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Lezione 1: l'alfabeto latino e le sue declinazioni

Strumenti di scrittura nell'antichità

Foto di vari strumenti per la scrittura, esempio pennello ottenuto dalla rottura di una canna, fibra e forma che si presta. Varie dimensioni di calamo cioè canne con taglio a punta, ci sono anche tagli obliqui. Tagli possono essere perpendicolari al bastoncino o obliqui: ci si rende conto che anziché girare la mano per cambiare spessore era più semplice fare un taglio obliquo. Verso la destra c’è un pennino. Questi sono gli strumenti caratteristici di tutte le civiltà che hanno sviluppato sistemi di scrittura nell’antichità sia nell’area europea, mediterranea, nordafricana, medio-orientale fino all’area sud-occidentale.

Strumenti tendono ad essere non a punta se non in area mesopotamica ma su supporti di argilla fresca. In epoca romana e ellenistica si scriveva su tavolette con uno stilo = strumento appuntito che si presta bene a incidere (su lamelle). Per scrivere su papiro, pergamena e legno si è sviluppato questo tipo di strumento con becco più largo che può essere un pennello, che ha una certa elasticità che gli permette di allargarsi, o strumento come calamo che è rigido ma ha un becco largo. Già in epoca imperiale/romana, nel corso dei primi secoli della nostra epoca si inizia ad utilizzare al posto del calamo le penne d’uccello, le piume d’oca, perché sono più leggere più morbide e più flessibili.

Sistemi di scrittura logografici e sillabici

Grosso gruppo di sistemi di scrittura era quello sistemi in cui il repertorio di segni utilizzati possono essere o elementi astratti (logogramma) oppure degli elementi naturalistici, che imitano un oggetto, animale, pianta dell’ambiente quotidiano (pittogrammi). Poi i sistemi logografici incorporavano una componente fonetica, dei segni che aiutavano a leggere quel testo a voce alta (fonogrammi), quindi cinese antico, sistemi di scrittura cuneiforme, glifi possono rappresentare un morfema cioè una parola… simile e i geroglifici egiziani contengono sia dei logogrammi che dei fotogrammi. Lo svantaggio è che questo sistema logografico ha bisogno di un gran numero di segni.

Scritture sillabiche cui vi sono una serie di simboli, in cui ciascun simbolo rappresenta un infonema, cioè un’unità di suono significativa per quella lingua. La combinazione di questi simboli diventa necessaria per poter rappresentare una sillaba o una parola, ne bastano una trentina di questi simboli per poter scrivere una lingua o rappresentare visivamente una lingua.

Sistemi alfabetici e origine dell'alfabeto latino

Sistemi alfabetici, sistemi alfabetici soprattutto di area medio-orientale da cui deriva alfabeto fenicio che a sua volta ha costituito la base dell’alfabeto greco, esportato dai greci dai navigatori in colonie, in Grecia, Asia minore, Italia, Francia, Spagna, ecc. da colonie greche recepito da etruschi che l’hanno poi passato. Lamine di Pyrgi vantaggio per archeologi perché rappresentano uno stesso testo in caratteri fenici ed etruschi e consente di interpretarli.

L’alfabeto greco è intermediario diretto sia storicamente, prima l’invenzione fenice è passata per Creta e la Grecia continentale, ma anche graficamente per la sua strutturazione tra gli alfabeti semitici e quello latino. L’origine fenice, il prestito e l’adattamento sono avvenuti intorno all’anno 1000 a.C., si parla di Grecia arcaica, che diede luogo a diverse strutture poi unificate solamente nel V secolo.

Sviluppi della scrittura greca e latina

Anche la scrittura greca, in rapporto a quella latina, sviluppa due forme: monumentale, scrittura destinata a epigrafi cioè incisioni su pietra, che è rimasta sempre uguale corrente, scrittura fedele in gran parte a forme lapidarie, almeno fino IV secolo a.C., poi in epoca ellenistica viene suddivisa in tre gruppi. Scrivere su supporti diversi da incisione su pietra servirà a tre tipi di scrittura:

  • Libraria: Scrittura serviva a scrivere dei testi (strutture più formalizzate più articolate) a riprodurli, per la diffusione dei testi.
  • Di cancelleria: Scrittura legate ad amministrazioni (di un tempio, città, tribunali) scritte su papiro con lettere grandi e leggere.
  • Di dimensione privata: Scrittura dedicata a documenti personali, scrittura leggera che tende alla semplificazione con caratteri molto legati uno all’altro, molto rapida.

Anche per quanto riguarda il greco, come vedremo per il latino più avanti, nell’VIII e IX secolo della nostra era si svilupperà dal confluire della scrittura libraria, privata e modello epigrafico delle scritture minuscole un po’ come il latino. Epoca di enorme fioritura artistica e culturale e lettere hanno beneficio. Iscrizione greca → lettere inserite in una griglia ortogonale, si creano colonne, ma anche forme inserite in un riquadro come se fossero delle macchine da scrivere. Lettere iscritte in un sistema bilineare, cioè tra due righe: il rigo su cui appoggiano le lettere e il rigo che ne stabilisce il limite superiore.

L'evoluzione dell'alfabeto latino

Tutti gli alfabeti che seguiranno poi prenderanno dal greco e sono stati propagati da greci da coloni. In epoca ellenista (successiva, IV a.C.) dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) in poi quando il suo regno viene diviso in tre grandi blocchi è momento in cui romani entrano in contatto con cultura greca. In questa epoca iniziano ad apparire delle ingrossature all’estremità dei tratti, infatti alla fine dei tratti verticali e orizzontali c’è come un principio di grazia, perché ingrossando leggermente i terminali si possono distinguere meglio.

Foglio di papiro in cui il rotolo si srotolava orizzontalmente, quindi blocchi di testo di larghezza prestabilita che potevano contenere al loro interno delle illustrazioni. Solo nelle maiuscole greche vi è somiglianza con onciale romana. Scritto con calamo su papiro. Epoca latina. Prime testimonianze di latini scritture/caratteri si ha nel VI VII secolo a.C. lettere in latino più arcaico.

Diverse sono le ipotesi sull’origini dell’alfabeto latino, la tesi più accreditata oggi è quella di un’origine etrusca. Però resta indefinito da chi e come e quando gli etruschi avessero preso il loro sistema di scrittura, probabilmente dai greci o dai fenici non è chiaro, così rimane incerto se scrittura latina derivi direttamente da etrusco e se sia un’ibridazione tra impulso etrusco e dall’altra coloni grechi. Roma non divisa in aree con confini ben definì, ma in aree si sovrapponevano legate da una parte a popolazioni diverse e dall’altra parte legate a conflitti, accordi ecc.

Forme e sviluppo delle lettere latine

È una scrittura di tipo maiuscolo, scritta tra due righe solamente, con 21 lettere. Successivamente nel III e I secolo a.C. si sono aggiunte delle lettere: la G per influenza del greco e più tardi la i greca (Y) e la Z. È molto importante perché questo alfabeto è forma di base di tutte le scritture antiche, medievali e moderne. Struttura onciale, struttura della tarda antichità in uso da IV secolo al VIII circa, aggiustati come lettere bastoni, ma struttura è l’onciale.

  • A ha traversa quasi obliqua.
  • E F tratti verticali scendono, tratti orizzontali sono obliqui hanno angolo acuto.
  • H è chiusa sia in alto che in basso.
  • K può avere aste minori staccate.
  • L tratto non orizzontale ma acuto.
  • M N tratti successivi al verticale sono più piccoli.
  • Q coda verticale.
  • R forma erre greca.
  • S spezzata come quella greca.
  • V può essere a forma di y.
  • U in realtà è una v.
  • X ruotata di 45°.

Sia per quanto riguarda la scrittura greca arcaica che quella etrusca e poi latina, in origine la scrittura poteva essere variamente da sx a dx e da dx a sx, poi si sistematizza con andamento bustofellico = una riga da sx a dx e la riga successiva da dx a sx. Più antichi documenti risalgono a VI secolo a.C. e successivamente questo periodo la scrittura abbandona il sistema bustofellico per adottare la grafia destrorsa. Si evolve in periodo lungo, ci sono fase arcaica, intermedia e classica, con alcune perdite, recuperi e aggiunte di nuove lettere. Alla fine diventano 23 le lettere dell’alfabeto latino.

Nella fase classica, quella che ha avuto maggiore impatto su evoluzione successiva, si presenta in due modi:

  • Lapidaria: grafia la capitale monumentale da cui derivano serie di scritture rustica, quadrata per i manoscritti.
  • Manuale: grafica capitale quadrata, rustica, onciale, semionciale e corsiva Epoca classica ma ancora repubblicana da Augusto in poi.

Scrittura arcaica andò verso una normalizzazione, ci sono maestri e allievi in cui scrittura normalizzata, più regolare e stabile. Capitale grafica La è struttura usata soprattutto per uso pubblico a partire da seconda metà del terzo secolo in cui i testi incisi su pietra epigrafi esposte al pubblico, con struttura regolare, allineata, molto uniforme, quasi geometrica perché tende ad avere angoli retti, curve tendono ad essere sezioni di cerchio. Questo tipo di scrittura influenzato da tecniche di realizzazione: disegnata da scriba che lavorava con pennello a spatola, si tracciavano le righe, proporzioni, nelle epigrafi le righe più alte hanno altezza maggiore e man mano che il testo scende si abbassano, per consentirne la lettura, si considerava effetto distorsione prospettica. Funzione: prime informazioni date erano più importanti delle altre.

Poi incise su pietra, risultato è testo con forma a V che crea contrasto con luce, grande leggibilità, esempio di perfezione epigrafe alla base della colonna Trajana (II secolo d.C.). Termine capitale è di origine medievale, quando questi caratteri venivano utilizzati soprattutto per i capita = l’inizio dei capitoli dei manoscritti. Non hanno grazie, hanno andamento quasi a bastone, sans-serif. Le epigrafi sans-serif di epoca repubblicana e romana saranno il punto di partenza per nascita dei caratteri all’inizio dell‘800, architetti fanno viaggi in Italia, si innamorano di certe scritte a Roma di epoca Repubblicana, le riportano su alcuni edifici a Londra. A Roma, via Appia, c’è una tomba di Eurisace in cui i caratteri non presentano contrasto, no chiaro-scuro (=differenza di spessori tra spessi e sottili), quasi monoline. Ci sono anche alcune lettere che sovrastano la riga (P,Y). La C non è ancora una parte di cerchio, è prolungata orizzontalmente. S è un po’ instabile.

Queste sono le lettere lapidari romane che sono un esempio calligrafico di lapidare romano basto su epigrafi. Abbiamo il contrasto, il chiaro-scuro è chiaro e viene sviluppato, le grazie sono molto più nette e pronunciate. Le lettere derivano da un quadrato un cubo, considerato da sempre uno dei più bei esempi di epigrafi. Le lettere latine partono da un quadrato, la O è un cerchio. M iscritta in un quadrato. A tre quarti di un quadrato. E stretta è la metà, come la L e la P. Ci sono degli sviluppi successivi. Questa è modello capitale lapidale, epigrafico la viene da pietra.

Capitale corsiva

La è scrittura destinata a uso privato e si è sviluppato già in epoca antica (IV e III secolo a.C.) dallo stesso alfabeto arcaico ma con risultati molto diversi. In questo caso la tecnica di esecuzione ha forzato il cambiamento. Quando si scrive su materiali duri, per esempio tavoletta di legno, e si utilizza uno strumento per incidere, che può essere un pezzo di ferro o di pietra, i tratti orizzontali e curvi sono molto difficili da realizzare, è molto più semplice realizzare quelli verticale. Quando invece si scrive su materiali morbidi come tavolette di legno o papiro, con un calamo (canna con pennino) prevale rapidità della scrittura che finisce con il cambiare la forma di quelle lettere, per esempio unendo due quadrati, si tende a fare per esempio un tratto e un doppio tratto piuttosto che tre tratti. Scrittura più leggera, più grafica su strumenti che scorrono meglio, tendono a semplificarsi.

Quindi la capitale corsiva su papiro non è utilizzata per produzione libraria (documenti formali, testi letterali o altro) ma per documenti della vita quotidiana. Si diffonde sempre di più tra II e III secolo d.C. ed era anche utilizzata da scrittura domestica, poi divenne anche quella utilizzata dall’amministrazione pubblica. Forme molto più scorrevoli e dinamiche, più particolari meno normalizzate. La scrittura è la stessa della capitale quadrata ma viene semplificata. A partire dal III secolo c’è fioritura di letteratura in latino, nasce alfabetismo, nascono scuole e docenti, aumenta popolazione in grado di scrivere. C’è quindi una domanda di rotoli di papiri, realizzati da scribi che vi erano in famiglie più abbienti, ma anche da artigiani. C’era già proto-capitale sistema di duplicazione di testi filosofici, letterari e manuali. La scrittura utilizzata era la libraria perché utilizzata per questi libri, molto simile a quella epigrafica e di cui mantiene molte caratteristiche. Le lettere rimangono squadrate, modulo uniforme, rimangono scritte in un impianto bilineare, scritte tra due linee. Rispetto a quella scritta su pietra ci sono adattamenti dovuto a flessibilità del calamo, morbidezza del papiro e tecnica non è quella dell’incisione.

Diffusione della scrittura libraria

Questa scrittura si diffonde in tutti i territori soggetti a Roma, fino al III secolo d.C. è l’unica scrittura libraria del mondo latino. Le più antiche testimonianze si trovano nei papiri di Ercolano, su questa base si può ricostruire l’alfabeto. Chiaro scuro accentuato, forte contrasto tra filetti sottili e tratti più spessi, separazione rigida delle lettere, modulo uniforme, schema bilineare, tendenza a trasformare gli angoli da retti a gradualmente un po’ ricurvi e all’estremità delle aste ci sono grazie vistose.

A partire dal IV secolo si iniziano a diffondere altre scritture librarie, in particolare la onciale e la semionciale. Dopo il VI secolo la capitale quadrata venne abbandonata per la scrittura di libri, perché di norma nei manoscritti cristiani, dal IV secolo in poi la religione di stato è cristianesimo, per tutti i manoscritti cristiani, testi del vecchio e nuovo testamento.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher heialee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Typographic Design e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Colizzi Alessandro.
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