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Storia dell'arte russa

Premesse e iconostasi

L’arte russa nasce "ufficialmente" nel 1700, nel momento in cui prende il potere lo zar Pietro I detto anche Pietro il Grande; fino a quel momento non esiste in Russia una corrente di pittura profana slegata da motivi religiosi, l’unica pittura conosciuta e rappresentata assiduamente è la scuola di icone, la quale costituisce la base figurativa di tutta la cultura russa.

L’icona russa non è semplicemente un oggetto d’arte ma è un oggetto devozionale. L’icona è creata dai monaci, non è un qualcosa di autoriale, quello che si conosce è il committente. I personaggi sono bidimensionali, non esiste prospettiva rinascimentale.

Madre di Dio

Esiste un’iconografia fissa, ad esempio la Madre di Dio di Vladimir è sempre rappresentata con le stesse fattezze, quello che la rende vera non è l’originalità ma, al contrario, la sua ripetitività; l’icona prima di tutto è un documento.

L’icona non è una creazione originaria russa, ma riprende una secolare tradizione bizantina; il termine eikonicona proviene dal greco che significa ‘qualsiasi cosa si riferisse al rappresentato’. L’icona è realizzata su di una tavoletta di legno che viene elaborata in maniera complicata e il soggetto religioso è realizzato con dei colori estremamente sgargianti.

Nell’iconostasi (a sx) che rappresenta la chiesa ortodossa abbiamo il registro in basso al di là del quale abbiamo quello che viene chiamato sancta sanctorum dove avviene il rito principale della religione ortodossa; la seconda è quella destinata alla preghiera; al terzo piano abbiamo le feste. Ad ogni modo, una delle peculiarità della struttura delle chiese ortodosse è quella di non avere l’altare.

Le prime icone russe sono quelle dedicate alla Madre di Dio di Elia e all’Ascensione sul carro (a dx). Ci sono diverse scuole di pittura che si differenziano per alcune peculiarità quali la scelta dei colori, dei materiali, etc.

Nell’icona dell’Annunciazione (a sx) la Madre di Dio tiene in mano un filo rosso simbolo che rimanda al filo con cui viene tessuta la tenda di Gerusalemme. Il paesaggio è molto stilizzato con delle case molto strane; le icone non seguono assolutamente la prospettiva rinascimentale. I pittori russi conoscevano la prospettiva brunelleschiana ma non la adoperavano per scelta. L’icona, infatti, è uno spazio dove si palesa il divino; la prospettiva rinascimentale è qualcosa di teatrale, fintanto che non è consono all’immagine del divino.

Ecco che i russi hanno un modo diverso di percepire le cose attraverso altri punti di vista che non devono necessariamente essere considerati inferiori. “L’arte è costruita come una lingua e per capire un quadro dobbiamo approcciarci quasi alla maniera antropologica: solo se si ricostruisce la lingua si riesce a ricostruire il concetto”.

Uspenie Bogomaterodigitrija

Dormizione della Madre di Dio, la Madre di Dio che indica sempre la figura di Cristo. Nella tradizione russa si pensa sia stato San Luca a dipingerla.

Umilene Bogomaterbogomater Znamena

Madre di Dio della tenerezza è l’iconografia più importante in Russia (importante valenza simbolica). In Russia la parola Madonna non è usata, in quanto la sua posizione simbolica è completamente diversa; il culto mariano non è infatti così radicato come in Europa. La Madre di Dio è il tramite, mentre in Europa l’iconografia mariana è molto più importante. Di tutte le icone che parlano della vita di Maria la preferita è sicuramente quella con il bimbo in braccio.

Dall’iconostasi al protoritratto

Pakrov, icona della protezione della Madre di Dio. La storia di questa icona è ripresa dai vangeli apocrifi. In Russia c’è una figura tipica della santità ortodossa, ovvero i cosiddetti “folli in Cristo”. La leggenda narra che uno di questi folli vede la Madonna nella chiesa di Costantinopoli mentre stende un manto a protezione della città; da questa leggenda viene poi introdotta in Russia un’importante festa nazionale a partire dal XII secolo. Le icone che rappresentano questa festa cominciano nel XIII secolo.

Spas (a dx), icone del Salvatore. La concezione che noi abbiamo di Gesù è fortemente legata ai dogmi occidentali e orientali, tuttavia la sua figura si è tipizzata attorno a simboli differenti. Nella tradizione ortodossa Dio e Gesù sono praticamente la stessa cosa. Nell’arte russa vi è una particolare simbologia del corpo, è meno esasperato: la sofferenza, dunque, non è il punto centrale dell’arte russa in quanto quello che è importante per gli ortodossi è la figura del Cristo trionfante che discende la monte Tavor.

Spas Neruchotvornyj (Acheropito), significa "non fatto da mano umana" e deriva dal greco “Acheropito”. Il viso di Gesù è raffigurato su di un lenzuolo ma non è niente di simile alla sindone. È un’immagine che spesso viene portata in processione e molto spesso viene messa all’entrata delle chiese. È un’icona ripresa dalla tradizione ortodossa dai vangeli apocrifi dove si narra che il re della città di Edessa malato viene a sapere che c’è il nazareno che opera miracoli. Questo re manda quindi un pittore a fare il ritratto di Gesù in modo che guardando questo ritratto lui si possa risanare. Chiaramente il pittore non riesce a dipingere il volto del Salvatore in quanto troppo elevato; Gesù si accorge di questa impossibilità e impietosito si asciuga il volto su questo fazzoletto che dona al pittore dove rimane la sua impronta del volto così il re riuscì a guarire. Per gli ortodossi è una delle icone più importanti.

Vsederzitel (Cristo Pantocrator). Questa è un’altra icona importante che raffigura il Cristo con in mano un libro; nel libro c’è scritta sempre la stessa frase, ovvero “giudicate secondo giustizia perché in questo modo verrete giudicati”. Questa immagine di Cristo la ritroviamo in tutte le cupole insieme al Cristo “della Potenza”.

La copertura delle icone

Alcune icone presentano una copertura riza molto particolare chiamata, realizzata con delle perline preziose che ricoprivano quasi interamente le figure lasciando visibili solo occhi e mani. Veniva inserita per decorazione ma aveva anche un’altra funzione, quella di mascherare gli “errori” di prospettiva che nel 1600 si facevano sempre più evidenti per il via della poco linearità con il gusto del tempo. Anche all’interno dell’ambiente familiare sono molto frequenti le icone, e vengono inserite all’interno di uno spazio apposito chiamato “angolo bello”. Fra l’altro le icone non venivano lasciate appese tutto l’anno ma scelte in base all’occasione e conservate all’interno di un baule apposito. Ogni icona ha un codice coloristico che la contraddistingue e la configura all’interno di una scuola specifica; vi sono inoltre dei colori fissi per distinguere i vari personaggi.

Dalle icone al Parsun

Nel 1600 con Simon Usakov comincia una nuova fase della pittura. Abbiamo per la prima volta la presenza di una Trinità (a sx) che si caratterizza anche per l’elemento architettonico che rinvia chiaramente alla prospettiva rinascimentale. Nel contempo si osserva anche l’introduzione della ritrattistica occidentale. C’è un genere di passaggio che funge da ponte tra l’iconografia e la pittura ed è chiamato Parsun (a dx). Abbiamo per la prima volta il ritratto a persone che sono realmente esistite; il parsun è il cosiddetto protoritratto.

L'inizio della pittura profana

In tutto questo grande sperimentarsi l’iconografia continua ad essere presente e non verrà mai abbandonata definitivamente anche perché è l’unica rappresentazione religiosa ufficiale.

La storia della pittura profana comincia in relazione con la figura di Pietro il Grande. In questo periodo i vari nobili cominciano ad intuire che avere la propria effige diventa fondamentale per essere ricordati; ecco che quindi cominciano a dominare le pareti delle grandi case nobiliari.

Le riforme dello zar toccavano tutte le sfere della vita russa; Pietro ha bisogno di ricreare esperienze europee facendole proprie, in questo modo è necessario sostituire tutta l’arte russa e creare da zero anche la figura dell’artista in quanto fino ad allora non esisteva.

In questo periodo abbiamo quindi la formazione di un metodo artistico nuovo e dipendente almeno inizialmente dai maestri europei. In 50 anni la Russia compie la strada che gli altri paesi compiono in secoli interi. Gli stili si mescolano e di conseguenza i pittori presentano tendenze diverse nella stessa persona, questo perché esistono più stili contemporaneamente che si compenetrano e si accavallano.

Si creano due diverse situazioni: Mosca da una parte è la città che collega la provincia e dove rimangono i vecchi maestri, dall’altra Pietroburgo che diventa la capitale e dove si sposterà la corte.

Con l’inizio della pittura profana abbiamo una serie di cambiamenti:

  • Vi è un cambiamento di posizione nella pittura: comincia cioè la pittura da cavalletto e quindi cambia in maniera epocale anche lo sguardo
  • Vi è interrelazione tra le figure: la pittura è molto ramificata e il ritratto comincerà a specializzarsi
  • Comincia l’utilizzo della pittura ad olio rispetto a quella naturale
  • Comincia l’uso del chiaroscuro
  • Si affina molto la tecnica
  • Nei soggetti comincia ad affermarsi anche la mitologia, fino ad allora sconosciuta nel territorio russo

I primi pittori ritrattisti

Il primo tipo di ritrattistica profana è quella da parata. La sperimentazione artistica arriva poi ad assorbire la tecnica occidentale e assume le caratteristiche tipiche del ritratto russo.

Ivan Nikitin

Considerato il padre fondatore della pittura russa; studia in Italia e impara come funziona il sistema pittorico italiano. “Ritratto di Pietro I” 1720 (a sx). Lo zar emerge dallo sfondo scuro senza esprimere pathos.

Andrej Matveev

Si sofferma particolarmente su argomenti di repertorio mitologico. Studia in Olanda. “Autoritratto con moglie” 1729 (a dx). È il primo quadro di coppia e contemporaneamente il primo autoritratto; il passaggio dal ritratto all’autoritratto è fondamentale in quanto l’artista smette di essere artigiano e diventa artista a tutti gli effetti.

Da Pietro il Grande a Caterina

Nella primavera del XVIII secolo si assiste ad uno spartiacque tra i pittori russi e i maestri italiani venuti in Russia. Nella prima metà, i maestri stranieri lavoravano soprattutto in un posto che era il laboratorio della cancelleria a San Pietroburgo. Ora i pittori russi cominciano a sostituire quelli stranieri.

Ivan Visnjakov

Realizza quadri in stile rococò russo. “Ritratto di Sarra Fermor” 1750. È un ritratto di rappresentanza che unisce il rococò europeo e la pittura primitiva. La figura appare molto sproporzionata.

Cenni storici del 1700

Nella seconda metà del '700 assistiamo a enormi cambiamenti politici. Comincia, come detto, il regno di Caterina II. È una sovrana che, inizialmente, vuole apparire come sovrana illuminata ma che di lì a poco si trasformerà in una figura molto dispotica.

In questo panorama politico in grande fermento, vi è un elemento storico importante ovvero la rivolta di Pugacev, un pensiero di rivolta dei servi della gleba; insofferenza non solo da parte della popolazione, ma per la prima volta anche da parte di poeti e letterati che prendono attivamente parte a questa rivolta.

Proprio per queste vicissitudini politiche, l’arte della seconda metà del 700 sviluppa caratteristiche nuove. Il Barocco Russo comincia ad emergere, anche se è in architettura che presenta elementi molto più evidenti. Il passaggio dal barocco al classicismo avviene tramite influenze europee, in particolare dalle pitture francesi; A Mosca nascono scuole pittoriche che si contrappongono a quelle pietroburghesi. In questo, a livello architettonico, cominciano ad essere costruite nelle campagne moscovite le cosiddette USAD’BY ovvero delle case in evidente stile neopalladiano.

Il classicismo (1760)

Il classicismo in Russia si sviluppa all’incirca tra gli anni 60/80 del 1700 (primo classicismo) e proseguirà fino agli anni 30 del 1800 mescolandosi anche ad altri stili che si stanno affacciando (tardo classicismo). Dal punto di vista scultoreo, è importante il fatto che gli artisti russi prendono a modello gli antichi senza copiarli ma cercano, piuttosto, di trarne ispirazione.

Durante il 1780 vengono introdotti elementi che provengono del preromanticismo, ovvero quell’esasperazione molto accentuata della fase intermedia chiamata sentimentalismo. A partire dal 1790 certe tendenze romantiche sono visibili all’interno di alcune pitture, in particolare ritratti, come la torsione esagerata del busto o motivi naturali come appunto le tempeste o le notti di luna che sostituiscono gli sfondi neutri.

Fedor Rokotov

È sicuramente uno dei maestri più importanti del 700. Durante la sua carriera si ispira molto ad artisti esteri come Rotari; assorbe bene la variante russa del rococò francese e i suoi ritratti si avvicinano ai pittori inglesi. I primi ritratti sono legati all’importanza degli elementi sociali che distinguono il ceto dei committenti. “Ritratto di V.I. Majkov” 1760 (a sx).

Dimitrij Levickij

È un pittore molto eclettico che cambia spesso stile a seconda del modello che ha di fronte. “Ritratto di Caterina II” 1783 (a dx). Viene mandato a Pietroburgo in occasione dell’incoronazione di Caterina II, qui realizza un suo ritratto che la connota come una sacerdotessa; questo dipinto presenta ancora segni di neoclassicismo che sta però ormai scemando.

Vladimir Borovikovskij

Pittore ucraino che si specializza nello studio di icone; è famoso per i ritratti sentimentali di donne. “Ritratto di M. Lopuchina” 1797 (a sx). Nel dipinto la donna è messa di tre quarti ed ha uno sguardo molto intrigante; lo sfondo è naturale e l’abbigliamento non è troppo formale. Questi dettagli indicano un profondo cambiamento in atto.

La pittura storica del 1700

Nel sistema dell’accademia russa, risulta molto importante anche la cosiddetta pittura storica. Una corrente che ha una determinata scuola di composizione, disegno e pittura solitamente ad olio. Questo tipo di pittura incarna più di ogni altra gli elementi classicisti: l’elemento mitico sfocia in quello patriottico.

Anton Losenko

Studia all’Accademia russa per poi trasferirsi a Parigi e a Roma dove affina le sue tecniche e dove inizia a studiare la statuaria. “Ettore e Andromaca” 1773. Qui vi è la ripresa di una scena ambientata a Troia che però sfrutta un’ambientazione romana di sfondo. La pittura russa solitamente ha delle tematiche ricorrenti per quanto riguarda i miti, ovvero vengono quasi sempre scelti quelli che incarnano eleggenti patriottici.

La pittura di paesaggio

Comincia ad essere usata ex novo nel momento in cui si capisce che si può dipingere anche senza figure umane.

Semen Scedrin

Pittore famoso soprattutto per le pitture delle residenze estive degli zar (usad’by). Con lui comincia il vedutismo russo. “Gatcina” 1799-1801. È un dipinto che presenta ancora delle incertezze ma che apre sicuramente a qualcosa di nuovo.

Fedor Alekseev

Studia scenografia teatrale, ma dopo un viaggio in Italia si discosta da questo stile e si concentra sul vedutismo ispirandosi a Canaletto. “Veduta” 1794 (a dx). La veduta rappresentata è molto legata a ciò che l’artista stesso sceglie di mostrare. La lingua dell’arte mondiale deve diventare l’anima culturale della Russia profana, è necessario quindi creare un pubblico che sia in grado di fruire questo nuovo linguaggio, introiettarlo e farlo proprio. Il pubblico, perciò, comincia a formarsi: inizialmente si tratta solo di privilegiati dislocati nelle due città principali (Pietroburgo e Mosca).

La crisi del sistema feudale

Dal 1800 al 1850 assistiamo a degli avvenimenti molto importanti che sviluppano anche altrettanti importanti fenomeni artistici. Il sistema feudale entra ufficialmente in crisi e questo segnerà profondamente la storia intellettuale russa. Una delle più importanti insurrezioni è sicuramente quella dei “Decabristi” avvenuta nel 1825 che coinvolgerà personalmente moltissimi intellettuali. La situazione sembra risolversi nel momento in cui Alessandro I viene eletto zar. La sua figura appare come quella risolutrice dei conflitti ma ben presto si rivelerà dispotico come i suoi predecessori. Comincia, quindi, una profonda lotta tra intellettuali e potere. Nel 1812 Mosca viene data alle fiamme, a seguito di questo rogo, ci sarà proprio l’insurrezione decabrista che verrà fomentata e spalleggiata dagli intellettuali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlbz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte russa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Burini Silvia.
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