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29 ottobre

Carlo Magno e la formazione

Carlo Magno: scuole appoggiate da cattedre vescovili: formazione personale laico ed ecclesiastico.

Scuola medica salernitana si sviluppa. Sapere medico classico trasmesso alla Africa sett. dove era stato tradotto in arabo (opere di Celso, Galeno e Ippocrate) dal medico Avicenna, stesso percorso che farà la filosofia (Averroè).

Salerno non diventò però mai università. Mancavano due elementi: carattere degli studi (mancava un piano di studi) e la laurea, una cerimonia pubblica in cui il collegio dei maestri riconoscesse allo studente un titolo legale): accadeva analogamente per le corporazioni, esame finale: fare concretamente un’opera in quell’arte, a quel punto apprendista poteva aprire una propria bottega.

Università e organizzazione degli studi

Università strutturata con un doppio percorso che assorbiva la preparazione delle scuole superiori odierne. Dopo la formazione primaria presso scuole comunali (materie fondamentali), si entrava all’università a circa 12 anni. C’erano pochissime università, solo pochi potevano recarsi presso Bologna, Parigi (fine XII sec), Padova 1224 e Napoli 1226 (le più antiche d’Europa). Grande investimento da parte della famiglia, solo gli ecclesiastici potevano permetterselo (non pagavano vitto e alloggio trasferendosi in monasteri locali). Ma era un investimento sicuro per trovare poi lavoro presso corti, cancellerie… ma grosso impegno finanziario.

I corsi iniziavano ad autunno inoltrato, seconda metà ottobre/inizio novembre fino a giugno. Non c’era una sede dell’università, ma il comune metteva a disposizione spazi degli ordini mendicanti (domenicani e francescani) per le lezioni e spazi comunali. Lezioni duravano intera giornata; ex cathedra al mattino sulla base di libri di testo prestabiliti. Nel pomeriggio c’era l’approfondimento e il commento di questa lezione, svolti dai baccellieri (assistenti dei professori). Si viveva in collegi o case di privati. Esempio quattrocentesco di collegi: collegio di Spagna a Bologna. Full immersion, problemi anche di ordine pubblico (concentrazione di giovani di sera…), ma i comuni in genere sopportavano di buon grado perché gli studenti portavano soldi. Economia significativa dell’università soprattutto per le piccole città. Vita molto comunitaria tra studenti e docenti, stessi locali, stessi ambienti, incontri nelle osterie…

Due grandi tappe. Facoltà di artes: arti liberali, tutti gli studenti dovevano frequentare, da 5 a 7 anni. Solo poi nella laurea magistrale si specializzava. 7 arti liberali: grammatica, retorica, dialettica (trivio), musica, astronomia, matematica, geometria (quadrivio). Tutti dovevano conoscere queste arti. Poi si prendeva un primo titolo di baccelliere (bacca laureatus). In seguito, si sceglieva una facoltà specifica: filosofia-teologia (altri 4, 5 anni), diritto e medicina, tutte teoriche, si dovevano solo trasmettere, sapere conservativo, no ricerca all’interno delle università. Ricerche si facevano fuori, concretamente. Poi esame finale, durava molte ore, studente messo in difficoltà. Superato, studente aveva il titolo di magister, maestro, che gli permetteva anche di insegnare all’università se qualcuno lo avesse chiamato. Si faceva un banchetto a cui erano invitati tutti i docenti dell’università.

Libri universitari e tradizione manoscritta

Struttura organizzativa particolarmente complessa novità sul piano della trasmissione del sapere e della tradizione manoscritta di molte opere. Diverse centinaia di studenti che hanno bisogno del libro di testo. Diffusi molti compendi di opere aristoteliche per esempio. Forma rotolo die libri sostituita dalla forma codice (libro attuale). Copertina di legno o cuoio o pergamena e dentro fascicoli di fogli di pergamena (ricavata dalla pelle della pecora, lato più chiaro carne e lato più scuro pelo). Codici più preziosi fatti solo di lato carne, molto costosi. Dovevano essere tagliati con precisione e rigati per poter essere scritti. Scribi formati nei centri scrittori abbaziali e poi vescovili.

1 Arte calligrafica. Opere d’arte costosissime, uno studente non se le poteva permettere sia per il costo sia per i tempi di realizzazione, anche anni per confezionare un testo es Bibbia (libro più diffuso). Capilettera erano ornate ad opera di miniatori.

Come fare per produrre codici non così costosi per gli studenti? Rivoluzione avviene a Bologna già all’inizio del XIII sec: sistema della pecia: maestro stabiliva qual era il libro da adottare, es etica nicomachea di Aristotele. Una copia veniva suddivisa in vari fascicoli, dati da copiare a diversi scrittori, trascrivevano su carta (libri meno preziosi: universitari, libri di conti, brutte copie dei notai, registri notarili dove gli atti erano ridotti al minimo, e di mercanti). Ambiti dunque archivistici di carattere privato o di contabilità/organizzazione.

Libri universitari dovevano essere agili, prodotti in tempi brevi e a basso costo. Si riconoscevano per alcune caratteristiche, es lo specchio della pagina con all’interno lo specchio di scrittura, e quest’ultimo è particolarmente ridotto: esigenza degli studenti di avere spazio ai margini per le glosse, per gli appunti. Altra caratteristica: bisognava recuperare lo spazio, o con una grafia (modulo scrittorio) molto piccola, fatica nella lettura, lettere serrate e molte righe (negli altri libri erano distanziate e più grandi per facilitare la lettura). Infine, caratterizzavano una serie di abbreviazioni molto marcata. In genere capitulum si scriveva capitulu. Natura era natur… poco abbreviate. Invece nei testi universitari molte più abbreviazioni di parole definite e molto usate, es causa in filosofia.

I fascicoli ricopiati venivano uniti in un secondo momento. I fogli erano molto grandi, misura standard. Volumi in folio: enormi. Foglio si suddivideva in quarto, in ottavo o in sedicesimo (molto piccoli, tascabili). Poi si formavano i fascicoli. In un bifolio o duerno si avevano quattro superfici scrittorie. Trierno: sei superfici scrittorie. O un quaderno: due bifolii che hanno otto superfici scrittorie. Quinternio, sesternio setternio. Quaderno e quinterno (otto o dieci superfici) i più diffusi. Perché poi venissero assemblati, si scriveva in un foglio l’ultima parola in piccolo, cioè la prima del fascicolo successivo. Così si avevano fascicoli diversi che venivano cuciti insieme. Raccolti dalla copertina diventavano il codice.

Si risolve così almeno in parte il problema dei libri universitari. Però per contro sono codici deperibili, pochi se ne sono conservati. Una città aveva bisogno di organizzarsi per offrire tutto questo alla vita universitaria: vitto, alloggio, svago (osteria)…

Docenti, prestigio e reclutamento

Università strutturate attorno a un collegio di docenti, che dovevano tenere alto il nome dell’università in concorrenza con altre strutture analoghe. Nel corso del Trecento proliferano molte università! Es Pavia, Pisa… Praga, Cracovia, Oxford e Cambridge… (generalmente non nella città dominante, es no a Milano ma a Pavia. Problema di ordine pubblico, risse e omicidi all’ordine del giorno, poi problema di costi, complessivamente sarebbero diventati più alti, inoltre si davano dei contentini alle città minori…). Es Pisa, conquistata da Firenze, poco dopo lì sorge l’Università. Catania, università (città più importante era Palermo). Ovunque c’è questa scelta. Anche gli stati nazionali: non Londra, ma Oxford… (Praga eccezione, 1350).

Non erano escluse le donne negli statuti delle università, ma non ce n’erano.

Collegio dei docenti doveva quindi mantenere il prestigio. Problema del reclutamento, come si chiamano i docenti? 400 concorrenza spietata. Docente doveva dimostrare le proprie capacità sostenendo delle dispute (è sotto esame anche lui), o su argomento prefissato o sul momento, e si svolgono ad intervalli fissi davanti all’intero corpo docente e studentesco, dispute su quale 2 disciplina era la più importante… (preminente in genere la teologia, ma con l’umanesimo si ribalta tutto, sostenuta importanza la milizia. Bisognava prepararsi un discorso sfruttando l’arte della retorica ciceroniana appresa da giovanissimi. Captatio benevolentiae… esposizione argomenti… tesi e antitesi…).

Università erano molto conservatrici a livello di trasmissione del sapere. Non si innovava il sapere. Ordini mendicanti, fine XI secolo, grande novità! (periodo del comune podestarile, delle università…). Rilassamento costumi clero… necessità di tornare al rispetto della regola… scoppiano di nuovo le eresie nel XI secolo! Eresie carattere dottrinario nel IV, V sec. Invece adesso si sviluppano eresie di tipo sociale, collegate con lo sviluppo economico delle città. Nuova organizzazione del lavoro che porta a una differenziazione estrema tra capitale e lavoro. Chi lavora non ha capitale e viceversa. Conseguenza: diseguaglianze. Nuove figure sociali, separate dai mezzi di produzione (non li possiedono), es i telati. Nascita del proletariato, soprattutto nell’industria tessile.

Nel corso del X, XI e XII sec esplode dal punto di vista economico il commercio a ogni livello: su rotte lontane ma anche quello locale, struttura società si basa sul mercato in modo più evidente che in passato. In crisi il modello del baratto. Nascita di un’economia complessa. Prima il commercio era affare di poche persone, di avventurieri… ora è diventato una struttura organizzata, grandi navi, molte merci…

30 ottobre

Ordini mendicanti

Ordini mendicanti

Tensione dovuta alla rilassatezza morale del clero e conseguente nascita di ordini per ripristinare la moralità. Congregazioni benedettine (X sec) più rigorose (camaldolesi, vittorini, cluniacensi, vallombrosani…), ma tendono esse stesse a rilassarsi eticamente. XI sec certosini… Ma problema persiste. Conseguenze: nicolaismo: concubinaggio dei preti; simonia: commercio dei benefici ecclesiastici, mercato dei redditi legati ai benefici (mali della chiesa secolare). Regole aggirate nella quotidianità, da cui una tensione che costringe i vescovi a continue azioni di controllo: si sviluppa la pratica della Visita apostolica, ispezioni che i vescovi affidano a prelati o altri vescovi per andare a controllare la vita quotidiana del clero.

Eresie tornano a svilupparsi parallelamente a sviluppo commerci e sviluppo città. Proletariato si appoggia a movimenti ereticali in cui trovano esplicazione del loro malcontento sociale. Eresie a carattere sociale: nome complessivo di Catarismo, i catàri (in cui c’erano i valdesi, i dolciniani, gli albigesi ― da Albì… ed altri), dal greco “i puri”. Contrapposizione sottolineata con il clero corrotto. Continuo paragone tra la purezza degli eretici e la sregolatezza del clero.

Catari, bene e male

Perché i catari erano considerati eretici? Concezione filosofica alla base, erano rigidissimi sul principio del bene e del male. Bene e male due principi attivi entrambi esistenti che si combattono dalla creazione. Dualismo che va contro la sistematizzazione di Sant’Agostino: il male non esiste come principio ontologico, non ha un’essenza come il bene, Dio non può aver creato il male, Dio è bene. Il male si spiega come assenza di Dio. Metafora della torcia per spiegarlo: nei pressi della torcia c’è luce, lontano c’è buio. Male: allontanamento dalla fonte del bene. Colpa: libero arbitrio, non avvicinarsi alla torcia. Ma così si apre la strada per interpretazioni fatalistiche, es più avanti 3 Martin Lutero, agostiniano, interpreta rigidamente il principio della mancanza di bene: interviene la grazia per dare la fede e avvicinare a Dio. Libero arbitrio è una forza che dà Dio stesso.

Quindi i catari sono fuori dalla chiesa. Per loro esiste il male, il demonio, da cui bisogna stare lontani. Non ci sono mezze misure. O si è puri e si è impuri, e quindi dannati. Purezza assoluta: allontanamento da ogni tentazione mondana. Es nutrimento tutto naturale e parco, astinenza dai rapporti sessuali (intollerabile per la Chiesa: non permette la procreazione).

Eretici spesso condannati al rogo, es Frate Dolcino… risposta molto violenta da parte della chiesa. Una volta persa Gerusalemme, si poteva applicare il termine crociata anche all’interno dell’Europa, consentita la conquista di territori da parte della cristianità es cavalieri teutonici. Es reconquista, crociata a tutti gli effetti anche se non rivolti alla terra santa, comunque contro i pagani o contro gli infedeli interni (eretici). Crociata anche contro gli eretici: crociata degli albigesi, violentissima, finisce nei primi anni del 200 con la distruzione delle roccaforti catare, con massacri indiscriminati della popolazione.

Nascita e diffusione degli ordini

Bisogno di una riforma interna della chiesa: ordini mendicanti! Nascono alla fine del XII secolo. Al di fuori dell’ordine benedettino, hanno regole diverse. Fatica da parte del papa di accettarli, sono una novità dirompente. Principalmente sono 4:

  • Francescani, da San Francesco d’Assisi, laico che si spoglia dei beni terreni, movimento che a un certo punto si sistematizza diventando un vero e proprio ordine con una propria regola. Tra Umbria e Toscana. Nome ufficiale: OFM (ordine dei frati minori / ordo fratrum minorum).
  • Domenicani, da San Domenico di Guzman. Nome ufficiale: OP (ordine dei frati predicatori / ordo predicatorum).
  • Agostiniani, da Agostino di Canterbury.
  • Carmelitani, da Carmelo: monte sacro a Maria Aifa, terra santa).

Altre sigle: OSB (ordo sancti benedicti ― SJ (societas jesu).

Benedettini vivevano nelle abbazie oppure se sono più piccole priorati o prepositure; più genericamente nei monasteri o cenòbi. Gli ordini mendicanti invece vivono nei conventi. Altra distinzione: monaci benedettini e frati francescani/domenicani. Nomenclatura è nuova, cambia!

Ordini non possono avere proprietà private, devono mendicare: fare la questua: chiedere, elemosinare, ogni giorno per potersi sostentare. Inoltre, obbligo di vivere nelle città, problema quindi con il clero locale, con i parroci, canonici. Da cui perplessità del papa (Innocenzo III, Onorio III…): sono eretici o no? Come gestire il problema con il clero nelle città, e quindi l’urbanistica? Non possono chiedere elemosina negli stessi posti. Devono stabilire di stanziarsi in aree diverse delle città, quasi sempre opposte.

Es Firenze, Santa Maria Novella, monastero domenicano. Mentre Santa Croce, parte opposta, monastero francescano. San Marco, convento, la più antica biblioteca umanistica di Firenze. Udine, Chiesa di San Francesco, e San Pietro Martire (un domenicano santificato).

Ma via via la questua resta simbolica, perché gli ordini iniziano ad accettare donazioni, quindi non c’è più motivo di restare separati nelle città. Ma all’inizio aree diverse dove predicavano.

Quinto ordine mendicante che nasce un po’ dopo, anni 50-60 del 1200: i servi di Maria, i serviti, caratteristica di avere una particolare adorazione di Maria, culto che si sviluppa nel tardo Duecento. 4 Maria come intercessore tra uomo e Dio. Spesso loro chiese si chiamavano Santa Maria delle Grazie. A Udine c’è (ancora un’altra zona).

Ordini riconosciuti dai papi Onorio III e IV in momenti diversi. Si narra che il papa ebbe un sogno, molto presente nell’iconografia, del crollo della Chiesa. San Francesco e San Domenico la reggono. Allora regole riconosciute contro il parere del collegio dei cardinali (problema di contrasto con il clero). Da quel momento, ordini si diffondono molto velocemente. Conventi si diffondono in tutta Italia.

Tutti i nuovi ceti emergenti prediligono gli ordini mendicanti! Es mercanti, tutti vogliono farsi seppellire in una delle chiese degli ordini mendicanti (vedi testamenti, obituari…) rispetto alla cattedrale o ad altre strutture. Si sviluppa l’oblazione: persone che prendono abito francescano o domenicano poco prima di morire, cedendo tutti i loro beni al convento.

Chiese degli ordini sono spoglie, a capanna, spesso non hanno abside.

Ordini mendicanti conquistano lo spazio urbano delle città, costituendo forti poli di sviluppo culturale. Spesso presso i conventi ci sono studi, che diventano vere e proprie università. Prendono il posto delle chiese vescovili. Si stabiliscono nelle città perché lì emergevano i nuovi ceti e perché dovevano trovarsi in posti dove potessero chiedere l’elemosina.

Cultura europea e ruolo dei domenicani

Importanza di questi ordini, soprattutto dei domenicani, nella cultura europea nel corso del 1200. Francescani attitudine teologica e filosofia (es filosofo San Bonaventura da Bagnoregio; Guglielmo d’Ockham), mentre i domenicani sono più sistematizzatori (es San Tommaso d’Aquino, Alberto Magno ― filosofo tedesco, Vincenzo di Beauvais [bovè] che scrive opera fondamentale per sistematizzazione sapere riprendendo Alberto Magno, antecedente a san Tommaso, scrive gli specula: historiale, naturale…), cioè delle enciclopedie del sapere. Tutto il sapere, informato dalla religione, andava sistematizzato. Punto di riferimento fondamentale: Aristotele.

Ordine dotto: ortodosso: inquisitori della chiesa (giudicano ad esempio gli eretici).

Ordini mendicanti supportati da chiesa in risposta alle esigenze dei nuovi ceti sociali contro le eresie.

Risposta benedettini, che erano allora isolati: entrano nelle città, stessa tattica dei domenicani e dei francescani. Prendono il nome dei celestini, da Celestino V (eremita, poi monaco benedettino), vero nome Pietro del Morrone (montagna sopra Sulmona), sente esigenza di una risposta più rigorosa al bisogno di religiosità. Fonda nuova congregazione.

31 ottobre

Pietro del Morrone

Pietro del Morrone, monaco benedettino. Stile di vita molto rigoroso ed eremitico. Zona della Maiella, grotte, anfratti… ricordano l’Anatolia e la Terra delle Gravine (posti originari dell’eremitaggio), fitti boschi… qui si insedia Pietro con i suoi seguaci. Fondan

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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