Power point introduzione
Che cosa non si può studiare attraverso inchieste e sondaggi
Ci sono alcuni fenomeni che per definizione è meglio non indagare attraverso interviste e questionari; perché, in quei casi, non è un metodo efficace quello di interrogare direttamente le persone per rilevare dati attendibili. Quando gli argomenti sono troppo sensibili, saranno inevitabilmente distorti dalla desiderabilità sociale, quindi sono alcuni comportamenti che è meglio rilevare utilizzando strumenti che non comportino il chiedere direttamente agli intervistati.
Tutti gli argomenti che non rientrano nella sfera della conoscenza; per questo ci sono i test proiettivi, ci sono i colloqui clinici ecc. Non posso chiedere direttamente a qualcuno un contenuto di cui neanche l'individuo è consapevole.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è che non conviene indagare i comportamenti effettivi, o meglio, il nostro assunto è che quello che le persone dichiarano sia effettivamente la verità; ma di fatto, al di là di quei casi in cui per malafede intenzionalmente si decide di non riportare la verità, noi dobbiamo fare i conti con la memoria. Molto spesso i ricordi sono imprecisi, quindi noi dobbiamo sempre ricordarci che quello che rileviamo con il questionario o l’intervista è ciò che le persone dichiarano di aver fatto.
Un altro aspetto difficile da indagare con i questionari sono i comportamenti/scenari ipotetici molto particolari, per esempio gli esperimenti di Milgram. Ci sono delle reazioni comportamentali che noi non possiamo nemmeno immaginare fino a quando non siamo messi in quel particolare scenario. Per quei comportamenti è meglio un contesto di laboratorio.
Dobbiamo tenere presente che ciò che studiamo ha solo a che fare con contenuti verbali. Quando viene somministrato un questionario, tutto quello che ha a che fare con la gestualità, le espressioni facciali, il tono di voce eccetera, non rientra nel nostro oggetto di studio. Quello che ci interessa è quello che le persone si dicono.
Progettare la ricerca
È importante partire dalle prime fasi della ricerca, perché di fatto un buon questionario viene costruito se anche la fase di progettazione è stata adeguata. Allo stesso tempo, un questionario che rileva ottimi dati non ha nessun senso nel momento in cui questi dati non vengono poi interpretati, diffusi e rappresentati in maniera adeguata. Quindi la costruzione di un questionario si colloca in un processo più ampio.
La prima fase del processo di ricerca è la progettazione dello studio. Prima di progettare uno studio, è bene essere consapevoli di qual è il disegno di ricerca più adeguato a quelle che sono tutte le nostre domande di conoscenza del nostro oggetto di studio. In sostanza si compie una panoramica dei principali disegni di ricerca.
I disegni di ricerca si differenziano tra loro sulla base di una serie di aspetti principali:
- Tipologia dei dati che consentono di raccogliere.
- Obiettivi di ricerca.
- Metodologia di raccolta dei dati.
- Livello di approfondimento con cui si caratterizzano.
- Dimensione temporale.
Tipologia dei dati
Innanzitutto, occorre compiere un’importante scelta sulla tipologia dei dati, in cui la distinzione è tra ricerca quantitativa e ricerca qualitativa.
Ricerca quantitativa: Si riferisce a tutti quegli studi che indagano determinate variabili/fenomeni trasformandoli in numeri. Ci si trova dunque a maneggiare dei numeri che di solito vengono organizzati in matrici, che per ogni riga hanno un soggetto e su ogni colonna le diverse variabili. Questi disegni di ricerca sono anche caratterizzati da un utilizzo piuttosto imponente dell'analisi statistica dei dati, proprio perché il tipo di dato che viene raccolto lo permette.
Ricerca qualitativa: Invece, per tutti quei disegni di ricerca che hanno un approccio diverso al fenomeno, un approccio più naturalistico che ha il suo focus non tanto nella quantificazione ma sui significati. Sono quegli studi che analizzano e che indagano quelli che sono i significati dei fenomeni. Non c'è una contrapposizione netta tra ricerca quantitativa e qualitativa; molto spesso la loro integrazione rende i disegni di ricerca ancora più forti. La strategia migliore è quella di utilizzare in un disegno qualitativo prima di pianificare ed effettuare lo studio quantitativo.
Obiettivi di ricerca
La seconda fase è la definizione degli obiettivi di ricerca, la cui distinzione fondamentale è quella tra ricerca pura e ricerca applicata.
Ricerca pura: Tutte le volte che l'obiettivo principale del nostro studio è capire di più di un determinato fenomeno; quindi: accumulare conoscenza, aumentare quella che è la nostra comprensione di un fenomeno; cioè quando il nostro obiettivo ha a che fare con la risoluzione problemi teorici. Non significa che non ha mai ricadute pratiche, significa semplicemente che si prescinde da quelle che sono le ricadute operative; perché l'obiettivo principale è accumulare conoscenza.
Ricerca applicata: Il tipo di conoscenza che si cercherà di ottenere è un tipo di conoscenza che mi serve poi all'elaborazione di un intervento. Dunque, l’obiettivo è quello di ottenere un tipo di conoscenza utilizzabile. Anche in questo caso non abbiamo una distinzione così netta.
Per esempio, pensate a tutti gli studi fatti in ambito psicologico, tutti gli studi che cercano di capire come promuovere le abilità sociali, per esempio l’empatia. Uno studio potrebbe focalizzarsi per esempio sull’associazione tra clima scolastico e livelli di empatia in adolescenza, e questo studio da una parte accresce le nostre conoscenze su come l’empatia si sviluppa, dall’altra può essere utilizzato per sviluppare un intervento che possa promuovere questa abilità sociale in adolescenza.
Metodologia di raccolta dati
Vi è poi una scelta sulla metodologia di raccolta dati, che si distingue tra ricerca osservativa e ricerca sperimentale. Anche in questo caso parliamo di due poli che identificano un continuum.
Ricerca osservativa: L'approccio del ricercatore è puramente caratterizzato da un’assenza di controllo sulla situazione che si analizza, ovvero non c'è nessun tipo di controllo sul fenomeno che conservo e sulla situazione che sto analizzando e osservando.
Ricerca sperimentale: Quello che si cerca di fare in laboratorio è proprio quello di manipolare e controllare tutti gli aspetti dell'ambiente in cui svolgo lo studio e di eliminare tutte le possibili variabili intervenienti che potrebbero in qualche modo sporcare l'associazione o le variabili che io sto misurando. Riassumendo, è un sistematico controllo dell’ambiente e delle variabili intervenirenti. Anche in questo caso è presente un continuum, osservazione/esperimento, non c'è una vera e propria contrapposizione, non è presente un disegno migliore dell'altro in assoluto.
Spesso si è portati a pensare che l'esperimento di laboratorio sia la metodologia più efficace o che consente di raccogliere i dati più attendibili; perché si controlla tutto quello che avviene nel setting sperimentale. In realtà, questo eccessivo controllo fa sì che vengano create delle situazioni di laboratorio che a volte hanno dei livelli di artificialità che rendono i dati che si raccolgono difficili da generalizzare; ovvero, posso trovare determinate associazioni che poi nel mondo reale non reggono. Quindi, in entrambi i casi, abbiamo dei punti di forza e dei punti di debolezza.
Livello di approfondimento
Successivamente, si decide il livello di approfondimento. Dunque, vi è una distinzione tra ricerca esplorativa e ricerca confermativa.
Ricerche esplorative: Non sono guidate da ipotesi specifiche ma domande generali. Sono una serie di studi che vengono effettuati senza partire da una base particolarmente solida, senza delle ipotesi o un modello teorico specifico, ma a partire da domande molto vaghe e generiche. È il caso di tutti quei fenomeni che non sono conosciuti e rispetto ai quali non abbiamo molte conoscenze.
Ricerca confermativa: Si basa su una teoria non ancora smentita e valuta una teoria alternativa (ottica falsificazionista). Avviene quando si parte da un accumulo di conoscenze e di evidenze empiriche già presenti e da un modello teorico che spiega quel particolare fenomeno che evidentemente non è ancora stato smentito ed è ancora valido; e si valuta una teoria alternativa o comunque uno sviluppo di questo modello non ancora smentito.
Dimensione temporale
Per quanto riguarda la dimensione temporale, si caratterizza per tre dimensioni: ricerca trasversale, di trend o longitudinale.
Ricerca trasversale: Tutte le volte che il ricercatore fa una fotografia di un fenomeno in un unico momento, quindi si compie un’unica rilevazione dei dati. Questo disegno di ricerca non consente di studiare l'evoluzione temporale di un fenomeno nel tempo. Non consente di interpretare le associazioni che si studiano tra variabili in un'ottica causale, quindi quando qualcosa ha influenzato quel particolare fenomeno.
Questa ottica causale la si utilizza spesso perché ci sono dei modelli teorici che dicono che un predittore viene prima di un particolare fenomeno, inteso come variabile dipendente. Di fatto, quando utilizziamo i disegni che prevedono un'unica rilevazione dei dati, questa interpretazione va fatta con moltissima cautela.
Ricerca di trend: Quando si hanno delle rilevazioni in diversi punti nel tempo, ovvero una rilevazione periodica di dati, che non viene effettuata sulle stesse persone ma su gruppi di persone, su campioni che sono tra loro equivalenti (selezionati con gli stessi criteri, quindi con lo stesso metodo di campionamento e che quindi in qualche modo sono paragonabili e ci danno un'idea di cosa succede a livello temporale per un determinato fenomeno). Effettuata con lo stesso strumento, nelle stesse condizioni e con un campione equivalente (ottenuto con le stesse procedure).
Infine, ci sono le ricerche longitudinali in cui si compiono più rilevazioni dei dati nel tempo (in momenti diversi) intervistando le stesse persone. Questo è un disegno di ricerca che dà maggiori informazioni e che consente anche di analizzare e interpretare i risultati nel modo più solido e più approfondito. Anche questo disegno di ricerca ha i suoi limiti. Innanzitutto, è un disegno di ricerca particolarmente complesso che richiede un grande investimento economico e un grande investimento di tempo. Dunque, non sempre si hanno le risorse per far partire uno studio longitudinale.
Un altro limite ha a che fare col fatto che proprio perché si chiede alle persone di rimanere coinvolte in uno studio che dura a volte anche 15-20 anni, molto spesso chi dice di sì è molto diverso da chi non accetta di partecipare allo studio; e questo implica una serie di problematiche a livello della generalizzabilità dei dati. A volte poi, il fatto di proporre lo stesso questionario, per esempio, una volta all'anno per dieci anni alle stesse persone, crea anche degli effetti di distorsione: trasforma il gruppo che si sta analizzando in una sorta di gruppo di esperti nel rispondere a richieste, nel rispondere a questionari. Quindi anche questo disegno di ricerca, che teoricamente è quello che ci fornisce le maggiori potenzialità dal punto di vista dell'interpretazione dei risultati, ha i suoi limiti.
Dopo aver scelto il disegno di ricerca più adeguato alle proprie esigenze di ricerca, è possibile procedere seguendo le fasi della progettazione. La prima fase del processo di ricerca è la progettazione dello studio. Il progetto di ricerca non è altro che un «Piano» di ciò che la ricerca prevede in tutte le sue fasi, di tutto ciò che si andrà ad effettuare durante lo studio. Rappresenta quella fase in cui si definiscono tutta una serie di aspetti, di caratteristiche, e si prendono tutta una serie di decisioni che consentiranno di partire da una domanda di conoscenza e di arrivare ad una risposta basata sui dati raccolti; ovvero gli aspetti principali che consentiranno di rispondere alle domande di ricerca.
Il progetto di ricerca dice tre cose fondamentali, deve prevedere 3 contenuti:
- Cosa si sa: Bisogna stabilire tutto quello che la letteratura ha già scoperto sul tema; tutte quelle che sono le conoscenze già presenti. Sulla base di questo, nel progetto di ricerca, occorre decidere che…
- Cosa vogliamo sapere: Definizione di domande a cui vogliamo rispondere (ed eventuali ipotesi). Come si vuole contribuire a quello che già si sa attraverso lo studio. In pratica consiste nel decidere che domande di ricerca si vanno a rispondere e attraverso quali risposte si va ad aggiungere qualcosa a quello che altri ricercatori hanno già scoperto sul tema.
- Come vogliamo scoprire: Definizione degli aspetti metodologici (campione, strumento, piano di analisi). Si andranno a definire una serie di aspetti di metodo: chi intervistare, che strumenti utilizzare, quale questionario, quali domande di analisi statistiche ecc. Tutta la serie di aspetti che consentiranno di arrivare dalla domanda alla risposta (l'interpretazione dei risultati).
Dunque, un primo aspetto da chiarire all'interno di un progetto di ricerca ha a che fare con quello che già si sa, quindi qualsiasi studio parte con un’analisi conoscitiva (conoscenza della letteratura, ricerca di articoli e volumi nelle banche dati, intervista a studiosi e/o testimoni privilegiati) che facilita anche la definizione di quello che è il tema specifico, ovvero l’oggetto che si indaga. Molto spesso si parte infatti con un'idea sul fenomeno d'indagine, poi grazie all'analisi conoscitiva, il tema specifico viene meglio delineato.
Il tema della ricerca può essere definito principalmente da 3 casi più comuni:
- Interessi scientifici del ricercatore: Potrebbe essere definito sulla base degli interessi scientifici del ricercatore che è esperto nel tema e che, sulla base di ciò che già conosce di quella particolare tematica, individua un vuoto della letteratura e decide di rispondere a quella particolare domanda che nessuno ha mai indagato. Oppure individua risultati contrastanti rispetto a un particolare fenomeno e quindi decide di effettuare uno studio.
- Volontà di spiegare un fenomeno del mondo sociale: In altri casi invece, non è tanto la volontà di conoscenza del ricercatore a far partire uno studio quanto degli eventi del mondo sociale, degli eventi storici. Molto spesso le ricerche prendono il via dalla necessità di comprendere qualcosa che è successo e che deve essere capito. Per esempio, gli esperimenti di Milgram sono nati dalla volontà di comprendere come mai durante il regime nazista così tante persone sono state disposte a promuovere lo sterminio di milioni di persone. Ma anche, per esempio, a come le nuove tecnologie, i social network, i nuovi media ecc. hanno cambiato il modo in cui comunichiamo, il modo in cui entriamo in relazione con gli altri.
- Richiesta di un committente: La tematica può essere definita da una richiesta di un committente; da un'associazione di volontariato che, per esempio, chiede una consulenza per capire se determinati interventi di cui l'associazione si occupa sono stati o meno efficaci.
Si parte dalla analisi conoscitiva del tema attraverso una serie di fonti che permettono di capire tutto quello che è già stato scoperto, tutta la conoscenza che è stata accumulata su un particolare fenomeno. Gran parte di ciò che sappiamo è racchiuso in manuali scientifici che troviamo in biblioteca, ma che negli ultimi 10-15 anni sono facilmente reperibili su banche dati online (es. PsycINFO).
Un'altra fonte molto importante è il contatto con gli esperti del settore, coloro che si sono occupati di quella particolare tematica. A volte se, per esempio, lo studio prende il via da una richiesta di un committente può essere utile considerare la consultazione di report scientifici, di ricerche precedenti effettuate nello stesso contesto. Quindi tutti quei casi in cui si ha il sospetto che possano esistere delle ricerche che sono state effettuate in passato sulla stessa tematica ha senso cercare di recuperare questi rapporti scientifici che molto spesso non sono presenti nelle classiche fonti di consultazione, per esempio nelle banche dati online.
Il database informatico principale per chi fa ricerca psicosociale è il PsycINFO. Esso è un database che consente di cercare riferimenti bibliografici relativi a tutte le branche della psicologia scientifica. Un altro database molto importante è il Social Science Citation Index che è un database che, a partire da un articolo scientifico, consente di rintracciare tutti gli articoli che negli anni successivi l’hanno citato e quindi sono basate in qualche modo su questo lavoro scientifico.
PsycINFO consente di cercare delle parole chiave per riuscire a identificare tutti quegli studi, lavori scientifici, volumi, capitoli, manuali che si sono occupati del tema. Si può procedere per parole chiave, identificare (per esempio) gli autori principali che si sono occupati del tema e poi procedere a una ricerca più avanzata. Molto utile anche, quando si trova un articolo particolarmente collegato alle nostre domande di ricerca, è andare a studiare quella che è la bibliografia per vedere tutti gli articoli su cui questo studio si è basato e andarli a rintracciare a ritroso.
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