Concetti Chiave
- L'etica guida l'uomo nelle sue attività lavorative, con l'obiettivo di raggiungere la felicità attraverso un comportamento virtuoso.
- Aristotele critica l'etica edonistica, sostenendo che essa riduce la felicità a piaceri materiali, accomunando l'uomo alle bestie.
- La virtù etica per Aristotele implica il controllo della ragione sugli impulsi, cercando il giusto mezzo tra vizi opposti.
- Le virtù dianoetiche si concentrano sulla distinzione tra bene e male, con la saggezza come virtù fondamentale per raggiungere la felicità finale.
- La sapienza, o sophia, è vista come un esercizio dell'intelletto che guida l'uomo verso la contemplazione del sommo bene.
L’etica è l’insieme delle regole di ordine pratico che servono a guidare l’uomo nelle attività lavorative. Un uomo serve usa come scopo le scienze pratiche per raggiungere la felicità. L’etica aristotelica è un’etica eudemonistica (cioè ricerca della felicità) -> l’uomo trova vantaggioso vivere secondo etica per poter raggiungere la felicità. In realtà la reale etica non è eudemonistica perché, per Kant, per esempio, si agisce bene non in vista di uno scopo, ma in maniera disinteressata (per esempio con il parto che etimologicamente significa “viaggio che probabilmente è senza ritorno”; la madre quindi partorisce non con uno scopo preciso, ma in maniera disinteressata).
Critica all'etica edonistica
Oggi, la felicità per alcuni è edonistica (piacere finalizzato a sé stesso e cercare sempre di provare sempre nuove esperienze). Per Aristotele la felicità edonistica accomuna l’uomo alla bestia perché solo le bestie possono essere felici con soltanto le cose materiali; ricordando infatti la tripartizione dell’anima la felicità edonistica ferma all’anima sensitiva e ciò accomuna l’uomo alle bestie.
Un’altra via è quella dell’onore, ma l’onore non è attribuita dalla persona stessa, ma dagli altri uomini pertanto non può essere accettata.
Un’altra via che può far raggiungere l’uomo è quella dell’accumulo dei beni, ma anche questa non può essere accettata.
Quali sono le virtù etiche secondo Aristotele?
Vivere secondo etica per Aristotele è vivere secondo virtù (il suo contrario è essere vizio). La virtù è un insieme di norme che servono a vivere nei migliori dei modi. Per Aristotele esistono due virtù:
Virtù etiche: servono ad orientare e ad avere il comportamento migliore nella virtù pratica. Serve inoltre a garantire sempre ad avere il sopravvento dell’intelligenza rispetto agli impulsi: una persona orientata è colui che non dà ibero sfogo agli impulsi, agli affetti, ma sempre la sua reazione è guidata dalla ragione. Le virtù etiche servono quindi ad agire sempre lasciando l’ultima parola agli impulsi piuttosto che alla ragione. Rispetto a Platone, Aristotele afferma che la virtù etica è anche la ricerca del giusto mezzo tra due estremi che di per sé sono vizi. Il coraggio per esempio è l’equilibrio tra temerarietà e un comportamento avido (paurosa come per esempio don Abbondio nei Promessi Sposi), che spesso è poco generosa.
Virtù dianoetiche e saggezza
Virtù dianoetiche: quelle dedicate al mondo soprasensibile e si dividono in due categorie:
Saggezza o phronesis: saper distinguere ciò che è bene da ciò che è male. E’ difficilissimo e chi riesce a distinguerle è il maestro per eccellenza ed essere considerato come un uomo saggio.
La sapienza o sophia: è un esercizio dell’intelletto che deve portare l’uomo alla felicità finale, ma non ultime. La felicità ultima è la contemplazione del sommo bene che lui lo definisce primo motore immobile. Delle virtù dianoetiche troviamo l’arte (considerata come prima contemplazione del sommo bene), la saggezza, l’intelligenza, la scienza e la saggezza (considerato come il gradino più alto).
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra l'etica eudemonistica di Aristotele e la visione kantiana dell'etica?
- Perché l'etica edonistica è criticata da Aristotele?
- Qual è il ruolo delle virtù etiche secondo Aristotele?
- Come si suddividono le virtù dianoetiche e quale importanza hanno?
L'etica eudemonistica di Aristotele si concentra sulla ricerca della felicità come scopo delle azioni umane, mentre Kant sostiene che si deve agire bene in modo disinteressato, senza cercare un obiettivo specifico (come illustrato con l'esempio del parto).
Aristotele critica l'etica edonistica perché la considera limitata all'anima sensitiva, accomunando l'uomo alle bestie, che trovano felicità solo nelle cose materiali, senza aspirare a una vita più virtuosa e razionale.
Le virtù etiche, secondo Aristotele, orientano il comportamento umano verso il meglio, garantendo che l'intelligenza prevalga sugli impulsi, e rappresentano la ricerca del giusto mezzo tra due vizi, come nel caso del coraggio.
Le virtù dianoetiche si dividono in saggezza (phronesis) e sapienza (sophia), e sono fondamentali per distinguere il bene dal male e per condurre l'uomo verso la felicità finale, culminando nella contemplazione del sommo bene.