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La colonia di Jamestown: un punto di partenza per la letteratura coloniale americana

La colonia di Jamestown è importante sotto tanti punti di vista. Uno di questi è che è l'esperienza storica che dà il via alla letteratura coloniale americana. Ci interessa sia da un punto di vista storico-culturale in quanto segna un modello che diventerà poi molto importante nella storia del paese e che segnerà anche quella divisione tra cultura del nord e cultura del sud, conducendo intorno alla metà dell'800 a una sanguinosa guerra civile, sia perché segna il modello di un certo tipo di rappresentazione dell'America.

La nascita di Jamestown e il contatto con i nativi

Abbiamo detto che all'inizio vi è la nascita di una società per azioni che ha finalità prettamente economiche e commerciali: la Virginia Company. La creazione di questa compagnia nel 1606 porterà, negli anni immediatamente successivi, alla spedizione verso la Virginia. Questa spedizione poi porterà, nel 1609, alla creazione di questo piccolo primo insediamento coloniale: Jamestown. Come vediamo dal nome (dedicato al re d'Inghilterra in quel momento), si tratta di un insediamento legato in maniera simbolica alla corona. È un insediamento su un isolotto alla foce del fiume che viene ribattezzato James, che sfocia nella Chesapeake Bay, una grande baia dell'attuale Virginia.

Quindi i coloni si insediano su quest’isola e vengono immediatamente in contatto con gli indiani. Creano il loro insediamento fortificato e cercano il contatto con i nativi che avviene presto perché si sono andati a insediare nel mezzo di quella che è un’organizzazione di tribù indiane che sono tra loro federate e il cui leader è effettivamente il capo della tribù che vive lì vicino. Per cui si crea un contatto che, però, è estremamente guardingo da entrambe le parti.

Le difficoltà iniziali e il rapporto con i nativi

I coloni hanno bisogno dell'aiuto degli indiani, come abbiamo già detto, perché non sanno dove coltivare la terra senza di loro, non sanno dove pescare e come sopravvivere. Gli indiani sono estremamente amichevoli perché sono inizialmente molto contenti di commerciare con gli inglesi. Dobbiamo tener presente che in molti casi le tribù native avevano già avuto a che fare con gli inglesi, o quantomeno con gli europei, perché c'erano già state spedizioni esplorative. Nel corso di questi viaggi, capitava con relativa frequenza che degli indiani venissero rapiti e portati via in Inghilterra per essere costretti a lavorare per le navi degli europei.

Quindi la tribù locale, una federazione di tribù Native, il cui leader era Powhatan, instaura inizialmente rapporti amichevoli con i coloni. Ma va bene attenzione di impedire loro di espandersi sulla terraferma. Per cui la colonia si trova in questa situazione: i rapporti con gli indiani, è in grado di sopravvivere grazie agli indiani e li aiutano con le loro provviste e così via, ma non sono liberi di espandersi. Non potendo estendere la colonia, non possono nemmeno avviare coltivazioni, quindi sono bloccati sia dal punto di vista territoriale che economico.

Conflitti e crisi nella colonia

È chiaro che questa situazione porta ben presto a un irrigidirsi dei rapporti con gli indiani e quindi porta ben presto a una situazione di conflitto aperto. Questo conflitto aperto sfocerà in una serie di scaramucce e nel 1612 in un attacco indiano e in un massacro che decimerà di un buon terzo o forse più le entità della colonia. È quindi un momento di crisi della colonia che viene rappresentato nella storia di questa colonia, scritta dal leader e protagonista di questa vicenda: John Smith.

Egli era un viaggiatore e avventuriero che fin da giovane aveva viaggiato partecipando a molte spedizioni e si imbarcò in questa impresa coloniale con grande entusiasmo, convinto che questa impresa potesse arricchire non solo lui e i coloni, ma l’intera nazione britannica.

John Smith e la sua importanza storica

Di John Smith dobbiamo dire che lui fu protagonista anche di un’altra vicenda che poi diventerà importante nella storia della colonizzazione inglese del nord America, cioè del viaggio di esplorazione lungo la costa atlantica del nord America verso nord che arriva fino alle attuali coste del Canada. È lui a tracciare la mappa della costa ed è lui a registrare le caratteristiche, in particolare della costa del New England, in modo tale che altri viaggiatori dopo di lui si serviranno della mappa da lui disegnata.

Il ruolo e l'eredità di Jamestown

Tornando a Jamestown vediamo qual è stato il suo ruolo. La maggior parte di quello che sappiamo delle vicende di Jamestown lo sappiamo grazie alle storie scritte dallo stesso John Smith, il quale si autorappresenta in una chiave sempre più positiva di quello che meritava. Sappiamo che nei primi anni la colonia ebbe un andamento molto irregolare perché molti dei partecipanti a questa impresa erano persone che non sapevano lavorare ed entravano in conflitto gli uni con gli altri. Infatti, quello che lo stesso Smith ci rappresenta è una storia di congiure, lotte interne e così via in cui lui, in quanto leader, si mette sempre nella luce migliore possibile.

Dopo i primi momenti di carestia e difficoltà economica, ci sono anche dei momenti positivi e incoraggianti. In particolare, a partire dal 1612, i coloni iniziano a coltivare con successo il tabacco (quella che diventerà la coltivazione principale e più redditizia del sud, che fornirà il maggior incentivo alla prosecuzione della colonizzazione). Il modello che si stabilisce nella colonizzazione della Virginia è un modello che continuerà a pesare in tutta la storia della cultura statunitense perché è un modello basato sulla grande piantagione. Questo vuol dire che c’è proprietà terrena come condizione di coltivazione (quindi un modello simile a quello feudale presente in Inghilterra e in Europa) ed è un modello che richiede una grande manodopera.

È a causa di ciò che si avviano da un lato una politica che cerca di attirare verso l’America lavoratori, braccianti e persone che vogliono lavorare e sopravvivere (poveri e diseredati delle città inglesi). Molti di questi arrivano con la formula dell’indentured servant, cioè non sono schiavi ma persone libere che cedono per un certo numero di anni il proprio lavoro in cambio del denaro necessario a pagarsi il passaggio in nave. Questi servants dipendono, però, in gran parte dall’economia inglese e dalla disponibilità di persone disposte ad affrontare il viaggio e così via. Quindi hanno un mercato che è limitato.

È per questo motivo che già dal 1619 i coloni iniziano a importare schiavi dall’Africa; iniziano, cioè, ad inserirsi in questo meccanismo di commercio transatlantico che è stato in realtà attivato già nell’America centro-meridionale perché è a causa della moria genocida degli indigeni delle colonie spagnole e portoghesi che con il beneplacito della corona spagnola e della Chiesa (in particolare domenicani che si occupano di difendere la sopravvivenza dei nativi) che si avvia il commercio degli schiavi. L’idea è che gli africani sono comunque persone barbare e incivili che si possono schiavizzare senza nessuno scrupolo (anche perché anche tra loro sono abituati alla schiavitù) e anche perché essendo già anche abituati ai climi caldi potranno con maggiore produttività coltivare le piantagioni. Questo ragionamento si applica molto presto alle colonie del nord America.

Quindi il modello scelto della piantagione e coltivazione del tabacco porta con sé l’importazione sempre crescente di schiavi e di conseguenza anche il problema razziale negli US futuri.

L'influenza britannica e il futuro delle colonie del sud

L’altro fattore importante e duraturo è il fatto che la colonizzazione delle colonie del sud avviene da parte di persone che si sentono britanniche al 100%, che sono in costante contatto con la madrepatria, che commerciano, che pensano all’America come un luogo dove investire dei capitali per ricevere doni molto alti oppure come un posto dove sopravvivere. Non è pensato come un luogo dove cominciare una nuova civiltà, ma come un luogo di forte collegamento con l’Inghilterra la cui coltivazione permette a degli inglesi di sopravvivere e di fare fortuna e alla corona britannica di espandere il proprio dominio.

Le opere di John Smith e la rappresentazione di Jamestown

Tornando a John Smith e al modo in cui egli rappresenta le vicende alterne di questa colonia di cui lui stesso è il leader per un certo periodo. (È da sottolineare per un certo periodo perché lui in realtà in America ci passò un paio d’anni).

I testi che lui dedica all’esperienza della colonizzazione di Jamestown sono fondamentalmente tre. Il primo resoconto che dedica a questa vicenda è una lettera nota alla storia come A True Relation che lui scrive frettolosamente perché c’è una nave che sta per partire per l'Inghilterra dove lui vuole mandare indietro la relazione del primo anno delle vicende della colonia. È una relazione sostanzialmente veritiera perché è una relazione di carattere pratico. Questa lettera è passata alla storia perché è il primo scritto di un colono di lingua inglese nel nord America, quindi se vogliamo è anche il primo testo americano.

L’opera successiva che lui dedica alla colonia si intitola A Map of Virginia ed è un testo del 1612 che lui divide in due parti: vi è una prima parte di carattere descrittivo che parla della geografia del luogo, ma descrive anche le nazioni indiane, le modalità di insediamento delle nazioni indiane ecc. Quindi è un testo strettamente informativo che riguarda la Virginia nel suo complesso.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/11 Lingue e letterature anglo-americane

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _IdaCaiazzo_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura angloamericana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Izzo Donatella.
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