Tecnica professionale
Lezione 1 e 2
TP: campi d’indagine e metodologie applicative
2 “macro-temi”:
- Problemi aziendali come problemi complessi: approccio inter-disciplinare.
- Colloquio del professionista che deve accompagnare l’azienda nel corso della sua vita.
Azienda = attività economica organizzata. Dal punto di vista giuridico, un complesso di beni organizzati dall’imprenditore per svolgere un’attività economica. L’azienda è un’attività economica che segue delle regole standard.
Finalità economica: si verifica se c’è l’equilibrio economico, ossia i ricavi (vendita) sono superiori ai costi (acquisto di fattori produttivi).
Il servizio professionale: prestazione di beni o di servizi. Con le seguenti caratteristiche:
- Simultaneità: la produzione del servizio e il consumo dello stesso avvengono simultaneamente.
- Eterogeneità: non è un bene fungibile (beni non presi in considerazione nella loro individualità, ma, essendo intercambiabili, vengono indicati solo nel genere e individuati per numero, peso, misura. I beni fungibili appartengono a una categoria astratta che rileva nella misura in cui possa essere pesata, misurata o enumerata). Se si va dal professionista con un problema, la soluzione a quel problema non sarà uguale per cliente e cliente, è sempre diversa. Sono prestazioni che si adattano alla richiesta del cliente quasi su misura, qualcosa di unico.
- Intangibilità: la prestazione non è tangibile, la prestazione è di tipo intellettuale.
- Misurazione utilità: avviene ex post o non avviene mai, non c’è un modo per capire se il valore che attribuisco ad un professionista serve o meno. Si usa scindere la remunerazione del professionista in due parti: una parte fissa e una parte di valore in più, nel caso in cui dovesse andare bene.
Giuridicamente il servizio professionale è una prestazione d’opera a livello intellettuale ai sensi dell’art. 2230 del c.c.
Livelli di intervento del professionista al servizio dell’impresa
- Singoli settori: riorganizzare l’area amministrativa. Ed: acquisizione di un ramo di azienda da inserire nel piano dei conti, qui interviene il professionista.
- Gestione complessiva: il professionista che segue la società nell’operazione della fusione dovrà tenere conto, nella valutazione dell’azienda, del suo complesso, non di un singolo settore individuale.
- Continuità temporale: stabilità o meno del tipo di intervento. L’azienda è un cliente stabile dello studio? Quando l’azienda è piccola di solito si affida completamente allo studio. Oppure viene richiesto l’intervento del professionista solo per un singolo servizio.
Domanda possibile d’esame: Che cos’è il servizio professionale? E quali sono le sue caratteristiche?
Livello di intervento del professionista
- Fornitura: di una prestazione spot (occasionale). È legata a momenti particolari dell’impresa, fare una perizia etc. Chiedo l’intervento del professionista solo per quella volta, magari per richiedere la valutazione del mercato.
- Assistenza: rapporto stabile nel tempo, tenuta delle paghe o della contabilità. Contrario alla non fungibilità. In molti studi vengono acquisiti programmi informatici e quindi magari diventa ripetitivo. Il valore aggiunto del professionista è quello che deve risolvere le eccezioni, ci sarà sempre un’operazione non prevista nel programma.
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- Consulenza: upgrade, miglioramento dell’assistenza, il professionista presta stabilmente la sua attività all’impresa per determinati problemi, esempio problemi fiscali.
- Partnership: il professionista è come se entrasse nella struttura organizzativa o nella governance dell’impresa, il professionista diventa membro di amministrazione. Professionista che diventa componente dell’organo di controllo, sindaco. La tentazione di avere un professionista nel consiglio è di avere come componente una persona di cui ci si fida, che si ha come amico. Il professionista in questo caso però non può essere considerato indipendente.
Qual è lo scopo? Soddisfare la domanda di servizio del cliente. In che modo? E sulla base di quali predisposti è in grado di adempiere al suo scopo?
Soddisfacimento della domanda
- Conoscenza della realtà aziendale: conosce quella realtà alla quale si presta il servizio e questo per il professionista è un nuovo impegno: quali sono le risorse di cui dispone l’azienda? etc. Bisogna individuare chi si ha di fronte. Il più delle volte, nel rappresentare la realtà aziendale che ha bisogno, colui che la rappresenta tende a rappresentare la situazione come vuole lui, e non ammetterà mai che la propria impresa non funziona, ci sarà sempre qualcosa di non detto. La conoscenza fatta con i metodi conosciuti (numeri, bilancio etc.) è fondamentale per poter dare delle risposte.
- Unicità impresa: non esiste di regola un’impresa uguale alle altre. Il vero valore dell’impresa deriva dalle persone (che sono presenti nel CE come costo e nel SP come debito). Le persone nella determinazione del valore rappresentano valori negativi. Nasce tra il rapporto delle persone, delle risorse e del mercato che non è mai lo stesso.
- Status impresa: deriva dal fatto che un’impresa può operare in condizioni di crescita, crisi.
- Impresa mercato: l’impresa è tale perché vive e opera nel mercato. Ci sono norme interdisciplinari da rispettare. Più normative di tipo ambientale, responsabilità, contesto socio-ambientale in cui inserire l’impresa.
Relazioni tra professionista e cliente
La prestazione è una prestazione d’opera intellettuale. La relazione che si instaura tra il professionista con il proprio cliente è con le persone, anche se si tratta di aziende. Se la relazione funziona è la bontà della relazione che costituisce uno dei criteri fondamentali per determinare il buon esito della prestazione.
Possiamo individuare alcuni aspetti della relazione a cui il professionista deve prestare attenzione:
- Generale sintonia: il cliente deve avere un atteggiamento di reale apertura e di confronto franco e leale. Il cliente non deve nascondere la realtà aziendale e il professionista non deve accettare richieste di clienti non leali, come validare una tesi che il cliente ha già.
- Valutazione dei bisogni reali: capire e valutare da parte del professionista quali sono i bisogni reali dell’impresa. Determinate operazioni possono essere fatte seguendo l’onda. È dovere del professionista consigliare al proprio cliente il modo in cui deve gestire.
- Consolidamento di fiducia: rapporto di fiducia, ci si fida di quello che ci viene detto. La relazione si costruisce nel tempo e può essere distrutta in un attimo.
- Coagulazione consenso: il professionista dovrebbe riuscire a generare un consenso sulla soluzione che va a proporre. Il professionista non decide, fornisce al proprio cliente gli strumenti perché questo possa decidere, ma non deve dire fin dall’inizio questo si fa così. Bisogna andare verso una direzione che si ritiene più praticabile.
- Recepimento aspettative: un buon servizio viene reso quando il professionista ha un ascolto reale sulle esigenze del cliente con un’umiltà intellettuale.
Emergono così i primi comportamenti del professionista.
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Lezione 3
Competenze professionali
Quali sono le competenze professionali viste in un’ottica generale, non per forza di un professionista che si occupa di un’impresa. Ogni professionista soddisfa un bisogno, qui c’è un bisogno da parte di un soggetto (utilizzatore), il cliente.
Le competenze che si richiedono al professionista nell’ambito del rapporto con il cliente richiedono:
- Rigore logico-analitico: di fronte a un problema il professionista deve essere in grado di fornire una soluzione, in modo tale che venga fatta un’analisi, reperiti i dati e individuati gli errori, tema di metodo. Saper inquadrare il problema e fornire una soluzione in base a tutta una serie di variabili.
- Capacità che ha il professionista in termini intuitivi e creativi, dalla sintesi del professionista non dovrebbero emergere strade già note o soluzioni standardizzate, ma delle soluzioni che abbiano dei connotati di originalità, o almeno alcuni elementi di novità. Si tratta di una prestazione d’opera individuale. Il metodo che il professionista possiede gli permette, maggiore esperienza ha, di fornire qualcosa che sia effettivamente utile al proprio cliente.
- Cura delle relazioni interpersonali: siamo nel campo delle relazioni tra persone umane. Sapere ascoltare, il professionista soprattutto se ormai affermato immagina prima ancora che il cliente abbia finito di parlare di cosa questo ha bisogno. Ascoltare poi impone di prendere delle posizioni e di avere il coraggio di difendere queste posizioni, dire la verità. Se il cliente mostra l’intenzione di mettere in atto un’operazione che potrebbe mettere a rischio l’azienda, il patrimonio di questa, bisogna avvertirlo, obbligo di dire la verità, anche se questo vi genera una perdita, un mancato guadagno. Creare un clima di empatia, di fiducia. Questi primi tre elementi sono intrecciati, arrivo a generare fiducia se sono rigoroso e se riesco a fare sintesi.
- Competenze di tipo manageriale: il professionista dovrebbe avere competenze di questo tipo, non tanto per trasferirle in capo al cliente, ma per essere orientato al risultato. Vado dal cliente e in modo efficace lo porto in una certa direzione. Il professionista è un individualista, fa fatica ad operare con gli altri, proprio perché l’attività professionale è in capo a una persona. Se si hanno delle risorse più giovani significa riuscire a delegare che è un po’ in contraddizione con l’individualismo.
- Capacità di creare e gestire conoscenza, si riferisce al fatto che c’è un tema di aggiornamento, di creazione di conoscenza all’interno dello studio professionale. Ad esempio, gli accademici sviluppano delle teorie nuove, nuove idee, poi i manager, coloro che gestiscono l’azienda, sono chiamati a generare dei risultati e devono risolvere problemi contingenti. In mezzo si hanno i professionisti, sono in mezzo perché da una parte devono provare a creare delle conoscenze, sono anche interessati a sviluppare idee nuove.
Possibili ruoli del professionista
Con attenzione specifica a termini di governance, amministrazione e controllo. Che ruoli può sviluppare il professionista?
- Consulente (dell’impresa e dell’imprenditore): non necessariamente l’impresa coincide con l’imprenditore. L’impresa è qualcosa di astratto, impresa gestita in base alla forma giuridica e alla governance di questa, l’imprenditore coincide con l’organo di comando e non è detto che gli interessi dell’imprenditore coincidono con quelli dell’impresa.
- Amministratore: componente del consiglio di amministrazione.
- Sindaco: componente del collegio sindacale.
- Internal auditing: figura professionale nell’ambito dei controlli interni.
- Revisore (rinvio): professionista che svolge il controllo contabile e si occupa del controllo esterno.
- Ausiliario di giustizia: particolare ruolo che è chiamato dal tribunale per svolgere ruoli di tipo tecnico.
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Il consulente è il ruolo più importante.
Il professionista affianca il proprio cliente nel momento in cui il cliente deve o vuole decidere di avviare l’attività o meno. Decide il cliente sui consigli del professionista.
Il sistema tradizionale
Il sistema tradizionale è il sistema più diffuso e il più immediato. La tipologia di società a cui si riferisce questo sistema è la tipologia di società di capitali: società per azioni.
A chi spetta l’obbligo di gestire l’attività in questo sistema? È l’organo amministrativo, ossia il consiglio di amministrazione.
Chi ha l’obbligo di effettuare i controlli? Il collegio sindacale effettua dei controlli insieme al revisore e l’assemblea nomina i vari soggetti periodicamente e tutti gli anni approva il rendiconto degli amministratori sul patrimonio gestito e la descrizione del risultato positivo o la modalità con cui si va a coprire il risultato negativo.
Il professionista potrebbe fare l’amministratore?
Art. 2380-bis: parla dell’amministrazione della società. La gestione dell’impresa spetta agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per raggiungere lo scopo per il quale l’impresa è istituita (oggetto sociale). L’amministrazione di una società deve essere affidata a più persone, in questo caso ho l’organo amministrativo, consiglio amministrativo sceglie tra i suoi componenti il presidente se questo non è nominato dall’assemblea.
Concetto di esecutività e di non esecutività.
Chi comanda nell’azienda? L’amministratore esecutivo, che deve eseguire, operare, compiere le operazioni necessarie a raggiungere l’oggetto sociale e questo non può che essere un interno. (CEO: capo degli esecutivi). In quest’ottica il CEO può essere tutto, meno che un professionista indipendente, deve essere una persona che dedica tutto il suo tempo all’esecuzione dell’attività, per far sì che l’impresa raggiunga lo scopo per il quale è stata costituita.
Allora perché ci si può immaginare un professionista come amministratore? Perché quando esiste una figura di esecutivo, nell’ambito del cda ci saranno figure che non sono esecutive che concorreranno alla realizzazione delle decisioni. Non si può gestire un’attività in più persone, l’amministratore delegato sa che può operare nei limiti delle deleghe che ha ottenuto.
L’amministratore delegato sa che deve operare nei limiti delle deleghe che ha ricevuto. Un limite per esempio è il bilancio. L’amministratore delegato deve poi dare conto agli amministratori dell’esercizio della delega e quindi all’interno di un organo di gestione come è il consiglio di amministrazione è un amministratore che ha responsabilità esclusivamente esecutive e ci sono altri componenti che non hanno compiti che non sono esecutivi, partecipano a determinate decisioni ma hanno anche una funzione di controllo sull’attività dell’esecutivo. Questo controllo si chiama controllo gestionale.
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Il professionista ha senso che assuma il ruolo di amministratore quando a questo professionista è chiesto di svolgere un controllo di tipo gestionale e non ruoli di tipo esecutivo. Nella corporate governance più sviluppata nei paesi anglosassoni, gli amministrativi non esecutivi possono essere, anzi devono essere dei professionisti, perché devono svolgere il controllo di tipo gestionale.
Art. 2381-5° comma: gli organi delegati con la periodicità fissata dallo statuto, o almeno ogni 6 mesi, riferiscono al consiglio di amministrazione sul generale andamento della gestione, sulla sua prevedibile gestione e sulle operazioni di maggior rilievo effettuate dalla società.
Gli amministratori non esecutivi con competenza, pazienza, chiamano l’amministratore delegato per farsi raccontare cosa sta facendo, si fanno dare delle spiegazioni.
Questo è maturato nei paesi anglosassoni dove viene utilizzato il sistema monistico.
Cosa deve fare il revisore?
Il revisore porta avanti il controllo, o un’attività di revisione contabile, affidata ad organi esterni, può essere un revisore esterno o una società di revisione. È un giudizio indipendente sui risultati della gestione che vengono presentati al pubblico, pubblicati.
Cosa devono fare i sindaci?
Il collegio sindacale è formato da professionisti assolutamente indipendenti, fanno quello che richiede l’art. 2403, parla del controllo del collegio sindacale e con riferimento a questo viene usato un termine, vigilare. Il collegio sindacale vigila sull'osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento. Quello del collegio sindacale è un ulteriore controllo, indipendente, il collegio è un super controllore, vigila che non vengono compiute operazioni contro lo statuto e che ci siano comportamenti adeguati dal punto di vista amministrativo.
Se il professionista è componente del consiglio di amministrazione dovrà svolgere un controllo di tipo gestionale, verificare che chi ha le deleghe operi secondo quelle e che dia conto di quello che fa. Il revisore si occupa solo di un controllo sulla contabilità, per fornire un giudizio sul bilancio dell’esercizio e il collegio sindacale che è un collegio formato da professionisti che verificano la regolarità della gestione.
Come fanno a verificare che il consiglio funzioni correttamente?
È obbligo per il collegio sindacale partecipare alle riunioni del collegio esecutivo e organo amministrativo. Partecipano alla formazione delle decisioni, avendo accesso a tutte le funzioni aziendali. Il collegio sindacale poi assicura i soci sulla regolarità della gestione. Fa delle verifiche.
Consulenza
Il ruolo del consulente nelle diverse fasi dell’impresa:
- Costituzione.
- Funzionamento: da una parte intendiamo la continuità, dall’altra ci immaginiamo fasi di crescita.
- Crisi/Cessazione.
Il classico esempio di discontinuità nel caso di liquidazione, non essere in continuità cosa significa?
Il modello che si basa sul presupposto della continuità è il bilancio d’esercizio.
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Appunti lezione Tecnica professionale
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Appunti Tecnica professionale 2 - Prima parte
-
Tecnica professionale - Appunti primo parziale
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Tecnica professionale - Appunti secondo parziale