblicitaria deve:
- Deve attrarre, soggiogare
- Deve avere un messaggio chiaro ed inequivocabile
- Deve farti credere di aver bisogno di un determinato prodotto (desideri)
Dunque il mondo pubblicitario, carica immagini per stimolare ed incuriosire l’osservatore e di conseguenza fargli leggere il messaggio. Lo “you” è il tu, perché lo zio Sam indica direttamente l’interlocutore. Altri esempi simili: Nel cinema, lo sguardo che fissa lo spettatore si verifica con la rottura della quarta parete (Tom Jones, 1963), questo meccanismo è una proposta di interattività che coglie di sorpresa l’osservatore, per certi versi simile al voyerismo artistico.
M. Cattelan, senza titolo (1997); allestimento in cui fora pavimento della sala da cui fuoriesce la caricatura dell’artista in materiale sintetico, come se fosse l’opera a guardare noi e non noi a guardare l’opera.
“Turisti” (1997-2011) di M. Cattelan; esposta nel padiglione dei giardini della biennale veneziana, su cui vengono posati alcuni piccioni imbalsamati. Quando capiamo che in realtà non sono vivi, noi ci comportiamo come se ci stessero guardando comunque.
Pratiche dello sguardo
Lo sguardo è caratterizzato da bidirezionalità e da un contrasto con la visione, da cui si distingue nettamente perché quest’ultima non può cambiare ed è legata alla natura dell’uomo. Lo sguardo è invece culturale, è sempre incarnato non solo nel corpo ma anche nella storia ed è dunque diverso per tutti.
- Diplopia: Incapacità di focalizzarsi su un solo oggetto, patologia sfruttata metaforicamente per indicare la condizione per cui il nostro sguardo non è mai uno solo. Un occhio si basa infatti su un oggetto e l’altro sul nostro immaginario. L’immaginario funziona come un computer, apriamo infatti solo i “files” che ci interessano al momento. Quando guardiamo nuove immagini, selezioniamo quelle che già conosciamo e che appaiono simili: Associamo il bombardamento di Pearl Harbour del 1941 con l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 per il fumo che in entrambi i casi si dirige da destra a sinistra, spostato da vento. Battaglia Iwo Jima (1945) Attentato Torri Gemelle (2001)
Sorveglianza: Michel Foucault studia in “Nascita della prigione” come l’evoluzione di essa si traduca in uso illegittimato del potere. In particolare, riprende l’illustrazione del Panopticon di Bentham in cui non esistono celle, ma tutti i detenuti sono osservati da soggetti nascosti (guardati ma non possono guardare chi li guarda, esercizio di potere). Ipotizza che la società moderna funzioni così, il potere del mondo contemporaneo si esercita attraverso il sapere o lo sguardo, quest’ultimo si basa sulla reciprocità (se riesco ad ostacolarla, detengo il potere).
“Verifica di una mostra” di A. Tagliaferro, (1970); si basa sulla popolare tecnica di inserire nella mostra fotografia della mostra stessa, come se il pubblico diventasse oggetto del suo sguardo.
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