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Storia delle dottrine politiche: Platone

Introduzione

Per capire il disegno politico di Platone bisogna calarsi nella realtà della polis, completamente diversa dalla nostra: i Greci, inventori del teatro, della politica e della filosofia, vivevano in realtà cittadine e ciò implica un modo di pensare e di vivere che differisce da quello nostro attuale.

Nel mondo classico inoltre le polis erano unità politiche autosufficienti che permettevano ai cittadini di vivere il panorama politico a pieno, partecipando a pieno nelle vicende che coinvolgono il proprio territorio.

Platone vive, tra il V e il VI secolo a.C., in una delle più importanti città greche ovvero Atene che sta affrontando un periodo particolare: sta perdendo la guerra per esercitare la propria egemonia contro Sparta.

Platone, essendo un aristocratico, è portato ad avvertire più di altri la crisi. Ed essendo un filosofo è indotto a viverla come crisi dell'uomo nella sua totalità. Infatti egli sosteneva che al potere non dovesse starci qualcuno per il solo fatto di essere nobile, ma chi se lo merita per le sue capacità.

Platone sviluppa questo pensiero a seguito della morte del proprio maestro, Socrate che venne accusato di corrompere la gioventù. Verrà processato e condannato democraticamente. A seguito di questa vicenda, Platone realizza che lo Stato ha messo al potere persone che invece di ascoltare una personalità come quella di Socrate, la condannano. Ritiene dunque ci sia un qualcosa di sbagliato nel sistema e che vada corretto, portando al potere i veri sapienti.

Secondo il discepolo di Socrate, le persone non riescono a vedere la vera realtà delle cose perché si fermano all'apparenza, alla realtà materiale. La vera realtà, quella perfetta, può vederla solamente il filosofo e si trova nel mondo delle idee, iperuranio. In quel mondo vi sono gli archetipi di tutte le cose che noi vediamo e immaginiamo. È un mondo metafisico che può appunto essere visto dai filosofi solo dopo un lungo apprendistato di conoscenza.

Solo coloro che riescono a vedere l'iperuranio sono legittimati a governare la polis, in quanto, ad esempio, se vogliamo vivere in una società basata sulla giustizia dobbiamo sapere che cos'è realmente la giustizia. La filosofia di Platone sarà influenzata da quella di Socrate, riprendendo da questo il dialogo confutatorio, volto alla ricerca della verità e del principio che unifica la realtà stessa.

Vita

Platone nacque ad Atene da una famiglia aristocratica nel 427 a.C.

Anna D'Alessio, SPGI1 Storia delle dottrine politiche:

La Repubblica

La Repubblica è un'opera filosofica di 10 libri in forma di dialogo, scritta tra il 380 e il 370 a.C. e ruota intorno al tema della giustizia.

Il primo libro, che fa parte degli scritti giovani, in cui Platone è maggiormente influenzato dal maestro, introduce il tema attraverso il protagonista del dialogo ovvero Socrate di cui si serve per esprimere il proprio personale punto di vista.

Di ritorno da una festa ad Atene, Socrate si reca a casa di un suo amico e si ritroverà coinvolto in un dibattito, assieme ad altri personaggi, su che cosa sia la giustizia. Fra tutte le riflessioni, spicca quella di Trasimaco che afferma che la giustizia sia "l'utile del più forte": è il più forte a dettare legge secondo i propri interessi, e quindi a essere felice. Aggiunge poi che "la giustizia è un bene altrui".

Ogni governo, infatti, promulga le leggi in base ai propri interessi, e in base ciò stabilisce quindi cosa sia giusto per i sudditi, punendo i trasgressori di conseguenza. Socrate non concorda con tale definizione, in quanto chi governa lo deve fare per l'utile degli altri. La politica deve quindi essere al servizio dei cittadini stessi.

Inoltre, nel 2° e nel 3° libro Platone tenta di delineare i contenuti di uno Stato ideale a cui i filosofi devono ispirarsi, benché solo in parte possa tradursi in realtà. Essendo Platone organicista, questi ritiene che se si riesce a comprendere cosa sia la giustizia nello Stato, si riesce ad intendere quella presente nell'uomo.

Per il filosofo nella società vi è una rigida organizzazione sociale, che si concretizza in quello che viene definito come "comunismo platonico".

La società è composta essenzialmente da:

  • Governanti;
  • Guerrieri;
  • Lavoratori.

Anna D'Alessio, SPGI2 Storia delle dottrine politiche:

Il mito della biga alata

Platone risulta quindi evidente sia un pensatore gerarchico, autoritario ma anche progressista, è uno dei pochi pensatori antichi che assegna alle donne le stesse possibilità degli uomini. Per spiegare questa divisione a 3 classi, è necessario rifarsi al mito della biga alata.

La biga è composta da 2 cavalli e deve raggiungere l'iperuranio ed è guidata dall'auriga. Il cavallo nero, tende verso il basso cioè verso il mondo dei sensi; mentre il bianco tende verso l'iperuranio. Il compito dell'auriga diventa quindi quello di condurre la biga facendo in modo che due cavalli si coordinino.

Dal punto di vista politico, questo mito ci suggerisce: l'auriga rappresenti la classe dei filosofi, il cavallo bianco quella dei guerrieri e il cavallo nero invece quella dei lavoratori.

Il filosofo non dovrà limitarsi a contemplare il mondo delle idee, ma dovrà tornare nelle realtà per cercare di cambiarla e plasmarla rispetto a quel posto ideale che ha potuto contemplare. Il popolo invece non può guidare lo Stato in quanto legato al mondo dei sensi.

Inoltre, nell'anima individuale Platone distingue, come nello Stato, tre parti:

  • La parte razionale = ha sede nel cervello ed è quella per cui l'anima ragiona e domina gli impulsi, questa parte corrisponde all'auriga. La virtù di questa parte è la saggezza;
  • La parte irascibile = ha sede nel petto e si batte per ciò che la ragione ritiene giusto, corrisponde al cavallo bianco. La virtù di questa parte invece è il coraggio;
  • La parte concupiscibile = ha sede nel ventre ed è il principio di tutti gli impulsi corporei, corrisponde al cavallo nero. La virtù di questa parte è la temperanza.

Anna D'Alessio, SPGI3 Storia delle dottrine politiche:

Lo Stato ideale e la giustizia

Dal punto di vista politico, la giustizia di cui parla Platone si identifica con una società gerarchica, basata su ruoli fissi. Costituisce inoltre una delle strutture di base dello Stato.

Il "comunismo" platonico

Affinché lo Stato funzioni bene e la giustizia sia realizzata, Platone suggerisce l'eliminazione della proprietà privata e la comunanza dei beni per le classi superiori.

Platone sostiene che le classi governative debbano occuparsi dello Stato e che non debbano avere preoccupazione che li distolgono dalla loro attività. La famiglia e la proprietà privata per Platone sono elementi di distrazione per i governanti; per tale motivo afferma che questi non debbano avere nessuna delle due.

Per ciò che concerne invece la classe dei lavoratori, la situazione è diversa: a loro è consentito avere sia proprietà privata che famiglia.

Inoltre, legato al concetto di comunismo vi sono:

  • L'eugenetica = disciplina che si poneva l'obiettivo del miglioramento della specie umana. Per Platone le unioni matrimoniali sono temporanee e verranno stabilite dallo Stato in base a criteri volti alla procreazione di figli sani;
  • La paideia = è il termine che nell'antica Grecia denota il modello pedagogico in vigore ad Atene nel V secolo a.C., riferendosi non solo all'istruzione scolastica dei fanciulli, ma anche al loro sviluppo etico e spirituale al fine di renderli cittadini perfetti e completi.

Il mito della caverna

La teoria della conoscenza e dell'educazione viene esemplificata nel racconto della caverna, uno dei miti più noti della Repubblica. La vicenda narra di schiavi incatenati in una caverna sotterranea fin dalla nascita. Sono costretti a guardare così solo davanti a sé.

Sul fondo della caverna si riflettono immagini di statuette che sporgono al di sopra di un muro alle spalle degli schiavi e che raffigurano tutti i generi di cose. Dietro il muro si muovono i portatori delle statue e vicino a loro e più in là vi è il fuoco che rende possibile il proiettarsi delle immagini sullo sfondo. Gli schiavi considerano le ombre come la sola realtà esistente.

Ma se uno di essi riuscisse a liberarsi dalle catene, voltandosi si accorgerebbe delle statuette e capirebbe che esse, e non le ombre, sono la realtà. Se egli riuscisse in seguito ad uscire dalla caverna, scoprirebbe che la vera realtà non sono nemmeno le statuette. Poiché queste ultime sono imitazioni delle cose reali.

Lo schiavo si avvia poi verso l'uscita della caverna ma rimarrà accecato perché per tutta la sua vita è stato rinchiuso in un luogo buio. Si imbatte poi in uno specchio d'acqua in cui vede il riflesso delle cose e pensa erroneamente che la vera realtà sia fatta di quelle cose che vede riflesse nell'acqua.

Abituato poi alla luce, realizza che la realtà è fatta da cose non riflesse ma reali. Arriverà poi a contemplare la luce da cui proviene la vita, il sole, ottenendo una visione completa della realtà.

Tuttavia, se lo schiavo decidesse di ritornare dai suoi compagni di schiavitù per renderli partecipi di ciò che ha visto; i suoi occhi sarebbero fuscati dall'oscurità e non saprebbero più distinguere le ombre. Perciò verrebbe deriso dai suoi compagni e infastiditi dal suo tentativo di portarli alla luce del sole, lo ucciderebbero.

Rimando a Socrate, che tenta di liberare i suoi concittadini dalle false opinioni che avevano ma poi è stato messo a morte. Lo schiavo che ritorna nella caverna per liberare i compagni, corre infatti lo stesso rischio, quello di non essere creduto.

Questo mito è una allegoria del fatto che per Platone esistono diversi gradi di conoscenza, vi sono due gradi che si riferiscono al mondo dei sensi e altri due di tipo intellettuale.

I gradi della conoscenza

Per Platone esistono 4 gradi della conoscenza a cui corrispondono 4 gradi della realtà:

  1. La conoscenza sensibile, l'opinione, rispecchia il nostro mondo mutevole e comprende:
    • L'immaginazione, o congettura, che ha per oggetto le immagini delle cose ovvero le impressioni superficiali degli oggetti;
    • La credenza, che ha per oggetto le cose sensibili nei loro rapporti scambievoli, ovvero la percezione chiara degli oggetti;
  2. La conoscenza razionale rispecchia il mondo immutabile delle idee e comprende:
    • La ragione matematica, conoscenza diagnostica, che ha per oggetto le idee matematiche;
    • L'intelligenza filosofica, conoscenza noetica, che ha per oggetto le idee-valori.

Platone ritiene che la conoscenza non è accessibile a tutti nello stesso modo. Questo significa, che solo chi "sa di più" deve governare.

La maggior parte degli uomini è come gli schiavi in fondo alla caverna, perché non riescono ad andare al di là del mondo delle apparenze.

Solo pochi uomini dopo un lungo apprendistato possono accedere alle forme superiori della conoscenza, quella matematica e quella filosofica.

Le leggi

Uno degli ultimi dialoghi di Platone, si intitola "Le leggi" ed è un'opera incompiuta in cui per la prima volta non compare Socrate come protagonista. Al posto di quest'ultimo vi sono tre personaggi: uno di Atene, uno di Sparta e uno di Creta, sceglie un protagonista di questa città, per le sue particolari strutture politiche.

Questi tre luoghi avevano in comune il fatto di essere tutte città autosufficienti benché le forme di governo fossero differenti. Attraverso il dialogo fra i vari protagonisti, Platone mette a confronto i vari modelli di città.

In quest'opera il filosofo elabora una teoria completamente nuova, secondo cui anche i governanti devono essere sottoposti alla legge. Questa inversione di tendenza è esemplificata anche nella "Repubblica". Infatti egli aveva detto che il sistema che aveva elaborato poteva entrare in crisi se fosse salito al potere una classe diversa dai filosofi.

Ciò può avvenire se durante il processo di selezione della classe dirigente, per incapacità si faccia salire al potere persone non competenti. Platone per proteggersi da questo pericolo sostiene quindi che bisogni vincolare il governante alla legge.

Il filosofo elabora così anche la concezione sulla famiglia e la proprietà privata sostenendo che tutti possano avere entrambi, quindi anche il filosofo. Questo perché conclude che il modello di città più corretto da realizzare è quello di una polis che contempla il principio di autorità e libertà, il giusto equilibrio tra due eccessi.

Anna D'Alessio, SPGI6 Storia delle dottrine politiche:

Aristotele

Introduzione

Aristotele nasce a Stagira, una città costiera vicino alla Macedonia, nel 384 a.C. Suo padre era medico e questo ebbe una notevole influenza nella sua filosofia perché trattando di metafisica e materie affini, ebbe un approccio principalmente di tipo realista.

Inoltre, a soli 17 anni entrerà poi molto giovane nella scuola di Platone, fondata nel 387 a.C. Gli anni che separano Platone da Aristotele sono pochi. Eppure il tempo in cui Aristotele si trova a vivere è diverso da quello in cui è vissuto il maestro.

A seguito della morte del maestro, lasciò l'Accademia e venne chiamato nel 342 a.C. alla corte del re di Macedonia, Pella da Filippo, con l'incarico di educare il figlio Alessandro, che diventerà poi Magno.

Nel 335 a.C. si reca ad Atene che intanto aveva cambiato status politico e giuridico. Questo perché, la Grecia era stata conquistata dalla Macedonia che unifica politicamente la Grecia. Tuttavia per la popolazione questo ha segnato la fine dell'autosufficienza delle polis.

Verrà poi fondata dal filosofo, una scuola filosofica chiamata "liceo" o "peripato", passeggiata, perché Aristotele amava fare lezione passeggiando. La scuola verrà poi distrutta da un generale romano nel 84 a.C. Aristotele morirà nel 322 a.C. in esilio ad Eubea.

Le opere che ci sono pervenute di Aristotele sono di tipo:

  • Esoterico = appunti di cui il maestro si serviva per fare lezione;
  • Essoterico = scritti in forma dialogica e destinati al pubblico, persone al di fuori dell'accademia.

Anna D'Alessio, SPGI7 Storia delle dottrine politiche:

La dottrina del divenire

Aristotele spiega lo sviluppo della natura vedendola come il divenire in vista di un fine, la natura non è un qualcosa di statico ma ogni organismo vivente ha una sua evoluzione che non è casuale.

Ciascun organismo vivente si sviluppa a partire da un impulso iniziale che lo mette in moto, questo organismo si muove poi nella direzione della causa finale e in questo suo divenire passa dalla potenza e all'atto, forma.

Per potenza, si intende la possibilità da parte della materia di assumere una determinata forma. La forma è il fine a cui tende dunque ciascun organismo.

Forma = atto, statua completa | potenza = materia, argilla grezza per statua.

È un processo lineare.

"La politica"

"La politica" è un'opera divisa in 8 libri ed è dedicata all'amministrazione della polis. Il primo libro si presenta come una introduzione dell'opera e nel restante dei testi, si delinea la sua visione ideale di Stato.

Lo Stato viene visto come una comunità che ha come scopo l'esistenza materialmente e spiritualmente felice. Per questo motivo nessuna comunità politica può essere costituita da schiavi o da animali.

Aristotele è una via di mezzo fra il delineamento di un tipo di Stato ideale, difficilmente realizzabile, e la ricerca di uno schema pratico di Costituzione, scorgendola in una di quelle già esistenti.

Bisogna proporre una Costituzione che abbia la propria base in quelle esistenti e che miri a realizzare in esse correzioni che la avvicinano a quella perfetta.

Inizialmente come Stato ideale, Aristotele pensa ad una polis come a capo ad una aristocrazia di sapienti, nei primi libri si riprendono così le idee di Platone, nei successivi si discosta. Nei libri successivi conclude invece che solo a seconda del contesto in cui ci si trova, si può comprendere quale sia la forma di governo più adatta da utilizzare.

Per Aristotele la giustizia è quell'elemento mediano tra l'estremo del fare ingiustizia e l'estremo del subire ingiustizia.

Aristotele manifesta poi la propria preferenza per un governo democratico in cui prevalga la classe media, cioè dei cittadini forniti di modesta fortuna. La classe media è quella che maggiormente si sottrae al conflitto sociale, molto spesso vi erano scontri fra ricchi e poveri.

Politìa = il termine è usato da Aristotele per indicare quella che ai suoi occhi è la migliore forma possibile di costituzione. Forma moderata di democrazia.

Anna D'Alessio, SPGI8 Storia delle dottrine politiche:

Inoltre è centrale il riferimento alla natura: quest'opera contiene la celeberrima definizione dell'uomo quale «animale politico» e in quanto tale portato per natura a unirsi ai propri simili per formare delle comunità. Alla base dell’organizzazione socia

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anna.dalessio02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Berti Francesco.
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