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Devianza e criminalità

Le norme penali sono il frutto di un progresso sociale, di interazione tra parole; la criminologia si occupa di questo, della risposta della delinquenza e della devianza, degli autori e delle vittime di essa.

Il concetto di devianza è fondamentale per la criminologia.

Quali sono i comportamenti devianti? Esistono comportamenti devianti? Esistono persone devianti? Esiste un concetto di devianza generalizzabile?

L’omosessualità in passato era considerata reato, oggi no; ma oggi l’omosessuale davvero non viene considerato da nessuna parte deviante? Sì.

Comportarsi in modo che è diverso da quello che la società si aspetta, potrebbe portare a essere considerati devianti.

La devianza è un disattendere l’aspettativa?

Esistono reati non devianti? Sì; spesso ci sono regole scritte che la comunità non accetta come tali.

È deviante scaricare film illegalmente? No, per noi è un comportamento normale eppure c’è una legge che lo vieta.

La società può essere più veloce o più lenta rispetto alle leggi penali, è un processo di continua evoluzione.

Non possiamo considerare statici i comportamenti altrimenti non capiremo mai il significato di devianza; lo studio della criminalità non è per forza legato a quello che è scritto sui codici: devianza e criminalità sono fenomeni sociali; la criminalità è un sottoinsieme di devianza.

La criminalità è un atto deviante criminalizzato dalle istituzioni; è un atto che dovrebbe prevedere una punizione.

La devianza è qualcosa di più ampio, include il concetto di criminalità.

Definizioni di devianza

Ci sono almeno 4 modi per approcciarsi ai concetti di cui stiamo discutendo, ossia devianza e persona deviante:

Prima definizione di devianza

La prima definizione di devianza potrebbe essere che la devianza è un comportamento che va contro aspettative, norme di un definito sistema sociale e per questo viene valutato in modo negativo dalla maggioranza delle persone di quel dato contesto sociale; la violazione non riguarda solo regole scritte; la violazione è riferita a un certo sistema sociale quindi non esiste, per questa definizione, devianza senza un gruppo sociale.

I consociati devono mettersi d’accordo su quali siano le regole, le aspettative e le norme che non devono essere disattese; il concetto di devianza deve sempre connettersi a quel certo definito sistema sociale.

Seconda definizione di devianza

La seconda definizione di devianza ha a che fare con la statistica e prevede che la devianza sia un comportamento che si discosta dalla media dei comportamenti considerati normali.

È difficile quando abbiamo a che fare con i comportamenti sociali, indovinare cosa sia il comportamento standard; allo stesso tempo la frequenza di un certo comportamento può essere preso come un indice di normalità di questo.

Pensiamo agli artisti del passato, pensiamo quanto Michelangelo potesse essere ritenuto quasi anormale.

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Questo approccio statistico ci fa capire che agendo insieme, si pongono in essere quantità di comportamenti in modo numerico per capire che cosa pensa la società di un certo comportamento.

Terza definizione di devianza

La terza definizione di devianza è quella che ha a che fare con i comportamenti di ruolo; la devianza può essere identificata come una violazione di regole sociali che hanno a che fare con comportamenti di ruolo; la devianza è un comportamento disfunzionale rispetto al sistema in cui si verifica perché comporta l’abbandono, la contestazione del proprio ruolo sociale.

Questa è una definizione che in qualche modo vede la società come formata da diverse figure, da diversi ruoli e quindi da aspettative che hanno a che fare con quei ruoli.

All’interno della società, quindi, potremmo ammettere ciascuno a un dato ruolo, attorno a cui la società stabilisce una sanzione nel caso ci si allontani da esso.

Le aspettative sui ruoli e il fatto che, simbolicamente, ciascuno di noi è all’interno di un ruolo definitivo e si comporta in base a quel ruolo sono concetti che ancora oggi sono base di teorie criminologiche importanti.

Quarta definizione di devianza

La quarta definizione di devianza è che la devianza sia la definizione attribuita con successo, quindi efficace, dell’etichetta deviante ad un comportamento o ad una persona da parte di chi è in contatto diretto con quel comportamento o con quella persona; la devianza è qualcosa di attribuito, è un processo; niente è deviante in sé, la devianza è l’attribuzione di un’etichetta a comportamenti o persone da parte di consociati.

La devianza è negli occhi di chi guarda.

Quest’ultimo filone ha a che fare con delle teorie criminologiche che sono dette teorie dell’etichettamento; la devianza è costruita dalla società, è un processo di stigmatizzazione di gruppi o di comportamenti particolari.

Le teorie dell’etichettamento, tra quelle marxiste, sono state le più rivoluzionarie perché hanno fatto capire la precarietà della definizione di criminalità e devianza.

Oggi potremmo dire che è ovvio che c’è molta criminalità da parte degli stranieri però chi ci dice veramente che questi stranieri delinquono, come possiamo vedere i numeri?

Ci sono dei criminologi che studiando si accorgono che, negli anni 70-80, negli Stati Uniti la maggior parte di quelli che la polizia ferma e perquisisce sono persone di colore o comunque non bianchi; se io fermo quasi solo neri, è logico che risulta che il criminale sia il nero.

Questa definizione di devianza ci dice quindi che essa è illuminata, c’è qualcuno che ha in mano il riflettore e lo sposta; le cose nell’ombra rimangono ma non vengono viste perché chi ha il potere non vuole illuminarle.

L’approccio dell’etichettamento ci fa capire che dobbiamo essere più elastici e che ci sono grandi aree grigie anche nelle norme stesse perché sono create da soggetti umani.

Cosa è deviante e cosa non lo è varia nel tempo, come la moda.

La devianza e la criminalità possono essere portatrici di visioni che oggi ci sembrano assurde ma che in futuro saranno normali, saranno la visione dominante.

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A volte abbiamo bisogno di criminali e di devianti per capire le regole, per cambiarle e farne di nuove; dobbiamo capire se vogliamo proporre qualcosa di innovativo.

Quello della devianza e della criminalità sono concetti che si confondono.

Elementi essenziali della devianza

Ci sono degli elementi essenziali che dobbiamo considerare quando parliamo di devianza: abbiamo bisogno sempre di uno specifico gruppo sociale che si riconosce nelle definizioni di devianza, un gruppo sociale che condivide aspettative, norme…

Ci vuole un gruppo sociale, dei consociati.

È poi importante che questo gruppo sociale definisca insieme norme, aspettative che sono considerate giuste, da rispettare e rispettate; è essenziale che il gruppo sociale riconosca sul piano pratico che uno scostamento da queste aspettative condivise deve essere valutato negativamente dalla maggioranza dei membri del gruppo sociale.

Altro elemento è che alla violazione di queste regole, i membri del gruppo sociale tendono a reagire, con la proporzione della gravità del comportamento deviante; è fondamentale che vengano in essere delle conseguenze punitive verso gli autori dei comportamenti devianti, serve una reazione della società.

Alla devianza e alla criminalità si risponde sempre; quando si percepisce un comportamento deviante si reagisce per evitare che quel comportamento si verifichi: stiamo parlando di quello che in psicologia è detto controllo sociale.

Controllo sociale

Il controllo sociale è l’insieme più o meno organizzato, nell’ambito di un gruppo sociale, di reazioni formali o informali ma anche persuasive messe in atto verso un comportamento o una persona ritenuti devianti; questo serve per ristabilire l’ordine sociale.

Come si previene la criminalità? Potremmo dire la deterrenza specifica o generale della pena; ragionando da criminologo posso andare nelle realtà povere e cambiare le cose, dare istruzione a tutti; da criminologo non penso al diritto penale, penso a risposte che sono controllo/risposta sociale informale, reazioni che sono nate informalmente; ad esempio, mia mamma che mi sgrida perché mangio con le mani e me lo fa notare, indirettamente mi sta portando ad essere educato; quando sento di aver deluso i miei genitori questo provoca una reazione in me.

Quando si devia o si commette criminalità, non sempre si ottiene una risposta istituzionale da parte delle agenzie del controllo sociale formale (legge penale, polizia…) c’è una risposta anche informale e non scritta che non per questo non è importante o non agevola il comportamento conforme; la risposta sociale informale è messa in atto attraverso le agenzie del controllo sociale informale (es. la famiglia) informalmente abbiamo ricevuto sanzioni, dei piccoli schiaffi astratti che ci hanno fatto capire cosa è giusto.

Leggi saggio che riguarda il rapporto tra il controllo sociale informale e il controllo sociale formale; è un saggio che si occupa di comprendere se il modo in cui la società rende istituzionale la propria reazione sia in linea con il sentire della gente (con la reazione informale); ci può essere distanza tra le norme scritte e quello che in una comunità si sente; ad esempio, la gente potrebbe

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volere più repressione rispetto a quella che c’è dentro un codice o viceversa la gente potrebbe volere un allentamento penale rispetto a quello del codice.

Si può misurare l’atteggiamento delle persone rispetto a certi comportamenti?

Si può misurare il grado di reazione?

In questo saggio si è provato a fare ciò.

Facendo questi studi si possono trovare delle discrepanze; si può vedere che la comunità vuole criminalizzare comportamenti non puniti oppure non criminalizzare più certi comportamenti puniti.

La società può avere un atteggiamento più morbido rispetto a quello dell’assetto istituzionale e viceversa.

Il saggio cita anche l’aborto.

Non è detto che il sentire sociale sia ben riprodotto all’interno di norme scritte e questa discrepanza/distanza può essere, all’interno di un paese, molto elevata o minima; l’opinione pubblica è sensibile, i valori sociali e il sentire etico si modificano; basti pensare ai reati ambientali, che sono reati rispetto ai quali il sentire si può modificare; ci possono essere periodi e contesti storici in cui questi reati diventano più sentiti.

Come faccio a decidere come intervenire con una politica criminale? Se penalizzare/alleviare la sanzione di un comportamento? Come posso proteggere i miei cittadini se non misuro la criminalità, se non so quanto sono a rischio? La misurazione dovrebbe essere il punto di partenza.

Misurazione della criminalità

Il primo modo che abbiamo per misurare la criminalità, la delinquenza, è usare le statistiche ufficiali.

Potremmo, ad esempio, usare la statistica della delittuosità; il ministero dell’interno si occupa della statistica della delittuosità che ricomprende i fatti denunciati alle forze dell’ordine/dalle forze dell’ordine come reati e le persone denunciate alle/dalle forze dell’ordine.

Le denunce tendenzialmente sono in calo; i dati si basano sui reati denunciati.

Per capire questi dati non posso usarli in termini assoluti; quando parliamo di statistiche ufficiali dobbiamo, quindi, sempre riferirle a una popolazione perché solo così renderemmo possibili i confronti nello spazio e nel tempo.

Quando ci chiediamo “quanto è rischioso?” bisogna capire rispetto a cosa si sta comparando.

Se ci stiamo riferendo per cui le persone hanno una bassa attitudine alla denuncia (es. violenza sessuale) o siamo in aree geografiche in cui i cittadini hanno basse attitudini alla denuncia, allora il dato di delittuositità basato sulle denunce potrebbe essere molto falsato: stiamo parlando del numero oscuro, è la differenza tra i reati effettivamente commessi e quelli denunciati; questo differenziale può essere più o meno grande e varia a seconda della tipologia dei reati, a seconda dei luoghi, nel tempo.

EUROSTAT guarda il sito.

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L’omicidio è il reato violento per antonomasia quindi è un ottimo dato di comparazione; se guardiamo i casi di stupro non so quanto grande è il numero oscuro quindi bisogna stare attenti quando si fa la comparazione.

I dati sono influenzati dal controllo sociale formale, spesso si ha un grande intervento che influisce il numero di denunce da parte delle agenzie di controllo sociale formale.

Tutte le fonti ufficiali hanno dei pro e dei contro; per usare questa statistica noi dobbiamo sempre aver chiaro questo e che se dobbiamo confrontare dobbiamo usare dei tassi e che il numero oscuro potrebbe essere più o meno grande.

Come si misura il numero oscuro?

  • Statistiche di delittuosità.
  • Statistiche di criminalità.
  • Ci sono anche statistiche della condanna e dei condannati.
  • Statistica penitenziaria.

La fonte più usata dalle analisi criminologiche è la statistica della delittuosità che è quella più vicina ai fatti-reato, assomiglia di più alla realtà sia dal punto di vista del dove sia dal punto di vista del quando.

Differenza tra numero di reati commessi effettivamente e quelli che vengono all’attenzione del controllo formale.

Una società può essere più o meno propensa alla denuncia; le statistiche ufficiali risentono molto dei contesti in cui vengono fatte e del modo in cui le forze dell’ordine raccolgono i dati.

È importante capire il luogo della criminalità? Sì.

Alcune informazioni, a basso costo, possono essere comparabili negli spazi e nel tempo e ci fanno comprendere molto delle forze dell’ordine; queste informazioni hanno anche grossi limiti: sono dati di denuncia difficilmente comparabili tra loro nei vari contesti geografici.

Il dato sul luogo della denuncia o del reato ha portato sicuramente a capire i rischi geografici.

Gli Stati Uniti sono stato il primo paese a inserire nei dati ufficiali, il dato sul luogo del reato; noi ci siamo arrivati molto più tardi.

Indagine di vittimizzazione

L’indagine di vittimizzazione è un modo per raccogliere informazioni fondamentali sulla criminalità; qui la fonte dell’informazione è la vittima/potenziale vittima; l’indagine non è come la statistica ufficiale, spesso è condotta da istituti nazionali di statistica (es. ISTAT) e si rivolge a campioni scelti di persone.

I campioni sono un’estrapolazione, un sottoinsieme piccolo; un’indagine, per essere rappresentativa deve riferirsi a un campione rappresentativo; le indagini di vittimizzazione sono indagini rappresentative fatte su campioni di soggetti rappresentativi; il campione deve rispecchiare le proporzioni della popolazione che stiamo analizzando.

Questo ci permetterà poi di generalizzare i campioni di un’indagine.

Le indagini di vittimizzazione poi raccolgono informazioni sulla paura della criminalità, sia con riferimento alle persone che sono state vittime, sia a tutti gli altri che sono potenziali vittime (es. quanto ti senti sicuro/a a stare solo a casa dopo le 21, e a camminare da sola per strada di sera?...)

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Le indagini di vittimizzazione nascono negli anni 70/80 negli Stati Uniti; esse cominciano a essere condotte con cadenza annuale, questo significa avere informazioni sulla criminalità, senza basarsi sulle denunce fatte.

Es. sono più a rischio di reato i vecchi o i giovani?

La maggior parte della criminalità è rivolta ai maschi di età inferiore ai 30 anni; grazie all’indagine di vittimizzazione si è ottenuta questa risposta, prima non si sapeva.

Le statistiche ufficiali devono essere usate alla luce di indagini di vittimizzazione fatte annualmente (anche se costano molto); le indagini di vittimizzazione ci hanno insegnato che il rischio di vittimizzazione varia nei tempi, nei luoghi, nei contesti sociali.

In generale c’è grande discrepanza tra paura e realtà, tra criminalità oggettiva e criminalità soggettiva (= percepita); un luogo/tempo sicuro, dal punto di vista oggettivo del rischio di vittimizzazione, non è per forza un luogo/tempo percepito come sicuro.

Es. le nostre case sono più sicure di notte che di giorno ma noi abbiamo più paura la sera; ad esempio, nella legge recente sulla legittima difesa, la pena si inasprisce se il furto è commesso di notte.

La paura della criminalità è stata misurata; in Italia oggettivamente si è più sicuri, mentre soggettivamente si percepisce più criminalità quindi le persone hanno più paura.

È più confrontabile la criminalità se usiamo il metodo delle indagini di vittimizzazione rispetto ai dati ufficiali.

Le indagini di vittimizzazione servono per misurare meglio la quantità di criminalità e di vittimizzazione; sono l’unico metodo che abbiamo per riuscire a illuminare il numero oscuro, ossia la quantità della non denuncia; è fondamentale chiedere direttamente alla popolazione.

Queste indagini hanno, però, anche dei limiti:

  • Costano molto e ci vuole tempo per condurle.
  • Sono fatte a distanza di tempo quindi le statistiche ufficiali non si possono comparare con le statistiche ufficiali se non ogni tot anni.
  • Hanno lo svantaggio di doversi fidare degli intervistati e del
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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laura!@ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Di Nicola Andrea.
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