Prima lezione: 30 settembre 2021
Partiamo dal 1848. È una data come altre, ma partiamo da questa perché è un anno in cui l’Europa è sconvolta da una serie di crisi di straordinaria ampiezza, sia geografica sia dal punto di vista della rapidità dell’estensione. Solo Gran Bretagna e Russia non furono toccate da queste rivoluzioni. Queste rivoluzioni furono generate da:
- Una situazione economica molto grave, soprattutto nel biennio 46-47 che fu caratterizzato da miseria, disoccupazione e carestie.
- L’azione svolta dai democratici e dalle forze di tendenza democratica che si stanno rafforzando in Europa e che si ispirano ai valori della rivoluzione francese che sono libertà, uguaglianza e fratellanza, parzialmente sopiti poi dalla restaurazione, col congresso di Vienna; già nel '21 e nel '30 c’erano state delle agitazioni popolari già animate da queste forze democratiche.
- C’era una voglia e un'aspirazione crescente non solo in senso democratico, ma anche in senso nazionale, es. Italia e Germania, a cui si aggiungeva proprio la voglia di unità nazionale.
Questi moti si manifestano principalmente nelle capitali come Parigi o Berlino, manifestazioni che alla fine sfociano in scontri armati. Per la prima volta le masse entrano nel gioco come protagoniste, quindi non solo più l’élite, anche se non è ancora il secolo delle masse, seppur gente come artigiani e operai scendono in piazza. Poco prima dello scoppio dei moti, vede protagonisti Marx e Engels che pubblicarono il manifesto del partito comunista, testo divenuto poi di riferimento per tutti i rivoluzionari che nei decenni a venire cercano di portare avanti la prospettiva di una rivoluzione proletaria. Il documento si apriva con la frase: 'uno spettro si aggira per l’Europa ed è lo spettro del comunismo'.
L’epicentro dei moti rivoluzionari
L’epicentro di questi moti rivoluzionari era la Francia, già protagonista nel 1789, rivoluzione francese, e nel 1930, anche se la monarchia francese non era fra le più oppressive d’Europa. L’obiettivo di questi moti era quello di ottenere il suffragio universale maschile, cioè richiedere che tutti possano avere il diritto di voto, ovviamente solo maschile in quel periodo. La situazione esplose durante un banchetto di propaganda dei democratici, vietato dalle autorità, e da qui tutto esplose. I moti rivoluzionari esplosero da qui fino alla caduta di Luigi d’Orleans che portarono alla nascita della seconda Repubblica, dopo la prima uscita dalla Rivoluzione francese nel 1792. I valori che ispiravano la seconda repubblica francese erano:
- Libertà di riunione.
- Libertà di stampa.
- Libertà di associazione.
- Abolizione della pena di morte per i reati politici.
- Diritto al lavoro.
- Riduzione dell’orario di lavoro.
Stesse motivazioni che saranno poi del movimento operaio. Nel novembre del '48 ci fu una dichiarazione democratica ispirata al modello americano, che fra le altre cose aveva l’elezione diretta del presidente della Repubblica da parte del popolo maschile tutto, oltre ad un'assemblea legislativa eletta direttamente dal popolo.
Nel dicembre '48 le elezioni furono vinte da un nipote di Napoleone, che era Luigi Napoleone Bonaparte, primo presidente della Repubblica francese. Il moto francese si propaga velocemente ad altri paesi europei, come l’Austria-Ungheria con agitazioni a Budapest e Praga, dove ci furono moti contro l’assolutismo dei sovrani. L’Italia è coinvolta da questi moti, e in quasi tutti questi stati in cui è divisa l’Italia vengono richieste delle costituzioni ispirate al modello francese. Già nel gennaio '48 Ferdinando II di Borbone concesse una costituzione di tipo liberale. Anche in Piemonte Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, che resterà in vigore fino alla fine della II Guerra Mondiale. In Toscana anche verrà concessa la costituzione, e perfino nello stato della Chiesa papa Pio IX, concede a sua volta una carta costituzionale. Mentre il Lombardo-Veneto vede dei moti rivoluzionari in cui Venezia e Milano si ribellano agli austriaci e tra il 18 e il 25 marzo abbiamo le 5 giornate di Milano. Il popolo contro le truppe del generale Radecky, con più di 400 morti. L’ultimo atto fondamentale fu il 23 marzo del 1848, il Piemonte di Carlo Alberto, o Regno di Sardegna, composto da Piemonte, Liguria, Sardegna, Valle D’Aosta e Nizza + Savoia, dichiara guerra all’Austria. Carlo Alberto aveva timore delle tendenze rivoluzionarie dei democratici e soprattutto dei repubblicani del Lombardo-Veneto, ma voleva anche espandersi, ecco spiegato il motivo. Di fronte a quest’iniziativa gli altri sovrani d’Italia la appoggiano, a partire da Ferdinando II di Borbone, Leopoldo II di Toscana, oltre anche a Pio IX che inviarono truppe al Piemonte di Carlo Alberto. Non a caso la guerra che durò dal marzo '48 all’agosto del '49 passerà alla storia come Prima Guerra di Indipendenza.
La prima guerra di indipendenza
La prima guerra di indipendenza durò poco, ma dimostrò anche di non essere particolarmente abile dal punto di vista strategico, e il che portò un po’ di diffidenza da parte degli altri sovrani. Col tempo iniziarono a venir fuori anche le prime crepe fra questi altri sovrani e Carlo Alberto, con il papa che fu il primo a pentirsi della scelta di aver inviato le truppe contro una potenza cattolica come l’Austria. Il 29 aprile il papa ritira ufficialmente le proprie truppe, e così anche gli altri. Rimangono a combattere al fianco dei piemontesi solo truppe di volontari e l’esercito sabaudo, e le truppe volontarie furono guidate da Garibaldi, messosi a disposizione del governo sabaudo. A Carlo Alberto non piaceva Garibaldi che era anche repubblicano però tant'è. Dopo qualche modesta vittoria finale, vicino a Custoza, vicino Verona, i piemontesi persero e furono costretti a firmare l’armistizio di Salasco. Questa prima guerra fu importante perché svegliò gli animi rivoluzionari, come a Venezia che fu presa da un rivoluzionario Marin, ma anche a Roma dove fu creata nel '49 la repubblica romana, non chiesta all’esame. Anche in Toscana Leopoldo II, fa come il papa, e lascia temporaneamente il suo trono. In Piemonte avviene che i democratici cercano di riprendere l’iniziativa, mentre Carlo Alberto, schiacciato dalle condizioni di pace svantaggiose degli austriaci, decise di riprendere la guerra ma a Novara i piemontesi persero il 22-23 marzo, e il che costrinse Carlo Alberto ad abdicare dal trono in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Gli austriaci ristabiliscono ovviamente l’ordine nei territori conquistati, e così avviene in tutti gli altri regni che in quei mesi provarono a fare la rivoluzione, dalla Sicilia alla Toscana, con una parentesi un po’ più lunga a Roma.
Se ci fu una causa che causò il fallimento di quelle rivoluzioni democratiche, questo va individuato nella frattura sempre più ampia che iniziò a dividere le correnti democratiche radicali da quelle più moderate. Cioè Garibaldi non è Mazzini e Mazzini non è Cavour, cioè avevano delle posizioni politiche molto diverse. Ma cosa spaventava così tanto i moderati? I comunisti e il comunismo, perché i moderati pensavano che i rapporti sociali sarebbero stati ribaltati dal comunismo, il timore di questo spettro rivoluzionario che diventò qualcosa di concreto, vedi Russia del 1917.
La Francia, da dove tutto era partito, chiude quest’esperienza breve della seconda Repubblica diventando nuovamente imperatore a comando del Secondo Impero, con un colpo di stato che porterà all’arresto di tutti i suoi avversari politici, ed infine con un plebiscito Napoleone III si farà incoronare imperatore. Napoleone II era figlio di Napoleone morto giovane di polmonite.
Seconda lezione: 1 ottobre 2021
Ieri abbiamo visto le sollevazioni del '48-'49 e come nel giro di poco tempo la situazione fosse tornata quasi alla normalità, proprio a causa delle correnti moderate e radicali all’interno del movimento democratico. Questo non impedì alla borghesia comunque di ascendere e prendere coscienza di sé, così come il movimento operaio. Ma non solo. Ci sono altre categorie sociali come artigiani, industriali, banchieri, commercianti e nuove figure di professionisti. Tutti ceti in espansione che attribuiscono una nuova importanza allo stile di vita borghese, cioè un abbigliamento curato, l’arredamento della casa, il risparmio, la moderazione soprattutto nei vizi, il ruolo preponderante del capofamiglia, la capacità di arricchirsi come valore. Tutti questi ceti iniziano a lottare per ricavarsi una posizione. Il valore del lavoro diviene uno strumento di affermazione sociale, cioè i poveri sono poveri e restano tali perché sono poco intraprendenti e tenaci. A questo si associa la crescente fiducia nel progresso tecnico che porterà ad un progresso generale dell’umanità.
Positivismo e progresso scientifico
In tutto questo inizia anche ad affermarsi un positivista, movimento che vede nella scienza un’importanza sempre crescente. Accanto a questi positivisti, con grande fiducia nella scienza, ci saranno anche coloro che non la vedono di buon occhio, ma non è ancora questo il momento. Anzi in quel periodo alcuni pensavano addirittura che la scienza cancellasse pure la religione, e uno degli studiosi più importanti dell’epoca fu Charles Darwin. Darwin con la sua teoria dell’evoluzione va contro la dottrina della chiesa che l’uomo fosse nato da un atto divino, perché come sostiene lui l’uomo è invece frutto di un'evoluzione. Questa fiducia nel progresso scientifico si vide anche in campo economico, favorito dall’ascesa di nuovi mezzi di trasporto e comunicazione quali ferrovie, navigazione a vapore ma anche il telegrafo e la macchina a vapore.
In alcune aree europee come Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia settentrionale si cambiò la società, con lo sviluppo di nuove figure, come ad esempio l’operaio che assume più incarichi o responsabilità. Con l’industrializzazione le città che avevano 20-30mila abitanti passarono ad averne 100mila, diventando metropoli. Ma accanto a questo anche il dopolavoro divenne importante, con la gente che si trovava a parlare e divertirsi e da tutte queste cose nascono anche le prime associazioni operaie.
Marx e il movimento operaio
Dal punto di vista politico, dopo il fallimento dei moti del '48, il manifesto comunista diventerà in poco tempo uno dei maggiori punti di riferimento per tutti i proletari d’Europa. Da lì Marx approfondì maggiormente i suoi studi in campo economico, fino ad arrivare al '67 quando Marx pubblicò ‘Il Capitale’, dove lui si chiedeva dove ci avrebbe portato la filosofia capitalistica e che ruolo avrebbe avuto l’operaio in questo scenario.
Il nascente movimento operaio, così facendo, decise di trovare modi di comunicazione anche tra le nazioni, di modo da accordarsi e aiutarsi fra tutti i paesi ed avere un coordinamento. Questa prima associazione che cercò di creare un collegamento internazionale a livello operaio tenne, nel 1864, il primo congresso a Londra chiamato Prima Internazionale dei Lavoratori. Questa è un’associazione a difesa dei lavoratori, con gli inglesi che avevano rappresentanti delle trade Unions, ma anche Francia e Italia, dove a rappresentare l’Italia saranno i rappresentanti delle prime società operaie, soprattutto di matrice mazziniana e infine c’era anche Marx. Lo statuto provvisorio di questa associazione fu redatto da Marx stesso, e fece organizzare questa associazione in senso classista, cioè che Marx metteva una lotta di classe al centro di tutto. Secondo Marx i capitalisti sfruttavano i lavoratori, che erano proprietari solo del proprio lavoro, ma non ottenevano quanto producevano perché una parte andava ad arricchire il capitalista che era proprietario dei mezzi di lavoro. Fino al suo scioglimento nel 1876, dove tutti non avevano la stessa visione su come difendere l’operaio anche se tutti volevano difendere l’operaio, questa associazione operava in campo internazionale.
L’Unità d’Italia e la seconda restaurazione
Un altro tema caro alla seconda metà dell’800 è ovviamente l’Unità d’Italia. Dopo il fallimento della Prima Guerra di Indipendenza, si assistette a una ‘seconda restaurazione’, la prima fu il congresso di Vienna del 1815. Nel lombardo-veneto tornano gli Amburgo, in Toscana ritornarono i vecchi ducati dei rispettivi sovrani, es. Modena, Parma, nello stato della chiesa ritorna Pio IX divenuto ormai refrattario ad ogni tipo di cambiamento. Proprio Pio IX fu colui che promulgò il Sillabò, cioè un elenco dei mali peggiori di quel secolo, liberalismo, comunismo, massoneria. Anche nel regno delle due sicilie ci fu il ritorno dei Borboni, dove l’unico lato positivo fu l’ammodernamento di alcune strutture nella città di Napoli. L’unica realtà in cui l’esperimento dello statuto costituzionale ha un domani è quello del Regno di Sardegna, dove le garanzie introdotte con lo Statuto Albertino vengono mantenute. Questo favorisce un processo di modernizzazione dello stato in senso liberale, che non viene conosciuto da altre realtà italiane. Nel 1850 le leggi Siccardi, ministro della giustizia, pongono fine ad una serie di privilegi di cui godeva la Chiesa, come ad esempio l’abolizione del foro ecclesiastico, cioè un privilegio di cui godevano gli uomini di chiesa che in caso di reato venivano giudicati da un tribunale della chiesa e non quello classico, oppure il diritto d’asilo di chiese e conventi secondo cui un criminale che si nascondeva in una chiesa non poteva venire preso. O ancora il diritto di censura sui libri secondo cui doveva essere la chiesa a decidere se un libro poteva venir stampato o meno. Questa legge e altre leggi approvate dal Piemonte sabaudo a partire dal '48-49 tendevano ad avvicinare sempre più il Piemonte ai paesi più avanzati d’Europa. Fu questo che diede forza politica a quel piccolo stato, col Piemonte che agganciava il treno europeo degli stati più avanzati a livello sociale e politico. Sono gli anni dell’ascesa di Camillo Benso conte di Cavour, ricco proprietario terriero e uomo d’affari nonché direttore del giornale ‘il risorgimento’, cresciuto in una famiglia cosmopolita, che studiò in giro per l’Europa. Si dedicò anche alla gestione delle ricche proprietà di famiglia, ma si cimentò ben presto nelle attività politiche. Si ispirò ad un liberalismo moderato, illuminato, che mette al centro del programma la libertà economica e la libertà d’impresa, la difesa della proprietà privata. Un altro caposaldo di Cavour fu quello di uno stato snello ma efficiente.
Cavour e il Piemonte sabaudo
Nel 1850 Cavour divenne ministro dell’agricoltura del governo D’Azeglio, e nel 1852 divenne poi presidente del consiglio, cioè capo del governo. Cavour, poco prima, si era reso artefice del connubio, un’operazione parlamentare che fu un accordo tra l’ala più progressista dei moderati, il cosiddetto centrodestra di cui era leader, e la componente più moderata della sinistra moderata, il cosiddetto centrosinistra di cui era leader Urbano Rattazzi.
N.B.: Quando si parla di Destra e Sinistra storica si parla sempre di liberali, a destra i moderati e a sinistra più riformisti-progressisti, ma sempre di liberali si parla, non come ai giorni nostri.
Cavour si garantisce una maggioranza parlamentare con il connubio, che toglieva di mezzo sia gli ultra-conservatori sia l’estrema sinistra, permettendo a Cavour di portare un’azione di governo incisiva fondata sul liberismo, non liberalismo che sono cose diverse, liberalismo è politico mentre liberismo è una dottrina economica. Il liberismo toglieva ostacoli alla libertà d’impresa, alla libertà di circolazione delle merci. La sua forte impronta porta Cavour a togliere alcuni dazi, fra cui quello sulla circolazione del grano. In più portò grandi ammodernamenti alle opere pubbliche fra cui canali e ferrovie fino al porto di Genova. Il terzo aspetto fu il sostegno a grandi aziende, come l’Ansaldo di Genova. Infine ci fu una riforma del sistema creditizio, cioè le banche che vennero organizzate intorno ad una banca centrale. Tutto questo suo programma nazionale portò il Piemonte ad essere un modello di riferimento per tutta Italia e per i suoi politici, rendendo il Piemonte un ricettacolo di esuli politici da tutta la penisola. Il Piemonte divenne quindi un bacino per la potenziale classe dirigente del futuro.
Sul piano internazionale, inizialmente Cavour inserì il Piemonte nel gruppo degli stati più moderni d’Europa elevandosi a ruolo di media potenza. Nel 1855 Cavour, infatti, risponderà positivamente all’invito fatto da Gran Bretagna e Francia di intervenire al loro fianco nella guerra di Crimea tra il 1853 e il 1856, combattuta tra Russia e impero Ottomano. Per Cavour questa guerra era il modo per far conoscere all’Europa il proprio progetto. Cavour manda quindi un contingente piemontese e la guerra si concluse in maniera positiva per le nazioni che appoggiavano la Russia, il tutto per permettere al regno di Sardegna di sedersi al tavolo delle grandi d’Europa per far capire a loro che la questione italiana doveva diventare, in prospettiva, una questione europea. Cavour alle trattazioni iniziava a protestare per la presenza austriaca in Italia, non solo quella limitata al lombardo-veneto, era potenziale causa di instabilità.
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