Archeologia romana: 1. Introduzione
La produzione artistica romana non va vista con un’impostazione estetica ma piuttosto utilitaria.
Storia delle ricerche
Degli studiosi riconoscono all’arte classica il primato rispetto alle altre arti; nel Settecento (Winckelmann) essi crearono una netta antitesi tra mondo greco e mondo romano: tale arte greca raggiunge il picco durante l’età di Pericle e poi man mano tutto ciò che viene dopo viene considerato decadente (età ellenistica).
Winckelmann nega qualsiasi autonomia dell’arte romana in quanto la considera derivante da quella greca (deteriorata però nel valore estetico): egli considera quindi il passaggio dall’arte greca a quella romana come decadenza; i romani presero spunto dall’arte greca ma pian piano se ne staccarono e il passo successivo sarà l’imbarbarimento totale dell’arte con l’avvento del tardoantico.
Bisognerà aspettare i primi anni del Novecento per avere un atteggiamento diverso, con la Scuola di Vienna. I fondatori furono due:
- Riegl: crea il concetto di Kunstwollen.
- Wickhoff: attribuisce all’arte romana la nascita della prospettiva e del paesaggio (erroneamente, poiché nascono già in età ellenistica, ma ciò è importante perché egli catalizza l’attenzione sull’autonomia dell’arte romana).
Essi riconoscono a qualsiasi società una autonomia, nasce il concetto della Kunstwollen (volontà di arte). Si inizia a guardare al mondo romano come qualche cosa a sé, diverso dal mondo greco e quindi dotato di autonomia; si abbandona quell’idea di predominio del modello classico “perfetto”; l’elemento di valutazione non è più basato sulla capacità di imitazione. L’arte romana non è più vista solo in confronto con l’arte greca e si cerca di comprendere quali siano gli elementi novità.
In Italia si assiste da un lato ad un recupero dell’arte classica romana (vengono intrapresi numerosi scavi, mostre, restauri) ma dall’altro avviene una chiusura verso metodologie esterne (es. anglosassoni). Col Fascismo Ranuccio Bianchi Bandinelli: studioso di grande spessore a livello internazionale nel 1940-70.
Bandinelli ha elaborato un sistema detto “bipolare” o di antitesi (bipolarismo strutturale) in quanto ha riconosciuto che assieme a determinate cose ne convivevano altre opposte:
- Egli ha riconosciuto una ispirazione alla forma greca nell’arte romana ma i contenuti di quest’ultima sono fortemente legati al contesto romano (esigenze espressive nazionali/occidentali).
- Compresenza di linguaggi formali diversi: arte ufficiale aulica, colta, raffinata al servizio delle classi al potere; ma vi è anche un’arte più popolare legata a ceti sociali subalterni.
- Il mondo romano vede la Capitale come centro di elaborazione artistica assieme alle periferie che mano a mano si espandono.
- Antitesi tra naturalismo ed impressionismo/simbolismo.
Quali sono i tipi di concezione sulla produzione artistica romana?
- Più limitata: tutte le produzioni artistiche elaborate a Roma, indipendentemente dalla provenienza degli artisti (italici, romani, periferici) = quella che studiamo noi.
- Più espansa: essa può essere intesa anche in maniera più estesa ossia come l’insieme delle produzioni artistiche delle varie aree geografiche che mano a mano vengono conquistate dall’Impero Romano.
Elementi di sintesi più importanti/riflessioni teoriche
- Riuscire a distinguere da una tradizione artistica greca, la quale presenta molti elementi comuni con quella romana, ma tenere sempre presente di contenuti significativamente diversi.
- Nel mondo romano manca un coerente processo formativo, a differenza di quello greco (es. modo di rappresentare la figura umana: nel mondo greco dall’età geometrica a quella classica c’è una evoluzione della figura umana, che viene rappresentata in maniera sempre più realistica = coerente processo formativo. Nell’arte romana questo non c’è!). Roma ha a disposizione uno straordinario patrimonio formale dal quale può attingere, e quindi sceglierà di volta in volta ciò che reputa più adatto al suo messaggio.
Bisogna tenere conto del contesto storico, politico e sociale. Le produzioni artistiche del mondo romano sono sempre impregnate di elementi propagandistici.
L’Augusto di Prima Porta
L’Augusto di Prima Porta: prende il nome dal luogo di rinvenimento (villa Livia). Il modello di riferimento è il Doriforo di Policleto di età greca, già molto famoso in età greca e diventato conosciuto anche in età romana. Il gesto che fa il generale romano è quello della locuzio (cioè richiamare al silenzio).
Il Doriforo di Policleto è stata una statua molto importante nel mondo classico in quanto ha rivoluzionato il modo di impostare il corpo umano: esso viene ponderato, è proporzionato. Di essa non si è conservata l’originale ma soltanto delle copie.
In età Augustea viene fatta una operazione: i romani, incapaci di creare un’opera originale, prendono spunto da una statua celebre greca e la rivestono; essi però non comprendono l’intimo rapporto tra le masse.
Perché Augusto ha scelto tale opera?
Perché è il simbolo della perfezione maschile; in questa fase storica non vi è la nudità eroica e quindi lo veste. La chiave di lettura è quella militare: Augusto ha ristabilito la pace con le armi, egli è il generale sommo dei romani. La forma è quindi simile a quella greca (vi sono piccole alterazioni ad alcune parti come il braccio alzato = locuzio) ma il contenuto è diverso in quanto fa riferimento alla potenza politica di Augusto.
Il putto che cavalca il delfino come si spiega? Perché serve il puntello per sostenere staticamente la statua marmorea. Ma perché proprio il delfino? Perché la Gens Iulia viene ricollegata ad origini divine (dal nome del figlio di Enea, Iulio o Ascanio, figlio di Enea e Afrodite, primo fondatore di Roma).
Quindi tutti i segni sono costruiti non solo per motivi estetici ma anche simbolici; l’arte romana è anonima.
La corazza è fatta per essere un vero e proprio manifesto politico: non c’è un solo elemento ornamentale che non faccia riferimento ad un messaggio politico.
Corazza dell’Augusto di Primaporta: un fatto di cronaca viene collocato in una dimensione eterna, fantastica. Vi è quindi una continua dialettica tra modello greco e arte romana (forte volontà ideologica/politica).
Tomba di Eurisace
Tomba di Eurisace: essa ha un fregio che corre attorno alla tomba. Egli, nella sua tomba, parla di sé come fa Augusto. L’autocelebrazione è un elemento costante. Egli era un fornaio/imprenditore.
Qui il linguaggio formale è diverso rispetto alla corazza di Augusto: non vi sono proporzioni corrette, in quanto Eurisace è più alto rispetto agli altri in quanto lo si vuole far risaltare. Il linguaggio è diverso non perché non ha la possibilità economica (avrebbe potuto usare il linguaggio della corazza di Augusto) ma il fatto è che classi sociali diverse usano linguaggi formali diversi. Questo fattore non c’è nell’antica Grecia!
È un linguaggio simbolico in quanto le figure sono schiacciate, non c’è una resa tridimensionale.
N.B. nel mondo romano la produzione artistica è anonima!!! Inoltre ciascun genere ha un codice proprio interno (es. sarcofago, statua, rilievo, ecc… = difficoltà).
2. Dall’età protourbana alla società aristocratica
Fase pre-protourbana
Fase pre-protourbana: (dall’età del Bronzo Finale alla prima età del Ferro): durante questa prima fase vengono poste le basi per importanti sviluppi futuri che avverranno sia in età protourbana sia in età urbana. Iniziano a differenziarsi le regioni della penisola e iniziano ad emergere aree più ricche come l’Etruria, il Lazio e la Campania grazie alla presenza di miniere. Le ricchezze già in questa fase iniziano ad essere accumulate tanto da mostrare una precoce differenziazione nelle sepolture (cosa che però avverrà in maniera più marcata dall’età protourbana).
Prima fase
Prima fase: (dall’età protourbana anno 1000 al 754). Vi erano numerose capanne isolate, poste sui sette colli; il Foro era una mera area usata per seppellire i defunti (tombe a pozzo); non vi erano quindi ancora le aree “comuni”. La produzione artigianale era scarsa e basata su ceramiche non depurate e su una classe potente in quanto produceva elementi metallici (quindi era altamente specializzata). Vi erano dei capi che controllavano curiae (cioè le società di uomini) ma essi non avevano grandi poteri; essi avevano acquisito tale titolo in seguito alla loro superiorità fisica o morale. Siamo però ancora ben lontani dalla società gerarchica che inizierà a manifestarsi attorno al 750 a.C.).
La società è egalitaria in quanto non si avvertono distinzioni sociali. Attorno al 1000 a.C. iniziano a svilupparsi solo in determinate zone delle forme urbane estese, ma in quelle aree che già nei secoli precedenti erano ricche ossia possedevano miniere ed erano poste in luoghi strategici. Il processo di urbanizzazione non sarà uguale ovunque: in alcuni posti non avverrà proprio, in altri precocemente (come in Etruria e nel Lazio) e in altri tardivamente.
Il sistema egalitario si evince dai corredi e dalle sepolture: essenzialmente si pratica l’incinerazione, i quali resti vengono deposti in ossari semplici, solitamente biconici. Però attorno al 1000 inizia a prendere piede un processo di differenziazione sociale ravvisabile nell’utilizzo da parte di alcune famiglie di urne più complesse come quelle a capanna chiuse da un coperchio ad elmo. Sono sepolture diverse che manifestano la differenziazione sociale verso cui si sta andando incontro e che troverà il momento di massimo splendore nel 750-700.
Seconda fase
Seconda fase (754 al 700 a.C.) = aristocratica. Viene avviato un sinecismo cioè una unificazione di quelle capanne che erano sorte inizialmente isolate sui colli di Roma. Le capanne sui colli vengono distrutte, il Foro diventa importante, le sepolture vengono spostate sull’Esquilino e sul Quirinale; esse diventano a “camera famigliare”, ornate di grandi lussuosi oggetti, ancora però importati dall’Oriente (Fenicia), questo perché nasce l’esigenza di fare sfoggio della propria ricchezza (simbolo di potenza).
Aumentano i commerci e quindi i contatti con l’Oriente; ciò porta ad un incremento delle ricchezze da parte di alcuni ceti che iniziano a prendere il sopravvento. Nasce così la prima aristocrazia che coincide anche con la prima committenza. Essa è legata al possesso di terreno e quindi alla proprietà privata.
Viene importato anche un nuovo vino che inizialmente si troverà accanto a quello locale ma che poi nel 700 sparirà per far posto solo a questo: il vino speziato o “odoratum”. La conseguenza è l’introduzione di un nuovo tipo di cerimoniale derivato dalla Grecia: il simposio, che permetteva il realizzarsi di unioni matrimoniali ma serviva anche per il mantenimento dei rapporti sociali, oltre che quindi per l’ostentazione della propria ricchezza.
Questi primi gruppi aristocratici adattano oggetti ma anche tradizioni (scrittura, dei) provenienti dal mondo greco e orientale. Ecco perché Roma farà sempre riferimento alla Grecia, anche durante l’età imperiale, seppur in quel momento si avrà un forte mutamento di mentalità dovuto alla figura di Augusto.
Fondazione di Roma e dati archeologici
754-53. Roma viene fondata nel secondo le fonti antiche (Annalisti e Varrone), ed è anche la data più affidabile: tale data sembra aver trovato sostegno grazie ai ritrovamenti archeologici. Quindi è vero che la seconda metà dell’VIII secolo è stata importante: quei gruppi di capanne poste sui colli vengono distrutte; le tombe che erano collocate nella valletta del Foro sino a quel momento adesso vengono abbandonate e nascono nuovi nuclei sepolcrali (Quirinale ed Esquilino) e che verranno usate a lungo come aree sepolcrali.
Si creano quindi delle zone nuove che iniziano ad essere considerate come città; il Foro che prima era considerato uno spazio secondario, inizia ad essere il polo centrale nella fase di sinicismo/unione di quelle capanne che erano poste prima sui colli. È sul Palatino che nasce la prima Roma, secondo le fonti: gli scavi archeologici confermano le fonti (scavi di Carandini); viene costruita una prima cinta muraria in materiale deperibile, una porta (cinta che verrà rifatta una generazione dopo).
Tutto ciò significa che quella data (754) è tutt’altro che una data casuale: viene definito un territorio urbano comune (spazio recintato, il foro, il comitium, la Regia… = strutture di tipo collettivo).
Romolo trae gli auspici salendo sul Palatino e osservando il volo degli uccelli; Remo invece trae gli auspici dall’Aventino. Essi verranno trasportati sulla terra in un solco che porterà alla nascita della Roma Quadrata (la prima cinta scoperta da Carandini); tale limite diventa sacro; Remo si macchierà di una colpa gravissima attraversando questo solco con le armi (e ciò non poteva essere fatto in quanto era territorio sacro).
Non c’è una storicità della vicenda di Romolo eppure vi sono dei riferimenti che anche dopo molti secoli i romani continuano a sapere quali erano i vertici della Roma quadrata; sono elementi che verranno tradizionalmente riutilizzati a scopi propagandistici (es. Augusto che rifonda Roma nello stesso punto della capanna di Romolo). Quindi tale storia non è totalmente una leggenda ma è considerata storia dai romani, tanto che i vertici della prima Roma sono percepibili.
Nascita dell’aristocrazia
A Roma inizia ad emergere una aristocrazia, cioè una struttura verticistica (essa sarà protagonista almeno sino alla fine della Repubblica). È in questa fase che iniziano a nascere una serie di valori che poi guideranno la storia nelle fasi successive. A livello archeologico la rintracciamo a livello dei corredi funerari: le tombe, verso la fine dell’VIII secolo, evidenziano atteggiamenti di ostentazione di ricchezza attraverso la deposizione nelle tombe di oggetti preziosi, esotici quindi importati in quanto non vi è ancora una produzione propria (neo-assiri, ittiti, fenici, greci…).
Queste popolazioni sono portatori di simboli nuovi che vengono assimilati dai primi romani (essi sono molto bravi ad impadronirsi di tali forme). Tali oggetti erano usati anche nei banchetti (nasce il simposio giunto qui dai greci = momento di massima aggregazione sociale che serviva anche per realizzare legami tra i non consanguinei) per sfoggiarli davanti agli altri aristocratici che vi partecipavano. Inizia a nascere un meccanismo di regolazione sociale basato anche sugli oggetti che svolgono funzione di autorappresentazione. È una società che inizia a differenziarsi soprattutto attraverso questi oggetti, in svariate situazioni.
La nascita dell’aristocrazia è accompagnata dalla nascita delle prime città, come a Roma ma non solo. Inoltre sin dal X secolo la Grecia non aveva mai smesso di influenzare la penisola italiana attraverso i commerci, tanto da riuscire ad importare usi e costumi come non solo il simposio ma anche gli stessi artigiani greci, cibi, bevande, divinità, la scrittura da Cuma. I Greci colonizzeranno nell’VIII secolo la Sicilia.
3. La società aristocratica dall’VIII secolo al VI secolo
L’VIII secolo/l’età regia
- Romolo.
- Numa Pompilio.
- Tullo Ostilio.
- Anco Marzio.
- Tarquinio Prisco.
- Servio Tullio.
- Tarquinio il Superbo.
I sette re di Roma.
Durante questo periodo iniziano a nascere le prime aristocrazie; viene quindi a mancare quel sistema egalitario che invece aveva caratterizzato i secoli precedenti al 750. Ne sono testimonianza le tombe famigliari le quali hanno conservato ingenti tesori. L’obiettivo era quello di ostentare la propria ricchezza durante le principali celebrazioni: matrimoni, banchetti e i funerali. Ecco spiegato il perché di tombe così ricche; i contatti col mondo greco e orientale diventano sempre più marcati: basti osservare le iconografie che i romani utilizzano.
In particolar modo i contatti maggiori si hanno con la Siria, la Fenicia, la Palestina, la Grecia. Questa moda orientale viene detta età orientalizzante e ci fu anche in Grecia, e durò dal 720 i primi del VI secolo, quando con l’avvento della Repubblica la ricchezza viene vista come frutto della tirannide e quindi è da ostacolare.
I personaggi eminenti che guidavano le aristocrazie erano detti principes; le loro residenze erano i palazzi (che in età monarchica diverranno le Regiae). Ma altri “paesaggi del potere” sono anche le tombe di famiglia: la cerimonia funebre era realizzata seguendo una serie di atti che avevano come scopo principale quello di ostentare la ricchezza del defunto e quindi la ricchezza della famiglia in vita); il morto veniva cremato, le ossa disposte in un’urna avvolta da un drappo.
Il corredo era ricco e comprendeva alcuni simboli del proprio potere: il carro, delle armi (scudi), oggetti personali di lusso e vasellame prezioso (come la tomba Bernardini). I defunti principes volevano sempre più assomigliare agli eroi del mito greco trasportato a Roma. Venivano svolti anche i ludi cioè i giochi in onore del defunto. Le permettere l’accesso.
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