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Storia della civiltà greca

Introduzione

Prof. E. Bianco
Lunedì 17 novembre 2014

È possibile per noi studiosi moderni suddividere la storia greca in ampie fasce temporali che suddividono gli eventi in grandi filoni storici; tuttavia queste suddivisioni vanno considerate semplicemente come un aiuto per lo studio della storia e non come delle vere e proprie cesure.

  • 6000 a.C. attestazione di primi insediamenti di popolazioni nell’area greca, ritrovate delle ceramiche e prime fortificazioni anche se non del centro urbano
  • Dal 2800 a.C. età del bronzo, cominciano i primi scambi nel Mediterraneo; si afferma a Creta la civiltà Minoica
  • 1450 seconda distruzione dei palazzi minoici di Creta probabilmente ad opera di una nuova popolazione che si afferma nella Grecia continentale, la civiltà micenea
  • XI – IX secolo cosiddetto periodo del “medioevo ellenico” o dei “secoli bui”, non sono giunte fino a noi abbastanza fonti per delineare chiaramente questo periodo; probabile calo demografico e crisi della civiltà micenea ma fondamentale per il graduale passaggio alla cultura greca vera e propria
  • VIII – VI secolo età arcaica; dall’VII secolo comincia la vera e propria storia greca
  • V – IV secolo età classica
  • VI – III secolo età ellenica

Età del bronzo e civiltà minoica

A partire dall’età del bronzo si hanno le prime attestazioni di veri e propri movimenti dei popoli dell’egeo all’interno del mare greco e talvolta anche nel più ampio bacino del mediterraneo. Grazie a questi movimenti sorgono le prime vere e proprie civiltà con strutture sociali ben delineate e che si organizzano in zone urbane molto vivaci. La prima società ad essere attestata è quella minoica, la quale non è ancora vista come parte integrante della storia greca, ma va considerata di per sé.

Essa si sviluppò in due grandi fasce temporali, dal 2000 al 1700 a.C. con la costruzione delle prime aree palaziali e la loro conseguente distruzione per cause a noi non note, e dal 1700, con la ricostruzione secondo le stesse modalità di questi palazzi, al 1450 in cui è attestata una loro seconda distruzione e nessuna ricostruzione (per lo meno non con le stesse modalità). Le date restano comunque molto discusse.

Si sviluppò nell’area Cretese, in particolare nell’area di Cnosso attorno al grande palazzo lì rinvenuto: si tratta di una costruzione originariamente molto estesa, probabile sede del signore della città, ma dove trovavano posto anche i magazzini e le botteghe di diversi artigiani; ciò ci informa sul fatto che probabilmente la società minoica era governata da un potente signore locale e che le attività commerciali e artigianali erano piuttosto vivaci nonché importanti.

È attestato l’uso di una lingua molto simile a quella geroglifica, chiamata dagli studiosi Lineare A che tuttavia non è ancora stata decifrata. Fu probabilmente un periodo di grande splendore in cui si impose una certa egemonia marittima, in quanto si pensa che i minoici fossero grandi costruttori di navi e che imposero un certo potere sulle aree circostanti dato che i palazzi cretesi non erano forniti di alcuna fortificazione.

Declino della civiltà minoica e ascesa della civiltà micenea

Nel 1770 a.C. si verificò una prima distruzione di questi palazzi, per cause sconosciute, ma che vengono poco dopo ricostruiti forse causa fu una qualche calamità naturale. Nel 1450 a.C. si verificò invece la seconda e definitiva distruzione dei palazzi minoici, causata probabilmente dallo scontro infausto con altre popolazioni.

Effettivamente, al declino della civiltà minoica corrisponde dal punto di vista temporale, l’ascesa di una seconda civiltà, quella micenea (così detta per gli importanti ritrovamenti rinvenuti a Micene, ma altrettanto importanti furono le città di Tirinto, Tebe, Atene e Orcomeno), emersa sul continente greco, precisamente nell’area peloponnesiaca.

Le somiglianze maggiori con la civiltà minoica sono costituite dalle strutture palaziali che caratterizzavano le zone urbane, anche se queste presentavano resistenti fortificazioni, a indicare probabilmente la forte bellicosità di questo popolo (e l’esistenza di altre popolazioni altrettanto potenti?).

Anche per i micenei il palazzo è la sede centrale dove risiede il signore della città, il cosiddetto Wanax, dotato di grande potere e probabilmente affiancato da altri personaggi di rilievo detti lawaghetas (i comandanti del popolo in armi), mentre attorno si erano sviluppate strutture contenenti magazzini e botteghe; questa struttura risiedeva solitamente su un’altura e possedeva mura fortificate. Erano già presenti differenze sociali, come dimostra l’esistenza di un Damos (demos, popolo) e di schiavi.

È attestato l’utilizzo di una lingua, detta Lineare B, che è stata decifrata e classificata come lingua proto-greca date le numerose somiglianze con il greco arcaico (si veda la somiglianza tra wanax e anax, sostantivo omerico attribuito ad Agamennone). All’espansione di questo popolo coincide la definitiva distruzione dei palazzi di Creta, che vennero ricostruiti con stile prettamente miceneo, cioè fortificati e quando possibile posti su un’altura.

Sono attestati anche scontri con il mondo ittita intorno al XV-XIV secolo a.C. il quale descrive i micenei come estremamente bellicosi. Si può parlare di thassalocrazia anche per quanto riguarda questo popolo, ma di un’egemonia marittima di bisogno, a causa della scarsa fertilità del territorio greco. In questo quadro si colloca anche la guerra di Troia, da intendere come una probabile guerra per il controllo degli stretti (ponto eusino), dato che dal nord arrivavano grandi quantità di grano e cereali.

Il medioevo ellenico

Martedì 18 novembre

Il concetto di Medioevo ellenico come un periodo buio e di forte regressione della civiltà è attualmente stato superato a favore di una visione più aperta che si basa in primo luogo sulla consapevolezza che le fonti giunte sino a noi sono molto scarse riguardo a questo periodo. Quindi il nome “secoli bui” dovrebbe indicare i secoli dal XI al IX che non possono essere ricostruiti con esattezza e su cui possiamo fare solo supposizioni.

Certo è che vi fu un calo demografico e non furono più costruite strutture palaziali come nei secoli precedenti, ma è anche vero che si trattò di un lungo periodo di rielaborazione della cultura e della società che portò all’inizio dell’VIII secolo al fiorire definitivo della società greca arcaica. La fusione avvenne tra la società micenea, fortemente verticistica e gerarchizzata, nonché organizzata per palazzi che spesso si contendevano il potere, e la cultura dei Dori, un nuovo popolo giunto sul continente, organizzati per tribù e abituati ad un sistema molto più paritario.

Del sistema palaziale resterà l’uso dell’acropoli come luogo del potere istituzionale e religioso, simbolo della città, dell’organizzazione dorica la divisione dei cittadini per tribù (vd. Atene e Sparta che nascono dal sinecismo di più villaggi). Nel IX secolo cominciò a svilupparsi un nuovo linguaggio e soprattutto una nuova scrittura derivata molto probabilmente dal sistema fenicio che venne integrato delle vocali e fuso con il sistema miceneo; questo diede vita alla scrittura greca vera e propria.

Colonizzazione e nascita delle polis

A partire da questi secoli la situazione sociale andò sempre migliorando, con un crescente benessere e ripresa della crescita demografica rispetto ai secoli bui, ripresa del commercio anche marittimo nel Mediterraneo. Non si può parlare ancora di popolo greco unitario, ma solamente di diverse etnie di greci che vivono in Grecia, molto divise e gelose della propria specificità.

A partire dal 1100 a.C. circa si verifica il fenomeno detto della “prima colonizzazione”: gruppi di eoli e poi di altre etnie greche, abbandonarono la Grecia continentale per fondare nuove città dove stanziarsi sulle coste dell’Asia Minore, considerata dai Greci parte integrante della Grecia stessa in quanto si affacciava sul mar Egeo, un mare sentito profondamente greco. A spostarsi sono anche gli Ioni che colonizzano la parte centro sud della costa e fondano come prima città Mileto (occupano una parte molto estesa tanto che spesso con Ionia si intende tutta la colonizzazione asiatica).

I Dori invece hanno colonizzato la parte meridionale dell’Asia minore; anche qui spesso scoppiavano guerre tra le città per rivendicare ciascuno la propria autonomia e difendere la propria etnia, che nonostante l’allontanamento dal continente era ancora fortemente sentita. Lo stesso termine Ellenes viene raramente usato e si riferiva inizialmente solo ai popoli della Grecia del nord e successivamente allargata a tutte le etnie greche. Molto sentito è il concetto di Suggeneia, di “avere lo stesso sangue” che unirà sempre i greci della stessa etnia ma molto spesso anche i greci nella loro totalità (vd. Gli abitanti della Magna Grecia che riconoscono la comune provenienza).

Formazione delle polis

La polis greca nasce all’incirca tra il XI e il IX secolo ed emerge come primario assetto sociale; è solitamente divisa i due parti fondamentali (talvolta anche tre):

  • Astu: città abitata, centro urbano vero e proprio. Molto spesso ne è parte l’acropoli, ma non è detto non consista solo in quello.
  • Chora: la campagna dove i cittadini vivono sparsi in villaggi ma sono strettamente legati al centro urbano, sono cittadini a tutti gli effetti.

Atene ad esempio era costituita da un centro urbano dove sorgeva anche l’acropoli e attorno da una vasta campagna dove sorgevano 140 villaggi (corrispondeva praticamente a tutta l’Attica); Sparta nasce dall’unione di diversi villaggi che paradossalmente non si danno un centro urbano unico e non costruiscono un’acropoli che simboleggi la città unita.

Fondamentale per comprendere la genesi della polis è il concetto di sinecismo (=sun oikéo, vivere insieme), si tratta di un raggruppamento di più villaggi sparsi che decidono di unirsi politicamente per risultare più forti e che si identificano in un centro urbano e nell’acropoli, sede centrale del potere e della religione istituzionale. È al re Teseo che miticamente si deve il sinecismo della città di Atene. Con il termine poli si indica dunque sia la città nel suo insieme (Astu+chora) sia il gruppo di cittadini che della città fa parte e che dipendono da un unico ordinamento e che partecipano quindi al suo mantenimento; in questo quadro è importante la politeia, cioè il diritto politico di cittadinanza degli abitanti di una polis. Nella massima espansione greca si arriva a fondare all’incirca un migliaio di polis indipendenti.

Un’altra forma di aggregazione di villaggi e di popoli è quello che si sviluppa nell’area nord-occidentale del continente greco, dove il sistema poleico non attecchisce. Qui i vari popoli si aggregano tra loro per formare delle leghe senza però riconoscersi in un unico ordinamento politico o in un unico centro urbano. Si tratta comunque di legami molto più laschi di quelli creati dal sinecismo e quindi dalla polis, è un’aggregazione di bisogno, specialmente dal punto di vista bellico.

Sviluppo delle poleis

Mercoledì 19 novembre

All’inizio della loro storia le poleis erano quasi tutte governate da regimi oligarchici, il potere, cioè, era tenuto dagli aristocratici locali, che si occupavano anche della gestione della giustizia secondo leggi non scritte e quindi di loro unico dominio. Gli squilibri sociali si presentarono subito come evidenti e questi provocarono non poche tensioni: il popolo che stava crescendo in numero grazie all’incremento democratico e in ricchezza date le diverse attività artigianali e commerciali cominciava a spingere per ottenere maggior peso politico, un ordinamento chiaro e definito, per una ridistribuzione della ricchezza.

Nel periodo aristocratico la monarchia è quasi del tutto scomparso e le tensioni si sviluppano sia tra popolo e aristocrazia, sia in seno alle aristocrazie stesse, per cui le tensioni sociali si sviluppavano su più fronti, e urgeva in tutte le città una soluzione che pacificasse la società. Ogni polis troverà la propria specifica strada per disinnescare i disordini sociali ma è possibile comunque delineare tre strade che in generale percorsero tutte le città: la colonizzazione, la legislazione e la tirannide (possono sperimentare solo una delle soluzioni o si possono susseguire le une alle altre).

La colonizzazione greca

Il sistema della colonizzazione fu la soluzione che diede più possibilità di sfogo e che permise di risolvere i problemi in maniera più rapida ed efficace; si trattava solitamente di individui greci che nella propria città di origine si trovavano in condizione disagiata o che non possedevano abbastanza diritti che, postisi sotto la guida di un comandante, si allontanano dalla Madrepatria per andare a fondare nuove città in altre zone.

Teoricamente i greci hanno sempre cercato di trovare l’eremos chora, la “terra deserta”, cioè un territorio che fosse completamente disabitato, privo di indigeni dove fondare nuove città di stampo greco e portare la civilizzazione. Questo chiaramente non era possibile, ma si cercava sempre di fondare città nei luoghi più favorevoli e dove si avesse abbastanza spazio per eventuali espansioni senza trovarsi a combattere con città nemiche poste nelle vicinanze.

Il fenomeno della colonizzazione si affermò a partire dall’VIII secolo, conosciuta anche come seconda colonizzazione in riferimento alle prime città fondate sulla costa microasiatica intorno all’anno mille, e vi parteciparono la maggior parte delle città greche, con eccezione di Atene che non fondò nessuna città, e di Sparta che fondò solamente Taranto grazie a dei fuoriusciti che in patria erano considerati dei parteni, cioè dei nati da vergini e quindi uomini senza diritti.

Molto attive furono Calcide e Eretria, due città piuttosto forti ma molto vicine geograficamente e che quindi erano sempre in lotta per l’espansione e il controllo del territorio. La necessità dei greci fondatori è proprio quella di trovare spazi ampi, cosa che in asia minore non era stata possibile, dato che la colonizzazione era stata frenata dalla presenza di forti stati continentali all’interno della penisola.

Le zone del Mediterraneo maggiormente interessate da questo fenomeno furono le coste del sud Italia: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania; la prima colonia ad essere stata fondata fu probabilmente Pithecussai (attuale Ischia) per mano degli Euboici (greci di stirpe ionica) che ben presto passarono sul continente e fondarono Cuma. Fu colonizzato molto presto anche l’attuale stretto di Messina (per gli antichi lo stretto di Zancle), estremamente favorevole per i commerci e poi la Sicilia con la fondazione di Catane, Nasso, Leontini. Il periodo d’oro della fondazione si colloca comunque tra la seconda metà dell’VIII secolo e la prima metà del VII, quando i Corinti fondarono la potente Siracusa, destinata ad avere un ruolo di prim’ordine nella gestione dell’isola; la stessa Acaia, non particolarmente presente nella storia greca della madrepatria, fu molto attiva nella fondazione di colonie nella Basilicata (vd. Sibari e Metaponto).

Le colonie vennero fondate quasi tutte in prossimità del mare, lasciando le zone interne agli indigeni preesistenti; solitamente l’integrazione tra queste popolazioni e i coloni fu abbastanza semplice, non spesso si arrivò a delle guerre (tranne per quanto riguarda gli Iapigi in puglia, solo Sparta riesce a fondarvi una colonia). Progressiva e fortunata integrazione tra coloni e indigeni che porta a una mescolanza delle culture e ad una ellenizzazione del territorio siceliota e italico (per gli antichi l’Italia era la terra del re Italo e corrispondeva alla punta della Calabria).

La Sicelìa non era parte dell’Italia; i coloni del continente sono detti italioti, i coloni della Sicilia sono detti Sicelioti. I coloni sono solitamente dei maschi adulti che non portano con sé la famiglia, o che molto spesso non hanno ancora una famiglia, per cui una volta fondata la città e ridistribuita la terra tra tutti in parti uguali, prendono in moglie una donna indigena ed insieme divengono cittadini della nuova città, abbandonando la vecchia cittadinanza greca. In questo modo si produce quella integrazione molto efficiente e quella ellenizzazione; molto poco spesso si ricorse a veri e propri “ratti” di donne obbligate a sposare i coloni greci.

In Sicilia erano presenti tre gruppi etnici differenti: gli Elmi, che abitano la zona di Segesta, nella punta nord-occidentale, che si integrano molto facilmente con i greci; i Sicani, che abitano l’area centrale dell’isola e sostanzialmente molto pacifici, accolgono i greci ma preferiscono non integrarci completamente con loro; i Siculi, abitanti della zona del nord, molto più bellicosi delle altre popolazioni e con i quali i greci si scontreranno più volte nel corso della loro permanenza in quanto i siculi cercheranno molto spesso di ribellarsi al loro predominio.

La legislazione

Martedì 25 novembre 2014

La legislazione. Alcune città greche, per risolvere le tensioni interne, elaborarono delle leggi scritte che regolassero la vita pubblica in modo più equo e trasparente. Queste leggi erano spesso codificate da legislatori illustri che cercarono di bilanciare il potere tra le diverse classi sociali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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