Storia delle dottrine politiche
Affrontata con 2 metodi:
Metodo astratto
- Astratto;
- Metodo più comune, considerazione delle dottrine politiche come l’analisi del pensiero politico di una determinata serie di pensatori, considerati cronologicamente concatenati l’uno all’altro.
Non considera la problematica politica nella sua radice più profonda, è un metodo che non indaga e non attinge all’universo che ha reso possibile quel tipo di pensiero politico.
Metodo concreto
- Concreto;
- È lo studio del pensiero di ciascun autore, considerato come espressione di un determinato modo di pensare, caratteristico di un particolare momento storico o clima culturale.
Presuppone la determinazione di un nucleo problematico, teorico fondamentale, attorno al quale ruotano tutte le dottrine politiche. → Che cos’è?
Nucleo problematico
Nucleo è il problema della società politica:
Gruppo di persone in cui alcuni comandano ad altri, c’è il problema del potere.
Si deve reinstallare un rapporto tra chi comanda e chi obbedisce. Le dottrine politiche servono a giustificare il fatto del potere.
Sono i temi del diritto e del potere connessi al tema della giustizia.
→ Società politica in età moderna: problema dello Stato.
Aspetti secondo cui classificare le dottrine politiche
- 1. Livello della giustificazione;
Le dottrine politiche si distinguono a seconda che la giustificazione avvenga su un piano ideale o reale.
- Il piano che riguarda il potere com’è, reale, piuttosto che il potere come dovrebbe essere, piano ideale.
A seconda di questi piani avremo dottrine realistiche o idealistiche.
- 2. Contenuto della giustificazione;
Un contenuto può essere di tre tipi:
- Facendo riferimento ad un elemento di carattere religioso → teocratiche;
- Al consenso popolare, alla volontà dei cittadini → volontaristiche, dottrine dell’età moderna;
- All’utilità di una classe, gruppo di persone o di un singolo individuo → utilitaristiche, es. pensiero politico marxiano;
- 3. Forma della giustificazione;
- In base alla forma dell’organizzazione del potere → dottrine monarchiche, aristocratiche o democratiche;
Due metodologie della storia
È necessario prendere posizione nei confronti di due metodologie della storia:
- 1. Concezione della storia come progressione ideale e continua, ottica illuministica;
- 2. Concezione della storia come susseguirsi di cicli culturalmente chiusi, incomparabili nella loro individualità eppure legati da un nesso costituito dalla logica della crisi, in cui nascono i germi della dissoluzione di un ciclo ma si pongono al tempo stesso le premesse per lo sviluppo del ciclo successivo → concezione ciclica della storia, dottrina dello stoicismo, sarà analizzata da un autore dei primi del ‘900, Oswald Spengler.
Principi in relazione alla visione degli storici
- Passivo = materia;
- Attivo = logos.
È il principio spirituale, che sta alla base del ciclo vitale di tutti gli esseri, è suddiviso in tre cicli:
- 1. Nascita;
- 2. Crescita e fioritura;
- 3. Declino;
Il logos è il responsabile della vita del cosmo intero, una vita che gli storici immaginavano al compimento dell’anno cosmico.
Vicenda di eterno ritorno → visione ciclica della storia;
Storico tedesco Oswald Spengler → ha scritto il libro “Tramonto dell’occidente”, sostiene che le civiltà attraversano un ciclo naturale di sviluppo, fioritura e decadenza e afferma che l’Europa, vittima del materialismo, si trovava nell’ultimo stadio, quello della decadenza.
Fasi della storia delle dottrine
Storia delle dottrine può essere divisa in 4 fasi:
- 1. Antica; nel 476 d.C. finisce l’epoca antica e inizia quella medievale: anno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
- 2. Medievale; viene suddiviso in altre due fasi:
- Alto medioevo, dall’anno 476 d.C. all’anno 1000;
- Basso medioevo, dall’anno 1000 all’inizio dell’età moderna, 1492;
- 3. Moderna; inizia con il 1492, inizio di un’era in cui si allargano i confini geografici e culturali, e la nascita dei nuovi stati nazionali, con i trattati di Vestfalia;
- 4. Contemporanea; inizia nel 1814: congresso di Vienna;
La fase antica
La fase antica può essere suddivisa in 3 cicli:
- 1. Filosofia presocratica, con la sofistica che si chiude con la figura di Socrate, controffensiva di Platone;
- 2. Sistematizzazione di Aristotele;
- 3. Dottrine ellenistiche, filosofie dello stoicismo e dell’epicureismo;
02/03/2020
1° ciclo: filosofia antica
5° secolo a.C. all’anno 0.
1° ciclo: Filosofia antica → Grecia classica, è compreso tra il 5° secolo a.C. all’anno 0.
È un periodo in cui si verifica un capovolgimento culturale, una rivoluzione di prospettiva.
Caratteristica fondamentale della problematica politica del periodo → tentativo della ricerca ad una giustificazione razionale del potere.
Fatto rappresentato dalle guerre persiane, conflitti che si determinano con alterne vicende tra il 499 a.C. e il 479 a.C.
La crisi era già latente nelle strutture greche, queste guerre segnano la caduta definitiva, la crisi era da imputare ad una degenerazione del governo aristocratico delle singole poleis greche.
L’autorità nelle singole città greche era esercitata nel periodo precedente dai discendenti delle grandi figure mitiche dell’Olimpo.
Accade che inizia ad affievolirsi quel vincolo che legava le varie popolazioni a queste figure mitiche delle case regnanti, crisi già in atto prima del 5° secolo.
In questo processo di cambiamento non va tralasciata l’influenza che ebbe lo sviluppo della filosofia.
La filosofia dei sofisti rappresenta esattamente questo capovolgimento culturale, la speculazione metafisica determina un’incrinatura in quel sentimento religioso nell’orizzonte mitico dal quale veniva fatto derivare precedentemente il potere.
Pensiero di Parmenide
Precedentemente la filosofia, prima dei sofisti → pensiero di Parmenide: filosofo che afferma l’immobilità e l’immutabilità dell’essere, nega il non essere e il movimento.
Non esistono nemmeno la molteplicità, la distinzione, perché secondo Parmenide tutto è determinato dall’ananche, necessità fisica e morale allo stesso tempo, che determina tutto l’universo e che la regola nella sua immutabilità a cui tutto l’universo soggiace.
In un universo culturale così concepito il fatto delle guerre persiane esercita un’importanza decisiva, le poleis greche cominciano a porsi per la prima volta di fronte a delle problematiche diverse da quelle che fino a quel momento si erano trovati ad affrontare.
Cambiamento di carattere economico: la vittoria sui persiani determinò un’espansione delle colonie greche, questo suscitò una fioritura dei traffici commerciali che determina un aumento dei commerci e un arricchimento generale, più il sorgere di nuove esigenze e un allargamento dei confini culturali della Grecia.
Con le guerre persiane i greci vengono a contatto con altri popoli ebrei, indiani ed egizi.
Il risultato finale è un allargamento del respiro economico e del respiro culturale delle poleis greche.
In questo contesto si sviluppò uno spirito critico, razionale, esercitato nei confronti delle istituzioni.
Parallelamente all’espansione economica, morale e culturale si afferma il fenomeno del reducismo: i reduci delle guerre persiane, coloro che avevano combattuto battaglie decisive, battaglia di Maratona, dopo aver vinto la battaglia, quando tornano alla vita di tutti i giorni non sono più disposti ad essere occupati nelle mansioni che facevano precedentemente ma rivendicano nuovi impieghi in ambito politico, più un diverso riconoscimento sociale.
Significato della crisi del 5° secolo → consiste nel fatto che esprime il passaggio da una giustificazione mitica ad una giustificazione di tipo razionale del potere.
In questo periodo si sviluppa il pensiero della sofistica.
Sofistica
Sofistica: i sofisti, termine che originariamente significava sapienti, sono una schiera di pensatori, che giungono ad Atene dalle loro città natali.
Con i sofisti nasce l’idea della scuola, così come la conosciamo noi oggi, moderna, intesa come istruzione generalizzata a pagamento.
Per primi i sofisti chiesero in cambio del loro insegnamento dei compensi in denaro, questo aveva determinato scandalo generale e accuse di avidità, i quali erano malvisti e costretti a spostarsi di città in città in cerca di clienti.
Furono gli inventori del concetto di cultura.
La formazione e l’educazione antica erano affidate alla religione o alla poesia ed erano trasmesse di padre in figlio.
I sofisti invece muovono dal principio che la virtù è qualcosa di insegnabile, a due condizioni:
- 1. Avere denaro;
- 2. Avere la volontà di imparare;
Chiunque può conseguire un certo grado di cultura. Questo tipo di tesi è un messaggio scandaloso per la società che considerava la cultura un fatto di sangue, di nascita, legata alla classe sociale.
Cosa insegnavano i sofisti?
Cosa insegnavano i sofisti?
Dicevano di essere maestri di retorica → arte del persuadere, del parlare, del convincere con discorsi, del commuovere.
Permetteva di dominare assemblee popolari e di ottenere incarichi pubblici.
Essi insegnavano con quali artifici si potesse dimostrare la veridicità di qualsiasi tesi o della sua antitesi, si professavano maestri di eristica, del battagliare discorsi per avere ragione.
I sofisti determinano una vera e propria rivoluzione antropocentrica → profondo cambiamento che riguarda l’uomo.
Essi si rivolgono all’individuo, all’uomo, prima di loro i filosofi non si rivolgevano all’uomo ma alla natura → i filosofi naturalisti, coloro che avevano indagato il problema del principio della realtà.
Scandalo dei sofisti → non si riferiscono più alla natura ma all’uomo = crea una spaccatura tra il mondo del fisis e il mondo del nomos.
Capo e creatore della sofistica: Protagora di Abdera, inventore delle antilogie, discorsi capaci di confutare qualsiasi tesi.
Principio protagoreo: l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che non sono per ciò che sono e di quelle che sono per ciò che sono.
Ciascun uomo misura la realtà in base alla propria sensibilità.
È un principio che riflette una prospettiva antropocentrica, focus nell’uomo, ma anche una prospettiva relativistica e scettica, colui che non crede che esistano verità assolute, di conseguenza è un relativista.
Parmenide paragonò la realtà ad una sfera → l’unico elemento geometrico che non possiede differenze al suo interno, in cui tutti i punti sono equidistanti.
Protagora indica che non ci sono valori assoluti, ha una posizione utilitaristica: se non esistono verità assolute ciò significa che il nostro metro di giudizio rispetto alle cose è dato dal fatto che alcune cose sono più utili di altre.
La giustificazione del potere avviene quindi a livello utilitaristico.
I sofisti portano questa prospettiva anche nelle loro riflessioni sul tema del rapporto tra giustizia e legge.
Le tesi di 4 sofisti
Le tesi di 4 sofisti:
- 1. Trasimaco di Calcedonia: la giustizia è per natura l’utile del più forte.
Le leggi sono dunque elementi convenzionali, estranei che costituiscono un danno agli uomini perché tendono ad eguagliarli mentre per natura essi sono diversi, più forti, meno forti.
- 2. Callicle: apparentemente al contrario esso sostiene che la giustizia è per convenzione l’utile dei più deboli, essi si uniscono e diventano il soggetto più forte.
Non cambia la identificazione tra forza, giustizia e utilità.
La giustizia è un fatto ed è dal punto di vista del valore neutro. I fatti assumono valore a seconda di come la si indirizza.
Sono due posizioni solo apparentemente contrarie, la radice teoretica è la medesima.
- 3. Antifonte: le leggi sono convenzioni astratte, norme artificiose che si contrappongono alla natura ma che in realtà l’ambivalenza riguarda ciascun uomo con sé stesso, nel senso che l’uomo quando è in pubblico che sa di essere osservato si mostra ossequioso delle leggi delle città ma in privato non fa altro che seguire le leggi della propria utilità, trasgredendo le leggi.
Sostiene che l’uomo se potesse farebbe come Gige, figura che è menzionata da due diverse fonti:
- Nelle storie di Erodoto, in cui è una guardia del corpo al servizio del re della Libia.
- Nella Repubblica da Platone, in cui è un pastore al servizio del re di Libia.
Non c’è uomo che messo nella condizione di non essere visto non commetterebbe anche il peggiore dei reati.
- 4. Ippia: sostiene che gli uomini sono per natura tutti fratelli, singheneis, e che sono le leggi che intervengono a creare delle differenze tra gli uomini.
È una posizione contraria a quella di Trasimaco, gli uomini per natura sono diversi, ma per convenzione vengono equiparati.
Matrice ideologica della sofistica → la individuiamo in un radicale relativismo etico, una visione in cui dal punto di vista etico non esistono valori assoluti ma solo relativi, manca l’aggancio ad un fondamento incontrovertibile di valore, manca l’aggancio alla Verità.
Per i sofisti la verità non esiste, sono infatti degli scettici, si nega l’affermazione assoluta, è una posizione per il quale la realtà delle cose presenta sempre due facce.
03/03/2021
Non si può discriminare, discutere della bontà di un’azione politica ma sarà compito del politico convincere della bontà, del valore, della sua proposta politica.
Paradossi del pensiero dei sofisti
Paradossi del pensiero dei sofisti:
- 1. Hanno introdotto la pratica dell’insegnamento a pagamento, ma chi poteva pagarlo al tempo del 5° secolo?
Solo i figli delle famiglie aristocratiche, a cui viene impartito un insegnamento che ha un effetto prepotentemente democratico.
La crisi del 5° secolo rappresenta una rivoluzione razionalistica che si manifesta come tentativo di pervenire ad una giustificazione razionale del potere.
Scopo dei sofisti → attrarre le masse verso il proprio punto di vista.
La massa era un soggetto in movimento. Essi ponevano al centro della riflessione l’uomo, non più il cosmo, per questo motivo si affermano il nucleo dell’ideologia democratica, sono i primi fondatori delle teorie politiche democratiche.
Perché? Perché vennero a fondare il principio della democrazia → è l’idea che vi sia un legame importante tra governanti e governati, è l’idea che ci sia il bisogno del consenso dei governati per governare, è in definitiva il riconoscimento del principio della sovranità popolare.
Problema → trovare il modo per bilanciare il più forte con i più deboli, attraverso questa riflessione si delinea la dottrina della sovranità popolare = il popolo quando è concorde, quando condivide la medesima tesi, diventa il soggetto politico più forte e può esercitare egli stesso il potere.
- 2. Paradosso legato a Socrate, originario di Atene, figlio di una scultrice e di un’allevatrice.
Si avvicina alla filosofia e non è estraneo alla vita politica della società.
Guerra del Peloponneso: pone fine al regime democratico, si instaura un regime dei 30 tiranni oligarchico e filo spartano, dura 1 anno tra il 403 e il 404, poi si instaura la democrazia.
Socrate ha dei legami con il regime oligarchico.
399 a.C. Socrate viene accusato di corruzione dei giovani e empietà; l’accusa arriva da tre figure:
- Anito: politico di primo piano nel governo democratico instaurato dopo il regime dei 30 tiranni;
- Licone: oratore;
- Meleto: poeta tragico;
Dopo un mese di carcere, in cui fu offerta a Socrate la possibilità di fuggire mediante un esilio volontario, proposta rifiutata da Socrate, esso venne condannato a morte tramite la somministrazione della cicuta.
Socrate è considerato il capo dei sofisti per almeno 3 fonti rilevanti:
- 1. Per Aristofane: lo descrive come un ciarlatano nell’opera “Le Nuvole”;
- 2. Uno storico Senofonte;
- 3. Allievo Platone: fa di Socrate il protagonista di tutte le proprie opere e lo considera il capo degli antisofisti.
Socrate non scrisse mai nulla, ciò che conosciamo lo sappiamo attraverso le testimonianze dei suoi discepoli, in particolare Platone.
Socrate e i sofisti utilizzavano la stessa metodologia, ma profondamente diverse sono invece le premesse della metodologia e le finalità.
- 3. Medesima metodologia: Socrate come i sofisti era una figura che andava interrogando i sapienti delle varie discipline.
Anche Socrate come i sofisti utilizzava il dialogo partendo dall’opinione comune, ma il dialogo per Socrate a differenza dei sofisti è sterile, non porta a nulla se è privo di aggancio etico.
La finalità di Socrate è la ricerca della verità, la finalità dei sofisti era la volontà di persuadere.
Secondo Socrate chi conosce il bene non può che mettere in pratica il bene conosciuto, la verità attinta, il male infatti nasce per ignoranza del bene.
Il male non nasce da un vizio della volontà ma da un vizio della conoscenza.
Socrate pensa che sia possibile superare il relativismo della sofistica attraverso l’uso di concetti, il concetto è un’unità logica che permette di intendersi all’aldilà della varietà dei fenomeni, è un principio universale che sta a fondamento del discorso umano, è quell’elemento necessario che ci permette di unificare la realtà e quindi di intenderci.
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