Storia dell'arte moderna D – Modulo 2
Mostra temporanea e musei
La mostra temporanea ha il ruolo di favorire il confronto dal vivo di opere conservate in luoghi diversi che vengono portate nella stessa sede. I musei si differenziano dalle mostre in quanto le opere rimangono sempre lì.
Roberto Longhi
Storico dell'arte. La storia dell'arte afferma che si dovrebbe studiare a partire già dalle scuole medie, per permettere una più facile familiarizzazione con il linguaggio artistico.
1454 - Pace di Lodi
La Pace di Lodi porta alla frammentazione del territorio italiano, e di conseguenza a una frammentazione linguistica e culturale. Questo fatto costituisce una ricchezza, in quanto ne consegue una varietà dei sistemi amministrativi, politici, lingue figurative, culture, ecc. Questa diversità costituisce uno dei principali motivi che spingeva gli artisti a partecipare al Grand Tour: desideravano compiere il viaggio in Italia per poter avere a che fare con le sue moltissime sfumature diverse. A livello artistico non esiste uno stile unitario ma si parla di “scuole” regionali (es. scuola lombarda, scuola fiorentina, scuola veneta, ecc.). Al contrario, altri stati come la Francia e la Spagna sono già grandi “stati nazionali”, in cui la lingua è più uniforme e ha già carattere “nazionale”.
Il ruolo degli storici dell'arte
Gli storici dell'arte sono chiamati a restituire un contesto alle opere che in molti casi sono state terremotate dagli eventi (la nascita dei musei tra illuminismo e rivoluzione francese, con le soppressioni di molti ordini religiosi, e di conseguenza di molte chiese e monasteri) e perciò sradicate dalla sede in cui sono nate, perdendo così la loro identità storica e attributiva oltre che la loro funzione.
La frammentazione dell’Italia influenza anche le fonti storiche: ogni città ha una guida cittadina, risponde a Vasari con proprie testimonianze, spinge gli artisti locali per esaltare le glorie del posto.
Nel corso della storia molte opere hanno subito trasformazioni in seguito a restauri disastrosi, oppure a causa di ragioni devozionali: es. pala d’altare circondata da dipinti postumi con opera più antica collocata al centro.
La Madonna dei Cherubini di Mantegna è stata trasformata dal restauro: il volto della Vergine è stato addolcito, “bellinizzato” per ragioni di gusto, di mercato o collezionistico. Intervento falsificante che tradisce il linguaggio vero di Mantegna.
Luigi Lanzi
La pittura è per l’artista come la scrittura per un autore: ogni pittore ha un proprio stile con caratteristiche immediatamente riconoscibili, e il ruolo dello storico dell’arte è identificarle e riconoscerle.
Analizzando lo stile della Pala di Brera, Lanzi intuisce che le mani di Federico da Montefeltro sono state dipinte da un altro artista, probabilmente un fiammingo o un pittore di formazione fiamminga. Il modo in cui sono dipinti gli incarnati dei personaggi, lisci e levigati, è infatti molto diverso dallo stile delle mani di Federico che sono invece estremamente realistiche, con la pelle grinzosa.
Altro compito dello storico dell’arte è essere in grado di riconoscere l’opera originale dalla copia, dalle restaurazioni, dalle repliche ecc. In assenza delle fotografie circolavano allora le stampe di traduzione, ovvero delle incisioni che permettevano agli storici di allenare l’occhio a riconoscere le opere.
Annibale Carracci
Appartiene a una famiglia di artisti bolognesi, con il fratello Agostino e il cugino Ludovico. In occasione della pace di Cateau-Cambrésis (1559) cambia l’equilibrio politico e quindi artistico. Bologna viene annessa allo stato pontificio, offrendo una condizione di grande interesse per gli artisti che sono attratti verso Roma. Verso la fine del 1500 la Chiesa acquisisce anche il controllo del territorio di Ferrara, con l’estinzione della dinastia degli Este. Da Ferrara arrivano a Roma grandi capolavori di Tiziano, garantendo uno spostamento di opere oltre che di artisti.
Annibale mostra un nuovo interesse rispetto alla tradizionale pittura manieristica, segnata dalla fortuna di Michelangelo e Raffaello. I due maestri continuano ad essere i principali modelli per gli artisti di tutto il 1500, dimenticando il confronto con il vero di natura. I Carracci, insieme a Caravaggio, ritornano invece a studiare il vero della natura.
1582-1583 - Macelleria
Annibale intende restituire la vita reale e quotidiana all’interno della bottega del macellaio.
- I personaggi sono umili e veri, attivi nelle loro attività quotidiane, con il cliente a sinistra che sta cercando le monete nel borsello.
- I tratti fisionomici sono caricati e quasi grotteschi, descritti con una pittura aggressiva molto rapida, utile a rendere ancora più evidente che si tratta di gente del popolo e non di personaggi idealizzati.
- Tutta la scena è impostata entro uno schema “a griglia” suggerito dall’incrocio delle direttrici verticali e orizzontali su cui sono impostate le varie figure.
- Non mancano i riferimenti colti: è il caso del Sacrificio di Noè affrescato da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, da cui riprende lo schema compositivo orizzontale.
Giovanni Bellori
Nel 1672 pubblica Le vite di pittori, scultori e architetti moderni. Riscrive le vite degli artisti più significativi attivi a Roma dalla metà del 1500 fino all’età sua contemporanea. Non finge le sue predilezioni, ma fa ben intendere le proprie passioni: predilige i pittori Annibale Carracci (che celebra come erede di Raffaello) e Nicolas Poussin, e lo scultore Alessandro Algardi. Non ama invece Caravaggio, i manieristi e il Barocco.
Come anche Vasari, sostiene che i maestri della Maniera erano avvantaggiati nel loro lavoro grazie alla riscoperta delle sculture classiche collocate nei giardini del Vaticano, le quali costituiscono vere e proprie testimonianze della perfezione degli antichi che andava imitata. Lo studio degli antichi è quindi già stato fatto da Raffaello e dai suoi contemporanei: basta guardare a loro e si ha già il lavoro fatto, senza bisogno di studiare direttamente la scultura classica.
Nella prefazione Bellori evidenzia la necessità dell’artista di scegliere le parti migliori della natura e delle opere, selezionarle all’interno attraverso la pratica del disegno.
Bellori celebra Annibale Carracci in quanto si muove sulla stessa linea di Raffaello, realizzando moltissimi disegni preparatori per i suoi dipinti. Es. Madonna di San Ludovico (1587-1588): nel dipinto opera qualche variazione, ma il disegno restituisce l’idea finale.
Caravaggio al contrario non realizzava studi preparatori, ma iniziava a lavorare direttamente sulla tela con l’uso di modelli che posavano davanti a lui; una punta segnava con delle linee le zone che devono essere campite dal colore.
1584-1585 - Il Mangiafagioli
Rappresenta una delle testimonianze più grandi della sua capacità di restituire il vero di natura.
- Lo spazio è completamente occupato dalla figura del contadino che sta mangiando avidamente.
- Innovazione di Annibale è la totale verità con cui rappresenta la figura: manca ogni sorta di deformazione grottesca o caricaturale che caratterizza invece altri dipinti dello stesso genere, ma presenta semplicemente la figura di un uomo “qualunque” in un momento di vita quotidiana.
- L’uomo pare sorpreso dalla comparsa dell’osservatore, come se fosse stato colto alla sprovvista.
1583 - Crocifissione (Bologna)
Pala che rappresenta la prima importante opera pubblica di Annibale.
- La scena è impostata in modo classico e tradizionale, con a sinistra la Vergine e i santi Bernardino e Francesco, e a destra san Giovanni Battista e san Petronio.
- In primo piano è collocata una natura morta di grande verità, composta da un libro di preghiere, la croce e un teschio.
- Nonostante l’apparente semplicità dello schema compositivo si nota la volontà di Annibale di restituire figure vere e mobili, evidente nella figura di san Giovanni a destra.
1585 - Compianto sul Cristo morto (Parma)
Pala realizzata durante un soggiorno a Parma.
- Abbandona temporaneamente la sua necessità di restituzione del vero per ritornare ai modelli puri del manierismo.
- È evidente l’influenza dello studio di Correggio: principalmente dal cielo che si spalanca sul Paradiso per mostrare gli angeli seduti sulle nuvole, e dall’atmosfera calda che avvolge l’intera scena.
- I personaggi sono rappresentati in pose naturalissime, come la Vergine che si abbandona alle spalle del corpo di Cristo.
1584 - Storie di Giasone (Bologna)
Fregio affrescato da Annibale insieme a Ludovico e Agostino. Le scene sono sintetiche, personaggi disposti orizzontalmente come nei bassorilievi classici. Anche qui l’anatomia non ha nulla delle costruzioni ideali dei manieristi: la giovane donna che si rinfresca in un torrente immerge la mano nell’acqua con un gesto naturalissimo. È un corpo vero, che non ha nulla dei corpi ideali tradizionali.
1585 - Annunciazione (Ludovico Carracci, Bologna)
Ludovico mostra la volontà di superare l’artificiosa e complicata sintassi della pittura manieristica. Il dipinto interpreta anche gli ideali controriformistici di una religiosità umile e devota.
- La composizione è semplice, con figure infuse di naturalezza e verità.
- La scena si svolge all’interno di una stanza spoglia e severa fortemente prospettica, che intende evocare una verità domestica umile sottolineata anche dalla cesta del cucito a terra davanti alla Vergine.
- Maria è rappresentata in atteggiamento pudico e sottomesso.
- Dalla finestra aperta sulla parete di fondo irrompe lo Spirito Santo accompagnato da un raggio di luce.
1590 - Affreschi di Palazzo Magnani (Bologna)
Ludovico, Agostino e Annibale collaborano alla realizzazione degli affreschi.
- Le figure sono caratterizzate da estrema naturalezza, come i putti che giocano attorno alle statue.
- Lo sfondo paesaggistico naturale rielabora la pittura di paesaggio veneziana, così come la qualità nella resa delle luci e dell’atmosfera, fa dei tre artisti degni interpreti della pittura paesaggistica veneta di Giorgione e Tiziano.
1598-1600 - Palazzo Farnese (Roma)
Annibale viene chiamato a Roma da Odoardo Farnese per la realizzazione di affreschi nella Galleria Farnese, in onore del matrimonio del fratello. La decorazione pittorica della Galleria è articolata con scene mitologiche allusive al matrimonio (Nozze di Bacco e Arianna). L’artista restituisce in pittura tutte le soluzioni stilistiche che aveva maturato nel corso della sua formazione: Luigi Lanzi evidenzia come la Galleria Farnese sia la prima opera in cui si uniscono tutti i geni delle scuole italiane.
Gli episodi del ciclo pittorico, ispirati alle metamorfosi di Ovidio, sono inseriti entro finte cornici dorate collocate illusionisticamente sulla volta e lungo il cornicione con la tecnica del “quadro riportato”.
- Nozze di Bacco e Arianna: È il riquadro principale, attorno al quale si dispone l’intera decorazione della volta. Annibale reinterpreta due opere di Tiziano eseguite per lo studiolo di Alfonso d’Este, che Annibale può vedere a Roma.
1595-1596 - Ercole al Bivio (Roma)
La maniera aveva stravolto il passato, stravolgendo e rielaborando continuamente i modelli. Questo dipinto, realizzato all’inizio del soggiorno romano di Annibale per il Camerino di Odoardo Farnese nel suo palazzo, segna un ritorno all’ordine e ai modelli originali antichi. Anche Roma si fa quindi interprete di una sorta di riforma dell’arte manieristica attraverso lo studio corretto dei grandi modelli del passato, non solo di statue antiche ma anche dei nuovi maestri classici (es. Raffaello).
- Al centro si trova Ercole, la cui figura è una chiara citazione dell’Ares Ludovisi.
- Ai lati due donne invitano Ercole ai vizi: sono rappresentate come statue classiche, restituite con leggerezza e gaiezza cromatica tipiche di Annibale.
- Evidenza della perfezione della forza e energia del corpo maschile.
1600-1601 - Assunzione della Vergine (Roma)
Pala d’altare collocata nella Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. La cappella presenta una collaborazione con Caravaggio, che realizza due dipinti per le pareti ai lati dell’altare. Annibale mostra la volontà di abbandonare temporaneamente lo studio del vero naturale per ritornare a lavorare su schemi comuni, attenendosi a un’iconografia tradizionale.
- La Vergine è collocata in primo piano al centro mentre si leva al cielo sorretta dagli angeli. Ai suoi piedi Pietro e Paolo sono inginocchiati davanti al sepolcro.
- In secondo piano è collocato un compatto gruppo di apostoli che assiste alla scena.
- La composizione è studiata attraverso l’esercizio sul disegno, che sfocia in figure massicce con masse corporee quasi scultoree dominata da colori squillanti e ombre morbide.
- Tutti i personaggi sono caratterizzati da forte pathos, generato dall’improvvisa apparizione della Vergine che pare sbalzata fuori dal sepolcro diretta verso l’esterno della pala piuttosto che verso l’alto.
Caravaggio (1571-1610)
La centralità assunta dalla Chiesa a fine 1500 conduce a una nuova importanza di Roma. Vengono attivati numerosi cantieri edilizi volti a migliorare l’aspetto della città, attraendo di conseguenza artisti da tutta Europa. Caravaggio nasce e si forma a Milano presso Simone Peterzano. Nel 1592 si sposta a Roma, dove rimarrà in pianta stabile.
Caravaggio attua una continua riforma dei motivi iconografici, ricorrendo a una sintassi completamente nuova. La sua interpretazione molto personale e quasi laica della religione, che gli procurò grossi incidenti con la Chiesa (alcune pale da lui realizzate vengono rifiutate o addirittura rimosse dagli altari).
Per tutto il 1600 e 1700 la critica di Caravaggio è incentrata su una contrapposizione: da un lato vengono evidenziate le innovazioni date dalla rottura con la tradizione, dall’altro non manca di fare notare i limiti dell’artista legati all’assenza di preparazione sul disegno.
A metà 1800 la produzione artistica vede la nascita di movimenti quali i Puristi, i Nazareni e i Preraffaeliti: i grandi artisti di riferimento sono Raffaello, Botticelli, Perugino. Grazie a Courbet tuttavia si assiste a una riscoperta di Caravaggio: è più interessato a recuperare la verità studiata dell’artista e dai suoi seguaci, attuando un recupero dello studio dal vero delle figure. Sulla stessa linea si muove anche Manet, per il quale Velazquez costituisce il principale punto di riferimento.
Le due principali fonti critiche su Caravaggio sono fornite da Bellori e Longhi. Bellori non amava Caravaggio, che è invece molto apprezzato da Longhi. Quest’ultimo riprende le indicazioni negative che Bellori offre per capire Caravaggio e le rovescia, offrendole come elementi positivi caratterizzanti dell’artista.
Caravaggio guarda i soggetti di strada, la vita vera e quotidiana delle strade della sua città, al fine di rinnovare la tradizione figurativa senza trarre riferimenti dagli esempi degli artisti a lui precedenti. Attraverso una serie di confronti, Longhi illustra concordanze tra le caratteristiche di Caravaggio e opere a lui precedenti appartenenti all’arte lombarda, ipotizzando che la sua sensibilità pittorica sia maturata a seguito dello studio del naturalismo lombardo e non a seguito del suo trasferimento a Roma.
1594-95 - La Buona Ventura (Roma)
Dipinto probabilmente quando Caravaggio frequentava la bottega del Cavalier d’Arpino a Roma.
- La scena presenta una zingara che legge la mano al cavaliere. Caravaggio attua una nobilitazione dei soggetti di strada: la donna sembra infatti una nobile.
- Bellori giudica l’opera in senso negativo: Caravaggio avrebbe infatti scelto come modella una vera zingara che vide passare sottolineando come l’artista “dipinse i suoi simili”, allusione al fatto che non avesse mai scelto soggetti “alti”.
1594 - I Bari (Roma)
- Le tre figure sono rese in maniera naturalissima: il personaggio sulla sinistra è completamente assorto nella scelta della carta, mentre gli altri due attendono frementi il momento in cui possono mettere in atto la truffa.
- La parete di fondo è colpita da una luce proveniente da destra, che mette in luce i personaggi e lascia in penombra la parte di destra. L’atmosfera è tuttavia ancora luminosa, in accordo con la pittura veneta: non sono ancora gli anni dei chiaroscuri marcati marcatissimi dipinti in camere volutamente oscurate e illuminate da un solo fascio di luce.
- La tela segna un confine definitivo con il manierismo del 1500: per la prima volta viene colto l’attimo di una scena di vita quotidiana, investita di una tensione quasi teatrale.
1596 - Maddalena Penitente (Roma)
La Maddalena è rappresentata con atteggiamento vero e naturale, come una giovane donna che si sta asciugando i capelli sciolti.
- Bellori indica che, se non fosse per la presenza degli unguenti che alludono all’unzione di Cristo e i gioielli che fanno riferimento alla vita della donna prima della conversione, non si capirebbe che ci si trova di fronte alla Maddalena. Non è un fatto positivo, ma proprio questa è la caratteristica che rende Caravaggio unico.
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